Il Padiglione Sgarbi? Simile a “Younger than Jesus”

Avete letto bene, l’“accrocco” sgarbiano in Laguna è molto simile a mostre iper-celebrate come quella del New Museum. Una tesi forte? Provocatoria? Nemmeno troppo, a seguire il ragionamento di Gian Maria Tosatti.

Performance di Gaetano Pesce - Padiglione Italia - Biennale di Venezia 2011
Performance di Gaetano Pesce - Padiglione Italia - Biennale di Venezia 2011

Immaginiamo per un attimo di non essere italiani, di non aver seguito da vicino per mesi tutta la querelle legata alle faccende politiche e organizzative del nostro Padiglione nazionale alla Biennale. Immaginiamo per un attimo di essere norvegesi, giapponesi o, ancor meglio, americani. E adesso proviamo a guardare con occhi stranieri il padiglione di Sgarbi. Cosa vedremmo? Una grande installazione caotica. Un grande circo assordante. Una di quelle cose che ci può capitare di vedere sovente nei musei internazionali di maggiore tendenza o nelle gallerie newyorchesi più trendy.
Potremmo fare un mucchio di esempi in cui l’estetica dell’accrocco ha contagiato, oltre agli artisti, anche diversi curatori che hanno esposto nelle loro mostre top-class un caleidoscopio accecante di pessima pittura, tentativi non riusciti di installazione e immondizia su cui siamo sempre disposti a glissare con una risatina disinvolta, fingendo che sotto ci sia dell’ironia, purché ci sia anche la benedizione del sistema.
Partendo da qui, Sgarbi col suo Padiglione ha compiuto un’operazione al limite del nichilismo. Ha provato a fare il peggior padiglione della storia per poi dire: “Vedete, fa schifo, e ce l’ho messa tutta per riuscirci, ho scoraggiato gli artisti veri in ogni modo perché non partecipassero e mi lasciassero in compagnia dei soli pittori della domenica. Adesso però guardate e stupitevi di come questa sagra della frutta e verdura non sia tanto diversa da quello che voi continuate a vedere nelle boutique ultra-esclusiviste dell’artworld”. La perifrasi è nostra, ma basta prendere in mano un qualunque giornale per trovare dichiarazioni simili.

Franz West - Para-Pavilion - Arsenale - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

Insomma, il padiglione italiano è un macello ma non stona. E noi, per quanto ci riguarda, siamo sicuri di poter dar torto al “curatorissimo” sul fatto che il nostro sistema sia malato e che spesso i nostri anticorpi snob siano più pericolosi della malattia? Vorremmo, ma non possiamo. In parte ha ragione lui. Il suo padiglione era brutto e futile tanto quanto Younger than Jesus al New Museum e tutto ciò che in modo meno blasonato gli somiglia, pur venendoci continuamente propinato come super-trendy in contesti internazionali e nostrani. Se non ne fossimo ancora convinti, basterebbe uscire appena fuori dal padiglione e proseguire la passeggiata. Le prime tre opere che incontreremmo sarebbero nell’ordine: la cosa rosa di Franz West che deturpa i giardini delle Vergini, il ‘padiglione’ dei Gelitin in cui gli artisti si sodomizzano con delle banane, e la sacra famiglia di Katharina Fritsch con San Giuseppe verde e la Madonna lilla. E tutto questo, teniamolo ben presente, non è Padiglione Italia.

Gelitin - Some like it hot - performance al Giardino delle Vergini - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

L’arte non è cosa nostra: anche il titolo di questo padiglione alla fine pare onesto. E anche qui vale il principio d’identità. Sgarbi, col suo linguaggio da trattoria, avrebbe detto: “La merda che io ho prodotto con artisti improbabili è merda tanto quanto quella che altri producono con alcune teste di serie internazionali. È evidente. Se non lo riconosci o sei in malafede o davvero non sai cosa l’arte sia davvero”.
È una posizione semplice, massimalista e condivisibile solo facendo mille distinzioni; è la ripetizione della storiella del re nudo che pure ogni tanto fa bene ricordare e che anche stavolta fa comunque riflettere. E così facendo, con la sua morale da scuola elementare, Sgarbi è anche riuscito a non fare il peggior padiglione della storia. Meglio un padiglione brutto ma pensato che un padiglione arrangiato. Insomma, non sembra sia stato questo l’anno della brutta figura, e converrà pur prendere quel che di buono questa riflessione è in grado di suscitare.

Gian Maria Tosatti - Testamento. Devozioni X - veduta della mostra presso la torre del San Camillo, Roma 2011

Per conto mio, che ho proposto questa lettura, posso solo dire che quello di Sgarbi non è il mio stile, che preferisco costruire invece di demolire, sapendo che padiglioni come quello dell’Austria o della Germania ci dimostrano quale sia il volto luminoso dell’arte e di molti grandi artisti contemporanei, al di là di quelle ombre del sistema su cui ci fa indugiare il nostro Vittorio. Ma in una Biennale che ha confuso le lampade al neon con le “illuminazioni”, non mi pare proprio che la delusione sia stata Sgarbi.

Gian Maria Tosatti

  • andrea

    mavaccagare!
    hai la faccia come il culo: un finto elogio del padiglione italia per farti pubblicità..
    complimenti!

    • Marco Pucci

      Casomai sono quelli che sputano sentenze che vogliono farsi pubblicità… non e’ certo il momento in cui valutare Sgarbi Curatore positivamente possa generare qualche vantaggio, o no, furbone!

      • andrea

        la tesi dell’articolo è: sgarbi mi fa cagare (perché è evidente che l’autore non apprezza VERAMENTE il critico di ferrara), e anche il “sistema” in fondo non è che sia messo meglio. però se sfrutto questo articoletto pseudo-contestatore per infilarci la foto di un mio lavoro (guarda caso di dimensioni maggiori di tutte le altre immagini presenti nell’articolo) ci guadagno un po’ in visibilità.. eureka!

        • Ho già scritto più in basso che non ho scelto io le foto dell’articolo.
          Quando ho visto l’immagine di una mia opera pubblicata ho pensato che non c’entrava niente e ho chiesto alla redazione di toglierla, ma non è stato fatto.
          Anche secondo me è stata una scelta sbagliata.

          • andrea

            infatti, non ti mette affatto sotto una buona luce (come artista intendo)…

  • nemesi

    wow. testamento… che fortuna per i tuoi eredi!

  • luca rossi

    Invece fondamentalmente ha ragione. Anche se non ho visto younger than jesus e quindi non posso giudicare. L’operazione di Sgarbi è un’ottimo negativo, forse avremo bisogno di ottimi positivi.

    Il padiglione è il sintomo di una crisi del sistema dell’arte italiana che investe anche la parte del sistema che si dissocia e che viene considerata migliore (il giovanilismo garuttismo, lo smart relativism, l’ikea evoluta, lo story story I Lov Yu); sistema “migliore” a volte caratterizzato da uno spiacevole provincialismo snob. Sgarbi ha voluto esorbitare questo, per intenderci ha voluto smascherare il Milovan Farronato del sistema buono, che se ci pensate è il corrispettivo di Sgarbi.

    Tra la controbiennale del 2009 di Farronato e il padiglione 2010 di Sgarbi io preferisco il secondo. Perchè è più sincero e autentico rispetto al momento storico italiano e alla Natura italiana. Sgarbi, inconsapevole e ignorante, costringe a guardarsi allo specchio; e il primo passo, prima di superare i propri limiti, è avere il coraggio di guardarsi allo specchio. La controbiennale di Milovan voleva ammiccarre ad un vago mainstream internazionale, e la mostra era organizzata con lo stesso principio sgarbiamo: qualche amico radunato via mail. Anche in quella mostra non c’era reale approfondimento.

    http://whitehouse.splinder.com/

    • Mah

      @luca rossi. cito: “Sgarbi ha voluto esorbitare questo […] Sgarbi, inconsapevole e ignorante”.
      Beh, Rossi, deciditi: è un’operazione voluta o un’operazione inconsapevole?
      Mi pare che tu, senz’altro tu, abbia le idee poco chiare.

    • nemesi

      sembri politi… un giorno dici una cosa , il giorno dopo un’altra…
      per sgarbi l’arte contemporanea è una merda ed nel suo padiglione l’ha rappresentata benissimo.
      .. se ti fa piacere posso dire che rispetto a quello di luca beatrice di due anni fa almeno questo faceva ridere…

    • luca rossi

      luca rossi tu non vedi mai le mostre, ti piace parlare, solo parlare, ma non vale un acca la tua opinione da handicap!

  • G.G.

    Gianmaria dovresti parlare con qualche artista non italiano, soprattutto uno di quelli molto lontani dalla nostra cultura, per capire davvero cosa hanno percepito dell’arte italiana.
    Uno di questi dopo aver visitato la Biennale ha avuto l’occasione di vedere l’opera di Sassolino al Macro, e di fronte ad essa ha esclamato: Oh my God, I thought the italians were only able to make paintings! Amazing!!

    • costui mi sembra un bell’ignorante francamente…penso che del giudizio di persone così ottuse possiamo anche fregarcene….

  • gea

    Tutte le situazioni che ci permettono di indagare il sistema dell’arte contemporanea nei suoi aspetti di organizzazione delle élites, creazione e validazione di sistemi simbolici, sistemi di cooptazione e attribuzioni di ruoli significanti sono benvenute!!!

  • LorenzoMarras

    Forse Gea Vorresti riferirti ai dispositivi che consentono a quelle Elite di imporsi. A partire dallo stesso Linguaggio che nell’ambito di quelle elite è il vettore piu’ spaventoso di dominio (non fosse per quella attitudine condurre alla paralisi degli esterni che desiderano entrarVi).
    Dovremo porci piuttosto nella stessa situazione del contadino di Kakfa di fronte la porta del Tribunale , voglio dire nelle stesse aporie (non si entra in un gia’ aperto).
    non aprirsi una via di fuga dal desiderio ne’ tanto meno soccombere ad esso.

  • Marco Pucci

    OOOOHHhhhhh finalmente, finalmente, finalmente qualcuno che usa il cervello e la tastiera senza farsi prevaricare dagli ormoni, dagli odi, dal conformismo, dal radicalchicchismo e dal cavalcare l’onda dei maestrini intelligentoni. Questa e’ una critica seria, come quella di Dorfles sul Corriere di Domenica.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      L’ARTE DEL RIFIUTO

      Il degrado della situazione sociale, culturale e politica italiana, ci fa sentire smarriti e impotenti anche di fronte a questo (Padiglione Italia 2011), che si presenta simile ad un grande deposito di immondizie.

      Si nota con chiarezza questo caotico deposito di cinfrusaglie varie, elevato all’ennesima potenza; dove possiamo trovare di tutto e di più. E’ estremamente difficile districarsi in questo caos organizzato ad arte…, in cui le rare qualità artistiche esistenti, sembrano offuscate da una valanga di cose mediocri, se non di rifiuti veri e propri.

      Questo ci fa riflettere sull’annoso problema dei rifiuti di Napoli e di altre Città inquinate e disorganizzate d’Italia. Quindi è necessario saper distinguere ciò che è ordinaria spazzatura domestica da ciò che è eccelenza del pensiero. Ma che cos’è il rifiuto nell’arte? E’ forse solo un’atteggiamento dell’artista che rifiuta una società alienata e mercificata, o semplicemente una banale produzione di merci fittizie?

      Dunque, se l’arte del rifiuto è negazione di codici di regole di poteri costituiti (mercato, cultura, politica, pubblico, Chiesa); allora ci troviamo di fronte ad una risorsa del pensiero critico dialettico e cioè a una produzione di senso. Ma se sono solo cose di rifiuti domestici, allora, bisogna chiedersi: perchè, ancora non riusciamo a ben distinguere un’autentica opera d’arte del pensiero da una produzione di rifiuti solidi urbani?

  • Mario Paloschi

    Bravo Gian Maria, complimenti. Questa e’ una critica lucida ed interessnate e sono contento che qualcuno riesca a vedere al di la’ del proprio naso.

  • low

    un vero e proprio fenomeno, lo ribadisco.

  • Roberto Ciracì

    Ho visitato Younger Than Jesus
    a suo tempo. Partiamo dal presupposto che
    tutti gli artisti erano sotto i 33 anni d’età e già il confronto non può essere fatto.
    Partiamo pure dal fatto che la mostra in patria
    è stata stroncata da diversi giornali e che il New Museum non gode di buona fama tra la comunità artistica per diverse ragioni. Vorrei sapere da chi è stata osannata questa mostra? Citate gli articoli per favore? si scrivono come al solito su questo giornale giudizi personali.
    Va da sè che questo articolo non dice nulla. Non vi lamentate di Massimo Boldi. La difesa alla tristezza (allestimento e selezioni artisti) di Sgarbi è fuori luogo.
    Se una mostra è ributtante lo è anche in terra straniera.
    Siamo adulti e vaccinati per capirlo da soli.

  • feu

    L’unica cosa che condivido di questo articolo è il fatto di smitizzare il new museum, dove ben di rado passano mostre sufficienti, per il resto trovo Illuminations tra le migliori biennali di sempre, senza fuochi d’artificio come bonami o birbaum, roboanti e vuote. Condiscila come ti pare, il Padiglione Italia è stato pessimo, e basta. Solo l’articolista, Giancarlo Politi (incavolato perchè non gl hanno dato la vip card – ed han fatto bene), Luca Rossi ed in parte Gillo Dorfles hanno saputo trovare modo di trovare qualsivoglia significato nell’operato di sgarbi.
    Illuminations è splendida, l’opening era un po affollato, ma con cio non significa che la mostra sia stata cattiva, tutt’altro.
    Ogniuno puo criticare chi gli pare, ci mancherebbe, ma un attimo di umità non farebbe male, altrimenti non ne esce alcun dato costruittivo, nonostante le buone maniere, la tesi del testo è insostenibile.

    • hm

      veramente luca rossi ha scritto più volte che sgarbi è un ignorante inconsapevole . in ogni caso nei commenti se ne parlava già da almeno due settimane, non mi sembra che questo articolo abbia aggiunto nulla di nuovo a quanto era stato detto .

  • antonio

    RIGUARDO QUESTA LITANIA SULLA CATTIVA PITTURA:
    era un po che non intervenivo perchè sinceramente ho poco tempo da perdere e mi ero ripromesso di non perdere ore in inutili polemiche con spesso frustrati opinionisti anonimi ma sinceramente ne ho le scatole piene di continuare a sentire regolarmente le due parole “Cattiva Pittura” spiattellate qua e là quando sappiamo che la scena internazionale e quella nazionale sono strapiene di tonnellate di ben altre vaccate.
    Ad esempio l’anonimo GG dice di aver incontrato un artista straniero (E chissà di che genio deve trattarsi ) che avendo visto la banale installazione di Sassolino avrebbe detto “Amazing, credevo gli italiani sapessero solo di fare quadri”: e se io avessi incontrato invece un direttore di museo straniero, un professore di storia dell’arte americano (con una lista di libri pubblicati e non di articoletti per blog o riviste) e anche un pittore straniero che mi avessero detto: ” Però non sapevo che in italia ci fosse ancora tanta pittura: mi domando come mai all’estero mandiate invece sempre installazioni foto e video mediocri!” il che mi sembra più rispondente alla realtà! Quindi ben venga quest’articolo , ben venga qualche commento di Luca Rossi sulla situazione italiana, ben venga qualche smitizzazione di alcune realtà internazionali, ben venga addirittura il commento di Politi che quando si arrabbia gli capita x sbaglio di dire anche cose intelligenti (forse non molti di voi ricordano ad esempio alcune sue esternazioni contro l’eccessivo potere dei critici – curatori internazionali).Ben venga anche il casino creato da quell’opportunista vanitoso di Sgarbi se serve a far capire che le liste di partecipazionoe di Manifesta ed altre Biennali sono altrettanto deliranti.
    Un’altra cosa sulla pittura: mi pare che l’arte sia diventato il rifugio degli incapaci e falliti di ogni genere che riciclano la propria incompetenza di settore in un mondo dove mescolando di tutto si è meno esigenti e si scambiano lucciole per lanterne : il rancore verso la pittura è il rigurgito di chi è cresciuto come l’ultimo della classe e che abbracciato ai sodali del suo tipo crede di aver trovato riconoscimento e valore a dispetto di qualcun’altro! non avete mai pensato ai costi e ai rischi dei trasporti di quadri dipinti in mesi di lavoro? perchè pensate che certe gallerie e musei preferiscano trattare rassegne di installazioni( Racimolate nei robivecchi e nelle ferramenta) o filmetti video (fatti in casae contenuti in un cd)?
    Quindi bella gente abbiate rispetto per gli altri perchè sappiate che per certa arte con la crisi montante dell’occidente assistenziali i prossimi saranno anni durissimi
    (la situazione traballante dei musei italiani non è isolata) e dovrete convincere il pubblico vero non i vari Bruciati o Ferrovecchio e, in questo, il buon senso darà un grande vantaggio ai pittori che tanto temete.
    Quanto alla Curiger vive in svizzera e vive fuori dalla realtà e la sua Biennale non rappresenta nulla di tutto quello che accade nel mondo

  • hm

    -e la sacra famiglia di Katharina Fritsch con San Giuseppe verde e la Madonna lilla. –

    katharina fritsch può piacere giusto a gente tipo milovan farronato .

  • udo

    ma nooooo, i Gelitin sono super!

    c’è accrocco e accrocco, cari miei

    provateci a fare qualcosa del genere senza scadere nel rancido o nel patetico, provateci!

    • antonio

      udo mettila te la banana nel culo se ti piace tanto così puoi esporre al circo Orfei
      anche se credo che il numero dell’ingoiatore di spade sia sempre più gettonato

      • udo

        con una risposta del genere mi fai capire che ho ragione da vedere

        • udo

          da vendere! (fantastico lapsus!)

  • Caro Gian Maria Tosatti, il tuo articolo e’ interessante, ben scritto e godibilissimo, ma… c’e’ un grosso ma, infatti non puoi dire “Sgarbi avrebbe detto..” inventandoti dei piacevoli “virgolettati” di pura fantasia perche’ quel che Sgarbi ha detto della sua idea, del Padiglione Italia, non e’ affatto quel che dici tu e non c’e’ nessun bisogno di immaginarselo o addirittura inventarselo dato che e’ stato da lui detto in una conferenza pubblica, cui Artribune ha dedicato punto spazio, ma che e’ riportata ad ampi stralci e riassunti dal Corriere della Sera

    http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_06/panza-biennale-sgarbi-contro%20tutti_2a4f7bfc-9046-11e0-bd7e-24c232303fed.shtml

    possibile che tu non ne fossi a conoscenza? Che nessuno in Redazione ne fosse a conoscenza? E se ne eri (ne eravate) a conoscenza quale e’ lo scopo di un articolo che va’ a dare una “interpretazione” del pensiero di chi tale pensiero ha espresso in modo chiaro ed esaustivo ?
    Noi oggi possiamo ben criticare le idee di Sgarbi e dare su di esse tutti i giudizi che riteniamo opportuni, perche’ questa e’ “critica”, possiamo porli in ridicolo con l’arguzia e l’ironia perche’ questo e’ “satira”, quello che non possiamo assolutamente fare e’ “immaginare” quali possano essere state o “inventarci” le sue motivazioni, dopo la loro enunciazione, o meglio potremmo anche farlo e sarebbe “letteratura” ma dovremmo avere l’accortezza e la correttezza di premettere al testo “Questa e’ una novella di pura fantasia, ogni riferimento a persone e fatti.. ecc. ecc.”

  • Caro Gian Maria Tosatti, il tuo articolo e’ ben scritto, intelligente, godibile ma… ma c’e’, un grosso ma! Infatti tu non puoi scrivere “Sgarbi avrebbe detto…” ed inventarti dei simpatici “vigolettati” da mettere in bocca (o meglio nel “baloon” visto che sarebbero in realta’ “pensieri”) a Sgarbi perche’ quello che Sgarbi voleva dire sulla sua idea e sul Padiglione Italia lo ha detto in maniera chiara ed esaustiva in una pubblica conferenza stampa, cui Artribune ha dedicato punto spazio, ma di cui il Corriere della Sera ha pubblicato ampi stralci e riassunti

    http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_06/panza-biennale-sgarbi-contro%20tutti_2a4f7bfc-9046-11e0-bd7e-24c232303fed.shtml

    Possibile che tu non lo sapessi, che nessuno in Redazione lo sapesse? E se lo sapevi (o lo sapevate) che significato ha un articolo in cui vengono “immaginate” ed “inventate” le intenzioni di chi, tali intenzioni, ha gia’ compiutamente espresso?
    Noi oggi possiamo ben esprimere i nostri giudizi e commenti sulle motivazioni sgarbiane perche’ questo e’ “critica”, possiamo anche ridicolizzarle o stigmatizzarle con l’arguzia e l’ironia, perche’ questa e’ “satira”, quello che non ci e’ consentito fare e’ “immaginarle” o “inventarle”… o meglio ci sarebbe pure consentito e questo sarebbe “letteratura” ma dovremmo avere l’accortezza e la correttezza di premettere all’articolo, ben visibile, la nota dicitura “Questo e’ un testo di pura fantasia, ogni riferimento … ecc. ecc.”

  • antonio

    caro Luciano Gerini sei un pedante mi pare che Tosatti non abbia forzato granchè il pensiero di Sgarbi : in ogni caso mi pare chiarisca sufficentemente che la citazione è inventata quindi non strologare troppo sulla “letteratura” e renditi conto piuttosto di che razza di cretinate sono esposte nel settore internazionale: West potrebbe andare bene come animatore in un asilo a patto che i bambini possano distruggere le sue sculture miserrime; katarina Fritsch ricicla da anni sempre le stesse banalità che non riescano a esprimere neanche il significato schematico che vorrebbero avere, i gelitin sono un gruppo di idioti in vacanza e sembrano proprio quelli del film di Von Trier, spoeriamo che si caccino in culo anche un pupazzo di hitler invece di lodarlo come ha recentemente fatto il confuso regista

    sbarbi non mi piace di certo
    in ogni caso quello dice riportato sul corriere non è del tutto sbagliato e sarebbe ora che qualcuno in più lo capisse anche se qui siamo a parlare tra i soliti 4 fessi che parlano di cose delle quali non frega a nessuno (E giustamente: ma come si fa a parlare di nullità come West , Fritz , Gelitin e di un’altro pagliaccio produttore di piccioni finanziato e pompato da ricchi analfabeti?)

    http://www.corriere.it/cultura/11_giugno_06/panza-biennale-sgarbi-contro%20tutti_2a4f7bfc-9046-11e0-bd7e-24c232303fed.shtml

    • Caro Antonio, premetto che il commento non era mio, qualcheduno si e’ “divertito” a “ripostare” piu’ o meno immutato, il post precedente di SerenoVariabile con il mio nome… (spero non sia stato proprio lui, visto che so’ bene chi e’ in realta’ e… so che gli piacciono gli “scherzi”) Ok, nessun problema, solo precisazione per chiarezza.
      Comunque non mi pare, che quella di SerenoVairabile sia “pedanteria” e mi pare che il “pensiero sgarbiano” esposto (sia pur facendo chiaramente intendere che e’ invenzione dell’autore) non sia affatto “poco” forzato, perche’ se hai letto le dichiarazioni di Sgarbi, il suo “pensiero” (che dobbiamo definire “autentico”) e’ l’esatto opposto di quanto esposto nell’articolo.
      Per il resto trovo l’articolo di Tosatti perfettamente condivisibile e la Biennale di quest’anno ben poco “Illuminata” ed “illuminante”, ciao !

      • antonio

        luciano. ok
        anche se Sgarbi qua e là ha detto così tante cose con voluti sottintesi ed ironie che è un po difficile ricostruire con esattezza un suo pensiero preciso preciso: che comunque sgarbi abbia giocato sulla provocazione io non avrei tanti dubbi, lui sa benissimo che nel suo accrochage c’è tutto e il contrario di tutto, da un estremo all’altro: ha fatto invitare artisti che odia (e altri che stanno invece in telemarket).
        ciao

        • Caro Antonio, sicuramente Sgarbi ha giocato sulla provocazione e forse anche sull’ambiguita’. Questo non desta nessuna meraviglia, dato il personaggio, quello che invece desta meraviglia e’ che qui su Artribune si continui da 9 giorni (l’intervista di Sgarbi e’ stata pubblicata il giorno 6, se non sbaglio) a commentare sulle sue supposte intenzioni, e che addirittura Tosatti oggi, in un articolo per altro piu’ vasto e per fortuna, per altro verso interessante, venga a dire che probabilmente Sgarbi ha progettato il Padiglione Italia per farne il piu’ orribile della storia e per dimostrare che l’arte contemporanea e’ schifezza e che, quindi, tanto valeva la schifezza presentat da lui quanto quella presentata in mostre internazionalmente “osannate”, quando, queste idee, risultano chiramente ben lontane da quelle enunciate da Sgarbi e, ovviamente Tosatti ed Artribune non possono venirci a dire che scrivono articoli di critica e pubblicano un magazine on loine ma si dimenticano di leggere le pagine di cultura del Corriere !!!.
          A me poi desta meraviglia (e onestamente dispiacere) che si continui a dire (probabilmente anche da molti che non l’hanno neppur visto se non sui clip di Artribune ed exibart) che il Padiglione Italia era pieno di “porcherie” … quando c’erano e ci sono, lavori, di artisti di primissimo piano e lavori di artisti meno noti ma di tutto rispetto (in realta’ tutti sarebbero, comunque, da rispettare e sarebbe correto evitare definizioni come “immondezza” e simili), c’e’ anche un Piero della Francesca,e’ immondezza? Kounellis , Polini, Ontani sono immondezza?
          Un discorso e’ criticare l’allestimento altro discorso e’ defineire “immondezza” i lavori (che spesso non si conoscono) di artisti (che spesso non si conoscono).
          Gillo Dorfles non e’ certo noto per essere un ammiratore di Sgarbi, pure, nel suo articolo non solo non definisce il Padiglione Italia il peggiore che gli sia capitato di vedere, anzi, ne apprezza l’idea di base che suggerisce di affinare ed applicare anche in futuro… gli “illustri” commentatori di cui sopra sono tutti piu’ intelligenti, preparati ed acuti di Gillo Dorfles??
          Questo, caro Antonio e’ quello che desta meraviglia

          • antonio

            ok va bene Gerini ma kounellis da un pezzo non mi sembra molto in forma
            e come sarebbe a dire? che porcherie nel pad italia non ce ne sono?
            parliamo dell’insieme : è la negazione di ogni pensiero critico in funzione del
            caso. la stessa cosa in effetti accade nelle varie biennali e mostre internaz:
            il confonto finalmente salta agli occhi e questo è quello che mi interessa:
            comunque se ti va di puntualizzare puoi avere delle buone ragioni ma per quel
            che più conta mi pare invece andiamo abbastanza d’accordo.
            sgarbi ha fatto come al solito casino a suo uso e consumo poco importa quel che ha veramente detto ma sicuramente è riuscito a trasmettere un velo di
            ridicolo sulla confusione (strutturale e inevitabile) che regna nel mondo dell’arte

  • angelo bellobono

    Concordo pienamente con Gian Maria, in molti vanno dicendo queste cose da tempo, anche se tra il dire e il fare c’è sempre qualcosa di mezzo.Purtroppo la volontà e il desiderio di essere cool fa perdere di vista troppe cose, specie a tanti curatori poco attenti, poco preparati o semplicemente disonesti. Così ci ritroviamo spesso con un vintage postprodotto male.
    Forse avrei evitato di mettere l’mmagine di Devozioni x.

    • Ciao Angelo…
      rispetto alla immagine di Devozioni X devo precisare che non è stata una scelta mia. Quando l’ho vista pubblicata ho pensato che non c’entrava proprio niente e ho chiesto di toglierla alla redazione, ma poi alla fine l’hanno lasciata.
      Pazienza, non è grave, ma la precisazione ci stava.

  • hm

    i gelitin sembrano gli architecture in helsinki (con un decimo del loro genio) —————> http://www.youtube.com/watch?v=FF58vtazzKM

  • ma

    Sottoscrivo dalla prima all’ultima sillaba. E ricordo il “sistema migliore” in estasi davanti a Pig Island di Paul McCarthy a Milano. Una pattumiera monumentalizzata. Almeno dentro al souk di Sgarbi – che rievoca Jason Rhoades – c’è Fulvio di Piazza

  • luisa

    il sospetto è questo : che cosa ne sa di arte moderna Sgarbi ? NULLA. per questo ha dovuto mandare 300 lettere a 300 intellettuali per sapere chi doveva mettere nel Padiglione Italia

  • angelo bellobono

    Perfetto, mi pareva strano.
    Aggiugerei alle tue parole un accenno al lavoro di Francis Alys alla biennale del 2001, quando come suo ambasciatore mandò a rappresentarlo un pavone, metafora perfetta per molti artisti, curatori e visual art addicted.

  • Maria Cristina

    L’articolo secondo me è intelligente. Non per salvare il padiglione Italia, ma per riflettere sullo stato dell’arte.

  • Bravissimo ed acuto.
    Finalmente tutti quei critici falsamente progressisti e le strozzine dell’arte hanno avuto la loro. Mai criticare prima di vedere

    Vittorio e’ stato bravissimo a farci discutere e la discussione. alimenta l’intelligenza ed il rispetto per l’ altro.

  • Ma le ‘poppe’ della modella di Gaetano Pesce sono vere o finte?…No perchè se sono vere è un problema culturarale enorme, mentre se sono finte è ancora il classico scontro dicotomico tra natura e cultura!!!!!

    • a. p.

      la signora in questione è la pornostar Vittoria Risi, che già si accompagnava al Vecchio Sgarbone lo scorso anno, in occasione della mostra su Giorgione… e ora il dibattito si arricchisce di nuovi interrogativi, oltre a quello sulla genuinità delle grazie di madame: l’industria dell’arte è paragonabile all’industria del porno? è più effimera la carriera di un giovane artista o di una pornostar? se uno dei Gelitin “performa” facendosi inserire un frutto esotico nel secondo canale, perché la signora Risi non può essere reputata anch’ella un artista? il padiglione italia dovrebbe essere vietato ai minori?

      • a. p.

        scusate, mi sono persa l’accento tra un e artista…

  • Da qualche anno, in lotta con la mia coscienza , sono costretto ad agire e a dare il mio parere” obtorto collo”, con ciò che ne consegue nel mio non delicato apparato digerente. Almeno per un certo tempo, che però temo si prolunghi all’infinito. Tant’è: partecipo alla Biennale decentrata.
    Dalla mia finestra a vetri doppi che dà sulla valle silenziosa, giungono- attutiti- i clamori che l’iniziativa di Sgarbi ha suscitato fra gli artisti colleghi e corregionali. E’ già un primo miracolo. Li conoscevo indifferenti, chiusi nei loro studi a progettare piccole e inutili mostre locali, a brontolare sulle rarissime vendite, a sospirare di invidia per chi ancora ha il coraggio di azzardarsi oltre il mare. Invece , ad una iniziativa altrui, si riprendono le armi, si compattano gruppi, si chiamano a raccolta i critici amici, agitando i pennelli verso improbabili scioperi. Non che abbiano tutti i torti. Spesso la genialità tende a strafare. L’ intento non è cosa da poco: scandagliare tutte le regioni, rastrellare gli artisti senza le pregiudiziali della fama e del mercato, saltando il cosiddetto sistema dell’arte, ignorando i soliti noti, aprire al giudizio di intellettuali di ogni genere, strappando la rete degli interessi consolidati , invadenti e ormai sclerotici, è cosa indubbiamente geniale e coraggiosa. Noi, sono anni che presentiamo progetti a vari governanti locali, a critici, a direttori di musei, ad associazioni onlus e a biblioteche, a partiti e sindacati. Ma senza risposta alcuna.
    Dalla fine dell’ultima guerra, si è parlato molto di decentramento culturale , del rapporto tra democrazia e valori, sulla parità di diritti fra tutti i cittadini, ma inutilmente. E si continua a emigrare. Quanti amici se ne sono andati! Un paio di anni orsono, alcuni docenti di Accademie metropolitane, naturalmente nordiche, accompagnati da uno sprovveduto Direttore di un’ Accademia sarda, sono venuti a Cagliari per informarci che è inutile voler fare arte in Sardegna o in altre simili periferie primitive, e , fra gli applausi degli artisti sardi, ci hanno invitato , senza pudore, a riprendere il mare verso le regioni “ colte”, magari con la valigia di cartone e i pantaloni sdruciti. Insomma, un vero artista deve avere l’imprimatur dell’Accademia di Brera , o almeno quello di Flash Art e del suo Direttore. Ricevuto questo schiaffone, volevo ritirarmi dalle battaglie culturali.
    Ma la storia si ripete, con nomi diversi. Prima della guerra, il Sindacato fascista organizzava le mostre regionali, unica speranza per il Regime di controllare tutta la nazione e per i sardi di accedere alle grandi Rassegne nazionali ; talvolta il miracolo avveniva e qualche artista provò l’ebbrezza di una breve fama nazionale, consci di aver abiurato ai propri sani valori, ma senza altra via di scampo. Come tutte le grandi idee, anche questa volta forse la montagna partorirà un topolino, una “Regionale” un po’ arruffata, un po’ troppo democratica e troppo poco selettiva. Non c’è altro da scegliere. Partecipo dunque alla Biennale decentrata, a collo torto, tappandomi il naso, sperando che gli artisti, i critici, gli amministratori sardi si sveglino dopo aver ricevuto un nuovo, meritato schiaffone. Chissà che non si aprano nuove strade.
    Primo Pantoli .

    • LorenzoMarras

      Pantoli in linea di massima , la sua analisi sulla condizione vissuta dagli operatori in Sardegna , è condivisibilissima (se non altro per la sua ovvieta’).
      Cio’ che non è condivisibile è la sua , chiamiamola occasionale (forse sofferta) terapia che vede nel progetto del dott. Sgarbi (se ho compreso bene) una eccezionale discontinuita’ rispetto alle mere chiaccherate, storicamente importate da vari personaggi locali (lei scrive di accademie del nord – direttori di riviste ..flash art ecc ecc ecc ).
      Ho letto la lista degli operatori invitati ad esporre al Masedu e benche’ non abbia visitato ancora la mostra, non ho potuto fare a meno di dare un occhiata ai nomi ivi indicati e di fare la seguente considerazione :
      ci troviamo di fronte alla ennesima ammucchiata di nomi , tra l’altro appartenenti non solo a generazioni diverse ( leggo, ad esempio, di allievi del fu Mauro Manca) ma anche a linguaggi profondamente diversi;, per semplificare, ci sono pittori di soggetti tradizionali e prettamente locali accanto ad altri che, sempre attraverso la pittura, indagano il presente attraverso rinnovati linguaggi e che in teoria, potrebbero generare un ponte con la realta’ che ospita la esposizione(in teoria) e che invece , temo, testimoniera’ la consueta Indifferenza .
      Insomma una Ikea molto variegata (giusto per prendere a prestito da Luchetto Rossi, che sicuramente mi perdonera’ di questo mio, eccezionale, scrocco).

      In definitiva Pantoli, quello che Vi è stata concesso è solo l’affitto di uno spazio con applicato un nome altisonante e che presumo potra’ deliziare alcuni di Voi nello spenderLo quando si fara “prezzo” (la realta’ intorno non si accorgera’ di niente).

      E’ tutto cosi’ molto estemporaneo perche’ estemporanea è la posizione del dott.Sgarbi , con questi segnali di tempesta , poi, all’orizzonte, non potra’ certo fare affidamento su un nuovo Bondi (certo, sempre in teoria questo governo puo’ ancora vivacchiare fino al 2013).

      Auguri Pantoli e buona fortuna.

  • la realtà è molto più semplice. vittorio sgarbi non capisce l’arte contemporanea ed il suo padiglione rappresenta la realtà parallela dell’arte contemporanea per ignoranti come lui. l’idea di far selezionare gli artisti agli “intellettuali” ha forse contribuito allo scempio finale. la peggior cosa che abbia personalmente visto a venezia negli ultimi 14 anni. così come sgarbi non capisce la “street art” e lo ha dimostrato dichiarando che i graffiti del leoncavallo sono la nuova cappella sistina. anche in quel caso sgarbi dimostrava di non capire. la sua mostra al PAC rappresentava la realtà parallela della “street art” per ignoranti. a milano c’era già stata la mostra beautiful losers in triennale e sgarbi si ostinava a dichiarare che la sua cloaca fosse la “prima mostra di street art”.
    anyway, il vento sta cambiando e la storia tirerà giù nello sciacquone vittorio oltre che silvio e co.

    • Povlerari

      Giusto, giustissiomo… artribune ha acquisito un altro commentatore di serie a

  • H. Coyote

    siete tutti delle gran teste di cazzo dal primo al penultimo che scrive.

    • buongiorno dott. H.Coyote
      ha per caso un nome e cognome vero? un indirizzo mail? un sito web?
      troppo facile insultare il prossimo indossando la mascherina d’anonimo.

  • LucaOrso

    hei! ma quanta bella gente che scrive qui… che siete tutti quelli che cita per pirla di Stracquadanio?

  • Marco

    è come se uno sta affogando e gridando chiede aiuto…va sempre a finire che lo si sgrida perchè ha urlato. Ottimo articolo, ottima visione, condivisibile o meno, è un’opinione rispettabile esposta con educazione e chiarezza. Quando si esprimono opinioni di questo genere lo ritengo un atto di generosità da parte di chi scrive e di chi pubblica. La foto di Tosatti? e se fosse semplicemente un modo che la redazione ha utilizzato per farci capire chi è che sta parlando? Viva la libera espressione, viva gli artisti che sanno essere poliedrici, viva la storia e il realismo, viva l’Italia!

  • Si può pensare di tutto:
    e se l'”ammuchiata biennalesca” fosse stata pensata da Sgarbi per dare testimonianza dell’ignoranza che impera in fatto d’arte contemporanea tra gli intellettuali italiani, da lui chiamati a scegliere un artista, o uno ” pseudo tale”, da invitare a Venezia? Forse pensava che incaricando questi personaggi della cultura alla scelta, in caso d’insuccesso lo sollevava dalle responsabilità! Certo è che la ” intellighenzia” del nostro Paese proprio non brilla al Padiglione Italia della biennalona sgarbiana! E sarebbe giusto evidenziare i nomi di quegli intellettuali” che hanno invitato il parente-pittore della domenica, l’amico della moglie, o il vicino di casa!
    Diversa la responsabilità di Sgarbi sulla scelta degli artisti invitati alle esposizioni regionali, in quanto è l’autore del depennamento di molti artisti inseriti nelle liste compilate da dieci famosi storici dell’arte da lui incaricati a scegliere i più meritevoli.
    Depennamenti imputabili alla loro esclusione dalla consorteria mercantile, o per ragioni di astratta tendenza espressiva

  • giordi

    alimentare l’intelligenza è virtù di pochi non certo di vittorio sgarbi che è solo un essere arrogante.

  • mjp

    Sgarbi è l’artista nel padiglione Italia non il curatore

  • hm

    oh ma il caldo sta iniziando a farvi male, speriamo che torni a piovere .

  • …e a proposito di quelle che Tosatti espone come “le idee di Sgarbi”, tanto per chiarire che quando ho scritto che è inconcepibile “immaginare” il pensiero di uno che il proprio pensiero lo ha chiaramente espresso, (mi spiace citare la “concorrenza” ma la loro video intervista è decisamente migliore e piú “chiarificante” della vostra) è utile guardsrsi questo, se non lo avete ancora visto :

    http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&id_news=6739&filter=&page_elenco=1

    e, ovviamente, su queste affermazioni possiamo discutere, ma SU QUESTE non sulle magari anche eleganti “elucubrazioni” di Tosatti o di altri

  • me.giacomelli

    Per essere chiari: la scelta delle fotografie nell’articolo è redazionale. Tosatti non ci ha certo mandato un’immagine del suo lavoro. Quest’ultima svolge semplicemente il ruolo che hanno i ritratti degli editorialisti (fissi od occasionali) su ogni rivista al mondo. Magari ha più importanza discutere ciò che scrive, come è stato in parte fatto.

  • il pregio di Sgarbi è quello di essere un grande ignorante e presuntuoso , Parlare di arte riferito alla biennale credetemi, e come parla re di carciofi e di patate. solo gli ignoranti vanno a visitatre le porcherie della biennale per atteggiarsi da competenti.
    AUGURI ALLA STUPIDITA’

  • In Italia nel 2011 si censurano nel blog X i commenti dissonanti su una mostra. E quì stavamo parlando di contenuti, questa è Bulgaria e ci si poi ci si riempie la bocca con la bella parola “arte contemporanea”. Ci meritiamo Sgarbi!

    Ecco il blog:
    http://arte-milano.blogspot.com/2011/06/short-interview-n-8-alessandro.html

    Ecco il commento riscritto:

    Mi tolgono i commenti, avete paura ragazzi! Siete ridicoli!

    Cmq la mostra propone solo l’ennesimo immaginario: tipo la Maison Du Monde che riporta mobili, immagini e oggetti dalla culture “esotiche” del mondo. Quindi ikea evoluta esotica. Cara Elena, invece di censurare (e poi vi lamentate di Sgarbi), perchè non parliamo della crisi di ruolo dell’artista? Che sembra tanto un arredatore evoluto in questa fase storica? E la cosa ci può stare ma ci vuole consapevolezza. Senza prendere in giro il pubblico e i collezionisti.

    L’artista anche in questo caso sembra un turista: chi propone l’immaginario di viaggio migliore? E’ questa l’arte oggi? E allora come dire che il mio o il tuo viaggio/immaginario non sia migliore di questo? Questo relativismo sta segnando la crisi dell’arte contemporanea. Resistono solo valori consolidati e blindatissimi. Si resiste solo per 4 collezionisti preferiscono andare nelle gallerie piuttosto che all’ikea per arredare casa.

    Le opere d’arte sembrano tanto i titoli gonfiati della Parmalat (poche persone decidono e difendono le opere senza alcun collegamento con il presente e con la storia). Quindi serve un confronto e approfondimento critico per ridistribuire un valore più sincero e rafforzare il settore.