Arte indiana. Sembrava un boom, e invece…

Sul primo numero di Artribune Magazine avevamo anticipato l’esponenziale crescita registrata dall’indice dei prezzi dell’arte indiana, con un aumento dell’830% in dieci anni. C’è da dire, però, che questo mercato, il quale ha iniziato a calcare la scena internazionale nella prima metà degli Anni Zero, è caratterizzato da risultati altalenanti e disomogenei.

Bharti Kher - The skin speaks - 2006

Delhi rappresenta il nuovo centro per il mercato dell’arte indiana, che vede il continuo aumento di gallerie, collezionisti e manifestazioni. Anche l’India ha la propria fiera, India Art Summit, che naturalmente aspira a diventare una Art Basel o una Frieze asiatica. Anche l’iniziativa dei privati a favore dei musei inizia a emergere e il governo indiano ha compreso l’importanza dello sviluppo delle strutture rivolte all’arte e della collaborazione con le istituzioni private.
Una ricerca dell’Università di Harvard (Changing Landscapes: The Construction of Meaning and Value in a New Market Category—Modern Indian Art) ha sintetizzato lo sviluppo del mercato dell’arte indiana in tre fasi: 1. è stata ridefinita e reinterpretata l’arte indiana del XX secolo, evidenziandone l’originalità e il valore estetico, in funzione della creazione di un mercato; 2. si è creato di un metro di valutazione delle opere, in base a unicità, corrente artistica, carriera e internazionalità dell’artista; 3. si è data maggior importanza al riconoscimento internazionale, grazie alle informazioni divulgate dalle case d’asta per far conoscere l’arte indiana ai musei esteri.
La prima asta dedicata esclusivamente all’arte indiana è stata tenuta da Sotheby’s nel 1995, ma la nascita di Saffron Art, nel 2000, ha radicalmente cambiato il mercato, traducendo i termini accademici in semplici costrutti che permettevano ai compratori e agli attori del mercato di comprendere il valore dell’arte indiana.

Tyeb Mehta

Secondo Art Tactic, il mercato indiano si trova ora in un momento di declino a confronto con il resto del mondo, che invece si sta pienamente riprendendo dalla crisi di due anni fa. Se prima si paragonava il boom dell’arte indiana a quello cinese, in realtà l’India non è riuscita a cavalcare l’onda come invece ha fatto la Cina.
Nel 2010 gli artisti indiani che hanno avuto i risultati migliori a livello internazionale sono stati Bharti Kher ($ 1.2 milioni), Anish Kapoor ($ 1.2 milioni), Raqib Shaw ($ 751.728) e Subodh Gupta ($ 638.538).
Bharti Kher (1969) è una della artiste maggiormente valutate (Top 10 Women Power), che ha debuttato in asta nel 2006. Anish Kapoor (1954), vincitore del Turner Prize nel 1991, viene considerato il padre dell’arte contemporanea indiana, registrando un incremento del 91% nei prezzi delle sue sculture negli ultimi 10 anni.
Simbolo della sorte del mercato indiano è il suo artista Subodh Gupta, che nel 2010 registrava prezzi anche cinque volte inferiori ai livelli del 2008. Nel 2011 addirittura non ci furono compratori per un’installazione venduta da Sotheby’s, e l’anno scorso ben tre dipinti fallirono la vendita, mentre Saffron Art arrivò a escluderlo dalle sue aste. L’artista, sconosciuto al mercato prima del 2005 e con prezzi che toccavano al massimo i $ 10.000, è stato protagonista di numerose mostre internazionali nel 2006, che fecero esplodere i suoi prezzi.

Subodh Gupta

Lo scenario degli altri artisti contemporanei non è del tutto roseo: dalla fine del boom, più della metà delle opere presentate nelle aste mondiali non sono state vendute.
Artisti famosi come M.F. Husain, recentemente scomparso, e F.N. Souza, spesso non raggiungono ottimi risultati di vendita, mentre la domanda per Gupta è in continuo declino.
Diversa la situazione per Tyeb Mehta, membro del gruppo chiamato Husain and Souza-led Progressives, che lo scorso mese ha venduto una sua opera per $ 3.24 milioni, segnando il suo record, mentre a giugno ha segnato un record particolare legato alle nuove tecnologie: Mehta ha raggiunto 1 milione di dollari nella vendita avvenuta attraverso la nuova applicazione per iPhone di Saffron Art, la casa d’asta online di Mumbai.
Risultati migliori per i Moderni: Syed Haidar Raza si è aggiudicato il record per l’arte indiana con $ 3.5 milioni l’anno scorso da Christie’s Londra.
Insomma, se siete alla ricerca di nomi su cui investire per guadagnare profitti veloci, non sono gli artisti indiani, ottimi per collezionisti impegnati e compratori avviati.

Martina Gambillara


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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • Splendida la foto dell’elefante (indiano?) accasciato
    in sinergia con il titolo “Sembrava un boom. E invece ..”
    Chapeau !
    Franco