L’altro Settecento, a Bordighera

Liguria di Ponente, verso il confine con la Francia. La dove la prima Regina d’Italia si fece costruire una splendida villa. E dove, dopo anni di restauri, viene collocata la collezione Terruzzi. Apre al pubblico domenica 19 giugno, di fatto, il secondo museo italiano dedicato al Settecento. Un evento di portata internazionale.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Se fosse possibile condurre un immaginario sondaggio sui gusti di chi sia almeno incuriosito da questioni storico-artistiche, con ogni probabilità l’arte del Settecento chiuderebbe la classifica dei risultati. Certamente perché il secolo dei Lumi vide tramontare – massime in Italia – tutta quella struttura sociale che aveva sostenuto le arti nell’epoca d’oro del Rinascimento e nell’epoca degli eccessi del Barocco. Con la progressiva, inarrestabile perdita di potere delle due colonne sulle quali si fondava tale struttura, le grandi casate nobiliari da una parte, le ricche gerarchie ecclesiastiche dall’altra. Questo portò a un oggettivo disorientamento degli stessi artisti, privi di punti di riferimento (e anche di mecenati), e spesso divisi fra uno sterile neoclassicismo e un vedutismo da Grand Tour decadente.
Semplificazioni, ovvio, che a volte oscurano un’altra verità. Ovvero la scarsa conoscenza che si ha della produzione artistica di quel periodo. In Italia esiste un solo museo che vi si dedichi in maniera esclusiva, il notissimo Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico, peraltro concentrato per l’appunto su quella che resta la scuola più nota (anche a livello di mercato) del XVIII secolo.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Ora a questa complessiva lacuna potrebbe porre in parte rimedio la nascita di un nuovo polo museale, che si inaugura in Liguria, nella sfolgorante sede di Villa Regina Margherita, a Bordighera, e che esporrà un’importante selezione della collezione Terruzzi. La vocazione settecentesca non è certo dichiarata nelle intenzioni dei promotori del progetto – Città di Bordighera, Provincia di Imperia, Regione Liguria, Famiglia Terruzzi – ma è nota la predilezione in tal senso del grande collezionista Angelo Guido Terruzzi, scomparso nel 2009, ed è di fatto confermata dalle scelte per l’esposizione permanente.
Non mancheranno di certo opere pregevoli di altre epoche, a partire dalle tavole a fondo oro del Tre e Quattrocento di importanti autori toscani e veneti come Giovanni Del Biondo, Bicci di Lorenzo e Bartolomeo Vivarini, collocate nella Cappella della villa. Ma è appunto nell’ampia e variegata raccolta settecentesca che risiede l’unicità del nuovo museo, e la specificità in grado di farne un punto di riferimento anche a livello internazionale.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Eccezionale ad esempio il nucleo di opere di Alessandro Magnasco, che configura una vera e propria monografica dell’artista, apprezzato da committenti del calibro del Gran Principe Ferdinando de’ Medici. A documentare la scuola napoletana ci sono tre tele di Luca Giordano, due delle quali di grandi dimensioni, mentre la scuola emiliana si distingue con le due opere di Giuseppe Maria Crespi, Il Ritrovamento di Mosè e L’Adorazione dei Magi. Altro significativo rappresentante settecentesco è Francesco Londonio, artista meno noto ma molto amato dai Terruzzi, che hanno concesso al museo due sue scene pastorali di imponenti dimensioni e altre sei più piccole, unitamente a una decina di incisioni ad acquaforte, tecnica nella quale l’artista lombardo era maestro.
Fra i tanti francesi rappresentati vanno citati Jean-Baptiste Lallemand, paesaggista di metà Settecento e Accademico di San Luca, Piat-Joseph Sauvage, Charles Joseph Natoire, Jean-François de Troy, Hubert Robert e Jacques de la Joue.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Due parole sulla sede, la cui valorizzazione diventa particolarmente significativa nell’anno in cui si celebra il centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Si tratta infatti della villa che Margherita di Savoia – prima Regina d’Italia – volle far costruire tra il 1914 e il 1916, dove avrebbe trascorso gran parte degli ultimi anni di vita e dove si sarebbe spenta nel 1926. Dopo due anni di impegnativi restauri, torna ora al suo splendore grazie a un progetto culturale che vede pubblico e privato affiancati nella creazione del nuovo polo museale. Ospiterà fra l’altro un attrezzato gabinetto di restauro, spazi per eventi espositivi, convegni e incontri, e un’elegante caffetteria nella grande terrazza che corona l’edificio, dove amava ristorarsi la stessa sovrana.

Massimo Mattioli

www.fondazioneterruzzivillamargherita.it

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.