Altaroma riuscirà a trovare la sua strada?

Il futuro della moda? È nel fatto-a-mano. E nella summa intelligente di tradizione, crossover, sperimentazione. Chiusa la settimana della moda estiva capitolina, archiviate le polemiche istituzionali, Silvia Venturini Fendi racconta come cambia il design e perché l’artigianato sarà sempre più importante. Tra Milano e Firenze, Roma cerca di trovare la sua vocazione. Puntando sull’handmade, sui giovani talenti e sulle eccellenze sartoriali. Basterà?

Silvia Venturini Fendi - photo Silvia May, 2011

“Per i giovani è un trampolino di lancio, un ponte tra passato, presente e futuro”. Quando parla di Altaroma, Silvia Venturini Fendi la vede così: con una vocazione allo scouting e uno sguardo attento alla tradizione, quella sartoriale, degli atelier storici che, negli anni d’oro, hanno vestito e rivestito dive e principesse. Ma non ci si culla nel ricordo, il discorso è attualissimo: è una risposta, possibile, alla congiuntura economica, un’ipotesi sostenibile di rilancio di quel macrocontenitore del made in Italy dove s’infila dentro un po’ di tutto, ma su cui poi, praticamente, gli investimenti e le politiche intelligenti latitano.
“Sono convinta che il boom industriale abbia generato un fortissimo desiderio di personalizzazione e di esclusività, riportando sotto la luce dei riflettori tutti quei mestieri antichi, le tecniche mai dimenticate, come unica risposta al desiderio di unicità e individualità
”, spiega lei, terza generazione – è nipote di Adele – della famiglia che ha fondato la storica maison romana. “Le nuove sfide che vengono imposte ai creativi sono sempre più difficili. Sono convinta che uno degli elementi in grado di fare la differenza risieda certamente nell’elevato coefficiente di creatività, abbinato a un’altissima qualità di esecuzione”.
La risposta per il design è nell’artigianalità, nella buona fattura? “Questo settore così specifico, vero fiore all’occhiello del nostro paese, racchiude in sé un ulteriore aspetto interessante”, continua, “e cioè quello di poter agire come generatore di occupazione per il mondo dei giovani che oggi si trovano a confrontarsi con un mondo professionale sempre più competitivo”.

Katherina Jebb - Untitled - 2011 - fotomontaggio per Altaroma

E per iniziare a conoscerli, questi creativi che non hanno timori a riscoprire la bellezza del fatto a mano, ecco la scommessa di Altaroma: il lancio di una fiera, per questa prima volta un’edizione pilota di un solo giorno nella sede di Palazzo dei Congressi, per presentare il best of dell’alto artigianato e del design autoprodotto. “In collaborazione con Eur Congressi e CNA Roma abbiamo presentato un evento completamente dedicato agli artigiani, virtuosi della tradizione protagonisti dell’attualità: A.I. Fair. È la fiera della “vanità” artigiana. Artisanal Intelligence designers and collections: un grande mercato di giovani creativi attivi non solo nella moda”.
Atmosfera informale, da market londinese, con microcollezioni di abiti, gioielli d’autore, accessori e oggetti d’arredo. Due progetti speciali di design, quelli di Alessandra Roveda e dei Segno Italiano; una performance d’artista di Marco Dalbosco, un liveset dal taglio internazionale.
“Sono convinta che il futuro della creatività e il vero heritage sia proprio questo”,
conclude Silvia Venturini Fendi. “Penso a un immenso microcosmo di arti e mestieri destinati a creare movimento in un’industria che richiede nuovi stimoli e nuove energie”.
Il segreto è a portata di mano, o meglio è proprio nelle mani. “Conservando e tramandando tutto il know-how della tradizione e implementando il crossover con la sperimentazione”.
Nessun commento sull’affaire con la Regione: Renata Polverini ha dichiarato di voler uscire dall’azionariato di Altaroma proprio nei giorni precedenti all’inaugurazione della settimana della moda. Le polemiche, del resto, si zittiscono davanti ai fatti e ai risultati.

Maria Cristina Bastante

www.altaroma.it

  • Effettivamente A.I. Fair è stata una delle pochissime cose di respiro veramente internazionale che si siano viste a Roma quest’anno.

  • A.I. Rimane oggi la sola possibilità di valorizzazione della creatività giovanile nel design e nella moda e sicuramente uno degli ormai sempre più rari momenti di esposizione mediatica dell’artigianato.

  • Saper giocare con le parole non basta. Serve far bene anche i fatti.
    Il salone AI è stato un bell’esperimento solo sulla carta, ma nella realtà semplicemente penoso e per nulla aderente a quel concetto di “eccellenza creativa” che Altaroma dovrebbe promuovere.

  • mari

    Mi sembrano parole un po’ troppo forti. Quest’anno A.I. Fair era alla prima edizione, dunque un’edizione pilota, di un giorno soltanto (un po’ poco per definirla “salone”) e la formula scelta è stata proprio quella del “mercato”, piuttosto che della “fiera”, intesa come appuntamento per i soli addetti ai lavori. L’idea, per quest’anno, era di giocare sull’immediatezza del contatto tra pubblico ed espositori, raccogliendo espositori ed esperienze di vario tipo. Diamogli tempo per crescere, per selezionare, per articolarsi in più giorni etcetc…