Alla Biennale un’Italietta da terzo mondo

La Biennale-di-Venezia. Finora ci siamo concentrati sulla prima parte dell’espressione, com’era giusto che fosse. Ma la città non ha nulla da offrire, in termini di spunti di riflessione? Leggete un poco cosa ne pensa Ludovico Pratesi. Che da qui parte per passare a Kassel, poi a Spoleto, Pesaro, Verona… e arrivare, ahinoi, al Padiglione Italia.

L'Arsenale di Venezia

Dopo la scintillante kermesse offerta dalla Biennale, è tempo di riflessioni. Prima fra tutte, le ragioni che hanno trasformato Venezia nell’unico hub veramente internazionale d’Italia (la felice definizione è di Angela Vettese), più di Roma, Milano e perfino Torino.
Al di là delle risposte legate alla banale considerazione della sua unicità urbanistica, occorrono considerazioni più articolate, ma per far questo occorre mettersi nei panni degli stranieri. Come vedono Venezia gli altri, quelli che mai come quest’anno sono venuti dall’intero pianeta per celebrare la vernice della più antica mostra internazionale del mondo, inventata dal nostro paese nel lontano 1895, adattando il modello delle Esposizioni Universali all’arte contemporanea e anticipando così di ben 60 anni la Documenta a Kassel? Non è un caso che si tratti di due città relativamente piccole, non facilmente raggiungibili ed entrambe a misura d’uomo, dove le diverse sedi espositive istituzionali sono relativamente vicine una all’altra, spesso in a walking distance.

Il Fridericianum di Kassel

Mutatis mutandis, Venezia e Kassel appartengono a un modello simile, ma la loro evoluzione è avvenuta in maniera molto differente. Se la Documenta ha sviluppato nelle sue diverse edizioni tipologie curatoriali all’interno della propria struttura espositiva, ampliata a seconda delle esigenze di ogni direttore ma sostanzialmente immutata nel suo frame istituzionale, la Biennale è cresciuta a dismisura fuori dai suoi spazi deputati, fino a coinvolgere l’intera città e trasformarla in un unico spazio espositivo su scala urbana, preso d’assalto ogni due anni per organizzare mostre ed eventi legati al potere magnetico che l’arte contemporanea ha assunto nell’ultimo decennio per la finanza planetaria. Dai musei d’arte antica agli arsenali, dai palazzi agli ex magazzini doganali, dalle barche ai ristoranti, non c’è angolo della città che non ospiti un progetto d’arte. Un vero tsunami che sembra aver inghiottito la Biennale stessa, che in confronto alle mostre di Punta della Dogana o Palazzo Grassi pare a volte meno scintillante e trendy.
Le ragioni del fenomeno? Nonostante la sua veneranda età, la Biennale appartiene a quella capacità tipica dell’Italia di coniugare la qualità di luoghi storici di grande charme con eventi di altrettanta qualità nell’arte, nel teatro o nella musica operistica. Tutto ciò è avvenuto negli ultimi decenni (più di un secolo, per la nostra Biennale), quasi sempre nell’assoluta indifferenza delle istituzioni pubbliche, che hanno saputo sfruttare queste manifestazioni esclusivamente dal punto di vista turistico, senza investire sulla produzione culturale.

L'Arena di Verona

Così, in assenza di una visione strategica su scala internazionale, se manifestazioni come il Festival di Spoleto per la prosa, il Festival Rossiniano a Pesaro o l’Arena di Verona per l’opera hanno gradualmente diminuito il loro appeal agli occhi del mondo, la Biennale è andata in piena controtendenza, mantenendo e rafforzando il suo potenziale di attrattore culturale internazionale. E come se non bastasse, la cecità dei nostri governi (indifferentemente praticata da destra e sinistra con la stessa pervicacia) si è manifestata al massimo prima con la rinuncia al padiglione centrale dei Giardini, interamente appaltato alla mostra internazionale (come se gli artisti italiani non fossero “internazionali”) e poi con la squallida manifestazione di provincialismo del Padiglione Italia, che merita di essere dimenticato il prima possibile.
Da questo punto di vista, le vicende del padiglione sono emblematiche: fino al 1990, con il direttore Giovanni Carandente, il Padiglione Italia aveva sempre ospitato la sezione nazionale della Biennale, curata quell’anno da Laura Cherubini, Flaminio Gualdoni e Lea Vergine. Nel 1993, il direttore Achille Bonito Oliva utilizza il padiglione per ospitare una parte delle mostre internazionali, eliminando così i curatori del Padiglione; dopo due anni il suo successore Jean Clair ripristina il padiglione, curato da Maurizio Calvesi e Gillo Dorfles. Nel 1997, Germano Celant avoca a sé la carica di curatore del Padiglione Italia, dove invita Enzo Cucchi, Ettore Spalletti e Maurizio Cattelan (anche all’epoca con i piccioni), mentre due anni dopo Haarald Szeemann occupa il Padiglione Italia con la mostra internazionale, salvo poi premiare le cinque artiste italiane con il Leone. Il grande Padiglione ai Giardini viene da allora destinato alla mostra curata dal direttore artistico, mentre l’Italia torna ad avere un padiglione dove presentare i propri artisti solo nel 2005, ma in fondo all’Arsenale, in una posizione ben diversa da quella precedente, che sanciva comunque il diritto del Paese ospite (e finanziatore della manifestazione) di presentare il meglio della propria produzione artistica contemporanea, secondo il modello delle Esposizioni Universali.

Bice Curiger - courtesy la Biennale di Venezia - photo Francesco Galli

Dulcis in fundo, nella Biennale di Bice Curiger, dove molti padiglioni hanno presentato artisti di indubbia qualità, l’Italietta si presenta all’appuntamento con un carrozzone intriso di demagogia populista degna di un Paese del terzo mondo. Forse sarebbe il caso di riflettere su come utilizzare al meglio la Biennale e la stessa Venezia per offrire l’immagine di uno Stato impegnato nella promozione di una cultura artistica di massima qualità, consapevole e rigorosa (l’unica veramente internazionale). Com’è triste Venezia vista dal nostro povero, piccolo, mediocre Paese…

Ludovico Pratesi

  • hm

    – Il grande Padiglione ai Giardini viene da allora destinato alla mostra curata dal direttore artistico –

    sì ma chi sono i responsabili di questa decisione? è comodo dire italietta ed autosotterrarsi quando sono le istituzioni le prime a non voler fare emergere nulla dall’italia . probabilmente gli usa o chi per loro hanno dato questo ordine e le istituzioni hanno consentito senza battere ciglio, un po’ come avviene con le basi nato americane quotidianamente .

    – Tutta la problematica che riguarda le basi NATO sul nostro territorio ha un aspetto comune: il fatto che il Parlamento italiano e’ tenuto all’oscuro della materia, quasi come se le basi non concernessero la sovranita’ del nostro paese. E questo e’ veramente sconcertante. Per capirlo occorre risalire alle clausole segrete del trattato di pace e dell’accordo bilaterale Italia-USA del 1954. L’accordo bilaterale e’ ancora in vigore e non se ne conosce neppure il contenuto. –

  • hm

    anche sgarbetto alla fine non si è occupato dell’italia perchè ha delegato ad altri le sue decisioni per il padiglione, lavandosene le mani alla ponzio pilato . poi se deve essere usato per metterci dei piccioni o dei torno subito forse a quel punto è meglio farne una discoteca o un club di scambisti .

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    “CHI NON HA PECCATI SCAGLI LA PRIMA PIETRA”

    Caro Ludovico, la responsabiltà di questa funerea tristezza, che in questi giorni afosi si respira a Venezia, va ricercata non solo nell’apparato burocratico statale, ma anche in certi noti chierici- curatori italioti: quelli che hanno sempre avuto incarichi e nomine dallo Stato, quelli che gestiscono le istutzioni museali pubbliche; quelli che non hanno mai messo a nudo le contraddizioni fra l’opera e il lavoro di interpretazione critica; quelli che hanno creato un sistema dell’arte chiuso e bloccato su se stesso e lontano dalla realtà quotidiana; quelli che hanno nutrito solo se stessi e l’immagine di alcuni noti artisti… in una sorta di incontentabiltà di mostre- eventi di un’insaziabile voglia di successo commerciale, dentro un sistema piccolo borghese che si presenta agl’occhi del grande pubblico, monotono nella sua endemica provincialità italiota. Chi ha esercitato questo potere sa perfettamente che le responsabiltà non sono a senso unico nell”apparato politico statale, che con tutte le sue inefficienze organizzative, ha omunque, sempre elargito laute risorse pubbliche. “Chi non ha peccati scagli la prima pietra” ?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Grazie Massimo e buon anno!

      • hm

        buon anno detto oltre il 6 gennaio porta sfiga . volendo anche dopo il 2 . ma poi te li annoti con solerzia i tuoi commenti di 8 mesi fa che ti rispondi da solo? boh .

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          a differenza di te.. mi piace essere educato con tutte le persone che sono educate come me !

          • hm

            guarda che sei solo stato educato (fuori luogo) verso te stesso oltre ad aver sbagliato segmento per commentare, il commento successivo di ‘massimo riserbo’ infatti è riferito all’autore dell’articolo .

  • Massimo Riserbo

    Bell’articolo.

  • Alcune volte gli artisti interessanti sono fuori dalla biennale…
    io sono uno di quelli e ne sono orgoglioso!
    Felice Nittolo

    • Daniela, Firenze

      Sono d’accordo

  • La tristezza e l’aria funerea a Venezia ce l’avevano solo gli alti esponenti di un “sistema” che sente la marea del rifiuto e dell’opposizione crescere ad un livello per lui pericoloso, e solo i piú accorti giá corrono ai ripari (vedi Gagosian e la Art.sy e Christies e la sua app. per iPhone e iPad. Gillo Dorfles non sembrava né triste né depresso e non erano n’è tristi n’è depressi tutti quelli che affollavno il Padiglione Italia, sembrano invece allegri e felici e molto, molto numerosi, molto piú che in passato. (scusate se mi cito da altro post) “La verità è che, fermo restando il tempo indecentemente breve e l’approssimatività dell’organizzazione, l’idea sgarbiana era (ed è) intelligente, genialmente rivoluzionaria, pericolosamente anti “sistema” ed ha trovato (e trova) la feroce opposizione di chi non è intelligente, di chi, intelligente o no è conservatore, di chi, intelligente o no, conservatore o meno, fa parte, vorrebbe far parte, spera un giorno di far parte, del “sistema” e per finire, dato che abbiamo una profonda e persistente radice faziosa, di tutti quelli a cui Sgarbi, la sua parte politica, i suoi “padrini” non piacciono e di tutti quelli che pensano (o sperano) che “osteggiare” il suo progetto dia loro crediti agli occhi degli altri quattro o cinque “galli nel pollaio ” curatorial-critico Italiano.” La vertiá è che, se tristezza c’era, questa era proprio nelle “realizzazioni” tipicamente “Curigeriane” (tra l’altro lo spettacolo, letteralmente, indecente ed artisticamente molto deprimente dei Gelitin, direttamente chiamati dalla grande Bice!!) forse Felice Nittolo è “spavaldamente presuntuoso” (sia chiaro fa’ bene ad esserlo, l’autoconvinzione è una delle poche “armi” da difesa che ha un artista) ma non ha tutti i torti “gli artisti interessanti sono (son sempre stati e forse sempre saranno) al di fuori della Biennale (e di tutte la “esposizioni” consimili) perché sono gli artisti che verranno “scoperti” domani, quelli di cui il “sistema” non si è ancora accorto o che non ha ancora deciso di mercificare, perché le Biennali sono ancora, intimamente, “fiere campionarie” vetrine “de lí
    Ii meglio articoli” proposti sul mercato dal “sistema”… ma il vento stà cambiando e proprio da quel di Venezia e dalla parte dell’Arsenale spira un pericoloso venticello di fronda, per ora è solo un’arietta non prioprio profumata, intermittente, fastidiosetta ma c’è e non potrà che crescere

  • La tristezza e l’aria funerea a Venezia ce l’avevano solo gli alti esponenti di un “sistema” che sente la marea del rifiuto e dell’opposizione crescere ad un livello per lui pericoloso, e solo i piú accorti giá corrono ai ripari (vedi Gagosian e la Art.sy e Christies e la sua app. per iPhone e iPad. Gillo Dorfles non sembrava né triste né depresso e non erano n’è tristi n’è depressi tutti quelli che affollavno il Padiglione Italia, sembrano invece allegri e felici e molto, molto numerosi, molto piú che in passato. (scusate se mi cito da altro post) “La verità è che, fermo restando il tempo indecentemente breve e l’approssimatività dell’organizzazione, l’idea sgarbiana era (ed è) intelligente, genialmente rivoluzionaria, pericolosamente anti “sistema” ed ha trovato (e trova) la feroce opposizione di chi non è intelligente, di chi, intelligente o no è conservatore, di chi, intelligente o no, conservatore o meno, fa parte, vorrebbe far parte, spera un giorno di far parte, del “sistema” e per finire, dato che abbiamo una profonda e persistente radice faziosa, di tutti quelli a cui Sgarbi, la sua parte politica, i suoi “padrini” non piacciono e di tutti quelli che pensano (o sperano) che “osteggiare” il suo progetto dia loro crediti agli occhi degli altri quattro o cinque “galli nel pollaio ” curatorial-critico Italiano.” La vertiá è che, se tristezza c’era, questa era proprio nelle “realizzazioni” tipicamente “Curigeriane” (tra l’altro lo spettacolo, letteralmente, indecente ed artisticamente molto deprimente dei Gelitin, direttamente chiamati dalla grande Bice!!) forse Felice Nittolo è “spavaldamente presuntuoso” (sia chiaro fa’ bene ad esserlo, l’autoconvinzione è una delle poche “armi” da difesa che ha un artista) ma non ha tutti i torti “gli artisti interessanti sono (son sempre stati e forse sempre saranno) al di fuori della Biennale (e di tutte la “esposizioni” consimili) perché sono gli artisti che verranno “scoperti” domani, quelli di cui il “sistema” non si è ancora accorto o che non ha ancora deciso di mercificare, perché le Biennali sono ancora, intimamente, “fiere campionarie” vetrine “de lí
    Ii meglio articoli” proposti sul mercato dal “sistema”… ma il vento stà cambiando e proprio da quel di Venezia e dalla parte dell’Arsenale spira un pericoloso venticello di fronda, per ora è solo un’arietta non prioprio profumata, intermittente, fastidiosetta ma giá c’è e non potrà che crescere .

  • Momo

    Mah! che dire?
    Pratesi ha sempre odiato e criticato il padiglione Italia anche prima di vederlo. E’ questo che deve fare un critico d’arte? Non penso ma come ha detto bene Marseglia chi e’ senza peccati scagli la prima pietra e tu carissimo Ludovico non puoi proprio farlo.

  • nemesi

    SV ma veramente fai?

    la gente al padiglione di sgarbi non era divertita… si sbellicava dalle risate perchè non poteva credere ai propri occhi…

    il padiglione di sgarbi è come il tunnel degli orrori del luna park…. lui appollaiato all’ingresso come mangiafuoco ad urlare al telefono o ad accogliere elogi dai somari come te… o se preferisci capre..

    sgarbi genio, innovatore e rivoluzionario… i gelitin deprimenti e conservatori che “perle” escono dalla tua tastiera…

    riguardo poi a gillo dorfles, che citi continuamente, guarda che non è sufficiente aver conosciuto leo castelli per essere ” l’unto” dell’arte contemporanea… basta vedere chi ha selezionato come curatore e sopratutto cosa ha proposto come artista…

    parli di fiere campionarie dei migliori “pezzi” del mercato… ma ora il vento sta cambiando… ma che cambia?…cambia Cannes? Cambia Holliwood? arrivare alla biennale significa “consacrazione” da sempre, vuoi fare ricerca alla biennale di Venezia? con sgarbi o beatrice?

    a difendere questo modo di fare cultura sei rimasto solo tu e altri “quattro” incapaci, ignoranti e in mala fede che hanno avuto la loro occasione grazie alla politica o alla televisione, non sicuramente per merito..

    • arrogante

      Questo nemesi è uno che vomita…, come gli altri che si strappano le vesti o perchè esclusi o perchè invidiosi…./…magari cambiasse il vento e quelli che contano.., vedi FENDI chedono scusa a Sgarbi e facendo macchina indietro ne vantano i meriti, sono loro che lo faranno cambiare e non certamente i pratesi, che da anni tentano una scalatina senza successo…, perchè privi di personalità, astiosi, e anche monotoni e banali nei loro scritti.
      Sgarbi sarà pure un casinaro…, ma è uno che ha smosso lo stagno, abitato ormai da anni sempre dagli stessi…., certo nel caos ce sempre qualche lacuna e allora…?….meglio, molto meglio il caos di sgarbi che il conticino della serva dei vari ABO, Celant, etc. rinnovamento e basta!!! anche se comporta il coinvolgimento di qualcuno che non lo meritava.., ma è l’idea geniale di Sgarbi che aggiustata e calibrata è l’unica che puo’ portare novità e scoperta di giovani Artisti…ovviamente meritevoli e altri che da anni sono nell’ombra perchè non abituati a leccare culi. Gente piu’ meritevole 1000 volte piu’ del COPIONE cattelan…./

      • Simo

        come sono daccordo con Arrogante e Marseglia!!
        il caro Pratesi è un vero spocchioso, con la puzza sotto il naso che seleziona solo artisti di tendenza e che fanno chic
        non ho mai visto passione e ricerca vera nelle mosse di Pratesi, che fa parte sicuramente di tutti quei critici che hanno contribuito ad affossare l’arte italiana!!
        vorrei vedere la sua Biennale!!!
        chissà che farebbe per curarne un’edizione…darebbe via anche il……..
        ops pardon!! :-)

        • nemesi

          he he he io sarei l’escluso e l’invidioso?

          cito da sopra: ” meglio, molto meglio il caos di sgarbi che il conticino della serva dei vari ABO, Celant, etc. rinnovamento e basta!!! anche se comporta il coinvolgimento di qualcuno che non lo meritava.., ma è l’idea geniale di Sgarbi che aggiustata e calibrata è l’unica che puo’ portare novità e scoperta di giovani Artisti…ovviamente meritevoli e altri che da anni sono nell’ombra perchè non abituati a leccare culi. Gente piu’ meritevole 1000 volte piu’ del COPIONE cattelan…./

          si si

    • Cara Nemesi (devo supporre tu sia femmina visto che ti firmi col nome di una Dea), evidentemente un tempo eri una guardona e per questo la “dispensatrice secondo giustizia” di cui assumi il nome ti ha punito togliendoti, almeno in parte, la vista : allora io non ho mai scritto che Sgarbi è un genio innovatore e rivoluzionario, ma che la SUA IDEA lo è ; non ho mai scritto che i Gelitin sono dei conservatori ma che sono, oltre che indecenti sotto ogni possible profilo ed accezione del termine, artristicamente deprimenti (che poi possano far ridere questo è un’altro discorso anche le scimmie ci riescono facendo cose meno rivoltanti). Se tutto quello che sai o riesci a dire di Gillo Dorfles è che “ha conosciuto Leo Castelli” ti classifichi (sarebbe meglio dire declassifichi) da solo dando automaticamente il giusto peso a tutto il tuo commento. Assimilare Cannes alla Buennale ci potrebbe anche stare (e la risposta sarebbe sí son due fiere campionarie con scopo di “vetrina” mercantile) che cosa c’entri Holliwood, quello me lo spieghi un’altra volta, o anche no. “Arrivare alla Biennale vuol dire “consacrazione” da sempre” … certo ma da parte di chi? Del pubblico vasto e generico cui l’arte è in teoria diretta ed a cui il suo messaggio dovrebbe in teoria arrivare? NO consacrazione si, ma da parte del “sistema” mafioso ed autoreferenziale avente come suo scopo precipuo la mercificazione dell’arte. Quanto al vento, stai tranquillo che c’è, l’han giá fiutato i piú furbi proprio di quel “sistema” che tu difendi e che (ammesso che si sia mai accorto di te) domani ti volterà le spalle senza un secondo sguardo. Per chiudere e solo per chiarire, io non ho avuto “nessuna occasione”, alla Biennale ci sono ma non al Padiglione Italia ed ai Padiglioni Italia Regionali non ci posso essere perché non sono un residente Italiano. Curati la vista ed il carattere e magari anche un poco la storia della critica d’arte, vedrai che ti giova.

      • nemesi

        SV ora ho capito… non è che lo fai è che proprio lo sei

        • Cara nemesi, con uno pseudonimo cosí altisonante che peccato! C’è proprio, purtroppo, da dire con la volpe di Fedro “oh quanta res, sed cerebrum non habet!”

          • nemesi

            io ti ricordo, Narciso, avevi il colore della sera, quando le campane suonano a morto.

  • Quanto assordante rumore.
    Lo dico con le parole di Battiato:
    …quante stupide galline che si azzuffano per niente…
    …quante squallide figure che attraversano il paese
    com’è misera la vita negli abusi di potere…

    Grazie Pratesi ogni tuo intervento ha spessore a prescindere.

  • valeria

    Concordo con Attinia, grande Battiato!!!!!!

    • ludovico pratesi

      Devo dire che la cosa più preoccupante in assoluto della nostra scena culturale è l’assoluta incapacità di parlare di contenuti reali senza personalizzare ogni commento. . Questo è il risultato di anni di televisione e stampa di infimo livello, che ha portato alla ribalta personaggi di livello discutibile ai quali vengono affidati incarichi pubblici come il padiglione Italia.Il veleno della calunnia e del pettegolezzo ha contagiato la gente in maniera così profonda da abituarli ad un’unica,volgare, arrogante modalità di espressione che rende impossibile uno scambio di opinioni sereno e costruttivo.Una situazione patetica che personaggi come Pasolini, Ceronetti e Battiato hanno delineato con impressionante e profetica lucidità. Ragazzi proviamo ad andare oltre e a guardare fuori dai nostri piccoli confini italici e relazionaniamoci in maniera seria e costruttiva col mondo, altrimenti non usciremo più da questo affollato chiassoso e inutile pollaio che è l’Italia di oggi.

      • LorenzoMarras

        Pratesi mi perdoni ma le faccio notare che scrive senza rendersi conto che la sua assomiglia ad una difesa e, cosi’ facendo, non si accorge di rappresentarsi (presumo inconsapevolmente) come imputato.
        Glielo dico perche’, è vero come giustamente fa osservare che anni di TV spazzatura hanno abbruttito le coscienze ma è altrettanto vero che queste , da tempo, sono aime’ state compromesse anche in altri campi del sapere o della , sbrigativamente nominata “cultura”.
        Lei menziona Pasolini e questo fa anche effetto nonche’ onore ma forse dimentica che fu proprio Lui che per primo scrisse di Industria Culturale, che fu proprio lui che scrisse di “intelletuali” asserviti alla stessa ed in pace con la propria coscienza, fu proprio Lui, a proposito della cosidetta Avanguardia Letteraria del gruppo A, che scrisse di fuga dall’impegno civile affinche’ fosse una delizia trastullarsi nel cenacolo degli Unti dal “nuovo” e niente piu’ (qualcuno di quei bestioni, oggi finalmente defunto, ebbe la sfrontatezza orribile di esclamare : ci siamo tolti dalle scatole questo vecchio decadente quando il povero Pasolini venne meno).
        Mi spiace , Pratesi, ma non basta indicare la malattia dei nostri tempi, occorre che ognuno, su di se, ne sperimenti gli antidoti.
        Lei è sicuramente un personaggio autorevole per la serieta’ del suo impegno e dei suoi studi ma è semmai il suo circuito che ha l’obbligo di fuori uscire dai suoi salotti e smetterLa di avvallare carriere, perche’ la conoscenza circola sempre di piu’ ed il RE è finalmente nudo.

        Distintamente.

        • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

          LORENZO, BRAVISSIMO: HAI COLPITO NEL SEGNO!!!
          Con simpatia,
          Savino

          • LorenzoMarras

            e tu sei troppo buono Savi’; prendiamo comunque atto che il dott. Pratesi è un galantuomo che discute apertamente a dispetto di troppi che preferiscono evitare , per chissa quali reconditi complessi di superiorita’.

            Un abbraccio Savi’ .

  • babajaga

    PRATESI E’ PROPRIO L’ULTIMO A POTER PARLARE. Sgomitando come fa tra le altre cose, per entrare e diventare KAPO del MACRO al posto di Barbero!!!!!!!!!!!!!!

  • ludovico pratesi

    Devo dire che la cosa più preoccupante in assoluto della nostra scena culturale è l’assoluta incapacità di parlare di contenuti reali senza personalizzare ogni commento. L’unica cosa che le persone riescono ad esprimere sono opinioni sulle persone, senza affrontare il senso delle parole. Questo è il risultato di anni di televisione e stampa di infimo livello, che ha portato alla ribalta personaggi di livello discutibile ai quali vengono affidati incarichi pubblici come il padiglione Italia.Il veleno della calunnia e del pettegolezzo ha contagiato la gente in maniera così profonda da abituarli ad un’unica,volgare, arrogante modalità di espressione che rende impossibile uno scambio di opinioni sereno e costruttivo.Una situazione patetica che personaggi come Pasolini, Ceronetti e Battiato hanno delineato con impressionante e profetica lucidità. Ragazzi proviamo ad andare oltre e a guardare fuori dai nostri piccoli confini italici e relazionaniamoci in maniera seria e costruttiva col mondo, altrimenti non usciremo più da questo affollato chiassoso e inutile pollaio che è l’Italia di oggi.

  • Cristiana Curti

    E’ vero che l’estrema personalizzazione, nonché soprattutto la volgarità e l’insulto, impediscono una serena discussione sui contenuti. Ed è vero che, in realtà, chi insulta non prende parte affatto alla discussione, se ne autoesclude (da qui l’inutilità dell’insulto). Ma è anche vero che la demonizzazione di tv e stampa di infimo livello (un leit-motif che sento spesso e che mi convince solo in parte), ovvero il modo più semplice per prendere le distanze da un resto del mondo che si sente come ostile, costituisce anche un alibi per non ammettere che non si è saputo opporre una forte coesione fra gli stessi intelletti nati in un determinato milieu storico e che hanno lavorato al “chiuso” per troppo tempo. Lei è vicino a me per età, e anch’io mi sento coinvolta, pur non osando paragonarmi a uno studioso. Ma di sicuro non ho fatto nulla per oppormi.
    E’ a causa della mancanza endemica di questa capacità di coesione (del fare un “sistema buono”, aperto, pronto al nuovo anche quando non piace), la quale proviene in massima parte dal nostro deteriorato sistema accademico che ha deprezzato l’insegnamento e scoraggiato i nostri docenti e allievi migliori (i nostri ponti verso il futuro, perché è dallo studio che si può uscire dalla presente aporia), che i furbi sostituiscono il vuoto con una sovraesposizione di se stessi che appanna l’immagine e le coscienze. E impedisce di ottenere la qualità (dell’arte, del discorso critico, dell’organizzazione delle manifestazioni, delle normative adeguate al tempo in cui viviamo, dei rapporti con le istituzioni).
    Quindi la colpa – se ora nessuno ascolta, o si rifiuta di ascoltare, o sbraita perché segue chi sbraita più forte – è anche di chi, dall’altra parte, non c’era.

  • L’insulto, come la volgarita’ sono sempre deprecabili e squalificano chi li usa, ed e’ verissimo, caro Pratesi, che, purtroppo, oggi si tenda a seguire il cattivo esempio di tante trasmissioni (ma anche di tanti battibecchi giornalistici “a distanza”) basati sul principio del “chi grida piu’ forte e meglio impedisce all’atro di esprimersi”.
    Questo detto, pero’, criticare la “figura” e l’operato di chi scrive (un articolo o un intervento) sono anch’essi un “entrare nel merito”, sopratutto quando l’autore, come nel caso del suo piacevole articolo, di “contenuti” ne ha messi proprio pochini. Un raffronto estemporaneo tra Venezia e Kassel, una “breve storia” stile Bignami del Padiglione Italia e due pesanti e sprezzanti giudizi sul Padiglione Italia 2011 privi di analisi e di motivazione, onestamente non li choiamerei “contenuti”.
    Se veramente voleva fornire dei contenuti il penultimo periodo del suo pezzo : ” Forse sarebbe il caso di riflette su come utilizzare al meglio la Biennale e la stessa Venezia … ecc. ecc. “, avrebbe dovuto essere il primo, seguito dal suo pensiero e sopratutto dai suoi suggerimenti al riguardo.
    Per dare una risposta ultrasintetica all sua domanda (spero non semplicemente retorica) si potrebbe anche ritenere oramai giunto il tempo di un ulteriore mutamento nella ragion d’essere e nello “scopo” della Biennale. Quando nacque aveva la natura di “fiera internazionale” e per lunghi anni mantenne tale caratteristica a cui, pian, piano, si affianco’, diventando a partire dagli anni 70 prevalente, la funzione di vetrina delle eccellenze internazionali dell’arte contemporanea. Il numero di gallerie grandi e piccole, musei, fondazioni ecc. che che offrivano ed offrono mostre di eccellenza, nel frattempo, si e’ moltiplicato in maniera vistosa e la facilita’ ed economicita’ delle comunicazioni rende “accessibili” a molti molte altre occasioni, nate successivamente, analoghe a quella Veneziana, che ne subisce per forza di cose la concorrenza, e che spesso hanno costi decisamente piu’ contenuti.
    Venezia e’ e rimarra’ sempre, a meno che la stupidita’ e l’incuria non riescano a farla affondare definitivamente nella sua laguna, un luogo unico al mondo, irripetibile ed assolutamente inimitabile, sogno di qualsiasi turista di qualsivoglia continente. In Venezia, in permanenza, oltre all’immenso patrimonio d’arte antica, classica e moderna, sono oramai nate realta’ espositive di primissimo piano anche per l’arte contemporanea la Biennale avrebbe ora la possibilita’ di mutare il proprio indirizzo senza timore alcuno ed anzi, quasi certa che un suo “mutamento di rotta” sarebbe, ancora una volta, il segnale per un mutamento internazionale e il Padiglione Italia 2011 potrebbe proprio rappresentare, ripensato e preparato adeguatamente, il “senso di marcia” di un tale mutamento.
    Vorrei, in ultimo, ricordarle che, se e’ vero che la Biennale richiama a Venezia un numero considerevole di persone e’ altrettanto vero (non so se dir “purtroppo” o “per fortuna”) che il numero delle persone che vanno a Venezia per vedere la Biennale e’ ridicolmente inferiore al confronto del numero di persone che potrebbero anche andare alla Biennale perche’ sono venute a veder Venezia (vedasi statistiche arrivi e presenze a Venezia per esempio del 2006 anno senza Biennale, decisamente superiore al 2005 anno con Biennale)

  • Cristiana Curti

    In effetti, ragazzi, mi pare che abbiamo messo a tiro incrociato l’unico critico che possa davvero dirsi tale (per meriti di studio, intendo dire) che si sia degnato – nella ressa di scribacchini a nessun titolo – di “calcare le scene”, anche entrando in discussione e non è la prima volta, di un sito e non si sia paludato dietro altezze iperuranie e snobismi da quattro soldi. Mi chiedo se altri – meno qualificati – avrebbero avuto il coraggio di beccarsi i soliti lazzi dei buontemponi e anche le domande insistenti dei più interessati. Onore al merito.

    • Da questo punto di vista non posso che associarmi e ringraziare Pratesi !!!