La libertà nell’arte? Fino a un certo punto. Succede alla Biennale

Censura alla 54. Biennale Internazionale di Venezia. Aidan Salakhova, espulsa dal Padiglione dell’Azerbaidjan, è ospite del Padiglione Italia. Che riafferma la propria sovranità nazionale e la libertà dell’arte. Ecco cosa è successo in Laguna.

Aidan Salakhova censurata al Padiglione Azerbaidjan

La curatrice del padiglione dell’Azerbaidjan alla 54. Biennale di Venezia, Beral Madra del BM Contemporary Art Center di Istanbul, ha denunciato la pesante censura subita da alcune opere della russa Aidan Salakhova poco prima dell’apertura al pubblico. Durante la sua visita in anteprima al Padiglione azero, il Ministro della Cultura le aveva trovate offensive per il prestigio del Paese, ordinandone la copertura con lenzuola e la rimozione immediata nel proseguo della mostra.
Malgrado si siano svolti diversi incontri per tutelare l’artista e la sua opera, nonché per difendere la libertà dell’espressione artistica in un contesto internazionale che dovrebbe esaltare in ogni Paese le spinte creative e, laddove si presentino, le forzature, gli organi governativi sono stati inflessibili sulla decisione del Ministro di Baku, e le opere sono state rimosse. Dando vita a un affare di Stato.

Aidan Salakhova - Saspens (Waiting) - 1998

Nel corso di oltre un ventennio di attività artistica, Aidan Salakhova ha sviluppato una riflessione sulla donna sotto il dogma religioso che va oltre l’Islam, si sofferma sui netti confini entro cui si ritaglia l’ortodossia religiosa e si apre a esprimere aspetti intimi e segreti del sentimento religioso in genere, ben al di là di un singolo credo e degli ordini clericali. La negazione della persona, la rinuncia alla propria singolarità: a ciò rimanda essenzialmente il simbolo del velo, attraversa l’ascetismo cristiano e il sacerdozio nel cattolicesimo degli inizi, ma anche il desiderio di disfarsi del corpo e dell’individuazione attraverso la meditazione, il digiuno e la clausura in Oriente.
Le corrispondenze nelle varie religioni diventano, per Aidan, incentivi per tornare sull’immaginario antico della Persia delle odalische e delle Mille e una notte (si ricordi che l’Azerbaidjan, prima che finisse sotto l’Unione Sovietica, era un’appendice continentale dell’Iran). E di questo Paese condivide una cultura fatta sostanzialmente di sabbia e petrolio, del canto dei muezzin e di territori battuti da forti venti polverosi e rotti dalla sfilata di minareti che si rincorrono all’infinito fra le dune. Il cerimoniale della liturgia inviolabile irrompe nel quotidiano, richiamando il fedele, ovunque egli sia, al senso del sacro. Le mute figure di Aidan sono rapite in un silenzio ultraterreno, ora colte con Polaroid ritoccate a olio, ora proiettate attraverso installazioni multischermo dove il sonoro esprime la litania lenta della preghiera.

Aidan Salakhova

Le opere colpite da censura sono un grosso cono di granito nero africano specchiante da cui spiccano mani femminili in bianco immacolato e una forma vagamente vaginale collocata a terra davanti alla prima, bianco e nero in contrasto di grande eleganza nella peculiare astrazione delle forme umane ridotte ormai a simboli chiarissimi. Le icone o Miniature persiane escono dalla tradizione dell’arte della miniatura quale si praticava sui libri sacri d’Oriente e d’Occidente nel Medioevo.
Il Padiglione Italia ha aperto le sue porte per accogliere le opere respinte dal governo dell’Azerbaidjan. Data la peculiare chiusura di queste forme, non è chiaro se, come noi crediamo, Aidan volesse dare una connotazione politica al suo lavoro, ma certamente – lungi dall’abbatterlo – la censura ha solo rafforzato il suo grande potere comunicativo.

Francesca Alix Nicòli

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Francesca Alix Nicoli
Dopo gli studi classici Francesca Alix Nicoli si laurea in Storia della Filosofia e, di seguito, in Storia e Metodologia della Critica d’Arte. Le sue prime pubblicazioni vertono sul pensiero filosofico di David Hume nella produzione storiografica più recente, ed escono su riviste specialistiche universitarie. Nel 2004 dà alle stampe il primo libro di critica d’arte su “Le giuste premonizioni di Fausto Melotti”. Interrompe gli impegni universitari come assistente di cattedra di storia della filosofia all’Università degli Studi di Bologna e fa rientro a Carrara per prendere in mano la direzione dell’azienda di famiglia, gli Studi di Scultura Nicoli che operano dal 1835 in campo internazionale. Da allora opera con i maggiori artisti contemporanei come production manager. Suoi saggi specialistici sono apparsi in cataloghi e volumi collettanei di arte contemporanea ed approfondimento critico, ed è collaboratrice di numerose riviste di settore e magazines, fra le quali Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Segno. Presso Mimesis Editore nella collana Eterotopie è in corso di stampa il suo secondo libro “Giù le mani dalla modernità” la cui uscita è prevista per il settembre 2012.
  • penso che il canto sia quello del “muezzin”, non quello del “mujahidin”…
    vedete un attimo se va corretto….

  • Redazione

    Eh si. Ci è sfuggito :-) Grazie Gian Maria

  • Già dai primi giorni di apertura Beral Madra ci aveva comunicato il suo dissenso di censura da parte dell’Azerbaidjan alla loro artista Salakhova.
    nei nostri servizi editoriali lo abbiamo fatto subito nei primi giorni della biennale , Bene per l’ospitalità del nostro padiglione Italia …lo potete leggere nei link :

    http://literary.it/dati/literary/gruppo_sinestetico/biennale_di_venezia_2011.html

    http://www.ilpensieroartistico.eu/?p=2816

    http://www.seroxcult.com/oggi-in-italia/icalrepeat.detail/2011/06/02/1601/-/NGExMThhNWZhZWEwN2UwYjcxMTFiNzE2ZmZhMmRiMDk=/venezia-54-biennale-di-venezia-resoconto-della-biennale-a-cura-del-gruppo-sinestetico.html

    il GRUPPO SINESTETICO

  • Pierluigi Slis

    … e non è stata l’unica censura all’inaugurazione..

  • SAVINO MARSEGLIA

    La censura è l’espressione perversa del potere per estendere la produzione di abilità artistiche, come un altra forma; come un nuovo linguaggio per incrementare nuovi affari.

  • Franciscus Urbinas

    Artribune 9 luglio 2011 Libertà nell’arte
    Gentile Francesca Alix Nicòli, Censura. Atto insopportabile eppure tutt’altro che superato anche in occidente e men che mai in Italia. In un contesto diverso, per circostanze di ben altra natura, anche nella piccola ma gloriosissima Urbino, impareggiabile libro di pietra e documento immortale del rinascimento federiciano, italiano ed europeo, benedetta dall’Unesco, si registra un caso di evidente censura. Un artista locale ma di fama nazionale Walter Valentini, aveva approntato e fatto collocare, a coronamento del campanile di una importante chiesa in corso di realizzazione, una scultura in bronzo consistente in un globo dorato sormontato da una croce cui si accompagna una sorta di vela o bandiera che avvolge la base del globo da cui deriva un satellite (la luna). L’autorità religiosa ha fatto recidere quest’ultima parte. Ne deriva un evidente sbilanciamento estetico e simbolico anche se, probabilmente, l’autore ha “digerito” la richiesta pur non potendo ormai neppure ripensare l’insieme dell’opera. Ecco un esempio di regresso sia rispetto al comune sentire come anche alle indicazioni più recenti dei pontefici da Paolo VI a Benedetto XVI senza parlare del Concilio vaticano II. Tutto questo a prescindere dal merito dell’opera. .Francesco Colocci