È tempo di Biennale. Ma pure di Festarch

Appuntamento da domani fino al 5 giugno, a Perugia e Assisi. Per parlare di architettura, design, arte, fotografia e letteratura. Quest’anno il mondo dell’architettura non può venire a Venezia. L’unico ubiquo? Cattelan.

Stefano Boeri

Il countdown è iniziato: poche ore all’inizio. Ma non è della Biennale di Venezia che stiamo parlando, bensì di Festarch 2011, festival internazionale di architettura che, dal 2 al 5 giugno, tra Perugia e Assisi cercherà di rubare la scena all’istituzione veneziana. Scelta azzardata o idea geniale? Perché con la Biennale non si compete. Ma è anche vero che se ne può sfruttare la scia, con binari paralleli, proponendosi come alternativa. Una controbiennale? A ben guardare le premesse, Festarch sembra avere tutti i numeri per farlo. Con oltre 150 incontri e una copertura di quasi tutti i campi della cultura. Dall’architettura ovviamente – con Kazuyo Sejima, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Yona Friedman, Elizabeth Diller e Odile Decq – al design – con Jasper Morrison, Enzo Mari e Alessandro Mendini – all’arte – con Maurizio Cattelan e Hans Ulrich Obrist – passando per la fotografia con Vincenzo Castella e la letteratura con Antonio Scurati. Tanto per citare i nomi più noti.

Festarch

Insomma, per gli addetti ai lavori senza dono dell’ubiquità sarà dura scegliere. Ma la macchina organizzativa del festival non è al suo primo esperimento. Festarch, infatti, nasce a Cagliari nel 2007 per un’idea di Stefano Boeri e, dopo una seconda edizione nel 2008 sempre in Sardegna e un paio d’anni di pausa, l’iniziativa lascia l’isola per approdare a Perugia e Assisi, che aspirano, tra concorrenti agguerrite, alla nomina di Capitale europea della cultura 2019.
Ma il festival non è un caso isolato. Dal 26 maggio al 1° giugno Terni ha ospitato Festarch.lab, un laboratorio di idee organizzato in collaborazione con GATR – l’associazione dei Giovani Architetti di Terni – in cui, accanto a personaggi internazionali del calibro di Ole Bauman – direttore del Nai di Rotterdam – e a studi internazionali come West8 ed Ecosistema Urbano, c’erano i progettisti che vivono e operano nell’area umbra a dare il proprio contributo al festival.
Il tema scelto per questa edizione di Festarch è l’Anticittà, intesa come “una forza che plasma lo spazio, creando ovunque ghetti e isole identitarie”. Cioè quel fenomeno, ormai in moto da anni, di dispersione della collettività in favore della frammentazione sociale e urbana. Per questo, a inaugurare la quattro-giorni non poteva che esserci lei, Kazuyo Sejima, da sempre sostenitrice del potere relazionale dell’architettura. Direttrice, nel 2010, della dodicesima Biennale di Architettura dal titolo People meet in Architecture, elogio di un’architettura in grado di creare legami tra individuo e spazio, prima di tutto. L’architetto giapponese, Pritzker Prize nel 2010, parlerà soprattutto della sua Tokyo secondo il format stabilito dal festival. Ogni relatore, infatti, dovrà raccontare le proprie idee concentrandosi su un’area del nostro pianeta, facendo di Perugia e Assisi una cartina al tornasole della situazione mondiale dell’architettura.

Maurizio Cattelan per la Biennale di Venezia

Parallelamente al festival si sta assistendo alla proliferazione di decine di eventi collaterali – ricalcando il fortunato modello Fuorisalone di Milano o la stessa Biennale di Arti Visive a Venezia – come MAU/01, la prima mostra dedicata a più di 40 progettisti umbri, e Dentro l’Architettura, visite guidate gratuite per scoprire gli interventi di recupero e restauro del centro storico di Perugia, entrambe curate dalla FUA – Fondazione Umbra per l’Architettura.
Non solo architettura. Anche l’arte è chiamata in causa con Maurizio Cattelan che, nonostante la partecipazione in extremis alla Biennale, dovrà dividersi tra la vernice in Laguna e Festarch, con un suo intervento programmato per sabato 4 giugno al Teatro Morlacchi di Perugia.
Un festival forte e multidisciplinare, che sente davvero di poter competere, o magari integrare, con il grande mostro sacro della Biennale. Staremo a vedere.

Zaira Magliozzi

www.abitare.it/festarch/

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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.