Lasciatevi contagiare

Piante con Dna umano, batteri modificabili dagli spettatori, un vegetale che interagisce con un canarino. Eduardo Kac sbarca a Torino, naturalmente al Pav. Con una mostra “virale” che inaugura questa sera.

Eduardo Kac - Edunia - 2003/2008

È la star (negativa) del momento. Di nome fa Escherichia, di cognome Coli. Anche noto come E. Coli. Il batterio che fin dalla nascita vive nel nostro intestino ed è fondamentale per la digestione. Lo stesso che però, se nella nostra pancia ci arriva nascosto nel cibo o nell’acqua, può causare un mare di problemi. Da innocui mal di pancia fino alla morte, come nel caso delle 22 vittime provocate in Germania dal ceppo cattivo 0104:H4.
Quando stasera scoprirete che uno dei protagonisti di Living works, la prima personale italiana di Eduardo Kac (Rio de Janeiro; 1962 ; vive a Chicago) curata da Claudio Cravero negli spazi del PAV a Torino, è proprio una colonia di E. Coli, non spaventatevi. Non c’è nulla da temere, visto che è chiusa in una capsula di Petri e non si diffonde per via aerea, ma solo per ingestione. Il lavoro si intitola Cypher ed è un libro scultura che nasconde un laboratorio con tanto di pipette, capsule, provette che lo spettatore può usare per modificare la sequenza del Dna del batterio.
Ora vi starete chiedendo che razza di artista lavori con esseri microscopici invece che con colori e tele. La risposta è un artista transgenetico. “Faccio arte che riflette la vita”, spiega Kac. “La natura degli esseri viventi è fluida, ibrida, transgenica, dove la transgenetica non è sinonimo di mostruosità. Anche senza l’intervento dell’uomo, infatti, la trasmissione di geni da una specie all’altra fa parte della natura”.
Il fatto che le morti causate dall’epidemia tedesca siano coincise con la mostra al Pav porta a riflettere proprio sul rapporto tra uomo e natura. Leggendo gli articoli di giornale relativi al contagio alimentare, viene quasi da pensare che questi batteri entrino nel nostro corpo in stile “invasione degli ultracorpi”. La realtà è che, come già detto, gli E. Coli sono con noi fin dalla nascita e hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita. Questo mette in luce il carattere fondamentalmente egoista dell’uomo, che pensa di essere una specie monarchica nel suo dominio sulla natura e autarchica nel campare grazie alle proprie forze.

Kac pensa lo stesso degli artisti, una specie che “da sempre realizza opere concepite per altri esseri umani, mentre il mondo, in realtà, è molto più ricco di quanto la nostra prospettiva colga”. Per questo ha creato un lavoro i cui “beneficiari” sono un canarino e una pianta che interagiscono a distanza. I cinguettii dell’uccello in gabbia al Pav sono trasmessi a un filodendro collocato nella Sala della Lettura del Castello di Rivoli. Viceversa, la pianta restituisce all’animale le proprie influenze elettromagnetiche. “In questo modo si crea un dialogo percepito da un universo sensoriale che non è il nostro. Lo scopo è sottolineare come la prospettiva da cui guardiamo e interpretiamo il mondo è limitata”.

Eduardo Kac - Edunia - 2003/2008

Altro pezzo forte della mostra è Edunia, una pianta (di cui gli spettatori potranno prendere i semi contenuti in piccole scatole a forma di farfalla) nata dalla fusione transgenica tra il Dna dell’artista e una petunia.
Vista la complessità delle tematiche in mostra, stamattina alle 11, presso il laboratorio G. Guazza di via Sant’Ottavio 20, si terrà una conferenza in cui Eduardo Kac spiegherà i suoi lavori, mentre venerdì 10, dalle 13 alle 17, l’artista sarà impegnato in un cervellotico workshop a cui ci si può prenotare fino a esaurimento neuroni… ops, fino a esaurimento posti.

Stefano Riba

Torino // fino al 25 settembre 2011
Eduardo Kac – Living works
a cura di Claudio Cravero
www.parcoartevivente.it

  • Il concetto è estremamente affascinante non condivido il metodo. Noi siamo Natura.
    Quando separiamo una cellula la vita muore. Come possiamo manipolare
    qualcosa che la stessa scienza non ha ancora compreso, l’origine della vita è impressa in ogni molecola di ogni forma su questo pianeta, ma la loro correlazione ci è ignota, pur comprendendo oramai il filo comune che lega ogni struttura vivente l’una all’altra indissolubilmente. In breve noi siamo natura ma non possiamo sostituirci ad essa. I grandi saggi l’hanno sempre saputo.

    Come può questo uccellino cantare felice in una gabbia ed in un ambiente così asettico? L’arte rispecchia sempre comunque la vita.