Tutto in un giorno

Da mensile di iniziative le più varie, “Giorno per Giorno” quest’anno è stato tutto dedicato ad Alighiero Boetti. Una decina di giorni – dal 20 al 29 maggio – che culminano nell’“Alighiero e Boetti Day”. Una maratona dedicata all’artista, che si terrà all’Auditorium della Rai di Torino. Ne abbiamo parlato con i tre organizzatori: Massimiliano Gioni, Francesco Manacorda e Luca Cerizza.

Boetti e Clemente a Kabul, 1974 - courtesy Archivio Boetti

Perché Boetti oggi?
Massimiliano Gioni
: Perché, senza esagerare nell’attribuirgli doti profetiche, Boetti ha anticipato molte idee, intuizioni, persino tensioni che sono ormai fondamentali nel mondo di oggi. Ha capito che il centro del mondo si sarebbe spostato a Oriente. Ha presagito la necessità di una nuova intelligenza collettiva, inventandosi un’arte di partecipazione e nuove forme di aggregazione e relazione, che sorpassassero confini nazionali e culturali. In altre parole, si è inventato una rete di comunicazione che, con i vecchi mezzi della posta e del fax, già presagiva una nuova geografia e una nuova intelligenza globale. Ha intuito che l’eccesso di comunicazione avrebbe richiesto una scissione, una schizofrenia della nostra individualità, e si è diviso e moltiplicato in Alighiero e Boetti, anticipando le identità multiple e i giochi di ruolo ai quali ormai siamo abituati dalle nuove tecnologie.
Soprattutto – e questa è una scelta assai poco italiana – anche di fronte agli eventi più drammatici, anche di fronte alla paura di dissolversi, Boetti ha continuato a giocare.

Massimiliano Gioni - photo Marco De Scalzi

Ma perché proprio Boetti a “Giorno per Giorno”? Cosa rappresenta?
Francesco Manacorda: La scelta è caduta su Boetti perché la sua pratica e i suoi “processi di pensiero” hanno avuto e ancora oggi non smettono di avere un impatto enorme su artisti, critici e teorici di generazioni diverse. Il suo lavoro si basa su un equilibrio di poesia e interrogazione del mondo che rappresenta un modello per moltissimi artisti di varie generazioni. Quello che credo sia importante oggi è capire attraverso una ricerca, anche aneddotica, delle fonti del suo pensiero quanto si possa ancora imparare dalla sua leggerezza e dalla sua capacità unica di combinazione degli opposti.

Francesco Manacorda - photo Simona Cupoli

Cos’ha dato Boetti e soprattutto cosa può dare la sua opera all’arte contemporanea?
Luca Cerizza: Il lascito di Boetti per l’arte contemporanea è multiforme, come multiforme è la natura del suo lavoro, che si è sempre sviluppato in “orizzontale”, aprendo mille porte e muovendosi in altrettante direzioni, come pochi altri artisti hanno fatto.
Boetti ci ha mostrato che si può essere uno e tanti allo stesso tempo; ci ha insegnato a includere e rappresentare la differenza; a guardare “attivamente” il mondo, le sue leggi e i suoi fenomeni; a mettere in questione l’autorità e le regole. È stato concettuale ma non dogmatico, multiculturale ma non esotista, “leggero” ma non superficiale, relazionale senza essere politically correct, politico senza essere didascalico.
Gli anni ’90 sono stati in buona parte boettiani. Speriamo lo siano anche quelli a venire.

Marco Enrico Giacomelli

Luca Cerizza a Lanzarote

sabato 28 maggio 2011 – ore 12-24
Alighiero e Boetti Day
Auditorium Rai
Via Rossini 15 – Torino
Ingresso libero

www.giornopergiorno.org

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • evviva una grande festa per un grande artista, domani sarò lì, se qualcuno in zona ci sono per un caffè

    ciao

    d.o)