Si può fare. Educare con l’arte contemporanea

E non solo si può, si deve anche. Questa è la conclusione che si può trarre leggendo i risultati di questo esperimento portato avanti dai due noti critici e curatori che firmano questo articolo. Tre workshop con tre artisti. Poi una mostra finale. Un approccio completamente diverso all’apprendimento e alla crescita personale. Che guarda più a Bruno Munari che a Giovanni Gentile. Apriti cielo…. Rivoluzione al liceo, in quel di Roma.

Zeze, la mitica scimmia di Bruno Munari

Da molti anni insegniamo nella scuola pubblica e di anno in anno il nostro disagio di insegnanti è cresciuto, parallelamente a quello degli studenti, nei confronti di un’istituzione che sembra aver esaurito tutte le sue risorse umane e intellettuali, oltre ad aver ridotto ai minimi storici gli investimenti economici. La scuola pubblica in Italia sembra essersi fermata alla Riforma Gentile varata nel 1923, che ristrutturò il sistema scolastico, dandogli l’assetto che ancora oggi la caratterizza.
La concezione di Giovanni Gentile nasceva in opposizione al positivismo ormai in crisi, che aveva enfatizzato le possibilità apparentemente illimitate della scienza e della tecnica. Il filosofo riteneva che l’unica scienza possibile fosse la filosofia e che questa dovesse ispirare la scuola frequentata da quell’élite che avrebbe costituito la classe dirigente del futuro. Nella sua visione la cultura classica era la sola disciplina capace di garantire la conquista del “senso del tutto” e per le persone non in grado culturalmente e socialmente di accedere agli studi superiori, cioè la maggioranza, l’unica possibilità di avere una formazione morale e spirituale era la religione.

Giovanni Gentile

Questa visione filosofica, che pone al centro della formazione l’anima come unica entità di valore, ha prodotto un netto distacco dai bisogni materiali e ha attribuito un valore smisurato alla cultura umanistica a discapito di quella scientifica, che viene relegata a una funzione puramente utilitaristica. In questo sistema di pensiero, la scuola ha assunto il ruolo quasi meccanico di cinghia di trasmissione di un sapere codificato e non soggetto a processi dinamici di trasformazione e adattamento alla mutevolezza degli scenari socio-politici. Agli studenti viene ancora chiesto solo di accogliere e immagazzinare le conoscenze, nella maggiore quantità possibile e in un linguaggio che imiti quello dell’insegnante. Se questa visione ben si adattava al progetto politico di Benito Mussolini, che fece subito sua la riforma, è chiaro che oggi non è più adeguata a un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla tecnica, in continuo mutamento, in cui la pressante richiesta proveniente dal mondo del lavoro è la capacità di adattamento, l’attitudine mentale all’innovazione.
Senza entrare nel merito dei contenuti di un’autentica e radicale riforma del sistema educativo nazionale per una società del futuro, che non persegua il miope obiettivo di risparmiare alcuni milioni di euro, possiamo porci la semplice domanda: come può l’istruzione essere democratica?

Lo studio di Oliviero Rainaldi al Pastificio Cerere

È interessante rilevare come solo le scuole religiose abbiano una visione del mondo da trasferire nella didattica, così come ce l’hanno i regimi totalitari. Sembrerebbe quindi che la possibilità di costruire una didattica sia legata solo a sistemi politici antidemocratici, mentre una società democratica non sarebbe in grado di immaginare un modello di scuola, e di pensare a un modello di vita.
Insomma, lo stato attuale della didattica sembrerebbe dirci che, paradossalmente, nella scuola non può esserci democrazia, in quanto le società democratiche non hanno un modello preciso da indicare. Non abbiamo una risposta, ma una proposta sì. Nasce dall’esperienza dei nostri padri greci e soprattutto da Socrate e dal suo metodo che, attraverso il dialogo, consentiva di “tirar fuori” tutto ciò che l’allievo aveva inconsciamente dentro di sé. Da questi ragionamenti è nato il progetto Curare l’educazione?, tre laboratori che pongono l’artista (i tre protagonisti sono Tomaso De Luca, Elisa Strinna e Cesare Pietroiusti) al centro del processo formativo e che tentano di dimostrare che si apprende e si sviluppa il potenziale educativo solo nel momento in cui si fa esperienza diretta dei fenomeni, diventando protagonisti del proprio processo di crescita.

Marcello Smarrelli e Maria Rosa Sossai

www.pastificiocerere.com

www.esterno22.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #1

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  • bruna

    Non credo sia coerente il tono critico della prima parte dell’articolo nei confronti di una formazione umanistica definita nozionistica, tra l’altro, e poi il riferimento a Socrate…che era un filosofo, un umanista, appunto. D’altra parte, proprio Socrate è con il suo metodo uno dei riferimenti di Martha Nussbaum che nel suo ultimo saggio, NON PER PROFITTO, sottolinea proprio come la cultura umanistica sia il necessario presupposto di una educazione alla democrazia, che come tale in effetti non può avere contenuti, ma passa attraverso una forma mentis che la filosofia e l’arte possono trasmettere. Sono d’accordo con il ruolo che può avere soprattutto l’arte contemporanea…ma non mi sembra che l’articolo chiarisca alcuna idea a riguardo! anzi…

  • em

    Anch’io sono un po’ perplessa…..quale è stato il laboratorio che è stato proposto per ovviare a questo problema? sono d’accordo con la critica al sistema scolastico italiano ed infatti nel mio quotidiano guardo ad altri modelli, ma l’articolo, che si prospettava molto interessante, è tronco…..manca la parte più importante, quella del FARE…..arriverà in un prossimo articolo?

  • adele

    L’articolo parte con un’osservazione mirata e poi non conclude il discorso… è possibile chiare il pensiero e illustrare l’azione formativa?

  • babajaga

    un po’ confuso il progetto e l’articolo. Bellissimo il libro segnalato da Bruna: Martha Nussbaum, NON PER PROFITTO. La cultura umanistica, ravvivata dallo sguardo contemporaneo, è l’unica proposta che ci salverà. Lontano dalle lobby dell’affare, del business, delle consorterie che il Sistema dell’Arte ha accolto a piene mani.

  • mauro

    Beh, si potrebbero certamente cominciare col leggere in classe alcuni stralci da “La pratica quotidiana della pittura” di Richter, ci si potrebbe soffermare sul diario di Redon, discutere le intuizioni di Bourriaud ecc. Lavoro da fare ce n’è. Basta non passare dalla padella (vecchia scuola) alla brace (mercanti d’arte), non trasformare l’arte in una moda per ricchi. In tema di democrazia, andrebbe spiegato come molta arte sia anti-democratica per eccellenza: senza chiamare necessariamente in causa le quotazioni dei grandi pittori, basta vedere il costo di un cavalletto, di una tela, di un tubetto di colore ad olio…