Altaroma. In mezzo alle polemiche, la fashion week capitolina

Chi ha paura di Altaroma? A pochi giorni dall’inizio della settimana della moda, è guerra aperta con la Regione. Al centro della storia, un taglio da 600mila euro (c’è chi dice siano anche 700). E la sensazione che, sotto il fuoco incrociato, le motivazioni siano soprattutto politiche. Eppure, Altaroma Altamoda si farà. Si parte il 7 luglio, con un pre-opening targato Testino e griffato Valentino, Fendi e Gucci.

Mario Testino

Il vento della polemica soffia sulla settimana della moda capitolina. L’attacco l’ha sferrato la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. “La Regione non è un salvadanaio”, ha detto. Ma non è solamente un problema di austerity.
Ad Altaroma regna l’understatement: nessuna difesa urlata, piuttosto commenti circostanziati, per spiegare più che per ribattere. Clara Tosi Pamphili, consigliere d’amministrazione, riconosce le ragioni della Polverini – voler capire esattamente quali siano le voci di spesa di Altaroma – purché queste non rivelino un vizio di fondo. Altaroma ha provato – e l’edizione di quest’estate potrebbe essere un po’ la prova del nove – a inventarsi una settimana della moda simile alla design week milanese. Non solo sfilate, perché – questo è vero – la passerella romana non può vantare i nomi cuttin’edge che sfilano a Parigi o a Londra o a New York, ma un programma di eventi sparpagliato per la città: dal centro storico all’Eur. Con presentazioni di libri, visite ad atelier, mostre e progetti speciali. E il lancio di una nuova fiera, A.I. Fair, dedicata al design autoprodotto e all’alto artigianato.

Un modello di Caterina Gatta

Ecco, artigianato dalle parti di Altaroma è diventata una parola chiave. Lo ha spiegato bene, con calma ed entusiasmo, prima del “fattaccio” della Regione, Silvia Venturini Fendi durante la conferenza stampa di presentazione della fashion week romana. Lei – che s’è inventata la baguette, la spy bag e la peek a boo – parla di neocouture, di figure ibride, un po’ designer e un po’ artigiani, che recuperano le tradizioni, i materiali, le lavorazioni, la bellezza e l’unicità del fatto a mano e declinando il tutto, con allegra sprezzatura, in chiave contemporanea.
Lo sguardo di Altaroma oscilla tra lo scouting – vedi il premio Who’s on Next promosso con Vogue Italia e il progetto A.I. dedicato alla riscoperta dell’artigianalità da parte dei giovani stilisti e designer – e il racconto/recupero della storia. Che, parlando di Roma, soprattutto, porta direttamente agli anni ‘50, al mito della Hollywood sul Tevere, alla tradizione sartoriale. E poi c’è il legame con l’arte contemporanea, declinato nelle forme della fotografia, nella scelta di spazi inconsueti per i propri eventi e di un’artista – quest’anno l’inglese Kataharina Jebb – per ideare l’immagine della manifestazione.

Kate Moss in KM3d-1 - regia di Baillie Walsh

Che succede in città dal 7 all’11 luglio? L’incipit è di tutto rispetto: Todo o nada, antologica dedicata al fotografo Mario Testino negli spazi della Fondazione Memmo, a Palazzo Ruspoli, apre i battenti (ma l’inaugurazione è blindata) il 7. Il giorno successivo, la zona del Ghetto si trasformerà in un inedito fashion district: le gallerie – Valentina Bonomo, Edieuropa, Ermanno Tedeschi, Pio Monti, Opera Unica – ospitano sei giovani designer (Caterina Gatta, Livia Crispolti, Francesca Liberatore, Jessica Harris, Bibijou) protagonisti di A.I. Gallery. All’Eur, al Palazzo della Civiltà Italiana, è di scena Limited/Unlimited, variazioni sul tema dell’edizione limitata, con il progetto speciale Re/Edition: otto stilisti (Albino, Leitmotiv, Max Kibardin, Micaela Calabresi Marconi, Nicole Brundage, Sara Lanzi, Sergio Zambon, Silvio Betterelli) alle prese con otto capi cult di maison storiche.
Sabato 9, al Tempio di Adriano, c’è Kate Moss, ma non di persona: è in 3d, protagonista, in un’esplosione di cristalli Swarovski, del cortometraggio di Baillie Walsh, che la santifica icona contemporanea. Icone nostrane sono invece le donne politiche che hanno scelto di farsi immortalare per la mostra Il Corpo della Donna è vita. L’intento è benefico: si tratta di combattere i disturbi alimentari.

Jessica Harris - Sie.Obzone

E ancora, sparpagliati per la città: Fabrizio Talia espone da Iosseliani al Pigneto; un corto di Mariasole Tognazzi festeggia l’apertura della prima boutique italiana del brand spagnolo Hoss Intropia e una chicca vintage firmata A.N.G.E.L.O: quaranta abiti plissé di Issey Miyake nello spazio di Elisabeth The First.
Le danze si chiudono l’11 all’Eur, al Palazzo dei Congressi, con A.I. Fair. Quest’anno si svolge tutta in una sera, ma ne sentiremo ancora parlare. Un’ottantina di espositori, alcuni special projects (uno per tutti: Segno Italiano e la sua operazione di recupero, anche concettuale, di pezzi storici del design italiano e dell’artigianato locale) e una performance dedicata al corpo in rapporto alla moda, ideata dall’artista Marco Dalbosco. E poi, dalle 22, il party. Ché la moda – si sa – è anche effimera.

Giulia Neri

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