Nei dintorni di Palazzo Grassi

Se una delle tappe obbligate nei giorni di vernice della 54. Biennale di Venezia – e anche nei mesi a venire – è Palazzo Grassi con la sua mostra “Il mondo vi appartiene”, intorno a Campo San Samuele ci si può sbizzarrire con parecchi Padiglioni nazionali. Vi diamo qualche idea.

Liina Siib - A Woman Takes a Little Space - Padiglione Estonia - Biennale di Venezia 2011 - photo Pedro Tropa

Una donna prende poco spazio, intitola con amara ironia Liina Siib la sua personale. Il padiglione è quello dell’Estonia, Paese in cui, per l’appunto, pare che le donne abbiano meno bisogno di denaro e spazio rispetto agli uomini. Giustificazione puerile e patetica per mascherare una lampante e bruciante discriminazione di genere. Con fotografie e video, la Siib restituisce uno spaccato della condizione femminile estone, riuscendo a restare in bilico fra approccio documentaristico e artistico, spaziando dal discorso sulla prostituzione a scatti Pastorali che coinvolgono giovanissime coppie.

MACCO - Padiglione Montenegro - Biennale di Venezia 2011

Senza nulla togliere a Ilija Soskic e a Natalija Vujosevic, il core del padiglione del Montenegro è il MACCO – Marina Abramovic Community Center Obod, presentato con un video della stessa Abramovic e da una maquette. Un colosso da 140mila mq a Cetinje, l’ex capitale del Montenegro, destinato ad avere un successo notevole, così com’è accaduto per un’operazione nostrana per certi versi simile, ossia la Cittadellarte di Pistoletto a Biella.

Martine Feipel & Jean Bechameil - Le Cercle Fermé - Padiglione Lussemburgo - Biennale di Venezia 2011

Si balza in un ambito assai più decorativo con il Lussemburgo, e sin dal catalogo, che punta su un’iniziale Lettera aperta di Paul Virilio che sostanzialmente non dice nulla. Il lavoro della coppia Martine Feipel & Jean Bechameil, Le Cercle Fermé, ha senz’altro un grande impatto scenico, ma non riesce a svincolarsi dalla prima impressione, quella di una trovata accattivante. In sostanza, le stanze del palazzo, tutte a dominante bianca, sono invase da elementi architettonici resi perturbanti: il corridoio ondeggia, gli specchi distorcono, i cassetti si ammollano in stile Dalí, le colonne paiono cedere sotto il peso della soletta, le sedie si accasciano.

Francisco Tropa - Scenario - Padiglione Portogallo - Biennale di Venezia 2011 - photo Pedro Tropa

Restiamo in ambito piuttosto decorativo con il padiglione del Portogallo, che ancora una volta è allestito al Fondaco Marcello e che gode d’un piacevole terrazzino sul Canal Grande, tappa “segreta” per rifiatare durante le scarpinate lagunari. Quest’anno l’artista selezionato è Francisco Tropa col suo Scenario. In buona sintesi, piccoli “oggetti” – una clip, una mosca, una clessidra… – che, grazie a un sistema di luci e lenti, come se si trattasse di diapositive, vengono proiettati su uno schermo bianco, ingranditi decine di volte. Nulla di eccezionale, ma assai scenografico. Certo, un minore affollamento avrebbe giovato all’installazione, e magari non affidare al fratello Pedro la realizzazione dei poster in vendita.

Marco Enrico Giacomelli

La recensione della mostra a Palazzo Grassi

Tutti i padiglioni citati si trovano in zona Campo San Samuele


CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • fiorella

    Ci siamo rotti le palle dei soliti giochini

  • TheStylist

    @fiorella:

    gsì