La vostra galleria deve migliorare? E chiamate il consulente!

Una galleria con dietro nomi importanti (Berlusconi, per dirne uno). Un collettivo di curatori-operatori dell’arte che spariglia le carte. Un incontro fatale, e la gestione della prima passa nella mani del secondo. Ecco cosa accade fra Art At Work e Cardi Black Box. Ecco come una galleria, intelligentemente, si affida ad una ‘società esterna’ per tutte le scelte artistiche. Ecco come il mondo delle gallerie sdogana il concetto di consulenza profonda.

Cardi Black Box - photo Daniele Venturelli

Siete un gruppo ben assortito: c’è chi proviene da un’importante fondazione, la Sandretto di Torino (Ilaria Bonacossa), chi in un’altra fondazione, la Nomas di Roma, si occupa della programmazione (Ilaria Gianni), chi proviene dall’ambito galleristico (Luca Conzato e Riccardo Ronchi hanno fondato Maze a Torino, Paola Clerico ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella corazzata Massimo De Carlo). Tre-righe-tre per dire cos’è Art at Work.
È un gruppo di lavoro che commissiona e sviluppa progetti d’arte contemporanea
intessendo e coltivando diverse relazioni nel sistema dell’arte. Attraverso un costante dialogo con gli artisti, AAW si prefigge di creare una piattaforma innovativa che permetta la realizzazione di opere fuori dall’ordinario. Siamo un organismo flessibile, interessato a innescare meccanismi che possano stimolare l’attività dell’artista e mettere in discussione la pratica curatoriale.

Art At Work: Luca Conzato, Riccardo Ronchi, Paola Clerico, Ilaria Bonacossa, Ilaria Gianni (da sx a dx) - photo Simona Cupoli

Le ultime notizie di rilievo sul vostro conto erano relative a Un Po d’arte, progetto d’arte pubblico in corso a Torino, sulle rive del Po. A proposito, come procede?
Procede recuperando un pezzo di storia di Torino: l’Ovovia – Stazione a terra nel Parco Nizza Millefonti, costruita in occasione di Italia ’61. Lo spazio sarà risistemato e, oltre a essere utilizzato come sede espositiva, sarà usato come base per un nuovo progetto di formazione attraverso l’arte. Nello stesso luogo sarà allestita la grande installazione di Matteo Rubbi, Italia 1961 (2010), ricostruzione del logo dell’expo internazionale del lavoro svoltosi a Torino in occasione delle celebrazioni del primo centenario dell’unità d’Italia.

Cardi Black Box - photo Daniele Venturelli

Veniamo al presente. In Italia s’è visto di tutto o quasi, ma che venisse affidata la gestione di una galleria, nella fattispecie Cardi Black Box di Milano, a un soggetto “esterno”… Com’è successo?
La nostra forza è essere indipendenti, saperci confrontare con le esigenze, le problematiche e le aspettative del nostro tempo, e trovare soluzioni per lavorare con professionalità. Si può forse azzardare ad affermare che AAW sia nato da una reazione alla crisi e ai meccanismi esistenti del passato. Forse CBB ha visto proprio questo in noi.

Cosa ci volete fare là dentro? Qual è il “piano quinquennale” di leniniana memoria? Non è un segreto il fatto che la galleria non aveva un’identità forte…
Nessuna galleria può avere un’identità forte in un anno, ma aver mostrato da subito artisti come Thomas Bayrle e Shirana Shabazi è stata un’ottima partenza. Da sempre CBB ha affidato la direzione artistica a un soggetto esterno. Prima di noi c’era Sarah Cosulich Canarutto. Il nostro obiettivo è lavorare con gli artisti per realizzare progetti eccellenti e mai visti in Italia. Lavoriamo avendo come obiettivo la qualità e siamo alla ricerca di un confronto attivo con l’opera e l’artista, con il quale ragioniamo da vicino per strutturare un progetto nuovo che possa rappresentare un momento di svolta nella sua ricerca. Cinque anni sono il minimo per realizzare il piano di sviluppo di una galleria.

Cardi Black Box - photo Daniele Venturelli

Un primo bilancio dopo le fiere a Madrid e New York, in occasione delle quali l’immagine della galleria è completamente cambiata. Quali sono state le reazioni? Anche il pubblico è cambiato? E le vendite, e i clienti?
Non potevamo sperare di più.

Sporchiamoci le mani: come funziona il tutto dal punto di vista economico? Parteciperete degli utili della galleria o sarete più assimilabili alla figura dei “consulenti”?
Noi siamo consulenti e ci occupiamo della programmazione artistica.

Cardi Black Box - photo Daniele Venturelli

Qualche anteprima sui prossimi appuntamenti?
Con Cardi Black Box durante il Salone del Mobile abbiamo presentato una mostra di Oskar Zieta, astro nascente del design europeo, curata da Maria Cristina Didero, e continueremo a presentare mostre di design due volte all’anno: il prossimo progetto sarà con Ross Lovegrove a settembre. Entrambe le mostre presentano “pezzi” in esclusiva e in edizione limitata per la galleria, come era già successo con Mattia Bonetti lo scorso giugno. In programma da Cardi Black Box ci sono poi le imminenti mostre di Lina Bertucci e Tim Berresheim (nel mese di maggio). Si proseguirà con Marc Flores e Flavio Favelli. Continua il progetto denominato LevelOne, che propone personali di artisti emergenti nel panorama nazionale e internazionale. A maggio avremo Gabriella Ciancimino, a seguire Loredana Lillo e Carola Bonfili. AAW opera su diversi fronti e stiamo lavorando a numerosi progetti: il primo appuntamento sarà Il Baciamano, installazione site specific di Ian Kiaer che sarà presentata alla Fondazione Querini Stampalia il 31 maggio durante la Biennale di Venezia.

M. E. G.

www.artatwork.it
www.cardiblackbox.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Iride

    Dopo un anno affidare la gestione e la direzione di una galleria a soggetti esterni vuol dire non sapere più dove sbattere la testa!. E’ un esempio lampante di come non basta il denaro e il “nome” per gestire una galleria d’arte o uno spazio culturale. Sono le idee e i progetti veri che rimangono nel tempo. Queste trovate sono come la moda, passeggere ed effimere!.

    • Criss

      Le idee e i progetti non rimangono nel tempo, se a causa della mancanza di fondi a percorrere il tempo non ci si riesce. Proprio per ritrovare un punto dove sbattere la testa uno cerca soldi.

  • infatti Cardi Black box ha già cambiato tre curatori
    non è buon segno

    • skl

      a me pare che art at work stia facendo molto “mari e monti”, cioè la pizza con dentro tutto.

  • angie

    sarà, intanto il nuovo team sta facendo un buon lavoro

  • ma andatrea cagare

  • Uni

    Pezzi unici quelli di Zieta? Ma per favore….

  • Mica per forza

    Cari Cardi Black Box, ma mica si deve aprire una galleria per forza ?
    Se non avete la capacità e la cultura necessaria aprite un supermercato, una pizzeria o un bar come fecero quelli della ex galleria Maze (a volte ritornano). Vi darà più soddisfazioni e meno grattacapi.