Il Fuorisalone della Biennale? Esiste, ed è a Vienna

Ricapitoliamo. Avete presente la 54. Biennale d’Arte con le ramificazioni all’estero del Padiglione Italia sotto l’egida dei vari IIC, gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo? Ricordate beghe, polemiche e alcuni rifiuti dalla periferia dell’impero? Bene, c’è anche un’altra (strana) storia. Questa volta siamo a Vienna, dopo esser transitati da Strasburgo.

Michael Obrist e Peter Zoderer (feld72) – Public Trailers/Tribunette mobili – 2010 – feld72.PublicTrailers©

Quando da alcune sedi estere di questa prolifica 54. Biennale veneziana giungeva l’eco di malumori vari, da Vienna silenzio totale, anzi “discrezione”, tenevano a informare dall’headquarter di Ungargasse 43, palazzina neoclassica primo Ottocento, sede dell’Istituto Italiano di Cultura, dove avrà luogo la mostra. Poi ecco, ci siamo.
Tutto bene? Vediamo un po’: dall’headquarter hanno incaricato come curatore l’austriaca Claudia Maria Walther. Come dar loro torto? Studi compiuti a Vienna, dottorato di ricerca acquisito tra Berlino e lo Iuav di Venezia; quindi, formazione ideale per questa missione con garanzia di conoscenze biennalesche. Ma è anzitutto architetta Claudia Maria Walther, dicasi anche assistente alla TU di Vienna, l’università tecnica con le varie branche dell’ingegneria e dell’architettura. Ora, la sua curatela, per l’evento veneziano extramoenia, doveva forse riguardare artisti italiani, dicasi artisti, che vivono a Vienna? Sì, certo! Detto fatto, l’architetta seleziona architetti e designer, veri professionisti non proprio sconosciuti. Italiani? Sarebbe meglio specificare: altoatesini, ovvero sudtirolesi, vista la provenienza prevalente, nomi tedeschi e madrelingua di Otto Wagner.
Non abbiamo dubbi, la comunità regionale dell’Alto Adige/Südtirol sa farsi valere in tanti campi – non in quello di calcio, sia chiaro – e arricchisce di molto la cultura italica e germanica insieme. Ma in questa circostanza, questa concentrazione non si spiega. E meno male che il numero dei selezionati della prima ora è poi stato ridimensionato. A riequilibrare il plotoncino di frontiera vengono coinvolti – questo sì – due meridionali: uno è nato a Treviso e l’altro a Trieste, architetti e/o comunque designer pure loro, ovvio. Casualmente, e magari inavvertitamente, uno dei due è titolare da molti anni di uno studio professionale insieme all’architetta-curatrice; citiamo (con larga omissione) l’attività professionale riportata sul sito Edilportale: progettazione architettonica e urbanistica, arredo e design d’interni.

Marco Dessì – Dakar (tavolo/sedie) – 2011 – photo Paola Zofrea 2011

Quindi, con gli altoatesini/sudtirolesi Michael Obrist e Peter Zoderer del collettivo feld72, Karl Emilio Pircher alias Walking-Chair, Marco Dessì, Esther Stocker, ci sono “gli altri”, Luca Paschini alias Studio 3089, e Giulio Polita. Precisiamo alcune cose: a) unica eccezione tra costoro, in quanto artista pura – e si vede – è Esther Stocker; b) per la Biennale del 2009, lo Studio 3089 realizzò l’allestimento per la grande mostra di Jan Fabre; c) prospettive immediate di questa nazionale azzurrognola: parteciperanno alla prossima Vienna Design Week. Dicasi settimana del design, non dell’arte.
Corrispondenze impreviste
– titolo della mostra nel palazzetto dell’IIC – è l’ipotetico allestimento di un appartamento fra le tracce del passato storico e le impronte del presente, con le installazioni in giardino che propongono una serie di bizzarri oggetti “ecologici” per spazi urbani. Alcuni lavori son già stati presentati in occasioni precedenti e in varie parti del mondo, talvolta premiati, entrati in produzione e commercializzati.
Alla curatrice abbiamo chiesto, scherzosamente, se avesse per caso sbagliato data; in effetti questo è l’anno “no” tra due biennali veneziane di architettura. O se si fosse confusa con il Fuorisalone di Milano. Lei, pazientemente, ci risponde che le opere possono avere differenti letture al confine tra più discipline. Da parte sua, l’imperturbabile direttore dell’IIC ci fa notare che il design è inserito nel progetto sgarbiano, per cuise ci sono persone sorprese, davvero non hanno motivo di esserlo”. Noi – pubblico della Biennale d’Arte – dobbiamo ammetterlo, il titolo Corrispondenze impreviste promette e mantiene: le corrispondenze con le “arti applicate” non le avevamo proprio previste.

Michael Obrist e Peter Zoderer (feld72) – Public Trailers/Rifugio mobile – 2010 – feld72.PublicTrailers©

Fortunatamente l’arte tende a recuperare tracce. “Fortunatamente”, dice Baudrillard, “il delitto non è mai perfetto”. Gli oggetti, o progetti, presentati per quest’occasione, tentano il riscatto dallo stato funzionale attraverso il gioco e l’ironia, o oltrepassando la loro stretta convenzione oggettuale.
Come già detto, Esther Stocker costituisce un’eccezione, pur se il suo lavoro si pone in una prospettiva di ordine geometrico-spaziale. Con apparente freddezza analitica operante su piani e superfici, lei “de-costruisce” per poi costruire idee, sensazioni. È molto indicativo, al Macro di Roma, l’allestimento di una sala, da parte di questa artista, tra la serie di mostre recentemente inaugurate e in corso fino al 30 ottobre.
Nella Sala Dante della palazzina viennese lei ha concepito un lavoro site specific a tutti gli effetti, richiamandosi alla storicità dell’edificio. Ha ricoperto il pavimento con scampoli di moquette in feltro, morbido e bianco, su cui ha attaccato strisce di nastro adesivo nero che disegnano differenti serie di linee parallele e riquadri. Illusoriamente, si percepiscono più piani di calpestio frazionati e stratificati. Percorrendo la sala, quel lessico originariamente minimal si rivela passo dopo passo un linguaggio sensuale teso a ricomporre le frammentazioni dello spazio e del tempo, fino a evocare con insospettato lirismo un possibile risanamento di lacerazioni vissute nell’intimo dell’esperienza.
Proprio vero: il delitto non è mai perfetto. Fortunatamente.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 30 novembre 2011
Corrispondenze impreviste

(Padiglione Italia nel Mondo)
a cura di Claudia Maria Walther
www.iicvienna.esteri.it

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Svarto

    Incommentabile.