Giustizia è fatta? Ora non infierire, Politi

Una storia di ordinaria amministrazione (giudiziaria). Rogne da tribunale, denunce, cause chilometriche, spese legali da pagare. I protagonisti? Un giovane artista emergente e un nome storico dell’editoria italiana. Giancarlo Politi vs Luca Lo Coco. E si arriva a un patetico pignoramento di mobilia.

Il castello fatto con numeri di Flash Art, celebre opera di Maurizio Cattelan

La notizia è tosta, una di quelle che fanno rumore e che provocano stupore, persino rammarico. No, stavolta non stiamo parlando del famigerato padiglione sgarbiano o di qualche improbabile esempio di public art. Qui parliamo di roba sommersa, fuori dalla luce dei riflettori, che riguarda la vita di persone qualunque, inciampate per caso nell’arte e trovatesi nei casini, improvvisamente. Casini piuttosto seri. Soprattutto se a doverci fare i conti è un ragazzo di 26 anni, decisamente impreparato all’accaduto.
Il ragazzo è Luca Lo Coco, palermitano, un tipo inquieto, brillante: spirito critico pungente, indole creativa e una gran voglia di dire la sua. E la sua l’ha detta, qualche anno fa, con un gesto, forse, ai tempi, non del tutto consapevole, ma che si trasformò in una operazione di net art e poi di mail art.
La cosa, nata più o meno come un gioco, assunse presto i tratti di una provocazione ficcante, precisa. Provocazione riuscitissima, peraltro. Il provocato era, nientepopodimenoche, un dinosauro dell’editoria d’arte italiana: Giancarlo Politi, storico direttore ed editore di Flash Art. A mandarlo su tutte le furie, ben cinque anni fa, fu proprio l’allora ventenne Luca, trovatosi in mezzo a una storia difficile, il cui epilogo – affatto allegro – giunge proprio in questi giorni.

Giancarlo Politi

Ma andiamo per ordine. Nel 2005 Lo Coco, colto da improvvisa fascinazione per l’artworld, compra la sua prima rivista d’arte. Una fra le più istituzionali, le più popolari. Trattavasi di Flash Art Italia, naturalmente. Cosa cercava il ragazzo? Di informarsi, di capirci qualcosa nella babele del sistema, di trovare i talenti del momento, di scoprire in che direzione stava andando l’arte contemporanea.  E invece… la delusione arriva immediata, dopo poche pagine.
Non appena aprii quella che ritenevo la rivista più bella, rimasi semi-atterrito dall’enorme quantità di pubblicità che dovetti affrontare prima di giungere alla prima facciata dedicata all’arte”, racconta Luca, intercettato da Artribune. “La pagina tanto agognata riportava – a caratteri cubitali – la dicitura ‘Le lettere al direttore’; accanto all’epigrafe, una specie di ‘santino’ con un uomo calvo sorridente; il tutto inquadrato da una sottile linea viola che ricordava il paramento di un prete triste durante la quaresima”.
Ironico e un poco acido, il Lo Coco. Che continua: “Leggendo quelle prime lettere, non trovai altro che un acido maestro che bacchettava aspramente i propri alunni. Continuai a sfogliare la rivista. Dopo una mezz’oretta la chiusi. L’avevo aperta per cercare arte, ma vi trovai solo mercato dell’arte”. Lapidario, non le manda certo a dire, il ragazzo.

Luca Lo Coco

Passano una manciata di mesi, e tutto lo stupore e la rabbia di Luca sfociano in un’idea stramba. Il luogo dell’azione? La rete naturalmente, potentissimo strumento con cui arrivare a quanta più gente possibile, in tempi ultrarapidi. “Non avevo nessuna conoscenza tecnica del mezzo, quindi mi rivolsi a un mio amico webmaster”, racconta Luca. “Giulio mi regalò il sito internet www.ashartonline.com per il mio compleanno”.
Ed ecco la pietra dello scandalo: un sito. Tutto qui. Nome quasi uguale alla rivista di cui sopra, layout e contenuti pure. Un doppione imperfetto, una ripetizione appena differente. Due letterine in meno che trasformavano il “flash” dell’originale in “ash”, che in inglese vuol dire ‘cenere’.
E proprio dalle ceneri di quella che era l’illusione del novello lettore d’arte nacque il gemello diseguale: “C’erano piccole differenze nelle news, correzioni ad alcuni articoli pubblicati che mettevano in atto la critica. E c’era pure c’era un forum aperto a tutti”. Un perfetto camouflage, un esperimento situazionista che si insinuava tra la pieghe del sistema per metterlo in discussione.
Tutto filò liscio per mesi,  gli iscritti crescevano e una rubrica in particolare cominciò a riscuotere grandi consensi. Su Le lettere al direttore, parte seconda, tutti quelli che si erano beccati delle risposte poco gentili da Politi potevano dire la loro.
Da gennaio a giugno, www.ashartonline.com fu attivo, contagiando come un virus gli internauti e facendo parlare di sé, sempre di più. Non si trattava più di un gioco. Stando ai primi feedback arrivati, il Direttore cominciava a irritarsi per davvero. Fermarsi? Non sia mai. In fondo si stava solo facendo dell’arte, o anche solo un po’ di sana critica.

L'irriverente dito medio di Cattelan

Arriva così anche l’ash Art Diary, ispirato alla nota agenda cartacea politiana che pubblica i contatti degli operatori del sistema. Il diary di Luca era rigorosamente virtuale, messo su in sole tre settimane: una straordinaria raccolta di circa tremila indirizzi e-mail di artisti, critici e curatori italiani. Scaricabile gratuitamente, of course. Una pioggia di download in pochi giorni. Tutti rubavano, tutti attingevano da quell’archivio impertinente, totalmente free e open. Un successo generato da un incredibile lavoro di reperimento e inserimento dati, un gesto di condivisione democratica che usciva dalle solite logiche del mercato.
Ma come li aveva recuperati tutti quegli indirizzi, Lo Coco? “Usando tutti quelli che avevo io, prendendoli dalle mail arrivate senza cnn o trovandoli in rete.  Del resto, come credi che se lo sia costruito Politi il suo database?  Con 5 giorni di ricerca online sarei in grado di pubblicare un indirizzario con 10.000 nomi. Ci vuole solo un po’ di organizzazione”.
Beh, la misura era colma. E Politi stavolta s’arrabbia sul serio. “Il 31 luglio 2007 un ufficiale giudiziario, bagnato dai quaranta gradi dello scirocco di Palermo, mi consegna un grazioso malloppo di decine di pagine, gentilmente inviatemi dagli avvocati del Direttorissimo”. Comincia una lunga causa giudiziaria, cinque anni di carte, udienze, scocciature. Intanto il sito viene oscurato in via cautelativa. ash Art non c’è più.

Flash Art cover

E arriviamo al 24 settembre 2010. Il processo si conclude, finalmente. A favore di chi? Indovinate un po’. Il giovane artista/attivista palermitano è condannato al pagamento delle sole spese legali, circa 7mila euro. E gli è andata pure bene, visto che la somma richiesta dall’accusa per il risarcimento danni ammontava a ben 200.000 euro. Secondo il giudice esisteva un’obiettiva e dannosa confusione tra i due siti. Ma era proprio questo l’intento dell’imputato! Giocare con la simulazione critica, attuare un cortocircuito, ribaltare le carte trasversalmente, ironicamente.
Ad ogni modo, Luca non ha quei 7mila euro. Il 19 aprile 2011 arriva l’intimazione al pagamento, e dopo i canonici dieci giorni d’attesa la giustizia fa il suo dovere. La mattina del 18 maggio 2011 piomba in casa della famiglia Lo Coco un ufficiale giudiziario che registra l’atto di pignoramento di tutti i beni presenti nell’abitazione. “Mia mamma e mio fratello mi vogliono buttare fuori casa”, commenta lui. E continua: “Se lo rifarei di nuovo? Certamente! In fin dei conti, forse, all’arte ‘pura’ ci credo ancora”.
I mobili dei Lo Coco sono ancora in casa, ad oggi. In tribunale stanno organizzandosi per le spese di trasloco e la successiva messa all’asta. Ha fatto il suo corso la giustizia, certamente. Ma era proprio necessario? Non bastava far chiudere il sito e basta? “Politi non mi ha mai chiesto di smettere, non mi ha mai telefonato o scritto, è arrivata la lettera dell’avvocato, direttamente”. Beh, il Direttorissimo la sua vittoria se l’è portata a casa. Ma se adesso la pagasse lui quella piccola cifra, ci farebbe un gran figurone. Salvando mobili e suppellettili.

Il ghigno

C’è un altro dubbio, però, che resta. Ancor più pressante. Lo Coco era un giovanissimo sconosciuto, non ancora un artista, uno non inserito nel circuito, un nome come altri mille. Un palermitano di vent’anni che credeva nella purezza dell’arte e che coltivava un incontenibile spirito da attivista creativo. Il suo stesso logo è una specie di ghigno beffardo stilizzato, una risata in faccia al sistema, alle sue regole, alle sue ipocrisie, a quel “prendersi troppo sul serio” che a volte risulta un po’ patetico.
Un dubbio, dicevamo. Se questa stessa operazione l’avesse ideata – un nome a caso – Maurizio Cattelan, come sarebbe andata a finire? È evidente: nessuna denuncia, nessun processo. Anzi, vuoi vedere che Politi gli dedicava pure una bella copertina? L’ennesimo colpo di genio dell’artista ribelle che sfotte il sistema: di questo si sarebbe parlato. E il sistema avrebbe gradito e ringraziato. Con tanto di inchino all’irriverente superstar.

Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Tiziana

    D’accordissimo….e complimenti per l’articolo.

    P.S.= la prima volta che anche io ho letto Flash Art, ho pensato ingenuamente la stessa cosa di Luca…

    • Maro

      Da più di due anni non rinnovo l’abbonamento a Flasch Art infastidito dal signor direttore e dall’arroganza con la quale risponde a chi non è noto o potente . Ricordo che dissi BASTA dopo una risposta con la quale Politi rivolgendosi ad un artista sconosciuto disse che la sua rivista si occupava “dei numeri 1 e non dei Cassintegrati dell’arte”! Provenendo da una famiglia operaia che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti di quello che per “l’Eccelso Direttore” è solo un termine come un altro da usare in maniera offensiva, potete immaginare il fastidio che mi diede!
      Proprio ieri mi è capitato di leggere in rete ( credo sia l’ultimo numero)una risposta che “Sua Santità dell’Arte” ha dato ad un artista- più o meno diceva così: “Tu lo sai che Cattelan può dire e fare quello che vuole senza essere giudicato da te perchè Cattelan è Cattelan e tu non sei nessuno..! ” – Premesso che ricordava in tutto e per tutto la celebre frase de Il Marchese del Grillo “Io son IO e voi non siete un cazzo ! ” credo che tali forme di prepotenza necessitino quantomeno di diritto di replica! Quindi, caro Luca…ti propongo : mettiamo in rete la rubrica non chiamandola lettere al Direttore ma semplicemente “diritto di replica” – chi scrive indica solo il riferimento (link o numero del giornale) a cui risponde, così è tutto legale, non c’è diritto d’autore e copyright che tenga !
      Se metti online un numero di conto corrente postale credo che basterebbero 5 euro per ciascuno e ti avanzerebbero pure i soldi per invitare Politi a bere una tisana all’estratto d’oleandro!
      Ciao e tieni duro!

      • Maro

        Flash Art…ovviamente!

    • Il Gatto e la Volpe

      La sua è un’operazione intelligente e di marca dadaista. Oggi la versa risorsa dell’arte contemporanea è l’ironia altrimenti è chiaro che siamo dinanzi ad una valley of ashes (valle di ceneri). Il che ha anche una valenza profetica perché in fondo che vi piaccia o no la via è quella per l’arte contemporanea se non si comincia davvero a riflettere sul ruolo dell’artista, e in generale del sistema arte. Rendiamoci conto che l’artista oggi non incide in alcun modo sulla società (che venda o che non venda è indifferente) e tanto meno le riviste d’arte “patinate” che non compiacciono altro che il mercato stesso dell’arte e poco l’arte.

  • monica

    Che strano il Politi sempre aperto verso i giovani di successo e sempre chiuso a chi veramente sa rompere schemi e ovvietà, questo un tassello che la dice lunga sulla finzione del mondo tanti libero e aperto dell’arte contemporanea …

  • a. p.

    bravissima Helga ad aver raccontato questa storia… e per Luca Lo Coco, per quanto possono servire solo le parole, mi dispiace molto… spero che il dinosauro si renda conto di quanto sia grottesco e ingiustamente umiliante tutto ciò

  • me.giacomelli

    Passiamo dalle parole ai fatti: caro Lo Coco, nell’attesa che Politi – persona tutt’altro che stupida, ne sono certo – ritiri la richiesta, immagino che avrai sostenuto comunque parecchie spese fra legali tuoi, ricorsi, opposizioni ecc. E visto che qualche competenza l’avrai acquisita in questi anni, perché non inserisci sul tuo nuovo sito la possibilità di donarti degli euri? Sono convinto anche in questo caso che l’artworld meno imbolsito si rivelerà munifico.

    • concordo, bella idea

    • skl

      ti dimentichi che : 1) è troppo tardi per ritirare la denuncia, è passata in giudicato. 2) purtroppo per lo coco, le spese processuali devono esser pagate indipendentemente dalla parte lesa.
      Politi è un tronfio personaggio di secondo o terzo piano del mondo dell’arte, ormai seduto sul nulla.

  • grande stima per il ragazzo. ci vuole coraggio, la vita è una sola e bisogna seguire quello in cui si crede. spero in un rovescio della medaglia, che un giorno possa entrare di diritto come atto di net art. bastava una telefonata e tutto finiva, ma alle volte il gusto per la perversione di “volere avere ragione” ha il sopravvento sull’ovvietà della ragione.

  • un critico italiano

    Avete fatto bene a denunciare l’ennesima ipocrisia di Politi. Per lui i geni sono sono quelli funzionali al sistema che sorregge e da cui è sorretto almeno a partire dai primi anni Ottanta quando gradualmente Flash Art ha preso la piega che lo caratterizza. La rubrica delle lettere, molte delle quali inventate di sana pianta per supportare le sue tesi, in particolare quelle per cui bisogna per forza studiare ed emigrare a Londra o New York (con quali soldi poi?) è assolutamente emblematica. Mi spiace solo di non essere venuto a conoscenza diretta dell’intelligente provocazione di Luca Lo Coco. Ma ve la ricordate la beffa di Tirana con il falso Oliviero Toscani di Marco Lavagetto?

    • ip

      secondo me politi ce l’aveva con te caro critico italiano ..

  • Interessante! Leggerò sentenza.

  • lorenzo canova

    Concordo con l’articolo, qui abbiamo pesi e misure anche nella politica della provocazione a quanto pare, Marinetti non avrebbe fatto così, figuriamoci che pagava per far scrivere libri contro lui stesso, un profeta…

  • Marimari

    Conosco personalmente Luca..e mi spiace che sia finito in mezzo a questo casino…ma lui è così..non si è mai creato problemi a dire la sua su qualcosa che n andava…spero che la cosa possa risolversi in qualche modo…e mi sento di rivolgere un grazie all’autrice di questo articolo per aver dato visibilità a questa storia assolutamente assurda!

  • hm

    non ho ancora letto nulla dell’articolo ma secondo me per la faccia che c’ha lu calo coco ha ragione a prescindere .

    • ip

      hm ha sempre ragione, a prescindere

      • hm

        grazie, sei la mia benzina preferita

        • ip

          l’ho detto io che sei un grande

          • hm

            quindi vinco la benzina gratis?

          • ip.

            no, sei brillante, simpatico, ma siamo su pianeti opposti, peccato.

  • Stella

    accanimento vergognoso contro chi, da bravo sconosciuto, ha messo in atto un’intelligente operazione di critica.
    di fronte a tanti artisti di corte – bravini, bellini, magari con lavori fintamente provocatori ma assolutamente integrati e infiocchettati – Luca Lo Coco si qualifica come giovane artista genuino e interessante. da tenere sott’occhio. attendiamo altri sviluppi del suo lavoro.

  • hm

    – Se questa stessa operazione l’avesse ideata – un nome a caso – Maurizio Cattelan, come sarebbe andata a finire? È evidente: nessuna denuncia, nessun processo. –

    difficile che cattelan possa ideare qualcosa, magari avrebbe fatto la copia della copia intitolandola fish art o qualcosa del genere .

  • mg

    Incredibile! Storia fuori da ogni logica. In Italia la cultura non fa che ricevere schiaffi in faccia!

  • mg

    se Lo Coco con quella faccia ha ragione a prescindere, Politi con la sua ha certamente torto!

  • Bell’articolo Helga, complimenti! Avevo seguito tutta la vicenda di ashart e molto onestamente avevo pensato “grande idea, peccato non sia venute in mente a me !!!”
    Giancarlo Politi e’ grintoso e (qualche volta giustamente preoccupato di “difendere” la “sua creatura”) ma non e’ uno sciocco e, per quanto ne so, neppure una persona meschina, spero davvero che faccia questo “beau geste”, che, tra l’altro, gli garantirebbe un non indifferente “ritorno d’immagine”.
    Sposo pienamente l’idea di Giacomelli : caro Luca, metti un “link” con la possibilita’ di far donazioni con carta di credito sul tuo sito … sono sicuro che saremo in tanti ad utilizzarlo !
    A proposito, su FaceBook c’e’ un “profilo” “FlushArt” che aveva iniziato con un’immagine quiasi identica ad una “copertina” di Flash Art con una testa rasata (molto simile a quella di Politi) che “se ne andava” giu’ dallo scarico di un lavandino… mi pare che dopo un inizio abbastanza “frizzante” durato poche settimane tale profilo sia “fermo” da oltre un anno … un altro “caso Lo Coco” ?

    • ip

      ma perchè copiare flash art?
      io ne avrò 200 copie e mi sono addormentata almeno sulla metà..

  • Betmaster9

    La critica è facile e l’arte è difficile….Ash Art ha reso difficile ciò che era facile!!! Grande luca!!!

  • Donato F.

    Un’irremovibile istituzione del mondo dell’arte che querela e vince contro un giovanissimo che mette su senza mezzi un’operazione che (non conoscevo ma stando all’articolo) riscuote insperato successo.

    La vicenda appare paradossale e non può che rendere di Politi un’immagine davvero sgradevole, proprio in virtù della posizione che egli occupa: il direttore asserragliato a difendere le ragioni cortesi di un sistema che vive di retorica.

    Lavorando egli con la parola, dovrebbe tenere in massima considerazione il rischio di non avere alcuna efficacia sul reale, dove per “reale” si intende ciò a cui le parole effettivamente fanno riferimento. “Parlare a vanvera” dovrebbe essere il massimo incubo di chi per professione fa “quello che dice delle cose”.

    Ecco, con questa azione Politi smaschera il sistema di retorica che regge la sua corte. Perché afferma che in quest’ottica in cui la parola è tollerata solo se non dice nulla (nulla di reale), colui che azzarda di sintassi e costruisce qualcosa di significativo, per di più su argomenti condivisi e con metodi efficaci, ha qualcosa di criminale.

    Ma quando il signore della corte avverte il pericolo e invece di riformarsi sancisce il dogma, prima o poi perde la testa.

  • mg

    ma scusa Luca non è di Palermo? E’ vero che sta biennale è un casotto ma fino a questo punto non credo…

    • Mimmo Di Caterino

      Riporto da Facebook:

      Padiglione Italia
      PER NON DIMENTICARE – ogni due giorni ripropongo in cima al profilo questo triste e assurdo accadimento
      Luca Lo Coco
      “Artista italiano condannato per la sua opera Net.art” Recentemente si è verificato un grave fatto che mette in pericolo la libertà d’espressione nel campo dell’arte contemporanea in Italia. Giancarlo Politi, direttore di Flash Art -una delle maggiori …
      Mostra altro
      Di: Mimmo Di Caterino Bis
      4 ore fa · Mi piace · · Condividi
      A Mimmo Di Caterino Bis e Samuele Contarini Art piace questo elemento.
      Domenico Mimmo Di Caterino Mi sembra giusto fare partire una intensa campagna per materializzare questo assurdo fatto nel Padiglione Italia Lombardia, se non si riesce a fare esporre Luca Lo Coco si faccia avanti qualche artista invitato per esporlo e raccontarlo….

      • Mimmo Di Caterino

        Il termine cracker mi sembra sul serio riduttivo per Lo Coco, anche se per qualcuno la sua è una azione da cracker nel suo essere manifesta e dichiarata nell’ambito contestuale del sistema arte italia l’eleva ad artista dal forte valore iconoclastico, ovviamente nel completamento dell’operazione e del processo artistico anche “l’illuminato” Politi ha i suoi meriti.

        • hm

          sì ma non ci stiamo capendo, l’iconoclastia non è una forma d’arte è solo una forma di distruzione e sabotaggio (atta a secondi fini ben tenuti nell’ombra, spesso esclusivamente economici e di rivalsa sociale) . cioè se in precedenza eri interessato a dei contenuti qui non ce ne sono . qui non c’è nemmeno il mandare delle mail agli uffici stampa e il pregare di lucarossi che non ho ancora ben capito con che coraggio osi definirsi artista .

          • hm

            duchamp iconoclasta in quale opera? forse nella gioconda coi baffi, ma quello è un ready made nel senso che ne ha traslato il senso e l’ha fatta diventare un travestito (almeno io la intendo in questo modo), non mi sembra che duchamp sia stato molto iconoclasta, in ogni caso io lo considero un tumore all’interno della storia dell’arte quindi in effetti non faccio molto testo a parlare di lui . forse delle due è stato più iconoclasta cattelan col papa colpito da un meteorite, stand affittato ai profumi etc lo coco ha infranto il diritto di autore mettendo sul sito ciò che era a pagamento, è come entrare da qualche parte senza pagare, copyright infranto etc etc fino a quando aveva usato il nomignolo ash art infatti andava anche bene e non era stato denunciato, ma il ready made consisteva esclusivamente nel nome storpiato a quanto ho capito visto che i contenuti del sito erano praticamente i medesimi con l’aggiunta delle risposte delle lettere al direttore, una roba anche molto triste da leggere nella rivista e secondaria rispetto ai temi affrontati in essa . è ovvio che se vai ad infrangere i diritti d’autore ti becchi una denuncia, è come scaricare file su internet lo fanno tutti ma è ILLEGALE . quello che non capisco però del tuo atteggiamento è il fatto che critichi cattelan o gli artisti pompati dal ‘sistema’ e poi ti esalti di fronte alle stesse identiche opere (anzi identiche no per i fatti spiegati sopra) e lodi i medesimi atteggiamenti di quelli che ti fanno schifo, alla fine mi sembra che la tua visione dell’arte si riduca a qualcosa del tipo ‘lui sì io no’ e a un battere i pugnetti per questa esclusione seguita da crisi di nervi . mi sembra che tu sia più interessato a sfondare i cancelli del resto, però se lo vuoi fare fallo veramente, non so prendi a bottigliate qualcuno invece di lamentarti .

  • mg

    nn si capisce più niente

  • L.

    giustizia è fatta!?!?!?mmmmm…piuttosto ingiustizia è fatta…purtroppo dall accaduto si deduce palesemente che viviamo in un mondo ipocrita e corrotto dove vanno avanti le persone che hanno fama a discapito delle persone brillanti e ingegnose…è vergognoso…il mondo in cui viviamo ci impone la censura…meno male che la costituzione promuove lo sviluppo della cultura…si censurandoci!!!bravo luca e nn lasciarti intimorire!!!porta sempre avanti le tue idee!!!

  • Caro Luciano, mi dispiace ma non so d’accordo, purtroppo Politi è “meschino” e non fará nessun “bel gesto” è persino troppo tronfio per capire che questo sarebbe utile pure a lui. Troppo cinvinto di essere il massimo “detentore del potere” nel “sistema” arte italiano (hai visto la classifica delle persone piú “influenti” stilata tempo fa da FlashArt, ovviamente? È al primo posto! E ci crede!). Credo che anche Mimmo ne sappia qualche cosa. Portare Luca al Padiglione Italia : benissimo! Aiutarlo concretamente con le donazioni: benissimo! Ma incominciamo (come ho fatto io) a disdire gli abbonamenti a FlashArt, a non comperarlo piú! Questa è la vera risposta perchè il Politi ragiona solo in base ai numeri degli abbonamenti e della diffusione, su cui sino parametrati i costi della pubblicitá di cui FlasArt, come qualsiasi altra rivista vive! L’esempio di exibart insegna, facciamo crollare le vendite di FlashArt è l’unico modo per portare il “grande Politi” con i piedi per terra!

    • Mimmo Di Caterino

      D’accordo, niente Flash Art ma neanche Exib Art, ormai i veri movimenti artisti viaggiano liberamente attraverso liste e social network, non ho mai visto troppa differenza tra Exibart, Flash Art ed Equilibriarte, diffidato sempre e comunque.

  • … mi rimane una curiositá “giuridica” : se il giudice non l’ha condannato al risarcimento del danno significa che nel dispositivo della sentenza devono esserci le motivazioni che, presumibilmente, minimizzano il “danno” rappresentato dall’azione di Lo Coco, in questi casi, in genere, il giudice decide per Le “spese compensate” (cioé ciascuno paga le proprie) qui non è stato cosí, Luca ha fatto ricorso? Se lo avesse fatto avrebbe una buona probabilitá di evitare anche le spese e magari di essere assolto col riconoscimento di “opera d’arte” alla sua azione (è giá successo piú d’una volta)

  • G.G.

    La genialità è scomoda e la verità brucia, caro politi! Forza Luca!

  • Enrica

    Anch’io la prima volta che ho letto Flash Art ho avuto la stessa impressione di Luca. Politi è una persona davvero sgradevole, preso di sè! e anche alcuni suoi collaboratori non sono da meno….basta leggere l’ultimo numero di maggio per rendersene conto!! Non lo comprerò mai più!
    Luca ha avuto un’idea geniale, artistica, pura e genuina! Complimenti a Helga Marsala per l’articolo. Grazie anche alla sua ottima capacità di scrittura, è riuscita a rendere un minimo di giustizia ad un artista che mi auguro faccia davvero una grande carriera!
    W ASHART!

  • Tempo fa il nostro direttore ebbe a scrivere riguardo i giovani artisti writer, eccolo in sintesi: l’arte nasce da in bisogno inarrestabile di comunicare ed io credo che sia il caso dei giovani di tutto il mondo. Lasciamo dunque ai GIOVANI spazi di libertà e di creatività spontanea enaturale…ecc ecc poi aggiunge …la straordinaria energia giovanile deve pur concretizzarsi in qualcosa di creativo e….spesso VIOLENTO…e poi….udite udite….L Energia incontrollabile che spesso sfocia nella VIOLENZA è una necessita del DNA….NON CRIMINALIZZIAMO DUNQUE QUESTI RAGAZZI DALLA BOMBOLETTA FACILE.

    Sembra leggere le improvvisazioni del Marinetti ed invece è in frammento significativo di una risposta di lettere al direttore ,num febbraio marzo 1999.

    Dalle mie parti i vissuti anziani direbbero : chi la fa l aspetti. Infatti con i muri dei prossimi tutto è permesso.
    Però mai mi sarei aspettato leggere di predicare e razzolare contemporaneamente in modo così pessimo.

  • luana maiorana

    Bell’articolo,brutta storia…Spero che alla fine venga fatta vera giustizia verso un giovane artista coraggioso,originale e creativo…

  • lucia

    Ma cos’è, Davide contro Golia? Ma dice vero Politi, o non ha altro da fare?????
    Senza contare che il tutto si sarebbe potuto trasformare in una maggiore pubblicità x Flash Art (tipo settimana enigmistica, il giornale ke vanta + tentativi d’imitazione!)….e x finire: ma scusa, un apersona on delle idee così originali, politi xkè nn gli proponeva di lavorare x lui?’ Ne faceva tre buone insieme: si faceva pagare con il lavoro di Luca, si gaceva pubblicità e faceva crescere un giovane artista di talento….ma evidentemente era una pensata troppo smart x Politi..

  • Mario

    Una rivista d’arte contemporanea che dovrebbe supportare l’arte giovane e che invece condanna la genialità di un’operazione come quella di Luca, non merita di essere nè letta nè acquistata! Rivista di parte e autocelebrativa già dalle prime pagine delle Lettere al direttore. Da boicottare!

    Grande Luca e in bocca al lupo per tutto!!

  • Lo Coco, giovane ed inesperto, pensava di fare arte partendo dalla critica alla critica, sfottere per darsi subito un tono, farsi largo. Non so quanto sia attinente il paragone con Cattelan che pure è uno che di certe performance ha fatto un businness. Qui l’operazione mirava a delegittimare in modo frontale. Puoi farlo ma con un’opera singola e senza porti direttamente in concorrenza su forma e media. E se non ti piace una rivista puoi sempre non leggerla. Diamo il benvenuto a Lo Coco nel mondo reale dove se sbagli approccio con i diritti d’autore e d’immagine prima o poi trovi chi ti dà una lezione. Spiace per i genitori che si ritrovano a pagare per le licenze del figlio che farebbe un bel gesto, lui e non Politi, ad evitare il pignoramento.

  • msrosina

    Conosco da poco Luca, ma devo ammettere che il modo in cui Helga lo descrive mi sembra assolutamente veritiero! Non sono un’esperta in quest’ambito, non avevo mai sentito nominare Politi, ma credo che sia eccezionale il modo in cui sia riuscito a “dare fastidio” a questa persona. è importante che ci sia qualcuno che trovi il coraggio (e soprattutto il modo) per denunciare queste situazioni, per cercare di muovere qualcosa affinché il degrado in cui viviamo possa a poco a poco migliorare.
    Bravo Luca!

  • tiziana

    Politi gli faceva il ruffiano a Cattelan, col povero Luca ha voluto fare la parte del despota, risultando pure banale e poi che noioso… Mettere il suo potere, i suoi soldi, addirittura fare causa ad un giovane artista, è la prova che Luca aveva fatto centro! I piedi dei potenti non si pestano…! Luca avrà pure perso la causa, è obbligato a pagare, e probabilmente resterà senza mobili, ma non lo dice certo un tribunale cosa è Arte….

  • Viva l’arte libera! Bravissimo Politi a riempirsi la bocca con i giovani artisti, a blaterare di come rompano gli schemi e le regole, ma poi alla fine quando qualcuno ha osato toccare qualcosa di suo (con un gesto artistico, s’intende) si è rivelato per quel vecchio relitto che è.
    Finché l’editoria artistica di massa sarà in mano a gente così, si tratterà sempre e comunque di editoria pilotata dai mercanti, dai poteri forti ed eterodiretti che convincono la gente rimbambita che questo qui è un artista e quest’altro no, solo in base alle quotazioni monetarie.

    E’ un bene che questa storia sia venuta a galla, facciamo di tutto per diffonderla ancora di più. Forza Luca!

  • Critico di fama mondiale

    Sono esterefatto dalla vicenda.
    Lasciamoli sfogare i ragazzi d’oggi che se gli chiudiamo tutte le vie poi finiscono sulla cattiva strada.
    A parte gli scherzi, sono allibito nonchè contrariato dall’esito di questo strambo et ignobile iter.
    Se veramente il signor Politi non ha mai avvisato il Lococo (artista), siamo di fronte all’ennesima pazzia made in Italy, ma si sa, viviamo nel paese in cui i capoccia rubano e stuprano senza nascondersi.
    Suvvia signor Politi gli abbuoni questi 7000 euro, non possiamo che guadagnarci tutti.

  • Lagartija IBZ

    Ánimo Luca!

    Eres un gran artista, y en un futuro serás todavía más grande…

    no dejes de luchar NUNCA por tu causa

    “Lagartija ;]”

  • G90046

    Sosteniamo l’arte Sosteniamo Luca Lo Coco

  • Caro Podda, mi dispiace ma sbagli! C’è fior di giurisprudenza che distingue il “plagio” dall’ “appropriazione” artistica o dalla “imitazione/satira” . “ashart non si poneva affatto in “concorrenza” con FlashArt : era solo On-line, mentre FlashArt è sopratutto cartacea, era gratuita e non profit, non raccoglieva pubblicità, mentre l’altra ci vive. Quello che faceva era farne satira, un’operazione condotta in modo tale de farle assumere lo status di “performmance” artistica. Se la corte non ha Vonda NATO Luca alla rifusione del “danno” richest dal buon Politi in 200.000 euro, è evident che ha ritenuto che “il danno non sussiste” e quello che fa’ meraviglia è che abbia posto a carico di Luca le spese legali che, in casi del genere, vengono compensate, quando addirittura non vengano poste a carico del querelante, come sarebbe giusto visto che è stato lui ad iniziare una causa per un motivo ritenuto dalla corte non degno di tutela (visto che non quantifica il danno).
    Quello che indigna, in questo caso, poi è il fatto (vedi post di Marras) che il querelante sia uno che si atteggia a “patron” e “promotore” delle arti e degli artisti, in particolare dei giovani (cui sono principalmente dirette le sue prediche, per altro spingendoli, per lo piú all’asservimento piú totale ad un “sistema” arte basato essenzialmente sul “se si vende è buono ed è tanto piú buono quanto piú caro si vende).
    Politi “fu” un importate editore d’arte oggi l’unica cosa che gli interessa è gestire “potere” nel sistema arte: non è un rude, burbero ed impietoso criticio, come molti pensano, ma uno convinto di non potersi permettere il lusso di mollare una briciola dal “potere” accumulato! L’ho detto e lo ripeto, chi vuol vedere un cambiamento in questa situazione (mi pare molti a giudicare dai commenti) ha nelle proprie mani la soluzione: smettere di acquistare FlashArt, smettere di far pubblicitá su di essa! Politi è sensibile unicamente agli incassi e a chi si chiedeva perché non abbia pensato di “assumere” come collaboratore un giovane cosí brillante come Luca risposo: perché Politi, i collaboratori di FlasArt incomincia a pagarli solo quando sono diventato abbastanza noti ed hanno prodotto abbastanza “ritorni” na non poterne fare a meno (e difatti il turnover dei collaboratori è molto intenso)

    • Quello che penso io è che, alla semplice prova della ragione, Lo Coco ha fatto una cosa scorretta nei confronti di FlashArt. Possiamo perderci in cavilli legali ma le sentenze si rispettano.
      Penso anche che un articolo compiacente e giustificatorio, che non tiene conto del madornale errore commesso alla base dell’operazione Lo Coco, ma al contrario ne sostiene e spinge la vena “creativa” (parliamone) in primo luogo non fa bene a Lo Coco e non fa bene ad Artribune. La concorrenza si fa in altro modo, con i contenuti e non con le campagne di opinione e relativi consigli per i non acquisti della concorrenza da parte dei commentatori.

      • Vivaddio Podda certo che le sentenze si rispettano ma si possono commentare anche esse , o no? non siamo mica in Unione Sovietica.
        Eppoi lascia che ti dica che trovo quantomeno azzardato che tu scriva di scorrettezze nei confronti di Flash Art se non altro , e metto da parte il fatto che parliamo di attivita’ artistiche, perche’ non stiamo argomentando come fossimo in un assemblea del Partito democratico dove tutti si preoccupano delle sacre “forme” e ti ricordo che il nostro direttore non andava tanto per il sottile con le stesse.
        Perfettamente leggitimo che tu sostenga la tua personale posizione , ma per favore poni sul piatto degli argomenti validi , senza ripetere il processo al ragazzo e cosa , piu’ lascia che ti dica, scorretta insinuare alcunche’ di inesistente nei confronti della Rivista Artribune che ha solo il compito di informare di cio’ che accade nell’ambiente artistico.

        • Appunto, mettiamo da parte le attività artistiche in questo specifico caso.
          Lasciamo a Lo Coco quel che è di Lo Coco. Appurato che le sentenze
          si rispettano e ognuno è libero di far pignorare i mobili dei genitori se gli va, mi è spiaciuto leggere questo articolo, che non rende solo conto dei fatti come sostieni tu ma prende una direzione molto precisa e schierata a partire dalla legittimazione di Lo Coco.
          Mi è spiaciuto anche che a scriverlo sia stata Helga Marsala, che stimo e
          continuerò ovviamente a stimare e leggere.
          Mi è spiaciuto leggerlo su Artribune, per ragioni personali che non interessano qui
          e poi perchè preferisco la lotta giornalistica, sui temi, sulle politiche e sul potere che le determina. Non credo che manchino spunti in questo senso.
          Mi spiace essere tacciato di insinuare dove invece affermavo a chiare lettere, forse in una forma differente che però non muta la sostanza. E appunto su forma-sostanza si potrebbe riassumere la questione. Lo stile, anche nei confronti dell’avversario, ci distingue sempre.

          • Scusa Podda ma non vedo, innanzi tutto dove stia la scorrettezza di Artribune, ha data una notizia, che come vedi dai commenti interessa molti, non si è schierata da nessuna parte (salvo che l’interrogativo nel titolo tu non lo dafinisca “schieramento” ma mi parrebbe troppo)
            Nel merito ti diró che le sentenze si rispettano, quando son definitive, sino ad allora, se se ne ha motivo, si contestano e si appellano.
            Tu hai pieno diritto di avere la tua opinione e di esprimerla, ma non puoi “mistificare” i fatti: che la si consideri “azione artistica o meno” quella di Luca certamente non puó essere definita, come fai tu, “concorrenza” (sleale, ovviamente, perché altrimenti sarebbe pienamente lecita) per i motivi che ti ho giá esposti e che tu continui ad ignorare; ora, dato che neppure la “satira” (anche priva di fondamento artistico) é penalmente sanzionabile

          • ..scusa, riprendo, dicevo dato che la satira non è penalmente rilevante, rimarrebbe solo il “vilipendio”. Ma il punto sul quale vorrei richiamare la tua attenzione è che Luca non è stato condannato ad alcun “risarcimento del danno”, il ché, evidentemente significa che la corte ha ritenuto inesistente il danno steso. Le spese di giudizio e quelle legali di parte avversa hanno un trattamento a sé stante, indipendente dal riconoscimento, da parte della corte, di “una colpa” o meno, ma conseguono, in genere a considerazioni che attengono al fatto di quale parte abbia reso necessario il ricorso alla giustizia e se tale ricorso fosse necessario (ecco perché mi pare che la sentenza in questione sia “strana” o “incoerente” : se non c’é riconoscimento del danno la parte che dovrebbe essere onerata delle spese è l’attore, nel caso, Politi).
            A questo punto, peró, qui, fuori da un’aula giudiziaria, mi pare piú che levito che tanti, in considerazione della posizione e dell’immagine che ha sempre voluta dare di sé il Politi, mostrino sdegno per l’accaduto

    • Rispondo qui per raggiunti limiti del sistema.
      Io non mistifco, vedo i fatti in modo diverso e pongo la questione, A voi raccoglierla se serve, altrimenti continuate pure lasciandovi assecondare dalla maggioranza dei commentatori che si sa, in democrazia come in campo editoriale, ha sempre ragione.

      • Non puoi porre una questione in quel modo , con un out out , o raccogli o stai con la maggioranza perche’ : primo – intendi sibillinamente , che chi scrive come me (e suppongo anche come Sereno) abbia solo una posizione per partito preso contro il Direttore di Flash Art perche’ la maggioranza la pensa cosi’ . secondo – perche’ i fatti, al di la del detournement legale fatto da Cristiana, sono di una evidenza degna di Lapalisse , un Direttore di una Rivista D’arte, affermata e quant’altro chiede in una causa giudiziaria la somma di euro 200.000,00 (duecento mila euro) come risarcimento a compensazione di un danno, francamente inesistente considerati i rapporti di forza che chicchessia potrebbe cogliere con facilita’ disarmante (compreso tu).
        Quando ho scritto quel remake del direttore fatto nella sua rivista del 1999 non l ho fatto per partecipare ad un linciaggio di rete . ma solamente per fare notare una macroscopia incoerenza del medesimo che ha sempre sbandierato ai quattro venti la dorata sponda che ha fatto sempre indere offrire ai GGIGIOVANI.
        Concludo e ti dico, dal momento che parli di stile, che potrei con facilita’ linguistica, dal momento che noi si argomenta ascoltando la sirena della “maggioranza” rovesciarti la strumentalita’ della tua posizione a favore di un ancora potente , nel campo… con la stessa facilita’ dico potrei ma commetterei l’errore di usare parole e trattarti come nemico anziche’ come interlocutore.

        • Cristiana Curti

          Caro Lorenzo, se fossero i rapporti di forza a determinare il “peso” delle decisioni di un giudice in materia di diritti d’autore, il “piccolo” Albano Carrisi non avrebbe mai vinto contro il “grande” Michael Jackson quando lo accusò di plagio, sfidando anch’egli il sistema (con i mezzi opposti a quelli di Luca, naturalmente). Ricordo le ironie dell’establishment musicale italiano, che si sentiva tanto superiore nel giudicare con sufficienza un cantante popolare che pretendeva avere ragione contro una superstar interplanetaria. Poi si dovette ricredere.
          E difatti, tornando a noi, Politi non ha ricevuto il risarcimento richiesto.

          Piccolo o grande sono categorie che hanno (o dovrebbero avere) poco peso nel giudizio che io voglio ancora considerare libero dei giudici (anche se in molti – di recente – sostengono il contrario), benché anch’esso possibilmente fallace come ogni umana cosa. Ma per correggere presunte ingiustizie, c’è l’appello, che l’avvocato di Luca non invocò. Perché?

          Le opinioni e la ricerca di consenso si dovrebbero costruire sui fatti, non sui sentimenti, pur nobili e condivisibili.
          Insisto, come campana rotta: ne guadagnerebbe il soggetto della pretesa ingiustizia e la verità.
          Io preferisco “tenere” per Luca PUR sapendo che ha commesso un errore (se sapessi che errore è) e A CAUSA della sua arte (se sapessi che arte è).

          E’ forse illegittimo che un direttore di giornale chieda conto per un danno che ritiene aver subito? Forse Politi ha sostenuto altre cause che lo vedevano coinvolto con avversari, magari artisti, critici o giornalisti più noti, e perse o vinse, ma non fece notizia perché il contendente non era giovane, simpatico e indubitabilmente geniale come Luca.

          Questo articolo parla di a) caso giudiziario e b) arte da applaudire: in entrambi i casi non si danno al lettore gli strumenti per capire.
          E con ciò chiudo, perché credo di annoiare. Fra l’altro anche a me piace la faccia (anche tosta) di Luca. E temo che mi si equivochi. Inoltre, continuo a non avere risposta perché evidentemente le mie ragioni non trovano interesse.

          • Ma no Cristia’ dai, quei rapporti di forza evidenti a tutti ed in primis al direttore prima che decidesse l’azione legale.

            Ovverossia nel momento in cui avrebbe dovuto se non altro riflettere sulla opportunita’ di non coinvolgere il ragazzo. E’ OVVIO che non mi riferivo alla valutazione del giudice che emette sentenza in base ad un principio di legalita’ dopo avere esaminato i fatti.

            Erano chiari al POLITI i macroscopici rapporti di forza a Lui favorevoli , PRIMA dell’AZIONE, essendo direttore di una Rivista seguita e prestigiosa rispetto ad un sito che , io personalmente ho scoperto l’esistenza solo leggendo l’articolo della Signorina Marsala. Tutto qui.

            Cristia’ ti dico un altra cosa, ho letto diversi commenti , tra cui quello di Podda, in cui si fa riferimentoo ad una non meglio precisata Leggitimazione Artistica del Lo Coco, bene sgombriamo il campo dei sospetti a me personalmente di artistico in questa vicenda non ci vedo proprio nulla e non sara’ con una sentenza che considerero’ la parte soccombente come ARTISTA.

            Per essere chiari.

            Ciao.

  • C.C.

    Le parole del giovane artista “L’avevo aperta per cercare arte, ma vi trovai solo mercato dell’arte”, esprimono perfettamente l’idea che ho di Flashart e del suo direttore. A mio parere, Politi non è altro che un manager dell’arte che ha visto in Lo Coco un personaggio “scomodo” per i suoi affari.
    La libertà di espressione e il diritto di critica sono sanciti nell’art. 21 della costituzione italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
    E’ mia convinzione che oscurare un sito come Ash art equivalga alla “censura” di una tela, una scultura o qualunque altra forma di espressione artistica.

  • Politi! che delusione!

  • flaminia

    questa “gossippata” si poteva benissimo evitare.
    le posizioni esposte sono tutte dettata dall’antipatia provata per politi e la picarata del luca. che gli ha detto proprio bene a dover pagare solo le spese perché la sua non è stata una semplice manovra artistica e di critica, ma la volontà di danneggiare. e se a farla fosse stato qualcun altro, infatti avrebbe fatto le cose diversamente e non la bravata da poppante inutilmente provocatoria. per fortuna che la giustizia ha fatto il suo corso e che si organizzi presto per il trasloco

    • alessio lb

      tranne due commenti “Politati” o pilotati che sia, leggo con molto piacere la solidarietà e l’apprezzamento per Luca.
      in sintesi ritengo doveroso:
      boicottare flashart.
      fare eco più possibile alla vicenda
      dare un aiuto economico per sostenere le spese.
      (ottima l’idea di poter fare delle donazioni. saremo in tanti ad aiutarti)

      la rete è la svolta di tutto!

      grande Luca!!!

  • beh, non esageriamo,
    Flaminia mica mi vorrai togliere la casa? solo i mobili avevamo detto…la casa è in affitto ;]

  • Mario B.

    Gossippata? Flaminia, forse confondi il nuovo magazine di Fabrizio Corona con una rispettabile, efficace e completa testata che si occupa di cultura. Questa è cronaca culturale, informazione giornalistica su una storia che andava raccontata. Nell’articolo mi pare non trapeli per altro alcun astio o antipatia verso Politi, né ci sono accuse di alcun genere. C’è solo una naturale simpatia per il gesto di Lo Coco e una gentile richiesta al Direttore di andare incontro al ragazzo, senza incaponirsi. Torna pure a leggere Corona, ma non fare confusione.

  • hm

    – Se la corte non ha Vonda NATO Luca alla rifusione del “danno” richest dal buon Politi in 200.000 euro, è evident che ha ritenuto che “il danno non sussiste” e quello che fa’ meraviglia è che abbia posto a carico di Luca le spese legali che, in casi del genere, vengono compensate, quando addirittura non vengano poste a carico del querelante –

    in effetti è così, quando non c’è condanna e il danno non sussiste le spese legali dovrebbero essere a carico del querelante o al limite divise in due, non è assolutamente chiaro questo punto . è chiaro che se uno non fa una controdenuncia o non ha un avvocato bravo poi ci rimette . in ogni caso secondo me bisogna sempre guardare i fatti in modo oggettivo da ogni punto di vista, del tipo se copialan avesse fatto un sito intitolato fish art scopiazzando lo coco quest’ultimo come si sarebbe sentito? io per il dito medio ho avvertito la scopiazzatura [in primis per il titolo dato e perchè commentavo il blog di lucarossi da un anno (che sapeva già del lavoro di copialan prima che uscisse e quindi dal mio punto di vista lo conosce, oltre a conoscere molta altra gente nell’ombra)] ma c’è sempre gente pronta a dirti di no che sei un mitomane paranoico, magari tutti gli avrebbero detto che quel sito lo aveva fatto in omaggio al suo amico politi ed era la cosa più normale storpiare il nome per risultare ironico e irriverente e tanta altra gente ci aveva pensato (vedi flush art) . il punto è che non tutti hanno migliaia di euro da spendere in avvocati per far valere le proprie ragioni . senza contare che in questo ipotetico caso (di fare un’ipotetica causa per plagio a copialan) lo coco si sarebbe anche potuto sentir dire che era un arrampicatore o appunto un mitomane in cerca di notorietà dalla gente che ora lo sta difendendo, quindi io sono giunto alla conclusione che è giusto ricorrere a vie legali e ai tribunali se uno ha soldi da spendere per far valere le proprie ragioni fregandosene alla grande del giudizio degli altri, perchè tanto nessuno ti regala niente . e politi mi sembra chiaro come il sole che non faccia beneficenza (questo anche dai chili di pubblicità della sua rivista) . lo coco avendone la possibilità secondo me doveva sparare una controdenuncia a politi e cercare di farci sopra più soldi possibile facendogli pagare pesantemente anche i danni morali, solo così avrebbe avuto ragione . di conseguenza avrebbe anche potuto esporre l’ingiunzione di pagamento come opera d’arte . e non è detto che non sia ancora in tempo per farlo, però se arrivano a pignorargli la roba in casa mi sa che forse è decisamente troppo tardi .

  • hm

    che senso ha mettere una donazione sul sito, chi è che dovrebbe fargli beneficenza? questo secondo me fa abbastanza ridere, cioè dal mio punto di vista non si può passare dall’antagonismo all’accattonaggio da un giorno all’altro cercando di passare da vittima innocente, poi siete liberissimi di pensare il contrario ma a me sta mossa che gli avete consigliato fa solo ridere .

    • me.giacomelli

      bravo hm, finché c’è da fare il grafomane va bene, ma se c’è da dare una mano aprendo il portafogli…

      • hm

        @giacomelli
        scusa ma tu lo apri il portafogli per il mio lavoro di grafomane sul tuo sito?
        non mi sembra .
        questa vicenda è spiegata molto male, per quanto riesco a capire dal tutto potreste pure essere d’accordo con il lo coco e intascarvi i soldi delle offerte .

        • me.giacomelli

          ahahahah, certo, e poi investirli nel traffico d’organi di minorenni dell’est europa
          magnifico hm, ti sei dato una risposta da solo: tu sei impagabile, a lo coco bastano 7mila euro

          • hm

            se ce li hai 7000€ daglieli, qual è il problema? se spiegate male le notizie non è colpa mia, ho solo scritto che dal mio punto di vista mettere un pulsante per le donazioni sul sito è patetico . oltretutto mi viene da pensare che prima del pignoramento sia passato molto tempo (anni?) in cui lo coco avrebbe potuto tranquillamente risparmiare e saldare le spese, quindi alla fine gli ha fatto anche comodo questa ingiunzione definitiva di pagamento per contattarvi e farsi pubblicità gratuita . dopo tutto questo si mette anche a fare l’elemosina? non ci siamo . secondo me ormai è troppo tardi, se ci teneva veramente doveva agire meglio in precedenza con gli avvocati e far di tutto per tentare di ribaltare la sentenza .

          • b

            mi assento un giorno e qui succede di tutto..

        • helga marsala

          azz, hm… ci hai sgamati! e noi che volevamo scappare col bottino!
          (una domanda: ma cosa ci sarebbe di così poco chiaro o scorretto nell’articolo?)

          • hm

            nell’articolo non sono chiari i tempi del processo, le fasi e la storia delle udienze . da quanto ho capito la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state la pubblicazione degli indirizzi dell’art diary sul sito fake di lo coco, ma fino a prova contraria questo è reato perchè va a infrangere il diritto d’autore . la risposta di lo coco poi è molto ingenua, perchè dire che li ha trovati su internet in 10 minuti non lo salva dal fatto che ha infranto la legge, su youtube ad esempio non si può caricare musica a salve se non si dimostra di possedere i dischi originali (e a volte non basta nemmeno quello) il punto è che se ti chiudono il canale youtube per riottenerlo da quanto ne so bisogna ricorrere a vie legali, ma se perdi poi non c’è nulla da fare (e i cocci cioè le spese legali sono tuoi) . non è che se metti il pulsante ‘aiutami che sono messo male’ youtube ti restituisca il canale e il tempo che ci hai perso sopra .

          • hm

            su youtube mi sembra di aver capito che caricando attività di terzi sul proprio canale (video musica etc) si debba dimostrare di fare una propria ricerca quando non si dimostra di avere il supporto discografico originale, ad esempio caricare musica può essere legale se è associata a un video tuo (ma anche qui è tutto molto aleatorio, se una major decide di farlo rimuovere non c’è nulla da fare) dopo 3 avvisi il canale viene chiuso senza preavviso .

  • hm

    – Mettere il suo potere, i suoi soldi, addirittura fare causa ad un giovane artista, è la prova che Luca aveva fatto centro! –

    sì aveva fatto centro ma ha perso la causa e deve pagare dei soldi . magari se vinceva poteva stampare la faccia di politi su un collage di banconote reali incollate del valore di 7000 € ed esporla, peccato che abbia perso .

  • skl

    colgo l’occasione per ricordare che politi non ha quasi piu nessuno in redazione. paga solo due persone e mezza.tutte le altre si sono stufate di lavorare gratuitamente, considerato anche che flash art non è piu il vertice della ricerca nazionale, ma mangia spazi di mercato ad arte mondadori ed expoarte… politi è il re dei rosiconi, nutre un’indidia verde per tutti coloro che hanno avuto pure un briciolo di fortuna.
    ennesima stroria che conferma la retrocessione di politi, ma anche di molti suoi sodali, come di pietrantonio, redivivo articolista gratuito.

  • elleppi!

    Trovo “affascinante” la maturità spirituale ed umana con cui il novantenne in questione si prepara ad affrontare il prossimo trapasso!

  • skl

    politi sei vecchio e superato, ecco cosa sei. ti sta bene che exibart prima ed artribune poi (da un lato), e mousse, kaleidoscope e nero ti abbiano rubato la piazza e tu che fai…retrocediiii ha ah ah … che ridere!!!! serie b , serie b sei diventato!!! che ridere ti resta solo la tua boriosità e le tue lettere al direttore che ti scrivi da solo, da sempre!

    • Simo

      ahahahahah!! vero!!

  • MatteoSilva

    Bravo Coco! un motivo in più per non leggere, né guardare, considerare, figuriamoci poi comprare FLOP ART, scusate, FLUSH ART, FISH CART, ASHTRAYCART e fare una megapernacchia collettiva, in tantitantitanti al Polititrombone, cojoteienacagone, con quella sua faccetta patetica da bidélacché e quel che non so perché di salumierefurbastro di provincia profondamente antipatico.

    • skl

      dimenticate: e non parla una parola d’inglese. let american attrakscion! camon camon bois

  • Simo

    Politi un vecchio spocchioso che non pubblica arte, ma quello che gli fa comodo!!
    che tiro basso!!
    non è che comprassi la sua rivista molto spesso, ma ora non la prenderò neanche più in mano!!!
    Politi l’uomo più ruffiano che ci sia!!
    Luca Lo Coco ti stimo!!

  • cheiron

    La fortuna di Politi s’è costruita sull’ideuzza di pubblicare un annuario, una sorta di Pagine Gialle dell’arte in cui si veniva inclusi solo se abbonati a Flash Art. Moltissimi addetti ai lavori che provavano per quella rivista un motivato disgusto accettavano tuttavia di sostenerla per non risultare esclusi dal repertorio. Altri non hanno accettato il ricatto e si sono costruiti, faticosamente, la loro strada indipendentemente dai mezzucci mafiosetti condivisi che caratterizzano la nostra repubblica fondata sulla corruzione.

  • 05k

    Esprimo la mia solidarietà a Luca.

    Personalmente ritengo che tutte le persone che qui hanno criticato e criticheranno altrove l’operato di Lo Coco, giustificando la sentenza del tribunale, in quanto ashArt opera “danneggiatrice” di “business” altrui, siano persone che non tengono conto di cosa sia la rete Internet al giorno d’oggi, cosa significa ora “libertà di espressione”, quali sono i diritti che attualmente vengono calpestati negli stati democratici occidentali di diritto ogni giorno (tra cui ovviamente i loro ed i nostri diritti) e quale sia lo stato attuale del sistema giuridico Italiano.

    Ci sarà da dibattere sempre sul significato dell’Arte.
    In questo caso ovviamente anche sulla sostanza artistica dell’opera di Luca
    e sulle sue intenzionalità.

    Ma c’è ben poco da dibattere sulla libertà di espressione, continuamente castigata dalla censura e dal diritto d’autore lobbyistico e industriale.

    Internet sarà sempre libero.
    Business o non business, Arte o non Arte.

    Tutto quello che mi sento di dire a Luca è:

    (A)nonimo

  • Cristiana Curti

    Io sono d’accordo nella sostanza con il Signor Podda. Con qualche distinguo. Mi astengo dal giudicare la buona fede del giovane Lo Coco, perché non conoscendo né lui né il sito di cui si parla non posso dire nulla in merito. Anche se l’età e il desiderio di irridere con un’azione clamorosa una testata di primo piano vanno in direzione della goliardia non ben cosciente delle possibili conseguenze (che comunque ricadono su chiunque abbia superato la maggiore età).

    Mi interessa altro.
    L’articolista, che anch’io stimo per molti interessanti interventi, commette alcune imprecisioni (o qualche salto logico che forse non ho capito io). Ricapitolo per punti attingendo dallo scritto. E chiedo eventualmente, per favore, qualche delucidazione in merito.

    1) Il ventenne Luca Lo Coco nel 2005 acquista Flash Art e ne è deluso.
    2) “passano una manciata di mesi” ed egli decide di incanalare la propria delusione aprendo un sito (“Ash Art”) che si rifà deliberatamente ai contenuti, stile, ecc. ecc. di Flash Art, cambiandone però i registri nel modo qui descritto. “Da gennaio a giugno” (del 2006? presumo di sì se la storia parte dal 2005 e passa una manciata di mesi per rendere operativo lo “sberleffo”) il sito è sul web e raccoglie adesioni entusiastiche.
    3) il 31 luglio 2007 un ufficiale giudiziario consegna a Lo Coco l’atto di comparizione in giudizio su istanza degli avvocati di Politi.
    4) a seguito di ciò, come riporta l’articolista, il sito di Lo Coco è oscurato.
    5) La causa ha termine il 24 settembre 2010.

    Da ciò un dubbio e una certezza.

    Dubbio: quando fu in rete il sito Ash Art? Da gennaio a giugno 2006 (come parrebbe in un passo dell’articolo) o da gennaio a giugno 2007, comunque sempre PRIMA dell’intimazione a comparire dell’ufficiale giudiziario che avviene il 31 luglio 2007? Quindi il sito non sembra essere stato oscurato per volere del giudice, perché la causa ha inizio DOPO la sua chiusura.

    Certezza: il giudizio NON dura cinque anni (come indica l’articolista), ma tre anni e due mesi, se le date riportate sono corrette: dal 31 luglio 2007 al 24 settembre 2010 (sentenza di I, II grado o cassazione?), il che – se si trattasse di tre gradi conclusi – per l’Italia è un record. E se invece si tratta del primo soltanto è la consuetudine, ma non si capisce perché, allora, non si sia ricorsi in appello, dato che in (presumibile) sentenza di primo grado il giudice aveva già stabilito inammissibili le richieste risarcitorie di Politi per 200.000 euro. Ma questa è ipotesi senza basi di prova, perché l’articolo non circostanzia questi particolari.

    Vedo quindi (ma potrei sbagliarmi) un poco di leggerezza nel trattare quest’argomento che parte purtuttavia da una vicenda giudiziaria poco approfondita dall’articolista la quale intende, però, denunciarne l’esito come un’ingiustizia ai danni di un giovane goliarda e geniale. Il punto interrogativo del titolo chiarisce i sentimenti dell’estensore.

    Senza circostanziare le motivazioni della sentenza, non è dato capire realmente perché il giudice, pur non condannando Lo Coco a risarcire le richieste economiche di Politi abbia però deciso di ascrivere al giovane le intere spese legali della causa (che, visto l’importo e commisuratolo al petitum, potrebbero essere riferibili anche al solo primo grado di giudizio). Non capiamo in che misura e perché Lo Coco abbia danneggiato Flash Art ma la chiusura del sito (che sia avvenuta per volontà di Lo Coco stesso o per diffida di Politi, PRIMA dell’atto del 31.07.07) sembra essere una prova indiretta del danno alla testata “di riferimento” che il giudice ritenne ravvisare.

    A mio parere (per ciò che vale), il giudice ritenne responsabile Lo Coco di “qualcosa” accogliendo in parte le richieste di Politi, ma ritenne sufficiente condannare il giovane a pagare interamente (come è giusto che sia – che ci piaccia o meno – per chi perde una causa) le spese legali, dato che il motivo del litigio (il sito di Lo Coco) era già “defunto”.

    Politi non ha ricevuto il risarcimento economico richiesto, ma non può opporsi alla sentenza di un giudice a sfavore del suo avversario. E, francamente, se fossi in Politi (e avessi visto le mie richieste comunque inevase), non vedo perché, anche potendo, dovrei.
    E’ l’avvocato di Lo Coco che doveva, se mai, appellarsi PRIMA di questa triste conclusione e del pignoramento dei mobili, non Politi.

    Spero mi venga perdonata questa riflessione, ma ha un suo motivo, almeno per me.

    Se si intende informare il pubblico intorno a una presunta ingiustizia nei confronti di qualcuno, è necessario essere estremamente precisi intorno alle circostanze della causa da cui parte il commento dell’articolista. I dati (almeno quelli principali) devono essere corretti e chiari.

    Composto così l’articolo, questo appare come una (comprensibile) difesa della buona fede di un giovane certamente simpatico e di valore, ma non rende giustizia della realtà dei fatti, se si omettono alcuni punti fondamentali (riportare almeno parzialmente le motivazioni della sentenza) e le date in cui i fatti di cui si parla sono accaduti.

    E’ diverso affermare (o lasciare intendere) che il sito fu chiuso per via di un giudizio, o che il sito fu chiuso per altri motivi (che non sappiamo) PRIMA che il giudizio avesse inizio. In questo scritto entrambe le possibilità sono contemplate, ma ciò, naturalmente, non può essere.

    Purtroppo vedo, ma potrei sbagliarmi, oltre alla giustificabile simpatia e comprensione per il giovane Lo Coco, prevalere il desiderio di mettere in cattiva luce il Politi, poiché ne si fa addirittura l’artefice di una persecuzione che giunge a richiedere il pignoramento dei mobili del giovane. Il che non è.

    Da questo, registro un certo “sbarellamento” di molti dei commentatori che, pur potendo più che legittimamente essere dalla parte di Lo Coco, vengono indotti all’insulto nei confronti di Politi, il quale insulto – come di consueto sul web – acquista forme denigratorie (sulla persona fisica, sulle capacità intellettuali, ecc.) che dovrebbero essere – per me – censurate, perché non hanno nulla a che vedere con una sempre legittima critica della rivista Flash Art e della sua direzione.

    • Cara Cristiana la tua analisi è corretta e in effete la sentenza cosí come “[email protected] fascia ampi dubbi, ho già scritto sopra che, se io fossi stato Luca avrei interposto appello ecc. (sarebbe interessante poter approfondire i vari aspetti del caso).
      Peró il punto è un altro: come poteva ash art, sito web gratuito, senza pubblicità, senza “abbonamenti” o sottoscrizioni che nulla vendeva, fare “concorrenza sleale (per via dell’assonanza del nome) alla “potentissima” FlasArt – è di tutta e idenza che non poteva. Rimane la possibilitá della “diffamazione” o del “vilipendio”. … ma l’assenza di condanna al pagamento di un risarcimento ci dice che il giudice (certamente solo di primo grado) l’ha ritenuta inesistente o “praticamente irrilevante”. Sbagli poi quando affermi che Politi non poteva ricorrere in appello: visto che la sua richiesta di risarcimento non è stata accolta poteva farlo certamente.
      Peró scusami, ma ti pare che il “grande” Politi dovesse intentare una causa con richiesta di risarcimento di ben 200.000 Euro per un sito web (per quanto “frequentato” certo un’inezia nei confronti “della piú letta ri ista d’arte d’Italia e d’Europa”)? Non esistevano altre vie? Ha richiesti il Politi a Lorenzo d’interrompere i modificare il suo comportamento? Ecc. ecc. ecc.
      Perché non l’ha fatto? Semplice perché ha tentato di affermare il principio a lui caro “chi tocca i fili muore”, ovviamente padronissimo, ma dato che lui sapeva benissimo che Luca “esponeva” il suo lavoro come una “performance” artistico/satirica e dati che il Politi si è sempre dichiarato un “promotore” e “protettore” dell’arte giovane, anche se “fuori dalle righe” (vedi writer o street artist ecc.)… è chiaro che la sua azione risulti particolarmente sgradita, criticabile e sospetta di “coprire” una crescente sua paura di “perdere potere”

      • Cristiana Curti

        Caro SerenoVariabile, comprendo bene ciò che intendi, e in effetti questo è un articolo che punta direttamente alla reazione del lettore (ma spiegherò più avanti perché, secondo il mio modo di vedere, anche Luca Lo Coco avrebbe avuto maggior guadagno da una più corretta esposizione dei fatti).

        Senz’altro mi sono spiegata male: non intendevo dire che Politi non potesse appellarsi alla sentenza del giudice (se è di primo grado, come io e te crediamo più che plausibile). Intendevo dire che, se per motivi che non conosciamo il giudice ritenne inammissibile la richiesta di risarcimento di Politi PUR DANDOGLI RAGIONE NEL COMPLESSO (e questo si evince dal fatto che Lo Coco sia condannato a pagare interamente le spese legali), magari per un errore di procedura o per altro che esula dalla constatazione delle sue ragioni, la richiesta di risarcimento non può essere ripetuta in appello.
        Le richieste perse in primo grado, vincendo il giudizio, POTREBBERO (sottolineo potrebbero, perché non so) non essere più richiedibili nel secondo, che in genere parte dalle conclusioni della sentenza di primo grado.

        Ma se Politi ha rifiutato, pur potendolo fare, di appellarsi per chiedere ancora risarcimento, mi spiace per chi lo condanna senza appello (scusa il bisticcio…) ma questo va solo a suo onore. Evidentemente ha ritenuto di essere soddisfatto così, ovvero di aver comunque vinto e di non voler infierire (al contrario di quanto qui viene dichiarato dall’articolista addirittura nel titolo) contro il ragazzo.

        Inoltre, quando affermavo che Politi non può far nulla contro la condanna alle spese processuali a sfavore di Lo Coco, intendevo dire che Politi non può intervenire contro la sentenza del giudice, perché le spese processuali NON sono quantificate da Politi (o dai suoi avvocati, che temo costino ben più di – diciamo per presunzione, calcolando la metà di 7000 euro – 3500 euro), ma dal giudice su basi diverse dalle “reali” parcelle. Il fatto poi che dalla condanna al pagamento si sia giunti al pignoramento dei mobili, ciò è tristissimo indubitabilmente, ma non è colpa di Politi, è un atto “in automatico” previsto dalla legge.

        Infine, concordo in pieno con te che sarebbe stato molto interessante, invece, avere conto dell’esposizione dei fatti COME SONO REALMENTE AVVENUTI (date e sentenze comprese) perché anch’io sarei curiosa di conoscere in cosa Lo Coco ha “ferito” la dignità o “leso” i diritti di Politi. Questo è ciò che permetterebbe una migliore valutazione anche dell’ “uomo Politi” (ammesso che ne abbiamo il diritto, il che non credo) valutazione che invece qui è stabilita da molti di noi a priori e indipendentemente da ciò che è successo, sulla base di una generica solidarietà al “piccolo pesce” di fronte al “grande pesce”.

        Ma chi è veramente il piccolo e il grande? Se Lo Coco è un artista come l’articolista sostiene (e per dir questo ha le sue ragioni certamente), ha, sulla carta, tutto il tempo a proprio favore per dimostrarlo, mentre Politi (che comunque artista non è) no.

        Io – per mia parte – non posso dire che Luca Lo Coco sia un artista perché non ho mai visto niente di suo e non ho potuto vedere il suo sito (anche se mi sarebbe piaciuto), né posso farmi almeno un’idea da questo articolo perché non è riportata alcuna immagine delle sue opere (che siano esse intese come “esperimento situazionista” o altro). Ma questo è solo un mio difetto.
        Invece del “castello” di Cattelan, che c’entra poco con l’arte di Lo Coco, avrei preferito vedere una pagina del sito di Ash Art e magari sfidare una sentenza, ammesso che la sentenza imponesse la chiusura del sito, il che non credo, per i motivi – date di permanenza del sito nel web che non coincidono con l’inizio della causa – che ho esposto sopra.

        Ecco perché penso che Luca Lo Coco avrebbe guadagnato più da un articolo preciso e corretto nell’esposizione di una sentenza assai interessante (per le conseguenze che può avere nell’ambito dell’arte sul web, dei diritti d’autore, e chi più ne ha più ne metta) per molti di noi e da, anche con l’ammissione da parte dell’articolista del torto di Lo Coco nei confronti di Politi, una convinta asserzione che Politi ha “sbagliato la mira” sostenendo COMUNQUE (e non perché Lo Coco perse contro Politi) la bontà dell’arte del giovane siciliano, evidente di per sé.

        Ma attendo ancora di avere qualche ragguaglio circa i punti che avevo chiesto, per favore, di chiarire per capire meglio questa vicenda che è più importante di quanto pensiamo, temo.

  • francesco

    Questa storia è volgare

  • giancarlo

    È veramente triste apprendere di certi fatti.
    Se Lo Coco fosse stato già “inserito” nel mondo dell’arte una cosa del genere non sarebbe mai successa e si sarebbe sicuramente risolta per altre vie e in altro modo.
    Soltanto un sistema malato e ingordo lascia che accadano cose simili.

    • Posso concordare con te su molti punti non su questi:
      – se la sentenza di primo grado non accoglie totalmente la tesi di una parte qusta puó opporsi.
      – Conoscendo un pochino Politi se non si è appellato (non sappiamo se non l’abbia fatto!) significa che i suoi avvocati gli hanno detto che andare avanti sarebbe stato pericoloso (un giudice piu’ “scafato” poteva anche riconoscere l’azione “artistica” di Luca e dichiararla, per tanto, non punibile e ribaltare completamente anche l’addebito delle spese)
      – non sono d’accordo che Politi, in quanto “uomo” sia sottratto al giudizio del pubblico : ha voluto (e vuole, eccome se vuole!) waders “uomo publico” e, petanto, il giudizio del pubblico sul suo operato é perfettamente legittimo (fatta ovviamente salva la sfera strettamente privata, sulla quale ognuno puó formarsi un’opinione ma non esporla pubblicamente … ma questo dovrebbe valere anche per tanti altri che ogni giorno vedono calpestato tale loro diritto)
      – il “raffronto” con Catellan, pur paradossale ed esagerato, ci stava perchè Politi ha spesso “esaltato”, in se’, a prescindere (dice lui) dall’importanza dell’artista, il lato satirico e di “presa per i fondelli” del suo lavoro, ma ha poi platealmente applicato “due pesi e due misure”

      • Cristiana Curti

        Tutto vero intorno alla prima parte, SerenoVariabile, con qualche eccezione, Politi NON è ricorso in appello perché la sentenza è andata in giudicato (il che di per sé esclude che qualcuno si sia appellato), ha imposto a Luca Lo Coco di pagare le spese processuali e poi, poiché Luca non poteva farsi carico delle stesse, il giudice de jure ha promosso il pignoramento dei mobili.

        E’ altrettanto possibile che Politi abbia deciso di non ricorrere in appello su consiglio dei suoi avvocati perché essi potevano ritenere non ne valesse la pena (non che fosse “pericoloso”: aveva già vinto, non scordiamolo!), fatti i debiti calcoli costi/benefici.

        Non esiste giudice che possa giudicare dell’artisticità di un’opera (così come non può giudicare di un’operazione chirurgica bene o mal fatta) perché nessun giudice ha i requisiti professionali o accademici per farlo (neanche se fosse il più grande collezionista del mondo e a tempo perso si dedicasse anima e corpo all’arte). E questa è una questione IMPORTANTISSIMA che sarebbe il caso di approfondire perché interessa chiunque si occupi d’arte, critica, editoria e comunicazione.

        Il giudice s’intende di diritto e giudica sulla base delle norme che regolano qui – presumo – i diritti d’autore e di tutela di un marchio. Niente a che vedere con il giudizio sull’opera di Luca Lo Coco che non può essere materia del contendere.

        Affidarsi a un “perito”, ossia un critico d’arte, per quanto importante possa essere, potrebbe non essere sufficiente a far “vincere” Luca, perché – ripeto – non è in discussione la qualità della sua opera.

        Infine io non conosco affatto Politi. Né ho un’opinione su come è. Non l’ho neppure su Luca, che non conosco, anche se mi piacerebbe.

        Il giudizio del pubblico è inevitabile quando accadono simili eventi (una causa legale che porta alla condanna di un giovane che non può permettersi di pagare le spese processuali), ma dovrebbe secondo me essere formato su una base più corretta dell’informazione. Troppo facile dare addosso a Politi perché è a quasi tutti (tutti, direi) inviso. Io in ogni caso stigmatizzo l’insulto gratuito, e qui, mi pare, è abbondato. Troppo facile solidarizzare con Luca che appare l’anello debole della catena. Io vorrei solidarizzare con Luca per il suo valore (di cui l’articolista sottolinea l’importanza) più che per il fatto che perse contro un cosiddetto pesce grosso. Ma ho bisogno di più dati, PER NON ESSERE CONFUTABILE.

        So bene che Cattelan è iconico rispetto a Flash Art (si potrebbe dire addirittura il vessillifero…), ma – mi ripeto – dove sono le opere di Luca Lo Coco oggetto di questo articolo e che l’estensore chiede a noi di approvare senza darcene almeno una prova (se non un logo, che non può essere di certo rappresentativo)?

        Mi spiace, SerenoVariabile, capisco qualsiasi slancio e posso anche concordare con una (ipotetica) evitabilità della causa da parte di Politi contro Luca Lo Coco. Ma se non conosco cosa è realmente successo, non posso dare un giudizio sulle persone (come qui si tende a chiedere aldilà di quanto sia realmente avvenuto), sull’arte di Lo Coco (idem), sulle ragioni di Lo Coco (bisidem).

        E che Luca non me ne voglia, per carità. Non metto affatto in dubbio la sua buona fede (io sono garantista), ma ci sono troppe cose poco chiare per come è stato composto l’articolo che, invece di chiedere un parere intorno all’arte di Luca, chiede una condanna senza scampo nei confronti di Politi.

        Ritengo – ma è una mia personalissima opinione – che la faccenda sia stata male impostata. E attendo sempre una risposta dall’intervistatrice ai miei quesiti per cercare di capire come andarono le cose.

  • Clap

    Il dott. Politi avrà anche ottenuto il rimborso per le spese processuali, ma credo che questa vicenda gli causerà molti più danni di quanto possa pensare. Chiunque rivesta un ruolo di pubblico rilievo deve essere criticato. Aldilà delle imperfezioni dell’ articolo o della sentenza dei giudici, c’è un aspetto fondamentale da considerare:la sensibilità.
    La sensibilità sta nel capire con chi ti stai raffrontando, sta nel capire che certe volte è meglio lasciar perdere, sta anche nel capire che si può essere attaccati per il proprio lavoro, capire anche che 7000 euro per alcuni non sono niente per altri sono i mobili di casa tua. Il dott. Politi ha agito da manager di una azienda, pensando al danno finanziario che un sito di quel genere poteva causargli, ma in questo caso la mancanza di sensibilità e umanità sarà molto più dannosa, ma stavolta non potrà incolpare nessuno.

  • Il mio sito internet ( http://www.ashartonline.com )è stato oscurato in via cautelativa su richiesta del Tribunale di Palermo. E’ una precauzione che lo stesso tribunale ha scelto di prendere ancora prima dell’inizio ufficiale della causa giudiziaria, ovvero ancora prima della prima udienza…

    • Cristiana Curti

      Grazie per la risposta, Luca, ma spiegami qualcosa in più di questa vicenda, dato che purtroppo l’hai subita. La richiesta di comparizione è del 31 luglio 2007. Quindi, se la prima udienza fosse stata fissata, poniamo, tre mesi dopo, il tuo sito a Luglio 2007 era ancora in web?

      • Cristiana Curti

        Mi rispondo da sola (sono entrata prima nel sito da te indicato ashartonline e poi nel tuo). Il sito ashartonline è stato oscurato dal tribunale di Palermo in data 27.07.2007. Quindi a fine luglio 2007 il tuo sito viveva. Ma sei l’ufficiale giudiziario ti ha comunicato il giudizio il 31 (quattro giorni dopo l’oscuramento) qual è la data sbagliata?

        • helga marsala

          gentile cristiana, non capisco cosa spostino i 4 giorni tra l’oscurameto e la consegna delle carte che comunicavano l’avvenuta denuncia. ho intervistato Luca e questo è quello che mi ha detto: prima del 31 lui non sapeva nulla e l’oscuramento è avvenuto praticamente in contemporanea. ma anche se fosse stato 3-4 giorni prima della visita dell’ufficiale? cosa cambiarebbe nel quadro giudiziario? Che si trattasse di una misura adottata in via cautelativa, prima dell’inizio del processo, l’abbiamo detto pure… Questo era il senso dell’oscuramento.

          • ragazzi l’arcano è molto semplice da svelare…ci sono delle variazioni nelle date
            perché fra l’atto che viene notificato e l’applicazione di esso (in questo caso fra la notifica che il sito internet era stato/avrebbe dovuto essere oscurato, e l’effettivo oscuramento di esso) passa del tempo…
            perché??? per il semplice fatto che il sito internet deve essere oscurato dai tizi da cui si comprano i siti internet (uso espressioni colloquiali così capiscono tutti…); detto questo, secondo voi, assodato come funzionano le cose in italia, se viene notificato (a cavallo fra luglio e agosto!!!!) al mantainer di oscurare un sito internet, nn passano minimo 15 gg prima che ciò avvenga??? beh, in questo caso è proprio quello che è accaduto, dunque nessun errore nel testo di Helga.

            Inoltre mi sento di dire che gli articoli in un sito internet che tratta d’arte devono, principalmente, attenersi proprio a questo campo. Il pezzo era abbastanza difficile da redarre, proprio perché si doveva mantenere un equilibrio fra la narrazione di fatti attinenti al mondo della giurisprudenza e quelli d’arte. Direi, e non credo si possa dire il contrario, che Helga ha svolto in modo eccellente il suo compito: non ha annoiato i lettori con troppi particolari da avvocati, e, tuttavia, non ha disdegnato di tracciare quelle poche linee necessarie a un corretto orientamento del lettore all’interno del labirinto dei fatti giudiziari accaduti. Sarò di parte, ma è ciò che penso!

  • Secondo me questa è critica istituzionale fine a se stessa. Perchè, una volta deluso da flash art, Luca non ha fatto in modo di sostenere quella che lui credeva fosse la vera Arte?

    Flash Art non è la Bibbia, e per vivere ha bisogno di molta pubblicità, come anche le principali riviste internazionali. Tutta questa energia Luca la poteva convogliare verso qualcosa di costruttivo e concreto, e semmai criticare e argomentare riguardo a flash art e l’arte che flash art presenta.

    • Cristiana Curti

      Questo sì che è un processo alle intenzioni. Quand’è che si parla della realtà?

      • Ciao Cristiana, per realtà cosa intendi? perché qui non credo si stiano raccontando fantasie e allucinazioni. La realtà è tutta nell’articolo di Helga. Chiaro che l’atto di scrivere comporta un commento. Un articolo è un commento alla realtà, non già l’esposizione scarna di quest’ultima. Viceversa, sarebbe solo una litania petulante e soporifera

    • carissimo, sono passati degli anni da quando ho sviluppato il progetto ash Art, e nel frattempo non sono mica stato fermo con le mani in mano!!!! Infatti, ti assicuro che non mi sono fermato un secondo!

      “la vera arte”? all’interno del mondo dell’arte questa espressione potrebbe far pensare all’art brut, per esempio. Spesso si dice che rappresenti l’arte pura, proprio perché è qualcosa di viscerale, qualcosa di cui gli “outsider” non possono far a meno. Gli outsider vivono di quella che noi chiamiamo art brut perché spesso è l’unica cosa che hanno; è il loro appiglio alla vita.

      Personalmente sono affascinato da questo tema e ritengo anche di dare un mio personale contributo, piccolissimo, per carità, ma assolutamente spontaneo e gratuito. ti invito a visitare il sito internet http://www.outsiderart.it per ammirare il buon lavoro che un gruppo di appassionati d’arte brut sta portando avanti con vigore ;]

  • Mario Pesce

    Un genio, un artista che nella multimedialità contemporanea ha veramente saputo dire la sua. Complimenti.

    • G90046

      ESATTO!!!

      • Mimmo Di Caterino

        Concordo!

  • Cristiana Curti

    Ringrazio Helga Marsala e Luca Lo Coco che hanno risposto in parte ai quesiti che ponevo e che – forse a me soltanto – non sembrano di lana caprina. Io non conosco cosa accade nel mondo del web e non ne conosco le procedure in caso di vertenze legali (procedure che qui non sono però state spiegate, almeno sino ad ora e comunque solo parzialmente).
    Mi permetto di sottolineare però il succo del mio discorso, affinché non si pensi che mi interessano solo date e fatti ben infilati le une negli altri.

    Io ho solo letto l’articolo con molta attenzione, perché stimo Helga Marsala e l’argomento mi interessa particolarmente. Mi si fa una colpa perché ho ravvisato delle lacune?

    E’ Helga Marsala che titola “Giustizia è fatta?” e quindi intende comunicare al lettore il caso di un’ “ingiustizia” perpetrata ai danni di un giovane che ha osato sfidare l’establishment. Ma di questa ingiustizia, per poterla sostenere, bisogna almeno fornire i dati fondamentali (approfondimento del caso gudiziario con i particolari principali – non con relazioni pedanti che possono annoiare il lettore – e con la descrizione della sentenza) per far comprendere COSA è successo e PERCHE’.

    La seconda parte del titolo, “Ora non infierire, Politi”, rimanda a un’opinione estremamente precisa: Politi vince e non si accontenta di vincere, ma vuole la pelle del soccombente. E ciò non può essere, perché in realtà, Politi – pur vincendo nel merito (quindi il giudice aveva ritenuto dargli ragione) – non riceve il risarcimento richiesto (grazie al cielo per il povero Luca!). Ma non può sindacare sulla somma imposta dal giudice (che, francamente, credo “calmierata” almeno per quanto riguarda gli avvocati di Politi ma temo anche per quello o quelli di Luca che escludo possano costare, per 3 anni di giudizio, complessivamente “solo” 7000 euro! e ciò anche se Luca avesse ricevuto un patrocinio gratuito da un amico avvocato) circa la quantificazione delle spese legali. Non è Politi che infieriesce (“infierire” è un termine estremamente preciso), ma è un giudice (che non sta infierendo, ma sta applicando la legge) che stabilisce un quantum che – purtroppo per chi perde una causa – è la regola. Quindi “Ora non infierire, Politi” – per me – è un’affermazione non reale a meno che non mi si dimostri il contrario.

    Non si chiede di fare la cronista giudiziaria a chi non è adusa al genere, ma se si vuole parlare di una causa in cui si intende perorare la ragione del soccombente (il che è legittimo e onorevole, in un mondo in cui la maggioranza sta con i “vincenti”), bisogna essere estremamente chiari e corretti con le questioni che riguardano la causa. Non è affatto un aspetto secondario.

    Dal titolo (e dal testo) si evince che un’ingiustizia è stata commessa e che un pesce grande vuole infierire contro un pesce piccolo. Ma nell’articolo non c’è un passo (a parte quelli emotivi) che spieghi il perché di queste affermazioni.

    Io sostengo che Luca avrebbe avuto un miglior servizio se l’esposizione del suo caso fosse stata più chiara – anche a costo di far capire al lettore il motivo della sua condanna (non è mica un assassino!) – perché, invece, non è un caso di poco conto e, anche nei risvolti legali, offre implicazioni interessanti per molti di noi, credo. Ecco perché parlo di “realtà” che può essere esposta anche in modo non scarno e non soporifero, se lo si sa fare (e Helga Marsala saprebbe ben farlo).

    Letto così, sembra un articolo che “prende l’occasione” da un caso giudiziario xyz per dare addosso a una figura non amata nel panorama dell’editoria d’arte italiana. E a me pare invece un’occasione sprecata, un servizio imperfetto all’obiettività innanzitutto e a Luca Lo Coco in secondo (o primo) luogo.

    Comunque, poiché non mi si vuole seguire su questo aspetto, almeno mi si segua su un altro. Se Helga Marsala – non cronista giudiziaria, ma cronista, giornalista, critica d’arte – vuole dimostrare la bontà “artistica” dell’azione di Luca Lo Coco con il sito Ashart (mi dispiace molto essermelo perso – io NON leggo Flash Art, né mi interessa, come la quasi totalità delle riviste d’arte in Italia – invece avrei avuto gran piacere a “visitare” un’operazione gustosa come quella presentata da Helga…) DEVE darci gli strumenti per capire in cosa stia l’ “artisticità” dell’idea di Luca. Ma, a parte le sue parole, di cui non dubito affatto data la sua esperienza in materia, non ho dati oggettivi (visivi) per capire di che si sta parlando.

    E’ probabile che non sia possibile fornire documentazione del sito incriminato, data l’imposizione del giudice, che ho appreso da Luca e dalla sua citazione del sito oscurato. Ma era necessario – PER Luca, non solo per me e quindi per il lettore comune – rendere conto della sua arte in qualche maniera.
    Come farsi un’opinione? Ci dobbiamo fidare della parola di Helga Marsala? Io potrei farlo, stante la stima che ho nei suoi confronti, ma non si può dire che l’articolo non sia principalmente “tendenzioso” avverso Politi e poco utile nei confronti dell’arte di Luca Lo Coco.

    E’ una mia opinione, naturalmente. E non voleva essere un j’accuse nei confronti di nessuno. Mi permetto solo di non concordare con l’impostazione del testo, che – per una volta su Artribune – non è breve e conciso, ma lungo, articolato e appassionato, quindi poteva anche fornire qualche spiegazione in più dei fatti. Questo testo (ed è una scelta che Helga Marsala compie responsabilmente e legittimamente, se così intende fare) provoca una generica, quanto prevedibile, attestazione di solidarietà nei confronti di Luca (sono anch’io molto dispiaciuta per lui) e un altrettanto generico, quanto prevedibile, attacco nei confronti di Politi.

    Forse si poteva ottenere qualcosa di più. Anche nell’interesse di Luca e della causa da lui subita.

    • Concordo con Cristina Curti. Una cosa a mio avviso importante è far notare che grazie a Politi, Luca ha completato il suo “progetto artistico”. Lo Coco avrà avuto delle motivazioni valide per fare quello che ha fatto, ma i suoi modi sono stati sbagliati e soprattutto non si è dimostrato rispettoso nei suoi stessi confronti in quanto si è comportato alla pari di chi voleva “punire”. Non è l’età che fa la differenza ma l’intelligenza. . Un’altra domanda: se Politi non avesse denunciato l’accaduto e portato alla conclusione il progetto di Lo Coco, quanti altri “artisti” nel tempo, si sarebbero permessi di andati avanti in questa direzione, pensando l’ha fatto Luca posso farlo anche io… Non credo nelle provocazioni e nelle arti subdole, non servono. Se un progetto è valido ed è fondato su delle verità concrete, può solo che portare critiche costruttive, scontri, confronti, pura comunicazione e quando si raggiunge un obiettivo simile parliamo di Arte. Da sempre esistono gelosie, invidie e cattiverie ma lasciamo tutto questo ai poveri d’animo… Per concludere, tutti quelli come me che non erano al corrente della vicenda… ora conoscono Lo Coco. E’ nata la curiosità di vedere l’Arte di Luca…quindi aspetto di vedere progetti nuovi ricchi di forte contenuto artistico portati avanti con forza, coraggio, determinazione rispettando i valori umani.

      • marzia

        cito le sue parole :”Non è l’età che fa la differenza ma l’intelligenza. . ”
        la sua, Cristiana, lascia molto a desiderare visto l’assurdo e inspiegabile accanimento sulla questione. ..

        • Cristiana Curti

          Cara Marzia, torno a casa dopo lungo viaggio di lavoro e trovo Lei. Che meraviglia e che accorati sentimenti! Dunque, in primo luogo le parole che dice essere mie sono invece di Angel Art (non che non le condivida, anzi). In merito, invece, al mio “assurdo (!) e inspiegabile (!) accanimento (?)” su questa vicenda (accanimento che spiegherebbe la mia scarsa intelligenza, mentre qui e nel secondo articolo altri continuano a scrivere ormai ben più di me, e meno male), devo deluderLa: è da mo’ che non me ne occupo e se mai lo farò sarà quando avrò altri elementi per cui dire la mia.
          Legga meglio, se il Suo sport preferito è dare a caso dell’imbecille agli altri. Ha trovato un paio di occasioni che l’han fatta felice e non le pareva vero di accodarsi.
          Vada in pace con il gregge.

        • hm

          o silenzio . cristiana curti non si tocca, anche se scrive 2500 righe a commento . fa interventi di qualità e quindi se lo può permettere .

          • m.b.

            interventi di qualità?
            per chi è malato come lei forse..
            ma non ti sei accorto che è priva del più elementare buon senso?
            è pesante, prolissa, e non coglie gli aspetti salienti, come quei burocrati che compilano mille scartoffie prima di capire che sarebbe bastato solo un timbro..
            poi non coglie l’ironia e prende tutto sul personale, insomma, è solo piena di sè.

          • hm

            invece secondo me gli aspetti salienti li coglie . e mi sembra abbia anche autoironia . essere prolissi non è necessariamente un difetto, sicuramente non è una qualità riconosciuta in questi tempi . indovina chi giochi mb . specchio di riflesso spaziotempo senza ritorno .

  • Cara Cristiana, la giustizia non è un valore assoluto…Il fatto è che, per compierla l’essere umano dovrebbe avere la statura intellettuale e l’elevatezza spirituale di certi ufficiali giudicanti che vivono nell’al di là…
    saluti

    • Cristiana Curti

      Hai ragione, Savino, da vendere. Alcuni amici avvocati mi ricordano sempre che in tribunale c’è la legge quasi sempre (per fortuna), ma di rado la giustizia. Ci dobbiamo accontentare, purtroppo… ma è già qualcosa a parer mio.

  • helga marsala

    Gentile Cristiana,

    intanto grazie per i complimenti e per la stima, mi fa davvero piacere quello che dici. Tuttavia, nonostante il tuo lunghissimo messaggio… Io non ne ho capito bene il senso. Ho già detto che non era mia intenzione fare un verbale della causa, e che nonostante questo le informazioni basilari sui fatti sono state tutte riportate.
    E non avrei voluto nemmeno fare un testo critico sul lavoro di Lo Coco: non era certo questa l’occasione giusta. Alla prossima mostra/azione di Luca, se riterremo la cosa interessante, faremo una recensione.
    Io credo di aver spiegato a sufficienza, e con diversi riferimenti, l’operazione ash Art. Abbastanza per consentire a ognuno, secondo il suo personale parere, di apprezzarla oppure no. Scriverci un saggio però è un’altra cosa.
    Il problema spesso è che i lettori – anche giustamente, e siamo sempre felici di poterci interfacciare con chi ci legge – giudicano gli articoli senza avere un’idea precisa su questioni di natura strettamente giornalistica, stilistica, etc. Ci sono dei pezzi che si fanno in un modo, altri che si fanno in un altro modo. Ci sono lunghezze, tempi, format, equilibri, metodi di gestione di una testata. E tutto va costruito con cura. Se avessi fatto la relazione dettagliata di ogni passaggio del processo, o se avessi fatto un testo critico sul progetto, sarei andata, per dirla semplicemente, “fuori tema” (nel primo caso annoiando mortalmente i lettori).
    Mi spiace che l’articolo non ti abbia coinvolta o sodisfatta, io ho tentato di scrivere una cosa precisa ed esaustiva (come sempre faccio quando seguo un’inchiesta), trasformandola anche in racconto, in una storia che fosse piacevole leggere, che potesse appassionare. E’ così che mi piace usare la scrittura.
    Metterci dentro un pizzico d’opinione, infine, lo trovo sacrosanto e anzi necessario. Le cronache piatte e asettiche non ci sono mai interessate. E forse se in tanti ci leggono è anche per questo: serve carattere, cara Cristiana, servono piglio, idee, e a volte anche coraggio per fare questo mestiere. Sforzandosi al contempo di mantenere equilibrio e correttezza. Non lo so se ci riusciamo, ma direi che ci proviamo moltissimo.
    Grazie comunque per l’attenzione e per il contributo prezioso al dibattito.

  • Caspita, però si deve cercare di mettere la propria buona volontà per capire l’articolo…perché mai il titolo sarebbe sbagliato? “giustizia è fatta”, è facilmente spiegabile col fatto che forse, è stata commessa una sorta d’ingiustizia artistica. Non so se è questo che l’autrice dell’articolo voleva mettere in evidenza, ma è possibile. un’altra interpretazione potrebbe essere di tipo temporale: come dire, “ora che giustizia è stata fatta…”, “non infierire”. Ad avvalorare questa ipotesi interpretativa è proprio la presenza dell’avverbio “ora” che introduce la seconda proposizione.
    Per quanto riguarda il “non infierire”, mi sentirei ancora una volta di ammettere che non è stata commessa nessuna imprecisione. Infatti il Politi, a differenza di quanto detto, avrebbe potuto scegliere di non mettere in atto la procedura del pignoramento dei miei beni. Tuttavia, il Direttorissimo potrebbe ancor di più affondare il colpo, ostinandosi a ordinare il trasloco dei mobili; dunque il titolo racchiude l’appello a non procedere oltre. Inoltre, va precisato che Helga ha giustamente sottolineato nel suo articolo il fatto che oggi i mobili sono ancora in casa mia; da ciò è chiaro che il titolo rappresenti un appello affinché i beni rimangano in casa.

    • Cristiana Curti

      Te lo auguro, caro Luca, di gran cuore, e ringrazio anche Helga per la sua risposta cortese e articolata. Io sono fatta così, però. L’articolo mi ha interessato eccome, altrimenti non ci avrei perso così tanto del mio (e vostro) tempo. Prova ne è che l’ho letto con attenzione; ripeto, è forse una colpa? Però ho rilevato incongruenze, inesattezze e passaggi dei quali avrei voluto avere maggior contezza.
      Cara Helga, la passione e la volontà sono fondamentali e tu ne hai da vendere (perdona il tono saccente, ho l’idea di essere un poco più vecchia di te), ma – secondo me – è bene che equilibrio e (il tentativo di) obiettività, per chi scrive, rimangano sempre ben presenti. Questo non toglie nulla alla volontà di rendere conto di una storia con il fine di interessare il lettore nei confronti di Luca Lo Coco e ci sei riuscita senz’altro, SOPRATTUTTO con la bella descrizione dell’operazione da lui compiuta con ASH ART.
      Mantengo comunque le mie perplessità per come si poteva condurre la questione, anche per arrivare – magari – a non far pignorare i mobili dei genitori di Luca, perché la relazione esatta di ciò che successe (non cronachistica: si può scrivere di aride leggi rendendo meno arida la descrizione, destando interesse e coinvolgendo molti, aprendo dibattiti) avrebbe forse mosso qualcuno in più dei “consueti” detrattori (non me ne voglia nessuno, si sa che Politi a molti non piace…), magari qualcuno che gli è vicino, qualcuno che – di solito – la pensa come lui, qualcuno che è dalla sua parte.
      E’ questo qualcuno che si doveva convincere, cara Helga, secondo il mio parere, non coloro che già non amano Politi e che non hanno bisogno di un’ennesima storia di “cattiverie” per convincersi. A loro non cambierai il pensiero di una virgola.
      Se denunci un’ingiustizia e speri di portare un vantaggio a chi stai sostenendo, devi cercare di muovere qualcosa in più dell’opinione di coloro che la pensano come te. Devi convincere quelli che non la pensano come te. E se vuoi fare questo (e lo sai fare, così come benissimo descrivi il progetto di Ash Art) devi essere completa (NON soporifera) con i dati della storia, affinché tu non sia attaccata facilmente dal primo che passa (di parte “politiana”) che ti confuterà troppo facilmente la tesi (l’ingiustizia patita da Lo Coco) con la semplice domanda: “dove fu commessa un’ingiustizia?”
      Prevenire il colpo dell’ “avversario” è importante tanto quanto denunciare.
      Un caro augurio che Politi (che non ha “bisogno” dei mobili di nessuno) cerchi, per quanto sta in lui, di intervenire e fermare la faccenda. Ha vinto. Il sito è oscurato.
      Magari potrebbe esporre qui le sue ragioni, così capiremo come un direttorissimo (per me non c’è nessun direttorissimo da nessuna parte; c’è gente che si comporta bene o gente che si comporta male) agisce nei confronti di chi (giovane, vecchio, ricco, povero, simpatico, antipatico) lo ha indotto a ritenere che il suo operato stesse calpestando i suoi diritti.
      Ci guadagneremmo tutti.
      Grazie per la vostra attenzione.

  • Mg

    ahah, ormai rimarrà il “direttorissimo” per sempre! ma che vuol dire? boh!

  • helga marsala

    Gentile Signor Marras,

    se Luca Lococo è un artista lo diranno il tempo e soprattutto le sue opere. Staremo a vedere. Di sicuro questa cosa che ha fatto ha dell’intrigante, e riporta in qualche modo a certe pratiche situazioniste o a quell’attivismo creativo che trova spazio in ambiti street o nella sfera della net art. Questo non fa di lui un artista, ci mancherebbe. Che sia stata un’intuizione casuale o che davvero ci sia della stoffa?? Non so lei, ma io sono assai curiosa.
    Se poi dobbiamo guardare a quelli che sono ritenuti ufficialmente “artisti”… ma quante sòle troviamo?? Mica è sempre facile districarsi…

    cordialmente,
    Signorina Marsala

    PS grazie per le parole di sostegno ad Artribune, rivolte a Daniele Podda, in quale – con mia meraviglia – ha insinuato cose un poco tristi e fuori contesto…

    • Ci mancherebbe Signorina, la mia era una opinione strettamente personale e riferita alla faccenda ma di solito sbaglio sempre dunque questo sarebbe un buon auspicio per Luca.
      Per il mio modo di concepire l’essere Artista , penso che non sia sufficente una intuizione occasionale e neppure una sorta di situazione come questa che si è venuta a creare che giocoforza puo’.emotivamente, generare delle simpatie e anche posizioni divergenti , se naturalmente ci riferiamo ad un concetto di Artista gia’ stabilito in partenza si intende; ma penso e non lo interpreti come provocazione fine a se stessa (ho gia’ avuto modo di dirglielo in altra occasione) immagino la X persona come colui che si compromette con l’arte , distaccandosene . Non è secondo me, un problema di nominalita’ ma di prassi. Comprendo comunque le esigenze del Sistema che ritiene necessario porre sempre una delimitazione, per controllare e cosi dominare, ma ne sono avversario.
      Lusingato per le sue parole Signorina Marsala, ma al Podda ho solo contestato un modo , anche garbato, di attribuire una identita’ di massa a tutte le posizioni differenti dalla sua, con troppa disinvoltura .
      Il suo articolo era comunque chiaro ed essenziale e colgo l’occasione per complimentarmi, considerata la quantita’ dei commenti che ha generato.

      Con Stima.
      Marras

    • Helga, non ci conosciamo direttamente se non per qualche incontro saltuario alle fiere d’Arte, ma credimi ti leggo da qualche annetto e la mia stima nei tuoi confronti è alta. Sono però un lettore sincero, sia di te che di Artribune e ribadisco, nel modo migliore possibile, che quell’articolo non è buon servizio per nessuno, soprattutto per la testata che lo ha pubblicato.
      Le ragioni penso di averle spiegate nel frattempo, (Cristiana Curti ha argomentato meglio la stessa sostanza). E’ purtroppo delicata questione riflettere serenamente su un articolo con l’autore del medesimo e il rischio è di scadere nel personale, cosa che assolutamente non desidero.
      Del resto converrai con me che non c’è mezza misura tra dire ciò che si pensa e non dirlo.

      Buon lavoro e un amichevole saluto.
      Daniele

  • Mimmo Di Caterino

    Politi appoggia Pisapia, ma si può? :
    Sosteniamo Giuliano Pisapia, sperando che, una volta eletto sindaco, sappia riportare Milano al centro del dibattito culturale. Noi seguiremo assiduamente il suo operato, pronti a redarguirlo se non manterrà i suoi impegni verso l’arte, la cultura e la città.
    Inutile dirlo, la lettera di Flash Art a Giuliano Pisapia ha suscitato fiumi di consensi. E da parte di qualche lettore di

  • Mimmo Di Caterino

    Luca Lo Coco merita il Padiglione Italia Lombardia della Biennale di Venezia, questa è giustizia!

    • hm

      perchè padiglione lombardia? non è siciliano?

      http://www.youtube.com/user/HeartMind999 —–> CENSORED SINCE 26/05/2011 H19

      • Mimmo Di Caterino

        Perché questa tutto sommato è un opera a due teste, senza Politi non sarebbe mai stata completata, cosi come Politi ha scagliato il tribunale di Palermo contro Luca il fatto compiuto andrebbe materializzato a Milano in casa Politi, questione di vasi comunicanti….

  • Mimmo Di Caterino

    Politi schierato a favore di Pisapia?
    http://youtu.be/-6qjwFbTPCk

  • Mg

    “questione di vasi comunicanti”, ahah

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    D’accordo nel difendere Luca Lo Coco, ma non caschiamo nel solito tranello politico!
    La prassi estetica, difficilmente si incontra con la politica.e con i falsi miti cartacei e mediatici dell’attuale sistema malato dell’arte. Tuttavia, l’artista se è vero artista, deve denunciare e rifiutare di continuo questo sistema perverso, finchè gli storici dell’arte non legheranno insieme prove concrete sulla sua qualità estetica, chiamandola “opera d’arte”.

    • Mimmo Di Caterino

      Gli storici dell’arte? Chi sono? Esistono ancora?

      • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

        Mimmo, gli storici dell’arte esistono, ma sono in gran parte stranieri. Gli storici dell’arte italiani, da tempo, hanno rinunciato al senso critico

  • Maro

    invio il mio commento erroneamente inserito come replica.

    Da più di due anni non rinnovo l’abbonamento a Flash Art infastidito dal signor direttore e dall’arroganza con la quale risponde a chi non è noto o potente . Ricordo che dissi BASTA dopo una risposta con la quale Politi rivolgendosi ad un artista sconosciuto disse che la sua rivista si occupava “dei numeri 1 e non dei Cassintegrati dell’arte”! Provenendo da una famiglia operaia che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti di quello che per “l’Eccelso Direttore” è solo un termine come un altro da usare in maniera offensiva, potete immaginare il fastidio che mi diede!
    Proprio ieri mi è capitato di leggere in rete ( credo sia l’ultimo numero)una risposta che “Sua Santità dell’Arte” ha dato ad un artista- più o meno diceva così: “Tu lo sai che Cattelan può dire e fare quello che vuole senza essere giudicato da te perchè Cattelan è Cattelan e tu non sei nessuno..! ” – Premesso che ricordava in tutto e per tutto la celebre frase de Il Marchese del Grillo “Io son IO e voi non siete un cazzo ! ” credo che tali forme di prepotenza necessitino quantomeno di diritto di replica! Quindi, caro Luca…ti propongo : mettiamo in rete la rubrica non chiamandola lettere al Direttore ma semplicemente “diritto di replica” – chi scrive indica solo il riferimento (link o numero del giornale) a cui risponde, così è tutto legale, non c’è diritto d’autore e copyright che tenga !
    Se metti online un numero di conto corrente postale credo che basterebbero 5 euro per ciascuno e ti avanzerebbero pure i soldi per invitare Politi a bere una tisana all’estratto d’oleandro!
    Ciao e tieni duro!

    • Mimmo Di Caterino

      Concordo una rubrica diritto di replica nella quale le lettere pubbliche pubblicate on line, possano essere esplicate, vivisezionate ed argomentate senza citarne la fonte e senza spendere un euro….

  • Maro

    bisogna dire però a tutti quelli che criticano il cosiddetto “Sistama” e incitano alla rivoluzione che alle chiacchiere devono seguire i fatti . La battaglia più grande per rompere “il Sistema” è non alimentare quella che “il Sistema” dichiara essere ARTE” ! . sono convinto che nell’arte ci sia molta sudditanza psicologica per cui per non essere tacciati di ignoranza nessuno ha il coraggio di dire che un certo tipo di lavori, ricerca, eventi imposti come esempio di massima espressione di Arte Contemporanea sono in realtà il “Nulla assoluto” ! Se si riuscisse a prescindere dalle marchette editoriali legate alle pubblicità (che tutti i giornali fanno) e al di fuori della professionalità dei critici e giornalisti vedessimo solo ed esclusivamente “le opere trattate” , giuro che ultimamente penso sia più piacevole ARTE di Mondadori che non Flash Art ! Prima di massacrarmi e dire che non capisco un cazzo vorrei sapere quanti di voi hanno la stessa impressione…?

    • Mimmo Di Caterino

      Tra le due scegliere non saprei e non compro più nessuna delle due e poi perché dovrei? In fondo sono cosi invasive on line queste testate specializzate che non vale più la pena spenderci un euro….

    • vale

      Concordo. Ormai leggo molto più volentieri Arte che Flash Art.

  • Massimiliano Tonelli

    Dopo la rocambolesca partenza del progetto Artribune Giancarlo Politi è stata una delle prime persone a complimentarsi, a modo suo, del rapido start-up (gli deve essere piaciuta la velocità molto ‘americana’ che abbiamo palesato).
    Parlare di “concorrenza” tra Artribune e FlashArt è roba che fa davvero sorridere. Una testata appena nata contro una istituzione leader da quaranta anni. Pensare poi che noi si facciano inchieste ad orologeria per attaccare altre testate non è solo un pensiero meschino e insensato, ma dimostra semplicemente stupidità. E se può capitare di essere stupidi per una volta, non è ammissibile perseverare nei propri errori.
    Se Daniele Podda ha l’irrefrenabile desiderio di diffamare e dileggiare la nostra professionalità di giornalisti ha tutto il diritto di farlo -tra l’altro lo fa firmandosi dunque pigliandosene tutte le responsabilità-, ma non ha il diritto di far passare accuse ignobili e inventate come pareri da lettore sincero.

    • Caro Direttore (che brutto incominciar cosí!.. fa tanto FlashArt) … no, cosí non va’.
      Io sono in quasi totale disaccordo con quanto ha sostenuto Podda, l’ho scritto e lo ho argomentato (e attendo persino la risposta ad alcuni quesiti posti). Detto questo, non mi pare proprio che Podda abbia “diffamato o dileggiato” niente e nessuno e mi pare che la tua reazione sia decisamente un bel po’ sopra le righe! (.. per la veritá non è neppure la prima volta che sei intervenuto nei commenti di Artribune, intendo in altro contesto, con questo tono perentorio ed un po’ altezzoso (ed in questo caso pure vagamente intimidatorio) … cool down please! Vorrai mica divemtarci il Giancarlo Politi bis?!… o forse è la poltrona di Direttore che gioca questi brutti scherzi? ;-) ;-) ;-)

  • hm

    – Una testata appena nata –

    o una testata appena data?

  • Direttore, tralasciando le interpretazioni delle intenzioni, cosa impossibile a farsi per tutti, pure per lei, non ravvedo diffamazione nè dileggio nel non condividere lo stile e buona parte dei contenuti dell’articolo proposto da Artribune.
    Se ravvisa tali atteggiamenti nei miei commenti a questa vicenda ha tutti gli strumenti legali per farsi giustizia. Come Politi.

  • Cristiana Curti

    Chiedo scusa se mi intrometto al posto di colui che dovrebbe rispondere, ma non ho letto (o riletto) accuse ignobili e inventate né diffamazioni né dileggio nei pochi e piuttosto quieti commenti di Daniele Podda, che invece mi pare abbia espresso il proprio pensiero in modo civile e addirittura attento a non esagerare con le sue contrarietà nei confronti dell’articolo (che ha tutto il diritto – credo – di non piacergli), proprio perché stima grandemente (e lo ribadisce) la professionalità di Helga Marsala.

    Al contrario raccolgo un po’ ovunque su Artribune – il cui format è così fatto e quindi prevede questo genere di comportamenti, li stimola e anzi ne fa – giustamente – la sua caratteristica – commenti di ogni genere, insulti alla persona fisica (di turno), turpiloquio vario e frasi che (raramente nei confronti di Artribune, anche se a volte accade) sarebbero da stigmatizzare per i contenuti profondamente lesivi di altrui diritti (vari e diversi).
    Ciò non è colpa di Artribune naturalmente, e il fatto che io non approvi la “modalità insulto” non significa nulla.

    Ma un lettore che dissente da contentuti e forma di un articolo e perdipiù dichiara il suo dispiacere per aver colto nello scritto l’effetto di colpire più un Politi che aiutare un Lo Coco (come anch’io ho penso, aldilà della mia stima nei confronti di Helga Marsala e la mia solidarietà a Lo Coco), non mi sembra stia diffamando né abusando di un diritto che non ha.

    Ognuno di noi intende la professionalità giornalistica come crede in relazione alla propria cultura e alle proprie aspettative nei confronti del mondo dell’informazione.
    Penso che – soprattutto oggi – molti cosiddetti “giornalisti” in primis della carta stampata e della televisione non debbano insegnare nulla in merito a deontologia (ormai legata solo a un minimo di buon gusto e alla minima soglia dell’educazione e del senso civico) a un lettore o a uno spettatore, che spesso ne è provvisto più del sedicente professionista.

    Finché non emerge qualcosa al di fuori della norma nei commenti di Podda, non mi pare che si possa rimproverare un termine come “concorrenza” che certamente va inteso nel suo contesto e che comunque non è offensivo.

    Fra l’altro, non si va dicendo per ogni dove che ormai l’informazione quotidiana cartacea sarà soppiantata nel brevissimo da quella in rete, dalla quale è già oggi profondamente “intaccata”? Quindi, concorrenza c’è eccome. E io non ci vedo nulla di particolarmente eclatante né riprovevole. E’ così e basta.

    Chiedo scusa al Direttore Tonelli, ma arrabbiarsi contro un lettore dissenziente (velatamente minacciando una ipotetica ritorsione, visto che si è “firmato”, e in tal modo dissuadendo dal praticare ciò che per me è invece un punto a favore per un commentatore: rivelare la propria identità) sembra invece riproporre il comportamento qui stigmatizzato tipico di un Politi nelle sue rubriche in Flash Art (che non ho letto e non posso giudicare, ma riporto per le affermazioni dell’articolo e di alcuni lettori qui sopra).

    • Cristiana, la ringrazio non solo per il generoso gesto di difesa d’ufficio, ma per aver compreso, rielaborandolo in modo più approfondito, il messaggio che ho cercato di dare ad Artribune con le mie osservazioni sull’articolo.

  • Mimmo Di Caterino

    Giusto per ridacchiare un poco, ho trovato questo sulla bacheca di un noto curatore indipendente napoletano in cerca di fama per gli artisti su cui ha scomesso:
    “———————-
    Sulle orme di Angelo Rossi – Zak Manzi:

    Giustizia è fatta? Ora non infierire, Politi : Artribune
    http://www.artribune.com
    Giustizia è fatta? Ora non infierire, Politi
    giovedì alle 18.51 · ”
    Sulle orme di Angelo Rossi e Zak Manzi? E chi sono? Perché il nostro Luca avrebbe dovuto conoscere il loro lavoro? Anche loro hanno avuto il pignoramento dei beni? Per piacere cerchiamo di fare le persone serie!

  • vale

    Mi inserisco per dire la mia, ma senza aver letto i commenti degli altri (mea culpa) spero di non ripetere quanto è già stato sottolineato da altri.
    Mi sembra che una reazione del genere, da parte di Politi, sia l’ennesima, triste dimostrazione di quanto poco stile e poco senso dell’umorismo caratterizzino i “signori” del mondo dell’arte contemporanea.
    Politi è decisamente scaduto nel ridicolo. Accettare con leggerezza e ironia la provocazione di Lo Coco sarebbe stata la mossa migliore a mio parere. Eppure Politi non è il solo. Più mi addentro in questo meraviglioso, seppur complicatissimo mondo e più mi rendo conto di quanto le manie di grandezza siano una componente necessaria per sfondare. Stavolta Golia ha avuto la meglio su Davide, ma questi atteggiamenti sono la conferma che ai piani alti ci sia un’aria stagnante che intorpidisce le menti e occlude le visuali. Qui in basso sta l’aria fresca, il vero fermento artistico è qui giù.

  • Massimiliano Tonelli

    Podda carissimo,

    un conto è non condividere lo stile, un conto è metterci in bocca cosa che non ci passano neppure nell’anticamera del cervello. Lasciare ad intendere che noi si faccia una inchiesta giornalistica (inchiesta che peraltro prevede una risposta di Giancarlo Politi, risposta che ci sarà presto) per attaccare un’altra testata è una sciocchezza. Si può pensare una sciocchezza simile? Sì, se si è in cattiva fede e si ha troppo tempo libero lo si può anche fare. Ma quando i presunti protagonisti di questa sciocchezza, Marsala e io, le smentiamo categoricamente le sue pindariche deduzioni e lei nonostante ciò insiste io che devo fare? Constatare che la sua malafede non ha confine alcuno o forse domandarmi se ho a a che fare con qualcuno che si rifiuta di accendere il cervello?

    PS. non ho minacciato alcuna ritorsione, ché sono allergico agli avvocati. Ho solo detto che se ne prende la responsabilità dando atto al Podda che non solo dice cagate, ma lo fa con il suo nome e cognome. Della serie: dice cagate e evidentemente ci crede pure.

    • Tonelli qusta volta non solo hai usato il tuo, purtroppo solito (a quanto vedo) tono arrogante ma sei anche proprio calato maledettamente di tono, ora capisco perché qui tollerate costantemente il “linguaggio da trivio”, prima pensavo fosse per volontá di non censurare, ora ho capito : è solo perché il Signor Direttore si esprime con lo stesso linguaggio!!

  • b.reale

    Con tutto il rispetto possibile per i vostri interventi vorrei sottolineare che il confronto deve essere costruttivo e possibilmente privo di antichi rancori.
    Detto questo, Helga Marsala è una critica e una giornalista e non è tenuta ad avere una laurea in diritto, ha raccontato con le migliori intenzioni una storia interessante per i lettori, senza l’intento di danneggiare nessuno.
    Il direttore Tonelli ha il grande “difetto” di difendere i suoi collaboratori e la sua testata senza badare, a volte, alla forma. Sinceramente preferisco una persona diretta, giusta e impetuosa ad una falsa, trattenuta e cortese.
    Un cortese abbraccio a voi tutti.
    b

    • helga marsala

      Grazie Barbara. Era quello che volevo dire: non sono un’esperta di dirittto e non era mia intenzione fare la cronaca di una causa giudiziaria. Però io le carte le ho lette e cazzate credo proprio di non averne scritte. In ogni caso mica è finta la storia… Ci sarà un seguito, ovviamente. Altri dettagli, altre voci. Un poco di pazienza…

      • b.reale

        Heiga!! Anche tu questo linguaggio… bom, tutta la direzione ad un corso di bon ton

        e subito!

        • helga marsala

          ma che vergogna…

    • Anche a me piacciono le persone dirette e sincere ma non capisco l’uso della volgaritá sempre inutile e pleonastica, inoltre Tonelli non è stato (e non è la prima ed unica volta) diretto e sincero ma arrogante imperioso.

  • b.reale

    hai ragione, infatti nell’accezione latina arrogare significa chiedere al popolo, e infatti è solo tonelli, che non si sente superiore ad alcuno, ad aver chiesto da sempre al popolo dell’arte di partecipare per sovvertire le regole…
    ragazzi non esageriamo con i giudizi, le cose sono sempre un po’ più complesse di come appaiono..

    • helga marsala

      chapeau.

    • “constatare che la sua malafede non ha confine o domandarmi se ho a che fare con uno che non accende il cervello” … “dimostra solo stupiditá e se si puó essere stupidi per una volta non si puó perseverare nei propri errori” sono infatti frasi molto democratiche e dimostrano grande sensibilitá verso il popolo e simpatia e rispetto verso i lettori ed i commentatori! Ma leggiti i commenti, prima di scrivere!

      • b.reale

        le ho letti e ho preso appunti.. sono frasi che potrei usare con i miei studenti più insopportabili quando credono di saper tutto e invece non capiscono le cose più elementari.

    • “sovvertire”, “subverto”, “subvertere”…caspita che bei termini. quanto mi piacciono
      i love subvertere very much
      ;]

  • Cristiana Curti

    Gentile Barbara, vedo che ha studenti. Permetterà quindi una piccola disputa linguistica, sperando la interessi (dato che per certo non la potrà trovare “arrogante”).

    Arrogare in latino non significa affatto chiedere al popolo. Né chiedere e basta. Ma, da una radice greca indicante una tensione verso l’esterno – che in latino con la preposizione ad- introduce un ritorno a sé -, “chiedere anche, chiedere inoltre” (guardi, mi spingo sino al sanscrito, va’ là, dato che Glottologia fu – nel Cenozoico o dintorni – uno dei miei esami preferiti, non certo per vantarmi ma per farle capire che non dipendo propriamente da Wikipedia), e “attribuire” o “presumere” sino a “chiedere un voto per sé” o “chiedere con forza l’adesione al proprio pensiero” (questo me lo ricordavo bene).
    Mentre il participio presente nonché aggettivo “adrogans” (da cui il nostro “arrogante”) in latino non ha altra traduzione che quella più evidente a tutti e che è passata nel suo significato primario in lingua italiana, partendo idealmente da un’antichissima forma di autorità concessa al pater familias, ossia: un “adrogans” (“colui che richiede con forza e prepotenza”) ll quale esercita un atto legittimato di potestas e procura per sé l’adozione di un “adrogatus”, un elemento esterno al proprio nucleo famigliare che diviene “filius” in tutto e per tutto e come tale sottoposto (lui e tutti suoi congiunti più stretti) a doveri che comprendono l’adesione obbligata allo stile di vita, ai costumi e ai culti praticati nella nuova famiglia.

    Esistono altri verbi latini (più attenti di noi nell’uso dei vocaboli) che indicano l’azione del chiedere nelle sue diverse accezioni (chiedere per ottenere una risposta, o chiedere cercando di persuadere, o implorare per ottenere qualcosa o altro ancora). Di sicuro “adrogare” non è fra quelli.
    Sono così antiquata da pensare che lo studio del latino (e del greco) ci salverebbe dall’affermare e scrivere molte idiozie. E non sto riferendomi a qui e ora, sia chiarissimo. Ma questa è un’utopia che sembra oggi più trasgressiva e improbabile che mai…

    E’ vero che le cose sono più complesse di come appaiono.
    Per questo motivo devono essere ben esposte, senza errori e senza lacune SE SI VUOLE TRATTARE DI UN’INGIUSTIZIA DERIVANTE DA UN CASO GIUDIZIARIO, anche se non si ha una laurea in diritto e che si sia o meno un cronista del settore. Ma Helga Marsala (che ora mi odierà a forza di essere chiamata in causa), da giornalista, promette altri dettagli e ho fiducia, perché il caso (giudiziario oltre che umano) a me interessa e confido nella SUA capacità e integrità.

    Infatti, in diritto civile, non è mai detta l’ultima parola, perché c’è SEMPRE uno spazio per invertire o deviare almeno parzialmente una rotta che sembra definitiva, con l’accordo delle parti.

    Non conosco il Direttore Tonelli come Lei, Barbara, quindi non mi permetto certo di pensare altrimenti rispetto a quanto su di lui afferma.

    Ciò non toglie che non si può pubblicare nella propria rivista (“concorrenziale”, importante, secondaria, della parrocchia, della confraternita del raboso, del ciclista della domenica, ecc.) un articolo che tratta di arroganza del potere (almeno questo credo di averlo capito, o mi sbaglio anche qui?) e poi apostrofare sprezzantemente un lettore che dissente. Non è questione di bon ton, né di ergersi a difensore di regole che si intendono sovvertire (quali?) o di avere il “difetto” di difendere i suoi collaboratori (che – per quanto io mi sforzi di rileggere i commenti – non vedo insultati).
    Se il suo metro di giustizia (“persona giusta”), gentile Barbara, è basato sulla schiettezza senza freni in quanto migliore della “falsità trattenuta e cortese”, Lei si trova in vantaggio rispetto a noi (la maggioranza di noi), che non conosciamo la Redazione, ma è invece uguale a noi nel non conoscere Daniele Podda (il quale, oggi, è declassato, chissà, forse in mia compagnia, a “studente insopportabile che crede di saper tutto e invece non capisce le cose più elementari”).

    Se si dichiara di non amare la contiguità con gli avvocati (anzi, addirittura di essi se ne ha l’allergia), padronissimi. Gli avvocati – salvo quando servono – non piacciono a nessuno: non è da solo in questo, il DIrettore Tonelli.

    Ma per chi ha a che fare PER PROFESSIONE con l’informazione pubblica e con il giornalismo (non con le chiacchiere da bar), il minimo per capire davvero dove stia il confine fra la diffamazione o la calunnia e il libero pensiero sarebbe opportuno (se non necessario) conoscerlo. Soprattutto oggi. Giusto per distinguersi dalla massa un po’ becera che popola i vari luoghi di macro o micro potere, senza per questo essere fintamente cortesi o scialbe zitelle in punta di forchetta.
    Io così penso, ma forse continuo a dare troppa importanza a ciò che per alcuni è nulla.

    Posso chiedere, da lettrice (a proposito: non sono avvocato, purtroppo), che, senza ulteriori quanto inutili sbavature che rischiano di accendere troppo gli animi e di farci diventare troppo “schietti” senza alcun costrutto per nessuno, si rimanga nel merito dell’articolo e della vertenza giudiziaria, dato che Helga Marsala promette di mettere al corrente di ulteriori sviluppi e approfondimenti che speriamo positivi per Luca Lo Coco?

    P.S. Alla portata di chiunque (studenti modello o asini patentati) mi permetto di consigliare un testo che ha ottenuto, per una volta molto meritatamente, successo e consensi vastissimi. Caratterizzato da una scrittura piana e limpida che scivola come olio e avvince, di Gianrico Carofiglio, La Manomissione delle Parole, Rizzoli 2010.
    A scanso di equivoci, non conosco neppure Gianrico Carofiglio. Giuro.

    • Intervengo nuovamente perchè non sono solito tirarmi indietro lasciando altri da soli, in questo caso Cristiana, a sostenere una causa che ho innescato io con i miei rilievi.
      Lo scopo di concedere uno spazio per i commenti agli articoli è quello di far dire qualcosa ai lettori. Dalle reazioni registrate mi viene da pensare che forse manca una casella da spuntare all’atto della registrazione al sito Artribune e cioè “i tuoi commenti saranno di approvazione all’autore, di rinforzo alle tesi dell’autore, mai e poi mai in disaccordo con le tesi formulate etc..” ma sono fiducioso che alla fine qualcosa di buono ne verrà fuori pure da qualche scazzottata virtuale perchè piaccia o no si dibatte sulla libertà di espressione e io lascio libero chiunque di esprimersi come meglio crede, anche con toni e termini sprezzanti se non sa farne a meno. Permetto questo a chi mi conosce e a chi non mi conosce affatto. Quindi non c’è nessun problema a livello personale da parte mia e fino ad ora.
      Ritengo altresì lecite le reazioni da parte di Helga, che ritiene di aver subito un affronto, e che se vuole autorizzo a pubblicare integralmente le due mail private di ieri dove fornisco in modo esauriente tutte le motivazioni della mia non condivisione del suo articolo.
      Continuando a preferire il dibattito pubblico in un libero confronto, che in questo caso specifico avrà almeno il merito di essere stato aperto.

      • helga marsala

        ma no daniele, ma quali lettere da pubblicare… lasciamo perdere dai. mica stiamo in tribunale! :)

        • Grazie della risposta Helga e condividendo lo smile mi auguro ci si possa
          incontrare con serenità in Biennale nel weekend.
          Saluti

  • Bel post Cristiana, come sempre del resto. Mi permetto di tornare a commentare questo articolo per due motivi: il primo per unirmi a Serenovariabile, non tanto nel “censurare” il Dott. Tonelli, quanto nel dire a lui ed a tutti, che si possono fare commenti e contro-commenti durissimi ed infuocati, senza nessuna necessita’ di ricorrere alle volgarita’ che hanno solo la proprieta’ di far scadere il significato e l’efficacia del “post”. Anni or sono (purtroppo tanti) un grande giornalista, e direttore di giornali, considerato a tutt’oggi un “mostro sacro” del giornalismo Italiano, noto per avere (da buon toscano) un linguaggio salace e per “non mandarla a dire a nessuno” s’infurio’ con uno dei suoi collaboratori per un paio di termini volgari che questo aveva usato nel suo pezzo.Quando gli feci notare (io ero solo un “esterno” e non avevo quindi nessun “vincolo di gerarchia”) che, nel riprenderlo, era stato anche piu’ “sboccato” del suo collaboratore , mi disse: “scrivere, in particolare per un giornale, e’ altra cosa dal parlare: usare anche una sola volgarita’ annienta il pezzo e fa’ perdere di credibilita’!.
    Chissa’ speriamo che a furia d’insistere lo capiscano un po’ tutti.
    Il secondo motivo, invece, attiene strettamente l’articolo. Della vicenda e’ stata fatta una ricostruzione direi piuttosto esauriente. Rimangono dei dubbi sulla “condotta” dei legali di Luca (perche’ non hanno appellato la sentenza? Perche’ non e’ stata fatta opposizone al pignoramento? Se, come e’ stato scritto, Luca vive con i genitori, c’e’ da presumere che i mobili di casa siano (almeno prevalentemente) dei suoi genitori e quindi, non essendo lui un minore non erano pignorabili per una sua condanna alla rifusione delle spese legali ecc. ecc.), ma in fondo questi possono essere particolari anche marginali, invece, dato che il problema evidenziato dall’accaduto, come giustamente notavi tu, e’ interessante per chi utilizza internet per le sue “azioni artistiche” (e non solo) quello che sarebbe veramente fondamentale, a questo punto, anche in vista del possibile intervento di Giancarlo Politi, annunciato dal Dott. Tonelli, e’ la pubblicazione di (almeno) il dispositivo della sentenza (molto meglio sarebbe delle motivazioni, anche se saranno certamente parecchie pagine) Ovviamente non chiedo che lo faccia Artribune, ma potrebbe facilmente farloLuca sul suo sito senza alcun timore dato che una “sentenza” e’ pubblica e riguardandolo personalmente e’ in suo pieno diritto darne conoscenza a terzi’.
    Conoscere, ripeto, almeno il dispositivo di tale sentenza ci toglierebbe tanti dubbi su quello che il giudice ha ritenuto essere la “colpa” di Luca (ammesso che realmente vi abbia ravvisata una colpa) e fino a che punto abbia accolte le tesi dell’attore (Politi),
    Ripeto, non si tratta di semplice “curiosita’” ma, dato che non sono molte le sentenze in materia sarebbe vera informazione, utilissima per che con internet ci “lavora” e magari rischia di incorrere in “brutte sorprese”

    • Grazie per le osservazioni e per i consigli. Pubblicare la sentenza sul mio sito internet credo si possa fare. Magari con i nomi dei legali oscurati, giusto per non dare fastidio. Però voglio riflettere ancora un po’ se fare questo passo o no. Voglio valutare bene il gesto e cercare di capire come potrebbe venir compreso. Sai, dal punto di vista informativo sarebbe ottimo. Però devo valutare anche il gesto della pubblicazione in sé. D’altra parte l’informazione oggettiva già si sta facendo qui, su Artribune, forum aperto al dibattito; il fatto che stiamo commentando e scambiando idee e opinioni è già una gran cosa. L’inchiesta a quanto pare seguirà, ci sarà un replica (lo deduco dai post precedenti…), e si avrà dunque l’occasione di chiarire ulteriormente la questione.

      A parte farti i complimenti per l’aria serena che si respira nel tuo sito, per il momento è tutto.

      Passo e chiudo.
      Caspita, tre polpette per il Palermo ;[

      • Grazie Luca, se deciderai di pubblicarla faccelo sapere (in realta’ chiedere ad Artribune di farlo mi sembrava troppo anche se l’argomento come vedi interessa eccome!!)
        Grazie per il mio sito (dopo tanti anni di onorato servizio ho deciso che era l’ora di dargli una nuova veste ….e sta’ arrivando piano piano, sono solo all’inizio del processo) in questo momento sto’ utilizzando il mio profilo di FaceBook come “ausiliario” o sostituto vicario del sito web. Ciao a presto!
        …a proposito, mi dispiace per il Palermo… ma io sono genoano e quindi “scafato” ad ogni “dispiacere” calcistico ;-)

  • Davide W. Pairone

    off topic (ma non troppo): sembra che la nascita di artribune abbia esacerbato più che il dibattito sull’arte le controversie sulla natura dell’informazione artistica 2.0. Da un lato i contenuti proposti sono con tutta evidenza ibridi, fra cronaca e critica, e si prestano quindi ad essere contestati in assenza di una precisa metodologia. Dall’altro punto di vista i commenti liberi non danno tregua: ogni minima imprecisione viene passata ai raggi x e richiede ai redattori un impegno costante nel precisare, rettificare, puntualizzare (e non bastano più le difese d’ufficio, l’autorevolezza ex cathedra si dissolve tanto è vero che anche il direttore deve impegnarsi duramente nel pubblico agone).
    In conclusione penso che l’innovazione portata da artribune sia ben lungi dall’aver esaurito il suo percorso di formalizzazione e assestamento. La redazione dovrà sempre più fare i conti con un pubblico altamente specializzato e spesso, lasciatemelo dire, di gran lunga più preparato degli stessi articolisti. Forse una minor “frenesia” nel rincorrere lo scoop (controlli incrociati, passaggi redazionali puntuali) potrebbe accrescere l’autorevolezza nonché il peso politico e culturale del progetto.

    p.s.: sia chiaro, non mi riferisco in particolare a questo articolo ma più in generale all’andazzo, grida ancora vendetta il pezzo di Castelli che rimproverava le transenne a Paladino quando queste erano presenti anche a Napoli…lì l’assenza di un minimo passaggio redazionale era davvero troppo evidente e dequalificante per la testata

    • helga marsala

      Pairone, mi sa che hai ragione.
      E’ giunta l’ora di metterci a studiare, a fare cose tipo correggere i pezzi, verificare le fonti, gestire passaggi redazionali puntuali, trovare metodologie ad hoc, mettere a punto una linea editoriale… E chi l’ha fatto mai??! Per non parlare del linguaggio! Io ero abituata a scrivere in dialetto siciliano e con almeno una parolaccia per frase… Ma ormai, che disdetta… i commentatori sono “di gran lunga più preparati” di noi, non possiamo barare più. Per anni e anni l’abbiamo fatta franca, e adesso è finita la pacchia. Anzi, se hai qualche inidirizzo di scuole serali per giornalismo potremmo tentare… La CEPU ne fa??

      • Cristiana Curti

        Cara Helga, buongiorno, non maligni e non ne faccia un caso personale, La prego.
        Se il dibattito intorno alle qualità del giornalismo si svolge ancora “in casa” (“sub-vertere”, vuol dire proprio questo: volgere l’andamento di un’idea/di un ragionamento/di una politica/di un accadimento partendo dalla base, da ciò che è inferiore alla struttura per cambiarla; ma “sovversivo”, così come lo concepiamo oggi, è un termine molto più recente in italiano perché è un calco “ideologico” dal francese subversif che nasce durante la Rivoluzione alla fine del ‘700; e così anche questa mattina mi sono esercitata, comincia a piacermi…) e avviene in modo così pacato fra lettori che – tutto sommato – mi pare siano interessati alla vostra parabola e alle vostre inchieste, io credo sia ancora un bene per Artribune.
        Ci sarà forse da preoccuparsi quando non avrete più appassionati come alcuni di noi, invece. Comunque, ognuno sceglie e mantiene il pubblico che ritiene più confacente al proprio indirizzo editoriale. Per carità.
        E l’uso delle “parolacce” ancorché da centellinare con giudizio (caro Luciano, che meraviglioso appunto ci hai regalato: ma se io sono del Cenozoico, allora tu devi essere del Meso…) non è qui in discussione, quanto quello dell’insulto gratuito, che lei non pratica affatto.
        Quindi, non faccia la “finta rozza” (vorrei inserire una di quelle faccine che sorridono ma non sono capace): i siciliani possiedono storicamente un vocabolario ricchissimo e ogni dialetto (straordinariamente stratificato da ere di occupazioni coltissime) si esprime al meglio e con tale varietà da risultare una lingua a sé. Fra l’altro, in via generale, siete gli unici, in Sicilia, a usare ancora oggi con vera proprietà il passato remoto, in via di totale smemoramento nel resto d’Italia, soprattutto in “Padania” dove ci si fregia di parlare in modo “canino” (se non fosse che amo i cani, spesso più espressivi di molti di noi). Per me basta questo a qualificare la civiltà di un popolo. Conoscere la proprietà del tempo e saperla esprimere. Che è quello che fanno (fra le altre cose) gli artisti veri, in definitiva.
        Buona giornata e buon lavoro.

        • Grazie Cara Cristiana, e’ sempre un piacere leggere i tuoi commenti, anche quando (capita di rado, ma capita) non sono completamente d’accordo con essi… by the way, anche se spesso non me ne rendo conto o tendo a dimenticarlo (questo data l’eta’ e’ piu’ scusabile) nel Mesozoico ero gia’ un giovanotto ed avevo un piccolo dinosauro da compagnia di nome Dino ;-) ;-) ;-)

          • Cristiana Curti

            Caro Luciano, non pensare di essere molto più anziano di me, io sono comunque del Pleistocene (il periodo del Cenozoico più vicino al Mesozoico) e il mio animale da compagnia – poi estinto, maledizione – era una tartaruga gigante di nome Tartina. E’ un piacere averti come compagno di percorso qua e là.

          • andrea

            ah.. qualcuno la legge la curti, in genere viene saltata tanto è pedante e boriosa.
            e dice cose davvero non condivisibili.
            potrebbe dedicarsi ai lavori maglia, mi sembra il tipo.
            insieme ai suoi amici del paleolitico.

        • helga marsala

          grazie Crisitana per la raffinata nota sull’uso del passato remoto. ho apprezzato davvero.
          comunque il mio commento si riferiva al signor Pairone, non a lei, si figuri. e il registro era chiaramente ironico… Benedetta sia l’ironia, direi.

          • Davide W. Pairone

            sì, anche l’autoironia è sottostimata

      • Davide W. Pairone

        Marsala scusi se le ho pestato la cosa ma le mie sono considerazioni di carattere più generale e non riguardano solo l’arte: parlo di un modello di giornalismo partecipato che non può essere tale solo sulla carta (e che anzi secondo me dovrebbe comportare l’abolizione dell’ordine dei giornalisti). Inevitabile che lo strumento dei commenti metta a nudo piccole e grandi manchevolezze, del resto lei come chiunque non può certo ritenersi allo stesso tempo e modo competente in: critica d’arte, politica ed economia dell’arte, diritto e legislazione dell’arte, sociologia, teoria, tecnica…non ho certo voluto mettere in cattiva luce il vostro lavoro che ho anzi definito in certa misura innovativo e se non vi ritenessi interlocutori qualificati non starei qui a perdere tempo.
        Comunque i controlli redazionali, come risulta evidente, ormai sono fatti dal pubblico e se vi danno fastidio le matite rosse e blu chiudete i commenti, no? Mica potete chiedere solo quanto è carino il logo o quanto è azzeccata la grafica, troppo facile. Ci vorrebbe un po’ di modestia nell’ammettere, ad esempio, che spesso dai commenti vengono fuori notizie e riflessioni più interessanti dell’articolo di riferimento. Che male c’è?

        • Davide W. Pairone

          *scusi se le ho pestato la coda

    • Massimiliano Tonelli

      In una condizione di estrema difficoltà sotto ogni punto di vista, in 70 giorni di vita di questa testata (so che sembrano di più) abbiamo pubblicato 1100 articoli circa (faccia lei la media-giorno, compresi sabati, pasquette e domeniche). Che ve ne siano anche magari una decina (credo meno) contenenti errori e leggerezze lei lo considera dequalificante… non rendendosi conto che affermando questo dequalifica se stesso.
      Detto questo, si cerca sempre di migliorare. E ringrazio per lo stimolo.

      • Davide W. Pairone

        ma perché dovrei dequalificare chicchessia ragionando sul giornalismo 2.0? Ma chissenefrega dei refusi e delle inesattezze, il discorso è un altro: l’autorevolezza non proviene più SOLO dagli articoli ma soprattutto dalla community. In questo senso gli atteggiamenti stizzosi della redazione in sede di commento cozzano con il tono suadente e friendly delle linee guida e degli articoli. Un po’ più di serenità nel confrontarsi con chi contribuisce leggendo e commentando sarebbe utile a tutti

        • Massimiliano Tonelli

          Sul giornalismo 2.0 la seguo. E la seguo anche sulla qualità molto elevata (talvolte superiore agli articoli stessi, perchénno) dei commenti. Ma da qui a dire che aver pubblicato qualche articolo non controllato perfettamente abbia “dequalificato la testata” ce ne corre…

          • Davide W. Pairone

            mi riferivo ad una dotta dissertazione sulle manchevolezze “relazionali” della montagna salata di Paladino che perde ogni ragion d’essere quando si fa notare la presenza delle transenne anche a Napoli o la semplice necessità legata alla legislazione anti infortunistica. Quindi un articolo sbagliato alla radice, non un’inesattezza veniale. In questo caso sì, la testata si dequalifica non perché ha mancato di correggere ma perché non ha bocciato in toto l’articolo

  • b.reale

    Le posso garantire Cristiana che arrogare esiste anche in questo senso nel latino giuridico..
    ora, se io avessi il tempo che ha lei potrei risponderle per esteso, ma tra due minuti devo correre via, e ieri mentre scrivevo i commenti, facevo un verbale, rispondevo a due figlie che facevano compiti e stavo per prepararmi per un concerto.
    Insomma, e sia chiaro: io dedico ai commenti il tempo che meritano, a mio parere voi state esagerando, e molto. Evidentemente avete il tempo e la pazienza per farlo.
    Io no. e me ne tiro fuori. Perchè ho una vita reale e complessa. e ora la prego Cristiana non scriva un saggio per spiegarmi la sua.
    Saluti

    • Cristiana Curti

      Anch’io, Barbara cara, ma scrivo con molta velocità. Non ci sarà replica. Si tenga i suoi, di saggi.

  • dott. Tonelli , daniele Podda ha espresso molto civilmente la sua posizione intorno ai fatti e nonostante la mia divergesse dalla sua , ritengo che egli non sia minimamente meritevole di subire alcuna azione legale.
    Ha avuto al contrario e senza dubbio il merito di fare ancora piu’ riflettere , intorno alla vicenda (me compreso si intende).
    Solo oggi ho potuto leggere dopo diversi giorni il seguito della questione e dispiace dovere constatare la piega che essa ha assunto , sopratutto per le incomprensioni che ha dato luogo tra le persone.
    Si impara molto anche da queste cose.

    La saluto e le auguro buon lavoro.

    • Massimiliano Tonelli

      Mai parlato ne pensato ad alcuna azione legale neppure lontanamente. Benché le diffamazioni (che lui continua a chiamare opinioni) di Podda lo meritassero.

      Ricordo per i disattenti che, mentre noi abbiamo semplicemente fatto una piccola inchiesta come ne facciamo ogni giorno, Podda si sia arrogato il diritto di interpretare il nostro agire e di stuprare la nostra professionalità facendoci passare da suqallidi cecchini da giornalate ad orologeria. Cercando di convincere i lettori che l’articolo qui sopra sarebbe stato confezionato non per raccontare una storia che ritenevamo interessante per i nostri lettori, ma per attaccare una rivista “concorrente”.

      Questo non significa esprimere la propria opinione, significa diffamare. Comunque rassicuro tutti sul fatto che i nostri lettori sono liberi di diffamarci senza rischiare alcuna azione legale da parte nostra. Via libera.

      • Marras, rispondo anche io per cercare di calmare gli animi.
        Ringraziandoti per la difesa permettimi di dirti che forse è sfuggito qualcosa del dibattito, ti assicuro che Tonelli non intende querelarmi. Rileggi se hai tempo.
        Anche perchè se lo facesse col cavolo che gli do le foto che farò in Biennale!
        Questa battuta per specificare che quando in chiusura dei miei primi commenti ho detto che sono un lettore sincero ho omesso che mi sento anche un collaboratore seppure esterno, visto che offro saltuariamente e spontaneamente materiale audio/video per i servizi. Insomma, non sono un perfetto estraneo alle vicende di Artibune e, alla mia maniera, nel poco tempo che ho a disposizione, collaboro con questa testata. Quindi non sono un nemico, anzi. In questo caso ho solo detto e posso pure ribadire, quello che penso. Spiace vedere che il Direttore rimanga convinto di un mio intento diffamatorio, io del resto non ero convinto che l’articolo nascesse con intenti simili nei confronti di Politi, la buona fede di Helga non la metto in dubbio e la campagna di commenti negativi è partita dai commentatori che hanno trovato però un terreno fertile nel modo in cui i fatti sono stati riportati. E si mischiano inesorabilmente all’articolo rendendo confuso l’intento alla base ma non il risultato.
        Faccio un esempio per tutti, tralasciando le parole scritte ed evidenziando le sole foto scelte per rappresentare Politi (minaccioso) e Lo Coco (sguardo pungente).
        Oppure le critiche a Politi avrebbero avuto luogo comunque e allora pubblicare una qualsiasi cosa sull’argomento avrebbe generato il problema. Quindi il quesito successivo sarebbe stato “perchè pubblicare?”. Per diritto di cronaca si potrebbe rispondere, e continuerebbe a sfuggirmi il senso di cronaca, forse perchè non sono un giornalista. Però leggo e rifletto.

        • helga marsala

          Daniele, rispondo solo alla tua divertente (e chiaramente assurda) nota sulla scelta delle foto. Ma figurati se trovo il tempo, con i ritmi che abbiamo, di fare l’analisi psicologica dei ritratti fotogrfici! La foto di Lo Coco è l’unica che avevo e me l’aveva mandata lui 5 minuti prma di pubblicare, quella di Politi l’ho presa da internet, ed era semplicmente la migliore per dimensioni, taglio e qualità, tra quelle subito visualizzate. Tutto qui. Cioè arrivare a pensare che ho scelto una foto per far apparire un personaggio più minaccioso e dunque per metterlo in cattiva luce… No davvero, non ho parole.

          • Ma non lo penso affatto, ma scusa Helga ti è chiaro o no che non dubito della
            tua buona fede? Ti chiedo però di valutare ad esempio il carattere di quelle due foto in modo obiettivo, la rappresentazione dei due personaggi è quella,
            mi pare difficile confutarlo.. io ora penso che la questione sia stata presa con superficialità questo sì, buona fede, mestiere nel raccontare una storia ma superficialità sulle possibili implicazioni, implicazioni non di carattere legale, diciamo di tipo “è tutto corretto, si poteva fare meglio etc…”
            Il mio riferimento alle immagini è solo un riferimento non un’accusa di intenzioni malevole consciamente perseguite, piuttosto un rinforzo alla
            mia analisi che l’articolo, di certo involontariamente ha però preso una direzione precisa fin da esse. I commenti successivi e molto negativi poi si fondono con le tesi formulate a mio avviso, trovano come già ti ho detto privatamente, un ottimo assist, anche se tu hai usato un linguaggio no di certo aggressivo ma preciso, molto preciso Helga. Ma poi, fosse anche, e tu sostieni che non è così ne prendo atto, che male c’è a schierarsi? Nessuno, non è penalmente perseguibile e per fortuna aggiungo.
            E che male c’è a non condividere? IDEM
            Dai su, possiamo finirla semplicemente accettando un punto di vista differente e nulla più, soprattutto a livello di stima personale Helga che mi sento di ribadire all’infinito se serve.

          • hm

            – Cioè arrivare a pensare che ho scelto una foto per far apparire un personaggio più minaccioso e dunque per metterlo in cattiva luce… No davvero, non ho parole. –

            beh cosa c’è di strano signorina hm? basta aver letto 2 volte repubblica online per capire che è una tattica ampiamente usata e di uso comune per rappresentare berlusconi e in genere la destra italiana (o in ogni caso personaggi diventati scomodi come ad esempio strauss-kahn) contrapposta alla savia sinistra . si sceglie la foto più orrida e minacciosa e metà del lavoro è già realizzato .

          • andrea

            come si può pensare cose del genere e poi affermare di stimare una persona?
            addirittura di essere amica..
            evidentemente non siete poi così unitii su questo sito…
            e dire che sembravate una squadra imbattibile

  • Cristiana Curti

    Concediamoci tutti una pausa e riprendiamo in mano l’opera omnia di Ennio Flaiano…

    • c.c.

      ma per favore, piantala di renderti ridicola

  • am

    Per fortuna ci sono persone come Lo Coco che dicono ciò che pensano.
    Ma una cosa non mi torna: non riesco a trovare arte in questa azione.
    è semplicemente una denuncia informatica e sarebbe giusto chiamarla così.

  • Cristiana Curti

    Cari andrea e ciccì, visto che vi prendete il tempo per offendere a ruota libera senza portare un contributo all’argomento dell’articolo (se non apprezzate, nessuno vi impone di leggere: è masochista, oltre che stupido), state pure tranquilli. Troverò altro con cui trastullarmi e non avrete più bisogno di sfogare le vostre puerili imbecillità contro di me. Anche voi, però, dovrete trovarvi qualche nuovo bersaglio da colpire per “fare pulizia” in questo sito, del quale vi sentite evidentemente i guardiani (o gli spazzini, se preferite). Se i boriosi sono coloro che credono di interloquire con qualche idea – sempre confutabile – in un luogo nato per favorire gli scambi d’opinione, i codardi sono certamente coloro che non hanno neanche il minimo coraggio di firmare i propri insulti (né sono capaci intellettualmente di giustificarli). Il mondo è pieno di gente come voi, siete in ottima (si fa per dire) compagnia.
    Fatti vostri, non miei.

    • c.c.

      bene. era ora.
      si trastulli finalmente..
      ma stia attenta, non vorrei che le facesse male

      • Cristiana Curti

        Agli ordini, generalissimo. Anche Lei si riguardi dagli infarti. Il livore può essere fatale. Vediamo ora se l’altro abbocca (o siete la stessa persona, chi può dirlo?).

        • c.c.

          guardi, io gli infarti amo farli venire agli altri… se possibile

      • c.c.

        però cristiana ti darò una buona notizia, allo scoccare del duecentesimo commento di questa trib, come per magia, i tuoi disturbatori svaniranno, perchè tutti meritano una chance in più, però non dimenticare che il mondo è in continuo movimento e non può restare fermo accanto a te, che credi di sapere tutto..

    • Cristiana, per favore! Sai benissimo che c’è sempre molti “disturbo sul canale” ma non ostante questo la “comunicazione” vá avanti, i “disturbatori” si stancano presto, magari vengono sostituiti da altri ma che cosa ci vuoi fare? Ci sono molti di piú che, invece, sono sempre interessati ai tuoi commenti. Per gli altri vale quel che disse Dante e che termina con il ben noto “… non ti curar di lor ma guarda e passa” ;-) :-)

      • andrea.

        ognuno si illude come può…
        c’è anche chi non si stanca di contrastare gli acefali..

        • andrea

          e ora nessuno più scriverà nulla qui perchè così si continua a sorridere…
          dopo tutto questo “nervosismo”

      • Cristiana Curti

        Lo so, caro amico, che non c’è tregua… ma ogni tanto è divertente vedere sino a che punto si può arrivare. Qui mancava solo il “lei non sa chi sono io!” poi c’era tutto il repertorio. Figuriamoci se mi fa un plissé il caro ciccì e suoi cloni. E siccome di muscoli non se ne vedono, non tremo certo di paura…
        Ti ringrazio davvero per il gradito supporto di cui faccio tesoro.
        Alla prossima.

        • Cristiana Curti

          Mi riferivo a SerenoVariabile, se non si fosse capito. Non imparerò mai a usare questa cosa…

          • c.c.

            ok ok ..
            bentornata cristiana

  • andrea

    ok, noiosa e per niente perspicace.
    proprio di quelle che non vedono e non sentono, a parte il proprio ego

  • alfonso siracusa
  • mg

    leggo proprio ora che il dibattito ha raggiunto i media nazionali http://espresso.repubblica.it/dettaglio/io-artista-censurato-e-pignorato/2152527

    tutta questa confusione per un plagio da 4 soldi. e voi la chiamate arte!

    • hm

      ricordiamoci sempre che forze oscure nell’ombra hanno invitato cattelan alla gam di bologna dopo ‘torno subito’ . quindi se il lococo fosse veramente invitato alla biennale dopo questa stronzata non mi meraviglierei di certo . magari con di caterino che gli fa da autista . non so con che coraggio possa definirsi hacker uno che paga altri per farsi fare il sito lol in ogni caso il termine giusto per il suo lavoro è esclusivamente CRACKER .

  • giug

    @ lo coco: ciao luca. come funziona il pignoramento? si presentano dove hai la residenza e si portano via mobili/cose anche dei tuoi familiari? (o solo i tuoi “averi”?)
    grazie. in bocca al lupo

    • possono pignorare i beni della casa in cui hai la residenza

      • hm

        così magari finalmente vai a lavorare e paghi i danni in comode rate mensili .

        • l

          lascialo in pace hm.
          ora mi tocca vegliare sui bimbi che litigano

          • l

            scherzi a parte, luca potresti conoscere i coniglio viola, avete tanto in comune

  • Enzo

    Non si è capito se pignorano pure i mobili/oggetti dei familiari…

    • Politi

      si è capito benissimo e siamo stanchi di questi interventi inutili ripetuti all’unico scopo di far alzare il contatore dei commenti

  • contabile

    aesthetic journalism:
    luca lo coco 3
    luca rossi 0

    • Puf.a

      Perchè? Sono capaci tutti a criticare…

  • Gimmi

    Cè un problema nella pubblicazione dei commenti: i più recenti sono pubblicati “prima” del 26 maggio

  • Puf.a

    Sì. sì, l’ho notato pure io

  • piddu

    Qualcosa di simile l’avevano combinato anche ad eflux qualche anno fa

  • Giovanna

    Io non ho capito cos’è Flash Art e chi è Politi. Il senso dell’articolo mi risulta quindi oscuro

  • trippa

    Ancora! Dai, avanti il prossimo!

  • Marco Lavagetto

    Forse l’arte continua a sopravvivere grazie a coloro che sanno veramente inventare qualcosa, anche qualcosa senza nessun scopo ma che susciti qualche dubbio o almeno un sorriso complice tra la gente.
    Ai giorni nostri sono sempre più convinto che l’unica vera arte non si commissiona e tantomeno si addomestica: essa deve essere un moto alto dello spirito, completamente gratuita, fondamentale e inafferabile, come lo è stata la straordinaria Beffa di Tirana.
    http://www.facebook.com/notes/rogie-rare-grooves/la-maledizione-della-biennale-di-tirana/10150270031045202

    • marco se leggi contattami in pvt. grazie.

  • S. A.

    Un’altro? No dai, no!

  • trippa

    un altro senza apostrofo samaro/a!

  • er pvc

    aho, ma quanto je rode a rozzi?

  • lìqui

    da art text pics:

    1.
    Anonimo ha detto…
    guarda Morsy che su artribune hai scritto che tu la biennale l’avresti vista lì sopra il sito, quindi ciò significa che non ci hai ancora messo piede.
    05 giugno 2011 16:15

    2.
    Anonimo ha detto…
    Luca rossi morsiani, per forza “da rivedere”, non ci sei andato! dovevi scrivere, “da vedere almeno una volta dal vero e non solo in foto”. si sa, tu giochi solo di sponda… elena, scusa ma potreste firmarlo assieme , ormai, il blog, lui scrive più o meno quanto te! La differenza è che tu fai un servizio (grazie) e lui una sevizia.

    http://arte-milano.blogspot.com/2011/06/le-stanze-dellarsenale-54-biennale-di.html#comments

  • ripetitore

    scusa secondo te vengo qui per autopromuovermi? quello lo lascio fare a luca morsi con la sua mail art al ‘miglior sistema italia’ . se ti infastidisce quello che penso e scrivo me ne frego . anzi godo . se non mi avessero oscurato il canale youtube non avrei nemmeno parlato di me, direi che invece dovresti ringraziarle le critiche gratuite fine a sé stesse e non utilizzate per l’autopromozione, e in ogni caso il tono del cazzo era per il tal jerry che mi ha apostrofato più volte come spammatore di professione, gli ho solo fatto lo specchio di riflesso facendogli notare la patetica inutilità del suo intervento . patetico anche intervenire con nomi diversi per autosupportarsi .

    • lo caco

      ciao sono lo coco e mi scrivo i commenti da solo per vincere la gara dei commenti con luca rossi, è troppo divertente e chi vince diventerà lo zimbello ufficiale di artribune! seguiteci mi raccomando!

      per contatti e altro : [email protected]

  • ancora

    sì ma tanto luca morsi alla fine se fai l’artista devi pensare all’arte, cosa te ne sbatte dei curatori? cioè sì sono importanti ma tu mi sembri un po’ ossessionato ultimamente, come ti dice sempre di piedrandonio se ci credi tira dritto e basta . alla fine conta l’arte e tu esalti tutto quello che funziona all’estero acriticamente . secondo me in fondo ti piace anche laura pausini dai ammettilo .
    +
    Mi pare che hm abbia colto nel segno criticando rossi:
    citando gdp:
    “Intanto [ROSSI ] non metterti sempre in mezzo

    lamentando che non vieni riconosciuto ecc ecc, perché ogni volta che lo fai vieni visto come uno che si lamenta, lascia fuori questa parte e fai il tuo lavoro. Ti ho già detto tira dritto. Poi andiamo avanti e non insistiamo solo e sempre su questa storia del pubblico di cui abbiamo già parlato altre volte […]“

  • Marta Farddas

    caro luca lo coco

    sono una studentessa di 25 anni iscritta all’ultimo anno di storia dell’arte alla XXXXXXXX. probabilmente non ti può fregare di meno di leggere una mail di una ragazzina alle prese con il mondo dell’arte contemporanea ma ti scrivo perchè seguo da un po di tempo la tua figura in internet e sei una delle pochissime persone che apprezzo del panorama artistico italiano.
    (….) perche X tratta tutti peggio di pezze da piedi e sinceramente non mi pare di dover fare del servilismo gratuito per un X che si sente dio solo perche ha fondato una rivista online). ho studiato per 5 anni storia dell’arte, la conoscenza globale di un laureato in specialistica è praticamente onniscente su arte medievale/moderna e praticamente nulla sul contemporaneo. sono molto frustrata e spaventata come tutti quelli della mia generazione sul futuro, a me piacerebbe fare critica d’arte, amo l’arte e amo l’Italia, anche se tutti mi dicono di scappare perche all’estero ci sono piu possibilità (si ma se tutti i cervelli scappano davvero tra vent’anni questa nazione la lasciamo in mano a quelli che non avevano soldi per andarsene, ai raccomandati che non hanno bisogno di andare e agli stolti che non si preoccupano del loro futuro?), ma non so davvero dove girarmi. la collaborazione con le riviste d’arte è esclusivamente gratuita, io non ho mai fatto curatela nella mia vita e non saprei nemmeno da dove iniziare, e allora vengo al punto per cui ti ho scritto una mail con 12 righe di preambolo, che cosa deve fare un giovane per entrare nel mondo dell’arte? fare lo schiavo non pagato a vita? aspettare che prima o poi arrivi il ricambio generazionale anche nel nostro paese di ultrasettantenni? io la voglia di fare cel’ho eccome, dopo 5 anni passati sui libri ho voglia di sperimentare, per fortuna scrivendo ho avuto modo di entrare a contatto con il mondo dell’arte un po più da vicino, ma a che pro? per vedere che i nomi italiani famosi sono dai 40 anni in su? per vedere che qui se hai 30 anni sei un pivello e non hai diritto di scrivere per una rivista senza lavorare gratis o fare lo schiavo di qualcuno? sono cresciuta nel mito dei grandi nomi Argan, Dorfles, Vettese, De Micheli, ma mi chiedo come si può arrivare a tali vette? io sono appassionata d’estetica, ho molti amici filosofi con i quali discutiamo d’arte e filosofia e stiamo pensando di fondare una nostra rivista, autofinanziata, sull’arte e l’estetica, ma siamo scettici riguardo alla distribuzione e alla fruizione. ti scrivo per chiederti un consiglio, un parere, anche una critica se è quello che mi serve, ma vorrei un confronto diretto per una volta, con qualcuno che non mi giudica inesperta solo perche ho 25 anni e non penso all’arte come vittorio sgarbi. tutto qui. spero in una tua risposta, in tutti i casi grazie dell’attenzione.

    • lo caco

      capite tutti che sono un suckercracker senza speranza? mi sto limitando a fare copia incolla e ripetere a pappagallo i post e i commenti degli altri, proprio come ho fatto con FLASH ART dove mi sono beccato una denuncia da coglioncello per avere pacchianamente infranto il copyright, ho addirittura ho cercato di rivendere le copie cartacee di flash art come un perfetto cracker, faccio cagare perdonatemi. mia mamma è disperata perchè nonostante avessi i soldi per pagare le spese del tribunale l’ho costretta ad aspettare per farmi pubblicità gratuita, e ora da quando sono arrivati in casa a pignorarci i mobili il vicinato ci reputa dei pezzenti senza speranza, datemi fuoco vi prego..

    • Ciao Marta,
      scrivimi in pvt ché questo è un forum pubblico e non è il caso di monopolizzare la conversazione.
      Luca

  • Marzio Locando

    A Marta: “Immagino che Rossi abbia scritto l’email della fantomatica studentessa/ammiratrice per lamentarsi del fatto che non lo pagano per collaborare con il magazine, mettendo in cattiva luce … . Solite cose da impiegatuccio borioso/rancoroso. Ciao”
    Ricevuto da M. F.

    • luca rossi

      Ma Rossi cosa? :)
      Si parla di Luca Lo Coco….

      • lo caco

        scusa Morsy mi sto limitando a ricopiare tutti i commenti che arrivano sul tuo conto per vincere la gara dei commenti su artribune e ottenere lo scettro del più sucker del reame.. ma non credere di vincere ah no!

  • Francesca

    Rossi non è il primo ad introdurre la meschinità come operatività nell’arte. Pure qui è carente.

  • AndreA

    sì, è plausibile la finta email dell’ammiratrice di rossi che lamenta “l’essere non pagata” per scrivere in un magazine. Non a caso, dopo lo sputtanamento suggerito da questa tesi, avanzata dal buon marzio, il blogger ha eliminato immediatamente l’email suddetta da whitehouse. Si è visto/colpito giusto: i commenti offensivi e rancorosi verso l.c. seguiti all’ipotesi dell'”impiegato scontento” sono rivelatori di una coda di paglia..

    • lu caco rossi

      ma cosa dici?? senti smettila il record di commenti lo voglio fare io, hai capito???
      NON VINCERAI MAIIIIIIIiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIiiiiiiiiiiiiiiiiI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • feu

    Ragazzi, se avete occasione leggete l’ultima nl di flush urt , FANTASCIENZA… ma come farà politi a parlare con J. Saltz? Non sapevo Saltz parlasse in italiano aha ahhhhaa aaa!!!! veramente dovrebbe esser coperto da siae come i comici.

  • money is not the only thing
  • XX secolo

    Le indicazioni sul cosa sarebbe bene fare o non fare, vero appannaggio di una critica al servizio dell’arte in Italia è latitante. Nelle recensioni non si denunciano mai i casi di palese manierismo, né si suggerisce come eventualmente correggere il tiro, aiutando gli artisti a migliorarsi in vista della scoperta della propria identità. Al contrario, tutti sono bravi “sul nascere”, così come tutte le mostre di “giovani” sono necessariamente interessanti. In realtà, quasi mai lo sono così come illusorio è pensare che il successo di un giovane sia il successo di una carriera. Il cocktail del vero “successo” resta una chimera, ma molti suoi ingredienti sarebbero identificabili fin da subito. Ad esempio, è certo che un artista ha una sua identità quando a 50 m di distanza si può dire di un suo lavoro: guarda laggiù, un Sassolino.

  • massimo j. monaco

    Da tutto quello che leggo così come anche da mia opinione, digerire flash art è difficile.
    non vivendo in italia leggo molto molto occasionalmente la versione internazionale, anzi per dirla tutta la sfoglio per vedere cosa passa ma poi compro altro. da quel che ricordo le lettere al direttore sono piuttosto noiose e squallide le risposte. la carta patinata non fa la rivista bella (vedi l’esempio ARTRIBUNE… avanti così). sono assolutamente d’accordo sul fatto che Lo Coco ha compiuto una cattelan operazione solo che, purtroppo, per ora lui non è ancora detto cattelan. ma chissà in futuro qualcuno potrebbe finanziargli una nuova operazione artistica.

  • Elsa G.

    La reazione di Politi è la più funzionale al progetto di Luca. Se il Direttore si fosse compiaciuto della sua “trovata” ne avrebbe ridimensionato il valore “politico” : primo, non ne parleremmo; secondo, tutto si risolverebbe in una critica al Sistema (ammesso che ce ne sia bisogno) che poi ne entra a far parte con il patrocinio di chi è stato criticato.
    Certo i 7mila euro…meglio quindi augurarsi l’indifferenza del destinatario -penserete voi- almeno un gesto di generosità salvifica! -alquanto triste come finale, almeno da un punto di vista narrativo.
    I commenti fatti finora sembrano già ridurre tutto l’accaduto a uno legal case study applicato all’arte, e niente più.

  • Kaley Thompson

    lavoro sopravvalutato

  • oblomov

    che pena… se l’avesse fatto pierino uh che prodigio invece l’ha fatto gastone e allora lo denunciamo! ma certe volte mi sembra di vivere in un mondo bollito….

  • oriana

    Luca, nel gioco delle parti tu hai un ruolo, Politi pure.
    É evidente il tuo talento e Politi lo onorerá non indietreggiando di una virgola sulla sua posizione.Abbi fiducia, anche nel design é successo un caso paragonabile al tuo e il
    protagonista si chiamava Ora Ito, ora famoso, ma allora bersagliato da tutti gli studi legali dei piú famosi BRAND mondiali.Mantieni la tua posizione e questa tua abilitá e creativitá si rivelerá certamente la leva della tua relizzazione futura.
    Politi é una persona di grande esperienza e lo stacco generazionale tra di voi non aiuta a comprendere le sue decisioni ma si sta mettendo in gioco e con creativa e performativa abilitá, ti ha scelto come duellante.Capito?Tu, non Cattelan.Ciao.Vi applaudo.

  • 746571 986334Thank you for writing this tremendous top quality article. The information in this material confirms my point of view and you really laid it out well. I could never have written an article this good. 447523

  • toovipliemi

    http://paydayloansusa.pro/#886085 obama on payday lending

  • agencegab

    984497 http://cashadvancepaydayadvance.pro/#928815 payday loans in auburn wa

  • Havytrast