L’Italia secondo Bice Curiger

No, non è una nuova polemica fra la direttrice della 54. Biennale di Venezia e Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione Italia. Parliamo invece di quegli italiani che non sono nel calderone e che sono stati selezionati per la mostra internazionale. Un nutrito e valoroso manipolo. Per Artribune lo racconta Ludovico Pratesi.

I piccioni di Maurizio Cattelan per la Biennale 2011

Il primo impatto con l’arte italiana alla Biennale è subito all’ingresso del Palazzo delle Esposizioni, nel cuore dei Giardini, ma per trovarla bisogna guardare sul soffitto. È lì l’opera di Maurizio Cattelan, composta da 2.000 piccioni impagliati che osservano gli spettatori della mostra dall’alto, con quel pizzico di sarcasmo tipico di un pensiero mordace e  tagliente. Ma i piccioni del Maurizio nazionale, che tornano a posarsi a Venezia per la seconda volta dopo il 1997, quando Cattelan venne invitato da Celant a esporre nell’allora Padiglione Italia (bei tempi) insieme a Ettore Spalletti ed Enzo Cucchi, hanno portato decisamente fortuna alla squadra tricolore, che con 11 presenze non sfigura affatto nel contesto sociopolitico e  neoconcettuale della bella Biennale di Bice Curiger.

Luca Francesconi - Europa 3000 - photo Valentina Grandini

Nulla da dire: gli italiani presenti a Illuminazioni fanno tutti un’ottima figura, dai maestri ai giovanissimi, senza macchia e senza paura. A cominciare dal più giovane di tutti, Luca Francesconi, che presenta Europa 3000, un’installazione composta da tre manichini femminili in marmo nero e bronzo, circondati da oggetti poveri e banali, quasi a rappresentare la parodia del consumismo in un’ideale paesaggio futuribile, tra una memoria consunta e un desiderio depresso e senza speranza. Un lirismo che ritroviamo, ma declinato attraverso la sola presenza della propria voce, da Giorgio Andreotta Calò nell’installazione sonora Ritorno, che rompe il silenzio del Giardino delle Sculture realizzato da Carlo Scarpa, dove due anni fa  echeggiavano le note della canzone cinese di Roberto Cuoghi. Le parole dell’artista, scandite da pause significative, si riferiscono al viaggio a piedi che lo porta da Amsterdam a Venezia, e sottolineano in maniera intensa ma appartata la necessità di mantenere un rapporto attivo con la propria dimensione fisica, colta attraverso la sensibilità dell’artista nomade impegnato nell’avventura del cammino. 

Elisabetta Benassi - The innocent abroad - 2011 - particolare dell'installazione - photo Valentina Grandini

Sempre ai Giardini, le voci registrate degli operai di Porto Marghera animano la saletta triangolare che ospita Estman Radio Drama, il dramma radiofonico di Marinella Senatore basato sull’incontro tra i lavoratori delle fabbriche e il popolo della Biennale, trasmesso sia in Biennale che da una radio libera locale. Sempre all’idea della trasmissione fa riferimento The Innocent Abroad, l’installazione all’Arsenale di Elisabetta Benassi, composta da una serie di 9 lettori di microfiche, che permettono al pubblico di vedere il retro di centinaia di fotografie tratte da archivi di quotidiani e che ripercorrono la storia del Novecento. Una sottile riflessione sulla natura dell’informazione e sulla sua possibile manipolazione, colta dall’artista in  maniera volutamente ambigua ma efficace.
Sempre all’Arsenale sfilano le venti pitture su stoffa di Giulia Piscitelli, che compongono l’opera Spica: una serie di spighe di grano dipinte con la candeggina ispirate dal nome di una stella della costellazione della Vergine. Una pittura concepita come segno al negativo, immagine fantasmatica che vive in una dimensione concettuale e simbolica, tipica della sensibilità affilata dell’artista.

Giulia Piscitelli - Spica - photo Valentina Grandini

Immateriale ma non priva di suggestione l’installazione all’Arsenale di Meris Angioletti, Stanzas, tutta giocata sulla relazione tra luce e voce, con una struttura narrativa che indaga il rapporto tra creazione cinematografica e cura mentale. Sempre all’Arsenale, Monica Bonvicini invece ha usato una sala per cogliere una suggestione tratta da un’opera di Tintoretto, la Presentazione della Vergine, per dar vita a un’installazione incentrata sull’elemento della scala, ripetuta in vari materiali riflettenti, in modo da creare un paesaggio di strutture architettoniche riflettenti, lucide e lussuose, ma al contempo stranianti e ambigue nella loro forzata spettacolarità.Infine, il cubo di plastilina colorata di Norma Jeane, intitolata Who is Afraid of Free expression?, che ripropone i colori della bandiera egiziana in omaggio alla rivolta di piazza Tahrir al Cairo, permette al pubblico di appropriarsi dell’opera d’arte per scrivere o disegnare sui muri della piccola sala ai Giardini, in modo da creare uno spazio libero, dominato da una tensione creativa libera e incondizionata, senza regole né parametri.

L'installazione di Monica Bonvicini che chiude la mostra internazionale all'Arsenale - photo Valentina Grandini

Anche senza il conforto di due maestri come Luigi Ghirri e Gianni Colombo, i nostri giovani ormai possono camminare da soli per imporsi sulla scena internazionale come presenze forti e consapevoli, che non hanno più nulla da invidiare ai loro colleghi d’oltralpe.

Ludovico Pratesi

  • Cattelan: sempre il più efficace, riportando un’opera edita sembra voler dire che nulla e’ cambiato, mentre la scritta biennale con i piccioni fornisce quel senso di crisi e decadenza che e’ dell’istituzione ma anche del periodo storico attuale. Non condivido ma rispetto la sua fissa per Toilet paper.

    Francesconi: Europa 3000. Manichini, ready made, non si capisce dove si vuole arrivare. L’artista come veggente? Di cosa? Perché? Troppi interrogativi.

    Senatore: speculazione formale vintage non necessaria. Interessante il tema. E quindi? Arte e lavoro entrambe cose utili. E quindi? Forse da approfondire.

    Andreotta Calo’: la sua opera e’ il cammino da Amsterdam a Venezia, sua città di origine. Il ritorno. Troppo debitore da Richard Long. Opera come esperienza, ma perché non l’immobilita’? Ogni opera e’ testimone di un esperienza. Come dire quale sia la migliore? Piu’ difficile e interessante stare immobili e mantenere la distanza, credo. 

    Benassi: nel suo caso Smart relativism, recentemente diventato story story I lov yu. Passa da un’idea a quell’altra. Interessante indagare il retro delle foto. Buona idea che poteva essere di Biscotti o Arena. O della stessa curatrice. Chi e’ oggi l’artista? Un pescatore di buone idee? 

    Piscitelli: altro caso di Smart relativism: nel suo percorso precedente ed attuale tante idee disparate. Tutto può andare.  Cosa succedeva a queste opere se fossero state nel calderone di Sgarbi? 

    Bonvicini: meglio altre volte. In questo caso scale a caso, di ogni fattura. E quindi? Le possibilità della scala? In questo caso podi non funzionali. Non si capisce. 

    Angioletti: luce e voce. Da approfondire meglio. 

    Norma Jeane:ennesima opera interattiva per il pubblico.  La primavera egiziana, come quella dell’ africa del nord, ha avuto come protagonista internet e i blog. Scrivere su un muro a caso sarebbe servito a poco. Non e’ questa la libertà negata, ma semmai quella dei blogger, vedi il caso Wei Wei. Quindi opera retorica che stona con altre sue soluzioni più incidenti.

    Caro Ludovico Pratesi, i nostri giovani sono anche bravi e volenterosi ma tendono a scimmiottare i collegi esteri. La curatrice straniera, pagata con soldi italiani, deve dedicare almeno un 8% della mostra all’Italia. Perché gli stessi curatori stranieri non invitano italiani quando lavorano fuori dall’Italia? Forse perché non esiste reale confronto critico e approfondimento? Forse perché i curatori italiani invece che approfondire e promuovere gli artisti desiderano anche loro essere artisti? 
    In ogni caso evitiamo di illuderci. 

    Inviato da iPhone

    • feu

      si ma non è che di pietrantonio si è rotto di te, non lo pubblichi piu oltre i giardino 5?

    • Barbara

      Assolutamente d’accordo su Cattelan, e su un paio di altri. Solo parzialmente sull’analisi generale.

  • Brice Curiger ha condotto un serio lavoro di lettura della ricerca artistica del nostro Paese, ha visitato atelier, ha ascoltato artisti, direttori delle istituzioni culturali. I progetti sono scelti in coerenza con la sua ricerca e non rispondono ad una logica di restituzione di denari italiani. Il suo mandato riguarda il Mondo, la condivisione di una riflessione sulle rotte possibili. Condivido totalmente l’analisi di Ludovico, che ringrazio. Gli stimolisono molti e vanno metabolizzati. Il lavoro degli artisti italiani – che personalmente reputo di grande qualità- scelti dalla Curiger,(una per tutti la Senatore, poche risorse finanziarie, molto impegno, mobilitazione di intelligenza collettiva) è segno tangibile che l’arte del nostro Paese, il Paese stesso, non solo solo il caos e la frammentarietà che esce dalla rappresentazione del padiglione italiano, delle rissosità televisive e che possiamo, dobbiamo ripartire. Luca, penso che sia tempo di essere costruttivi, ognuno nel proprio ruolo,abbandonando sterili individualismi, i “contro” a tutti i costi. Questo è il nostro tempo, ne abbiamo la responsabilità e il piacere di viverlo, di trasformarlo. Catterina Seia

  • Caro Luca, il progetto estetico culturale elaborato da Bige Curiger si presenta prevedibile in ogni sua significativa novità. Assistiamo ad una sostanziale ricoloccazione di opere di artisti già viste e di esperienze internazionali- espositive già note.

  • luca rossi

    Cara Caterina,

    per essere costruttivi bisogna partire da una riflessione sincera. Perchè gli stessi artisti mancano dalla scena internazionale che conta, quando questi curatori bravi e stranieri lavorano fuori dal nostro paese?

    Queste cose non le dico solo io ma anche un guru del sistema italiano come Pier Luigi Sacco ( lui parla di assenza di italiani dalla scena internazionale che conta su Flash Art). Perchè dobbiamo illuderci? La curatrice straniera DEVE scegliere opere e proposte italiane, l’8% della mostra all’italia è il minimo. Ma cerchiamo di stare ai contenuti proposti, ed evitare i numeri.

    Apparte il solito Cattelan (che è del 1960!) che riesce sempre, con un semplice intervento, a lavorare su più livelli (non ultimo la crisi di ruolo dell’artista), cosa rimane? La sensazione di artisti mimetizzati e intercambiabili con tante e tante proposte italiane ed internazionali. Artisti ed opere dipendenti da un curatore sempre più autore ed artista (sia per la selezione che per le scelte).

    Ma i responsabili non son certo gli artisti, tutti bravi e volenterosi, quanto un sistema solidale ma NON collaborativo. Un sistema dove da venti anni NON esiste una vera critica d’arte, ma un compiacimento generale. Come è possibile creare qualità? Un sistema, per molti aspetti bulgaro, che tende a censurare ed isolare il pensiero divergente; lo stesso sistema che poi critica il modus operandi di Berlusconi. Ma ti invito a questa riflessione allargata:

    http://whitehouse.splinder.com/post/24320531/es-un-padiglione-nuevo

  • UNA BIENNALE DI VENEZIA INTRAPPOLATA IN SE STESSA!
    Questa edizione della Biennale di Venezia appare intrappolata nell’idea superficiale di un progetto espositivo privo di contenuti ? Agli occhi di tutti si presenta come un ampio, luminoso “lunapark o Centro Commerciale” per turisti in cerca di qualche futile emozione. E’ significativo che molti degli artisti italiani più impegnati nella ricerca sui linguaggi non convenzionali hanno rifiutato di partecipare: sottolineando il loro rifiuto come una scelta fortemente critica sia sui contenuti che sulla stessa organizzazione del progetto espositivo, targato: Curiger/Sgarbi. Un progetto sorto all’insegna di un concetto “d’identità” d’ artista molto vago e già storicamente e ampiamente affrontato e superato nell”arte contemporanea. Un concetto “vecchio” e quindi non più in stretta relazione con i fattori antropologici, ideologici, costruiti sull’idea stessa di esperienza soggettiva o di acquisizioni, più o meno di valori condivisivisibili. Valori che sono stati stravolti e confusi dal processo di globalizzazione del sistema dell’arte. L’esposizione, non mette nel giusto risalto il concetto di ruolo e d’identità d’artista all’interno del sistema globalizzato dell’arte e della cultura. Un concetto di comunicazione artistica diffuso, quale risultato di una relazione molto stretta fra l’esperienza intima soggettiva, sociale, etnica, antropologica e il valore della ricerca estetica individuale, come tessuto umano d’identità che si sviluppa all’interno dei singoli ambienti umani e che rispecchia in una scala di valori condivisibili. Un tessuto umano caratterizzato dalla condizione intellettuale dell’artista nei singoli Stati d’appartenenza. Ovvero, quel rapporto inscidibile che ha l’artista con la sua collettività, in termini d’ identità individuale e il ruolo di altre identità soggettive e collettive in stretto rapporto col Mondo globalizzato. Credo che tutto questo non risalti nell’ampio tracciato espositivo.

  • matteo rossi

    Quali sono i molti artisti italiani che hanno rifiutato di apparire nella Biennale targata Curiger?

  • eds

    il giudizio dell’invidioso morsiani-rossi non tiene presente, che a) pier luigi sacco non è un guru ma un adoperatore di denaro pubblico per un festival a faeza, che forse a lui piace, in quanto proviene dalla vicina imola.
    Se comunque Morsiani rossi avesse letto l’articolo sullo screditato e stenterello flash art saprebbe che Sacco sosteneva l’esatto contrario, ovvero che per fortuna la generazione dei piu giovani recupera nel ranking di artfacts le posizioni perse dai predecessori, cioè i vari bartolini ed airo, quelli che davvero sono assenti in campo internazionale. Quindi consigliamo a Morsiani di leggere almeno gli articoli, smetterla di guardare solo le figure. E’ accettabile un bombardamento quotidiano di un disoccupato nullafacente come lui che passa tutto il tempo davanti lo schermo?
    Del resto si sa ai suoi sodali, Cavallucci e Di Pietrantonio, il miglioramento oggettivo dei giovani italiani in campo internazionale (rispetto i predecessori) da molto fastidio, in quanto svela la loro pecoreccia provincialità

  • hm

    madonna che ansia con sto campo internazionale, se devi andare in campo internazionale per poi ridurti a vendere carta da cesso come cattelan meglio lasciar perdere —–> http://www.youtube.com/watch?v=1eFmbsSXCo8

  • attilio

    international style, la morte è migliore

  • Biennale di Venezia 2011.
    I grandi Artisti? Del Padiglione Italia,sono in cerca di senzionalismo e provocazione,incensati dai media.Dai collezionisti d’Arte e Gallerie.
    Osannati dall’informazione mediatica,e dai critici che chiamerei (Opinionisti ).
    Cari Signori opininisti vi invito a girare L’Italia con meno sufficenza e inganno, troverete tanti Artisti con la A maiuscola.
    Meno artifici mediatici …. Auguri.
    Federigo Innocentini.
    Firenze. anno di grazia 2011

  • SAVINO MARSEGLIA

    Chi conosce un libro sconosciuto e inedito di John Harret “Vita d’artista anonimo” avrà senz’altro capito dove voglio arrivare. L’artista è un ricercatore di forme di nuovi linguaggi e significati. E’ una persona che risparmia il suo tempo. Non è incline a perdere tempo prezioso in sterili mostre e feste mondane. La sua vera passione non è il successo a tutti i costi, ma la passione per l’arte, come mezzo di conoscenza di se stesso e il mondo che lo circonda. L’artista anonimo è colui che contrappone l’esigenza del suo lavoro con la vita della collettività. E’ quello che non cerca il chiasso nella massa, ma il silenzio nell’autenticità del tessuto umano. II silenzio è la sua sorgente d’ispirazione e ancora una volta è d’oro. E’ colui che non crocifigge le sue “creature” su una parete o le mette in mostra come “souvenir” in un supermarket di merci da vendere. E’ una persona speciale che contempla il miracolo della natura, con le sue infinite forme e meravigliose creature. E’ quello che produce opere d’arte per meglio vivere; è quello che guarda estasiato il volo delle farfalle, degl’uccelli , di cui ne ammira la bellezza in libertà…, E’ quello che non impaglia con gli spilli i piccionie e che non li esponei come trofeo di caccia in un anonimo e grigio capannone. Di fronte a questa pietosa crudeltà umana, non c’è così da stupirsi se sulla vita di queste creature c’è un tale destino. Il concetto dell’arte da ‘imbalsamare è finito non solo con i faraoni…, ma in tutti gli ambiti dell’arte contemporanea., dovunque essa possa indicare l’opera d’arte come operazione concettuale fine a se stessa. L’arretratezza di ogni provocazione sta nel suo modo di proporsi artigianale e non rispetto alle possibilità offerte dalla nostra epoca ipertecnologica e virtuale. Nella ricerca di Cattelan troviamo solo artigianalità. Il pubblico assuefatto assume presto il volto della noia e del già rivisto.

  • In questi nomi non avverto nessuna autentica esperienza poiché assente manifesto è ogni forma di autonomia. Questa gente si guadagna vergognosamente il pane solo come collaboratori.
    Cattelan è la merce più volgare nel piccolo salotto dei manovali del pensiero.
    Pratesi se pensi che stai scrivendo a degli sprovveduti ti sbagli di grosso.

  • ma Hm che è Helga Marsala quanto è inutile. E come si atteggia poi…..
    Ma va la racchia!

    • Terry

      e H2O chi è ?

  • ip

    @aldo
    hm non è helga marsala, hm è hm..
    helga marsala poi, è molto carina.
    e tu sei abbastanza innominabile

    • Redazione

      ip, intanto grazie per la puntualizzazione (e per il complimento!). ma a questo punto devo proprio intervenire. E dire a chiare lettere che hm NON SONO IO!!!! L’altro giorno un artista ha litigato con hm per un’ora nei commenti sotto a un articolo, pensando di parlare con me. Poi mi ha scritto per chiarire, e io ovviamente cadevo dalle nuvole… Ma non è la prima volta che succede.
      Ora, hm è sicuramente un commentatore particolare, con dei modi un poco taglienti, polemici, e un lingaggio a volte un filo “colorito”. Ma insomma, ci sta, è il suo stile. Però dico io… Vi pare possibile che io mi metta a rispondere ai lettori in quei termini???? A sparare a zero con 50 commenti al giorno, e tutti abbastaza velenosetti? Per altro nella testata per cui lavoro, dentro allo staff di direzione?!
      Sono sempre molto educata, ancorché diretta, nei miei (pochi) interventi sul commentario. E nulla m’appartiene dei toni e dei modi del pur simpatico hm.
      Dunque ribadisco: HELGA MARSALA NON è hm! Poi se sono racchia vabbè, quella è un’altra storia, pazienza. De gustibus. Ma “atteggiata” no santoddio, proprio zero! A proposito… Aldo, ci siamo mai incontrati?

      • hm

        scusa helguccia ma quale sarebbe il post e i commenti incriminati che ti hanno fatto tanto tanto perdere la faccia? no perchè a questo punto lo puoi anche specificare (visto che fra le righe mi hai dato del velenosetto maleducato che spara a zero usando brutti termini) no?

        • hm

          in ogni caso tranquillizzati dai, lo sanno tutti che non sei hm ma semplicemente la signorina hm . mi stupisce che qualcuno si sia confuso, io credo però sia stato un fake che ha creato confusione apposta e si è divertito a contattarti per questo . aldo per esempio è visibilmente fake nel suo intervento .

          • helga marsala

            ma dai, mica ti sarai offeso. che tu sia un poco aggressivo e acidino è noto. è il tuo modo e va benissimo. t’ho detto pure che mi stai simpatico. non è che perdo la faccia, ma è che proprio io non scriverei mai come scrivi tu e non direi le cose che dici tu! e + volte mi è capitato di venire a sapere di tali equivoci…gente che litiga con te pensando che sia io! mi fa pure un poco ridere in verità…

          • helga marsala

            ah, non mo mica detto che sei maleducato. se hai capito così mi spiace, non lo penso. ma che ti paice far polemica e punzecchiare, beh quello non lo puoi negare.

          • hm

            mi sembra assurdo, pensavo che il confondere i nomi fossero delle semplici gag per creare confusione, in ogni caso non ho mai litigato con qualcuno qui sopra a quanto mi ricordi a parte una volta con pairone (ma era su exibart) ed è acqua passata . al massimo qualche veloce battuta più o meno acida, non capisco perchè ti abbiano scritto in privato sinceramente, sono sempre dell’idea che siano stati equivoci fake creati apposta per divertirsi e seminar zizzania, o forse sono tutti invidiosi delle nostre lettere . sì un po’ si capiva così dal tuo commento in ogni caso grazie del chiarimento, ciao hmessa

      • ip

        prego helga.
        è un piacere difenderti.

    • a. p.

      hm potrebbe essere:
      Hansi Muller
      Henri Matisse
      Henry Miller
      Henry Moore
      Halessandro Manzoni

      • hm

        house music
        heavy metal

      • fausto

        anche una marca di sigarette

  • A.S.

    I piccioni di Maurizio
    non hanno più la freschezza del tempo,
    la solidificazione del vapore.
    Cattelan oggi non e più quello di ieri
    e vale anche per il suo lavoro
    trovo istallazione noiosa se non fosse per la solita spiegazione
    che farcisce il lavoro
    ciao Maury…

  • il problema non è cattelan, ma il resto…

    • spero che Luchetto non pensi di crearsi una via di fuga dal resto.

  • Paola Ugolini

    Al di là delle polemiche personali per ritornare a quanto scritto da Ludovico, oltre al fatto che mi pare ovvio che nel padiglione internazionale della Curiger ci sia una minima, ma comunque significativa, presenza di artisti italiani che, e qui concordo con Pratesi, ben rappresentano il nostro paese con lavori interessanti e coerenti con il tema dell’esposizione. Davvero ottimi i lavori di Marinella Senatore, Monica Bonvicini, Elisabetta Benassi e Giulia Piscitelli. Un vero piacere per gli occhi avere delle opere di artisti italiani di così alta qualita in un contesto espositivo di alto livello internazionale dopo il profondo sconforto che mi ha provocato la terribile cacofonia visiva del padiglione Italia. Probabilmente l’esposizione collettiva con il più brutto allestimento che io abbia mai visto.

  • luca camporesi

    Cara Paola d’accordo con te, ma la mostra al Macro sulla presunta street art dal titolo New York minute della Depart , non aveva un aspetto e un assetto allestitivo simile al pasticcione italia?

  • Kilgore Trout

    Luca Rossi dà la linea, non c’è che dire. Tra le migliori (e pochissime) voci critiche in Italia. Peccato che ci sia questo pasticcio del voler anche proporsi come artista.

  • ip

    ipazia dice che luca rossi ama farsi i complimenti

  • pablo

    “………..l’opera di Maurizio Cattelan, composta da 2.000 piccioni impagliati che osservano gli spettatori della mostra dall’alto, con quel pizzico di sarcasmo tipico di un pensiero mordace e tagliente……”( Ludovico Pratesi).
    Cattelan è il rappresentante nel campo artistico del nulla che regna nel politico
    da anni

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Il problema di Luchetto, non è tanto fare l’artista, il critico, l’atleta, ma quello di acquisire meriti riconosciuti; dentro un sistema dell’arte irriconoscibile, ma che nessuno riesce a cambiare.

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  • Good Andreotta Caló!