Vuoi vedere che il Made in China, nel design…

Se fino a oggi il marchio “Made in China” ci ha fatto storcere il naso, potrebbe, da domani, essere invece garanzia di qualità. La Triennale di Milano ci invita a scoprire il design cinese. E sono sorprese. Fino all’11 settembre.

Yung Ho Chang Atelier

I pregiudizi, si sa, sono duri a morire. Abituati, negli anni, a trovare su manufatti di scarsa qualità e di breve durata la scritta “made in china”, abbiamo associato la produzione orientale al design di cattiva qualità. Ma se molte aziende si affidano alla numerosissima manodopera cinese per risparmiare, questo non vuol dire che la Cina non abbia una sua tradizione del prodotto.
La Triennale di Milano, in collaborazione con l’IGAV – Istituto Garuzzo per le Arti Visive di Torino, il Ministero per la Cultura Cinese e lo UCCA – Ullens Center for Contemporary Art di Pechino, e in occasione dell’anno culturale della Cina, ci aiuta a conoscere una piccola porzione della produzione industriale e manifatturiera della grande Cina, con una mostra ospitata all’interno del Triennale Design Museum. La mostra China New Design è solo la prima di una serie di esposizioni che verranno dedicate al design contemporaneo dei Paesi orientali, all’interno del focus New Far East.

Si parte dunque dalla Cina che, per la serata inaugurale, mette in scena anche una performance di giovani rappresentanti della scena artistica locale. Performance che è una crasi fra l’arte grafica tradizionale e il contemporaneo mondo del suono digitale. Stampe, illustrazioni e ideogrammi si susseguono a ritmo di suoni computerizzati e luci intermittenti. L’artista-nerd lascia la sua postazione Mac solo qualche minuto, si posiziona tra una serie di faretti a pavimento e, come un direttore d’orchestra, ne comanda accensione e spegnimento, a ritmo di musica.
Terminata la performance, si passa all’esposizione curata da Jérôme Sans, direttore dell’Ucca e fondatore del parigino Palais de Tokyo con Nicolas Bourriaud, e da Cui Quiao, direttore generale dell’Ucca.
Semplici bancali tinteggiati di bianco sono l’unico supporto agli oggetti in mostra, che non appartengono solo al mondo del furniture design, ma spaziano in campo grafico, artistico e fashion. Si scopre così che la tradizione cinese nel vasto mondo della progettazione è molto forte e non stupiscono solo le rappresentazioni di volti riprodotti con strisce di carta, la cui lavorazione è sempre stata eccellenza della nazione, ma anche la semplici stampe bianco e nero per la contemporaneità dell’impaginazione grafica. Dalla carta stampata si passa all’abbigliamento, e l’essenzialità dei capi e dei colori scuri ricorda l’azienda – giapponese, però – Muji. Lo stesso vale per i componenti da tavola, bianchi, dalle forme arrotondate e rigorosamente impilabili. E per componenti in legno, come la sedia Pettine.

In mostra anche libri, gioielli e soldatini, come a voler dimostrare, nella patria per eccellenza del design, il valore ma soprattutto la varietà della tradizione artistica cinese. Come afferma la stessa Cui Quiao: “Curare una mostra di design in Italia è difficile, poiché il design italiano è di altissimo livello e il pubblico italiano è molto maturo. Il design è ovunque nella vita quotidiana degli italiani. Ben diverso il discorso per la Cina. Da noi sono ancora poche le persone che si interessano al design”.
Per la Cina, esame superato. Ora aspettiamo di esaminare il restante East, che non sembra più così lontano.

Valia Barriello

Milano // fino all’11 settembre 2011
China New Design
a cura di Jérôme Sans e Cui Quiao
www.triennaledesignmuseum.it

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.