L’estate shock delle Borse. L’arte è ancora un bene rifugio?

Estate di passione per i mercati internazionali. Le borse si trovano invischiate in un pericoloso vortice al ribasso e anche le notizie che arrivano dall’Oriente non sono confortanti. Per chi voglia investire in questo momento, la parola d’ordine è “diversificare”. Allora perché non provare con le opere d’arte? Una riflessione sul mercato artistico in tempi di crisi.

Sembra quasi di tornare al 2008. Si dice che la mente finanziaria abbia una memoria a breve termine, per cui il mercato potrebbe essersi già scordato degli storici crolli avvenuti dal 1929 al 2000, ma di certo tutti abbiamo ben impresso la crisi innescata nel 2008, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze. Nella prima fase della crisi, nel 2007-08, a pagare sono state le banche con i loro mutui subprime e la finanza intossicata dalla speculazione. Tra il 2008 e il 2009 a pagare fu l’economia reale e le finanze pubbliche si dissanguavano nei salvataggi bancari. Ora siamo nella fase in cui non ci sono più finanze pubbliche, in cui hanno preso il sopravvento parole come deflazione e depressione.
Mai come in questi giorni ci si rende conto di quanta influenza possa avere la divulgazione di un’informazione nel mercato borsistico. È bastato un annuncio di Standard&Poor’s sul declassamento americano a innescare un vortice al ribasso, che dopo alcuni rimbalzi ha riportato il mercato in picchiata a causa di un’altra informazione: il presunto declassamento anche della Francia. Risulta evidente come le parole dei leader politici mondiali abbiano perso la propria influenza sulle oscillazioni azionarie, a favore delle agenzie di rating che oggi guidano le agende politiche da Washington a Bruxelles.
Oltre a ciò, brutte notizie anche dal fronte cinese, il cui tasso di inflazione sta salendo a dismisura in questi mesi, con la paura che Pechino non possa aiutare l’economia in caso di recessione globale, come ha fatto dopo il crollo della Lehman Brothers varando un programma di sostegno da 4mila miliardi di yuan.


Gli acquisti della Banca centrale europea dei titoli di Stato italiani e spagnoli mettono in apprensione i risparmiatori che ora si chiedono se devono vendere le proprie azioni. Gli esperti consigliano prudenza anche negli investimenti nei beni rifugio come oro e franco svizzero, dal momento che in pochi mesi hanno già moltiplicato il proprio valore, e comprare sui massimi aumenta il rischio.
La parola magica è “diversificare”, trasferire delle quote di BTp e BoT verso altri strumenti di liquidità e verso mercati meno esposti alle turbolenze. E quale migliore mercato se non quello artistico presenta una bassissima correlazione con quello finanziario?
Storicamente, l’arte è il bene ideale per la diversificazione del proprio portafoglio di investimento, al riparo dalle fluttuazioni borsistiche e dalla volatilità delle azioni. Il mercato artistico risente delle cicliche crisi economiche con un ritardo che va dai sei mesi a un anno.
Come esempio potremmo tornare a considerare la crisi del 2008, i cui effetti si fecero sentire solamente a partire dalla seconda metà del 2009 con un crollo delle vendite all’asta. Ma non solo, la crisi economica si manifesta specialmente nel segmento dell’arte contemporanea, considerato più sensibile alle mode e alla speculazione, e quindi più rischioso rispetto al segmento dell’arte Moderna o Antica, che rappresentano beni rifugio altamente ricercati nei periodi di flessione economica.

Guardando a Oriente, la Cina possiede ancora pochissimi mezzi di diversificazione dell’investimento: dobbiamo dunque aspettarci una presenza ancora più massiccia di compratori cinesi non solo nelle piazze asiatiche, ma anche a New York e a Londra. In tutto ciò, l’arte non sarà l’unica protagonista, dovrà vedersela con vini, orologi e gioielli.
Il terremoto dei mercati finanziari non si fa sentire direttamente sul mercato dell’arte, ma Sotheby’s, l’unica grande casa d’asta quotata in Borsa, non passerà indenne. Come vi avevamo raccontato qualche settimana fa, questo primo semestre per le azioni di Sotheby’s è stato un periodo di bruschi declini, con una perdita del 30% da gennaio e del 20% in questa settimana. Un’altra società ‘artistica’ quotata in Borsa è Artprice, che ha presentato una costante crescita positiva quest’anno (+150%), rallentata del 15% in questi ultimi giorni.
In un articolo del quotidiano francese Les Échos, Martine Robert ha chiesto a Thierry Ermann, fondatore di Artprice, quale sarà la sorte del mercato dell’arte in seguito a queste turbolenze: il mercato delle opere di alta qualità non verrà colpito e il segmento chiave sarà quello dei €50-100.000. Inoltre, bisognerà ringraziare i collezionisti asiatici che permetteranno di mantenere alto il livello dei prezzi.
Appuntamento dunque alle aste di New York dalla seconda metà di settembre, che permetteranno di capire come reagirà il mercato dell’arte nell’ultimo semestre di un 2011 iniziato alla grande, e che mai si sarebbe aspettato di trovare ostacoli alla propria ripresa.

Martina Gambillara

 

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
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  • Ora, non pretendo di essere il depositario del verbo per quel che riguarda l’arte, ma un paio di cose in 24 anni a lavorare sui mercati, riconoscimenti da Standard & Poor’s, Sole 24 Ore, Morningstar penso di poterle dire con una certa cognizione di causa…leggere articoli così disinformati fa veramente specie…

    • GPMorgan

      Sono d’accordo con te Giampaolo , ne vedo parecchi sul web di articoli “faciloni” come questo . Il problema e’ che chi scrive tali articoli , come sempre , non si intende di borsa ….

  • andrea m.

    ahahahah a me risulti un buffone, Abbondio

  • Bravo Massimiliano, e brava TUTTA la redazione di Artribune, ecco il livello di dibattito a cui aspirate, i commenti illuminati che tanto portano alla crescita del livello culturale, andatene pure orgogliosi.

  • Massimiliano Tonelli

    Un po’ complesso comprendere cosa c’entri Massimiliano Tonelli e tutta (anzi TUTTA) la redazione di Artribune, se un utente decide di mettere un commento da buontempone. Altrettanto complesso pensare che sia nel commentario che si palesi il “livello di dibattito” a cui la redazione “aspirerebbe”. E perché mai dovremmo aspirare ad un livello di dibattito così basso? E perché mai dovremmo andarne “orgogliosi”? Il commentario è il commentario e va per suo conto, non ha linea editoriale e dunque ne il direttore del giornale, ne tantomeno la redazione devo essere chiamati in causa. Se vi sono dei commenti che non piacciono o che vengono reputati inopportuni, si scrive alla redazione e se ne chiede la rimozione, la redazione valuterà se procedere.
    Se poi si vuole evitare di farsi dare del buffone in un pubblico forum, si potrebbe evitare di correre il rischio. Ad esempio facendo a meno di intervenire sotto ad un articolo in maniera strafottente. Vabbene il “voi non sapete chi sono io” (nessuno ha mai messo in dubbio le competenze finanziarie di Abbondio, peraltro), ma almeno poi occorrerebbe far seguire una parte costruttiva. Se l’articolo in questione fa disinformazione si possono fare due scelte: o lo si ignora oppure si interviene. Se si interviene lo si fa per correggerne i difetti, dettagliare la critica, informare i lettori e additare con puntualità le caratteristiche della disinformazione; il commentario dà modo di farlo. Se si vogliono inserire “commenti illuminati” che portino “alla crescita del livello culturale” è così che bisogna. Altrimenti si fa come il bue che dà del cornuto all’asino. Perdipiù cercando di alzare inutili polveroni polemici e chiamando in causa chi non c’entra nulla.

    • Dare del buffone anonimamente quindi è un commento da buontempone…Massimiliano, sulla questione dei commenti ne abbiamo discusso proprio in questa sede più volte e ti ho sempre detto che avresti fatto bene ad alzare il livello, non lasciare che precipitasse…tu difendi questa linea becera, benissimo, scelta tua ( e di chi ha scelto di seguirti). Tanto è vero che difendi a spada tratta un anonimo becero e un articolo che è talmente campato per aria da essere incorreggibile. Non è certo il mio lavoro insegnarti il tuo, io l’errore te l’ho segnalato, poi vedi tu se vuoi rettificarlo o vuoi tenertelo, io per parte mia son sempre stato disponibile su questi argomenti a darti consigli e/o suggerimenti, ma non tocca certo a me riscrivere in un commento quello che la tua redazione avvalla. Detto questo, se non ritieni inopportuno il commento di Andrea M., mi domando quale intervento lo sia…questo buffone è stato tra i primi a sostenerti sin dall’inizio, pensavo potessi essere un’alternativa a Flash Art, ma mi sono sbagliato.

      • Sentirsi dare del buffone, anonimamente o meno, da certamente e giustamente fastidio a chiunque ed è vero che, purtroppo, spesso i commenti non sono tali ma sono puri e semplici offese, a volte anche intrise di volgarità, al commentatore precedente. Questa non è, preró una caratteristica esclusiva dei commenti di Artribune, basta seguire un qualsiasi commentario di un qualsiasi giornale quotidiano per remdersene conto e, dato che quasi tutti, richiedono una registrazione, è chiaro che, la registrazione, non è la soluzione del problema. D’altro canto, se le offese e le volgarità si ritrovano frequenti anche nei commentari con registrazione, è evidente che la soluzione, rappresentata dalla censura dei commenti, ripugna non solo ad Artribune ma a qualsiasi mezzo d’informazione non importa di quale peso e di quale “parte”.
        Mi peetta peró una considerazione : da lettore assiduo e da commentatore che, sia pur anonimo, non ha mai offeso o vilipeso alcuno, da lei mi sarebbe aspettato (ed avrei altamente gradito) un commento pieno di “significato” e di considerazioni critiche.
        Leggere semplicemente “…leggere articoli così disinformati fa veramente specie…”, non voglio rifarle il verso scrivendo, fa veramente specie ma mi lassi almeno dire che è altamente deludente.
        Se veramente, come dice, le sta (o le stava) a cuore Artribune, come sta a cuore a tutti noi che la seguiamo e commentiamo con maggior o minor competenza ma sempre con correttezza i suoi articoli, avrebbe dovuto (e potuto) scrivere un interessante commento, lungo quanto fosse stato necessario, di puntuale critica all’articolo (cosa che altri, per altri articoli, hanno puntualmente fatto).
        Limitandosi al suo “leggere articoli così disinformati fa veramente specie” lei ha praticamente detto, senza usare quel termine, all’articolista : sei un buffone.

        • …scusi l’interruzione involontaria, riprendo…
          Pensa che questo sia meno spiacevole, per il destinatario, perchè è da lei sottoscritto con nome e cognome?
          Il punto vero è che lei, esattamente come i lanciatori di offese anonime, non avete ancora compreso che il commento è destinato principalmente alla collettivitá dei lettori e non ad un soggetto in particolare e dovrebbe quindi aver come scopo l’attivazione di una discussione o una contribuzione ad essa. È solo cosí che “il livello” viene innalzato e mantenuto “buono” perché, esso, dipende solo ed esclusivamente da noi, la Redazione ed il Direttore, nel commentario, sono solo soggetti come chiunque altro, senza particolare peso o autorità.
          Io spero veramente che lei, da persona seria, esperta ed intelligente, ci ripensi e ci regali un bel, lungo, commento critico sul quale poter meditare e civilmente discutere.

  • Massimiliano Tonelli

    E poi siamo noi a scrivere cose campate in aria? Gli errori ne facciamo tanti, e i lettori ce li segnalano come conviene: scrivendoci una e-mail. Non certo imbrattando il commentario con commenti, quelli sì, beceri e inutili di chi tira il sasso e tira via la mano.

    Il commentario serve per far dibattito e confrontarsi. Non serve ne per dare del buffone al prossimo, ne per comportarsi da buffone scambiandolo per la Colonna Infame ove segnalare errori e additare. Dare del buffone anonimamente è sbagliatissimo (dunque non avallo alcunché), comportarsi da buffone è però ancor peggio.

    Francamente tutto ci serve, fuorché il sostegno di chi nulla dimostra di avere compreso sulla nostra linea, sul nostro ruolo (alternativa a FlashArt???), sul nostro approccio. E soprattutto di chi non perde occasione per alzare polemiche nevrasteniche basate sul nulla cosmico. In cui si strumentalizza il prossimo (addirittura io “difenderei a spada tratta” i commentatori anonimi…) sparando nel mucchio pur di far casino. Finendo per portare la discussione completamente fuori tema.

    Mi auguro che tutti i lettori continuino a fare come fanno abitualmente: se hanno qualcosa da aggiungere, commentano; se hanno qualcosa da correggere scrivono alla nostra e-mail. Tertium non datur.

  • andrea m.

    Primo io non sono anonimo e sono Andrea M tanto quanto lei è Giampaolo Abbondio secondo non si capisce perchè lei affermi che non è compito suo darci indicazioni sull’articolo (se decide di commentare quello DIVENTA compito suo eccome) quando poi pero’ decide di dire che l’articolo è disinformato. Scrivere un commento con un po di contenuti non è suo compito mentre mettere alla gogna un articolista è suo compito?

  • Caro Abbondio voglio credere che lei non sia affatto un buffone e siccome mi ritengo non solo una persona pratica ma anche, mi perdonino gli altri commentatori, oltremodo venale, profitto porle un quesito che mi sta a cuore.
    Dal momento che buona parte degli stati sovrani sono grossi debitori ritiene vantaggioso per i prossimi 12 mesi una speculazione al ribasso sul debito ad esempio italiano, tenuto conto che il governo Berlusconi sopravviva fino al tre
    Ermine della legislatura?
    Grazie della risposta ABBONDIO

  • Dal momento che il debito pubblico italiano è il terzo del mondo, e che almeno metà di questo è detenuto da investitori esteri, ritengo altamente improbabile per l’effetto domino che potrebbe avere che possa andare in default. Anzi, ritengo semmai che sia un momento vantaggioso per acquistarlo.

    • Mai pensato a rischio insolvenza Abbondio. Dunque è ragionevole pensare, Abbondio, che se la tendenza all aumento dei tassi sul debito dovesse consolidarsi ci sarà bisogno di procurare la necessaria liquidità magari mettendo sul mercato qualche artista che ha brillato meno, non trova?

  • Paolo Pivi

    Se la mail va inviata a [email protected] forse sarebbe il caso di aggiungere, nella sezione CONTATTI, qualcosa come “per informazioni, suggerimenti…”, visto che in questo momento gli unici motivi per cui la Redazione concede la propria mail paiono essere – per “penna” della Redazione stessa – comunicati stampa e collaborazioni.

  • hm

    – Mi auguro che tutti i lettori continuino a fare come fanno abitualmente: se hanno qualcosa da aggiungere, commentano; se hanno qualcosa da correggere scrivono alla nostra e-mail. Tertium non datur. –

    se sbaglio mi coriggerete (senza scrivveremi la mail) .

  • Commento tardivo, scussero lor Signori.
    Per arrivare al dunque: è conveniente vendere solo pezzi di artisti affermati per avere un minimo di guadagno? Per spiegarmi meglio, da totale ignorante quale sono: conviene vendere Kiefer ma non la Macuga?
    Grazie della vostra risposta.
    I mercati mi pare stiano andando così da tempo.
    Nel mondo le cose vanno sempre peggio e non credo miglioreranno. I “mercati emergenti” sono in Oriente.
    Emergenti nel senso che ripercorrono le fasi del sistema economico in cui viviamo e ci danno modo di respirare ancora quell’ “aria di sviluppo” alla quale aspiriamo sempre per ritornare ad un benessere degli anni 60/80.
    Forse qui il problema è che non sappiamo in che “caselle” spostare il valore aggiunto. Forse bisognerebbe cambiare i parametri di valutazione di questo valore…
    dallo scolabottiglie a cosa? Mi sono spiegata?
    Questo, a parer mio, potrebbe essere il problemino…
    Il problema tangibile invece è che i privati non hanno alcuna intenzione di acquistare i giovani e così i ” meno giovani” del 2000, per esempio, non hanno più il valore al quale erano arrivati sino al picco del 2008! In parole povere: Matthew Barney, per esempio, vale ancora come 5 anni fa se fosse messo in asta ( come casa d’asta intendo solo Sotheby e Christies)? Stessa cosa per Thomas Ruff o altri del periodo.
    Grazie ancora se avete letto.
    Augusta.
    p.s. non sono un anonima..chi si darebbe un nickname così ?:-)

  • Teresa Bongioni

    In periodi di incertezza economica l’investimento in opere d’arte, così come nei diamanti o metalli preziosi sembra essere quello che da un minimo di sicurezza in più. Sto scoprendo però che il mercato dell’arte non è semplicissimo da approcciare, oltre alle somme da investire tutt’altro che accessibili, trovare informazioni non è proprio semplice. A tal proposito vorrei chiedere quali sono secondo voi gli artisti emergenti da valutare? Provare con i fondi di investimento che raccolgono soldi tramite il crowdfunding può essere una buona idea o meglio investire su piattaforme di trading di arte contemporanea tipo questa http://www.feralhorses.co.uk? Grazie a chi vorrà darmi qualche suggerimento.