Missione Fendi. Intervista ad Alda

Una bella intervista ad Alda Fendi. Per parlare del discusso prestito del suo Kounellis a Sgarbi. Ma anche per darvi qualche anticipazione sul museo che la sua Fondazione inaugurerà nel cuore di Roma. A brevissimo, l’apertura dei cantieri.

Jannis Kounellis con Alda Fendi

 

 

Non capisco perché l’arte contemporanea in Italia debba essere di esclusiva competenza dei personaggi della moda. Kounellis è qui perché ce l’ha voluto portare una sua importante collezionista. Per quanto mi riguarda, potrebbe anche staccare il suo lenzuolo e tornarsene a casa. Così commentava Vittorio Sgarbi durante la preview del suo Padiglione in Biennale, puntando il dito contro quella che considerava un’opera “brutta”. L’importante collezionista in questione è Alda, ultima delle cinque sorelle Fendi. Una che in mezzo alla moda ci è cresciuta. Una che il progetto di Sgarbi lo ha apprezzato, in barba alle polemiche e alla critiche piovute da ogni dove. Noi l’abbiamo incontrata, per fare due chiacchiere su Sgarbi, ma anche per parlare del suo futuro Museo romano”.

Come la mettiamo con l’uscita infelice di Sgarbi su Kounellis? Pare che l’opera prestatagli non sia stata apprezzata…
Kounellis è uno che fa cose forti, barocche, teatrali, drammaturgiche. Colleziono solo lui, non mi interessa avere una casa che assomigli a una galleria. Difendo dunque l’artista, ma penso che Sgarbi in fondo… abbia ragione.

Ovvero?
Ha ragione quando attacca chi fa moda e poi sfrutta gli artisti per ritorni commerciali. Il nome Fendi è un po’ invadente, viene associato immediatamente al fashion, di cui in effetti per tanti anni mi sono occupata. Ma sapevo che per promuovere l’arte sarei prima dovuta uscire da quel settore. Infatti, dieci anni fa ho deciso di voltare pagina, così da poter lavorare con l’arte in piena libertà. Ho iniziato a promuovere spettacoli ed eventi senza scopo di lucro, tutti a ingresso gratuito. Mi sento come una missionaria che mette a disposizione dell’arte tempo, intuito e generosità. Se l’avessi fatto mentre lavoravo per l’azienda non sarei stata del tutto sincera.

 

 

Qualcuno dice che la moda sia una forma d’arte.
Non sono d’accordo. Per quanto meraviglioso sia, un prodotto di moda è fatto per il mercato. Un’opera d’arte, invece, è fatta per restare nella storia.

 

Il settore della moda e del design, però, danno una grande linfa a quello dell’arte.
Infatti, ben vengano gli stilisti. Anche se lo fanno per un ritorno personale, danno comunque agli artisti la possibilità di esprimersi. Ma sarebbe importante che la politica si occupasse di più del sociale e della cultura, valutando l’arte come una ricchezza per il Paese e favorendo la produzione di un pensiero alternativo.

 

La politica è sicuramente lontana dall’arte. Tanto che a curare il Padiglione Italia ci ha messo uno come Sgarbi, che di contemporaneo ne capisce ben poco. Però, dica la verità: la sensazione è che a lei Sgarbi piaccia moltissimo…
Io adoro le persone non banali. Vittorio è originale, infaticabile, diretto, energico… Non si ferma mai. In un momento in cui l’Italia è immobile, lui almeno rappresenta qualcosa di vitale. È preparatissimo nel campo dell’arte antica, ma è innegabile che non si sia mai sforzato di capire il contemporaneo. Ultimamente però ha dichiarato che antico e moderno, per lui, non vanno più distinti: tutta l’arte è contemporanea, ha detto. Mi ha fatto piacere questa sua affermazione. Finora aveva sostenuto la fine dell’arte, da un certo momento storico in poi. Adesso ha abbattuto ogni linea di separazione.

 

 

Che ne pensa di questo Padiglione Italia? Una cosa ignobile o una genialata?
Non l’ho trovato così disastroso. È lo specchio del suo temperamento, irruento e allergico alle banalità. Siamo di fronte a un nuovo modo di presentare l’arte, e io sono contenta che Kounellis, grazie al mio intervento, sia stato presente in questa Biennale.

 

Lei aprirà presto un nuovo spazio a Roma. Ci sarà un po’ di sano caos sgarbiano anche nel suo museo?
Sicuramente sarà un posto diverso rispetto ai comuni spazi museali. Il Maxxi, per esempio, era vecchio già da prima che nascesse. Vecchio come concezione. Bisogna essere nomadi, non imbalsamati e chiusi, mai uguali a se stessi. Sì, è vero, in questo senso sono vicina allo spirito di Sgarbi. Il mio museo sarà aperto giorno e notte, senza sosta, con attività diversificate, sarà una luce perenne nel cuore di Roma, punto di riferimento per la cultura internazionale. Il progetto si ispira ai Passages di Walter Benjamin: all’interno ci si muoverà come flâneur, in una rete di spazi che comunicano, con funzioni e identità differenti. Ci saranno artisti, artigiani, designer, creativi, giovani compagnie teatrali…

 

 

Ci spieghi meglio come saranno divisi gli spazi.
Una parte sarà destinata alla Fondazione Fendi, il resto lo affideremo ad altri soggetti privati, per singoli progetti. Un piano ospiterà delle foresterie per giovani artisti, a prezzi molto contenuti. E all’ultimo livello ci sarà una grande terrazza, con un luogo di ristoro. Tutto molto hi-tech, ma sempre con politiche volte al risparmio. Mi interessa che siano luoghi accessibili a tutti, non elitari.

Dove si trova il palazzo?
È uno spazio di 5.000 mq, con una posizione magica tra l’Arco di Giano e la Bocca della Verità, nel Foro Boario. Si trova su un terrapieno, come se fosse leggermente sospeso. Bellissimo.

 

Quando sarà pronto?
Il progetto è stato affidato a delle archistar internazionali, ma il nome è ancora top secret. Entro due anni sarà finito.

Così presto?
Si, andiamo avanti veloci, perché siamo liberi. I privati hanno la possibilità di gestirsi tempi ed economie. È per questo che non voglio di mezzo le istituzioni: non mi piacciono vincoli e ostacoli legati a burocrazie infinite e complesse.

 

Il suo progetto è ambizioso, un quartier generale per la produzione artistica a 360 gradi, che funzionerà a ritmo continuo e parlerà alla gente, alla città.  È un impegno oneroso, da tutti i punti di vista…
Questo è quello che voglio fare. Mi dedico all’arte in maniera pura, disinteressata, ed è la cosa che amo di più al mondo. Quanto alle risorse, non è un problema. Ho progettato la mia fondazione preoccupandomi che per i prossimi 120 anni la mia famiglia sia in grado di coprirne gli investimenti. Per cinque generazioni il progetto Alda Fendi Esperimenti continuerà la sua missione.

 

Helga Marsala

 

www.fondazionealdafendi-esperimenti.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Guido Cabib

    Chapeau a Madame Fendi! Visione contemporanea di spazi dedicati alla culturaa1

  • hm

    sembra maga magò

  • Bella intervista, complimenti! (anche se non ostante gli sforzi evidenti non vi è riuscito di strapparle una “critica” al né al Padiglione Italia né al suo direttore ;-) ) Ma sopratutto gran bella “testa”e grande “visione” la Fendi, magari ne nascessero ancora di simili nel povero (intellettualmte) mondo del business di casa nostra!!

  • elena

    Idea geniale come il padiglione Italia di Vittorio al quale ho gia detto la mia. Mi auguro di vedere al piu presto questa nuova realta’ dell’arte a Roma, in bocca al lupo alla Fendi!!!

  • M

    Un’appunto doveroso, la sede del futuro museo/centro culturale non è nel Foro Traiano bensì nel Foro Boario.

  • Redazione

    grazie per averci segnalato il refuso, una distrazione dovuta chiaramente al fatto che una delle attuali sedi della Fondazione, il Silos, si trova nel foro Traiano! abbiamo corretto!
    h.m.

  • arrogante

    Be, adesso che anche la Fendi difende Sgarbi…, mi auguro che tanti leccaculo che qui e in altri luoghi lo hanno vituperato e coperto di insulti si ricredano e facciano marcia indietro dato che lei potrebbe essere utile…/…molto utile.

  • E, ferma restando la mia ammirazione per la Fendi (lo già detto: magari ce ne fosse qualcheduna in piú) e per Kounellis ed il rispetto per entrambi, ma cosí, tanto solo per far due chiacchere, che ne dicono i paladini dell’onorabilità e del rispetto dovuti alla professionalità dell’artista (quelli che hanno detto il solenne NO perchè chiamati tardi o all’ultimo minuto o perchè loro non potevano esser confusi in mezzo a personaggi dal curriculum scarno e non prestigioso) di quel che avverrà loro quando finalmente “saranno famosi”?
    Scena : entra Kounellis, il volto grave, dice “No, io al Padiglione Italia di Sgarbi non ci vado!” , entra la sua super-collezionista Fendi sorridente e decisionale, “E invece tu al Padiglione Italia di Sgarbi ci vai! Non solo ma ti fai fare anche una bella foto , tutto sorridente, con me, davanti al tuo lavoro, che poi verà pubblicata in mezzo mondo!” … Kounellis riflette (meno di un istante) e poi replica deciso “Obbedisco!!!” … lo tengano a mente lorsignori: questo è il tipo di “rispetto della professionalità” che il “sistema” è disposto a tributarvi!!!

  • Stefano Sorrentino

    Finalmente una personalità fresca in un ambiente, quello romano, spesso cristallizzato.