A volte ritornano. Marco Goldin a Verona

Dopo un breve esilio, Marco Goldin, mago delle mostre blockbuster, torna nel suo Veneto. E propone, manco a dirlo, un’accoppiata di mostre dal taglio super-popolare. Ma le polemiche sul suo ultimo progetto, naufragato a Verona nel 2008, ancora non sono spente. Tra buoni propositi e qualche guaio legale, ecco la prima puntata del nuovo “affaire” Goldin.

Marco Goldin

“A volte ritornano”. No, non è l’incipit di un romanzo di Stephen King. Più semplicemente, parliamo del ritorno, sorprendente ed esplosivo, di Marco Goldin nel suo amato Veneto, dopo alcuni anni di esilio. Anni durante i quali ha esportato in varie contrade d’Italia (da Treviso a Brescia, da Torino a Genova, fino a Rimini) quello che è il suo riconosciuto marchio di fabbrica: le mostre blockbuster. Anche a Verona Goldin aveva avviato nel 2008 un progetto di grande respiro: nell’arco di quattro anni altrettante mostre: i capolavori del Louvre, i prestiti del Museum of Fine Arts di Boston, Rodin e l’immancabile Van Gogh. Ma tutto è stato improvvisamente e misteriosamente annullato, con Goldin che ha lasciato la città “inseguito” da polemiche e dagli immancabili strascichi legali. In ballo ci sono 1,2 milioni di euro mai pagati o mai risarciti.
Ma eccolo di nuovo, stavolta nella sede della Fondazione Cariverona. Il nuovo progetto? Due rassegne da tenersi, in una sorta di staffetta con Vicenza, tra il 2012 e il 2014: Da Raffaello a Rembrandt e Van Gogh. Per una storia del ritratto in Europa e Da Tiziano a Monet. Per una storia del paesaggio in Europa. Ritratto e paesaggio: manco a dirlo i generi più gettonati presso il grande pubblico.

Marco Goldin

Ma stavolta Goldin non vuole fermarsi al puro spettacolo, al consumo mordi e fuggi, e ipotizza un allestimento fatto di cortocircuiti, corrispondenze inattese, percorsi trasversali. Ad esempio, accosta una tela di Manet a dei dipinti di Velazquez (“visto che l’artista francese guarda molto al ‘600 spagnolo”) o avvicina il “fulgore paesaggistico” di Constable, Turner e Friedrich con le “Madonne inserite nella natura” di Bellini, Raffaello e Giorgione.
Tutto è già definito: il budget (quattro milioni di euro), gli spazi (Gran Guardia a Verona e Basilica Palladiana a Vicenza), le date e perfino il prezzo dei biglietti. Tutto bene allora? Insomma. Quasi immediata è arrivata l’interpellanza di Fogliardi (Pd) a Galan: “Che ne è stato della richiesta di risarcimento danni del 2008?”. Ma anche altri sono i quesiti: che ruolo ha la Fondazione nell’operazione? Quello di copertura, di finanziamento, di scambio (non è un caso che la Basilica Palladiana sia restaurata proprio dalla stessa Fondazione)?
L’artworld delle due città si è subito allertato, ponendosi dei naturali interrogativi: che senso ha proporre due mostre pressoché identiche in due città così vicine? Non è come aprire due sale cinematografiche a pochi metri di distanza con la stessa programmazione? E poi, mostre occasionali, come queste, possono incidere sulla cultura visiva del pubblico o si aprono e si chiudono come spettacolari fuochi d’artificio che lasciano nell’aria solo un po’ di odore e di fumo? La loro chiara impostazione storica può funzionare come stimolo alla comprensione della contemporaneità o allargano ancora di più la forbice tra antico e moderno, tra linguaggi tradizionali e linguaggi sperimentali?

Palazzo della Gran Guardia, Verona

E ancora: è ipotizzabile il successo delle megamostre come negli anni ’90 o, anche complice la congiuntura economica, si assisterà a uno spettacolo senza pubblico? In realtà è molto probabile che l’affluenza dei visitatori ci sarà, anche perchè l’evento ormai è indistinguibile dall’onda mediatica che lo promuove (e in questo Goldin, con la macchina da guerra di “Linea d’ombra”, è un vero maestro). Ma anche si formassero le mitiche code di un tempo, subentrerebbero altre questioni, come quella di un’adeguata fruizione: creare un museo a tempo (come accade con la Gran Guardia e la Basilica Palladiana) vuole spesso dire creare costosi allestimenti con effetti a sorpresa, a discapito dell’opera.
Ma è tutto da vedere. E Artribune vi terrà costantemente informati sugli sviluppi dell’affaire. Solo un ultimo quesito: qual è l’obiettivo che le parti si pongono con questa straordinaria carrellata di capolavori? “È un progetto di carattere didattico”, dice Goldin.  “È un aiuto per il turismo”, dice il Sindaco Tosi. L’augurio è che i due intendimenti si coniughino al meglio e che l’idea di costruire sapere si accordi con quella del riscontro al botteghino.

Luigi Meneghelli

 

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.
  • Buon giono a tutti. è un articolo curioso questo che ho appena letto. se non ho capito o interpretato male le intenzioni del redattore, si stanno preparando, in virtù dell’organizzazione del Signor Goldin e del coinvolgimento di una Fondazione bancaria, due mostre piuttosto importanti, forse non epocali, ma certamente di grande interesse e di respiro come minimo europeo. Il fatto getta allarme e genera domande. Ci si chiede che senso ha la grande mostra, ci si chiede se arriverà il pubblico, si si chiede se la location non definitiva sia giusta…. E tante altre domande inutili come queste. Sarà una mostra di cui si parlerà molto, non sarà fatta con denaro pubblico, darà lustro al Paese in un momento di crisi e darà nel mondo un’immagine dei Paese culturalmente vivo e vivace che, anche se falsa, non può farci altro che bene. Allora, stando così le cose, non capisco dove sia il motivo per allarmarsi ed allarmare.
    Non conosco questo Signore nè tanto meno i fatti che lo riguardano, ma mi sembra che si sia mosso piuttosto bene, almeno in quest’occasione

  • Giancarlo Lamonaca

    Ottima iniziativa. Se qualcuno prende la palla al balzo per creare anche una serie di eventi collaterali sull’arte giovane si prendono due piccioni con una fava. Visto che l’iniziativa è finanziata da privati, magari il comune, approfittando degli ampi flussi di visitatori previsti, si prenda carico delle spese. Sarebbe un bellissimo gesto nei confronti degli artisti emergenti, ampiamente ripagato dall’apporto di cultura fresca e contemporanea.
    Teneteci informati!

  • Nicola Vinci

    Ogni iniziativa culturale lascia il suo segno, nella mente e nel cuore. E’ sempre un piacere avere la possibilità di poter fruire grandi opere di mostri sacri dell’arte. Personalmente non mi stancherei mai di ammirare un capolavoro della storia dell’arte che il tempo ogni volta ci consegna, la stessa cosa non mi succede con molte opere di artisti contemporanei… Anche con grandi maestri come Cattelan o Hirst, la prima volta mi colpiscono e mi intrigano, la seconda mi lasciano titubante, la terza sono già stanco. Ogni volta che mi fermo davanti ad un Bacon, davanti ad un Rembrandt o dinnanzi ad un Da Vinci o Velasquez mi emoziono. Occhio signore Istituzioni, promuoviamo anche ai giovani, tiro acqua al mio mulino perchè è con il presente che ci si proietta nel futuro. Vivere di passato non è poi così bello, ogni cosa in giusta misura, promuovete arte giovane e basta con le mode e con i galleristi che fanno il buono e il cattivo tempo dell’arte italiana, spazio a tutti coloro che hanno qualità…

  • Luisa Chiara Bianco

    …Franco Franceschi non conosce questo signore, ma a quanto pare il giornalista Luigi Meneghelli sì, come lo conosce bene il pubblico friulano che da anni frequenta (o meglio: frequentava!)
    le sale espositive di Villa Manin di Passariano UD.
    Da interessanti proposte espositive d’arte contemporanea, siamo passati a queste fantomatiche “mostre Blockbuster”. Curioso come, chiedendo un parere a chi di arte non ne sa molto ma si fa affascinare dai titoli “popolari”, ci si sente rispondere: “La prima volta mi ha illuso, la seconda pure, alla terza non ci vado più!”
    In maniera grossolana la sintesi è questa: nomi grossi che fanno da specchietto per le allodole, visite guidate con microfoni e auricolari assolutamente iinadatti al confronto e quindi senza intento didattico (ui-ui). Effettivamente l’unica cosa che funziona è la parte economica: tante corriere, introiti per ristoranti e attività commerciali in genere
    …ma soprattutto un biglietto di ingresso che gli INTENTI CULTURALI LI LASCIA A CASA!
    in definitiva, la mia impressione è quella di un genere di organizzazione che non crea niente di solido e duraturo per il territorio come molti musei sul territorio fanno da anni, ma piuttosto una sorta di concerto da stadio dove a mezzanotte finito l’incanto rimane solo da raccogliere spazzatura.
    ah! dimenticavo: in questi ultimi anni si sono pure dimenticati dell’iniziativa legata ai giovani artisti FVG. ne rimane traccia, certo…. ma con veramente poco entusiasmo! UFF CHE NOIOSI