Fotografia tricolore

Verde, bianco e rosso, naturalmente. A Reggio Emilia, dove venerdì inaugura la sesta edizione della rassegna “Fotografia Europea”, dedicata all’Italia e alla bandiera che nella città emiliana è nata. Ne abbiamo parlato in anteprima con il curatore, che anche per quest’anno è Elio Grazioli.

Paola Di Bello - Rear Window - Reggio Emila, 2011

Dopo i temi filosofici e trasversali delle scorse edizioni, quest’anno il focus di Fotografia Europea nasce dalle celebrazioni dell’Unità d’Italia e ambisce a parlare d’identità nazionale. Credi che esista un rapporto tra fotografia italiana e immagine – in senso più ampio – dell’Italia?
La corrispondenza tra fotografia italiana e immagine dell’Italia credo che sia una delle chiavi del successo anche internazionale delle nostre due correnti più famose, cioè sia del Neorealismo che del cosiddetto “Paesaggio italiano”: come l’Italia è e come vede e fotografa se stessa. È una questione interessante anche perché vi si nota che all’estero piacciamo come siamo, non come ci adattiamo a presunti caratteri o standard internazionali.

Elio Grazioli

C’è però un aspetto illustrativo che può essere limitativo rispetto alla profondità e complessità con cui si vuole essere considerati davvero, diciamo pure di come si vorrebbe essere presi sul serio. Allora abbiamo cercato di ricordare anche altri caratteri, in ogni caso ampiamente riconosciuti, per ricostruire un quadro più vario, approfittando del fatto che la fotografia si trova a essere storicamente in un punto nodale, quello che non isola la questione artistica come a sé stante ma è incrocio dei diversi usi e valori di ciò che chiamiamo “immagine”: “L’epoca, la moda, la morale, la passione”, diceva Baudelaire all’origine della modernità. Così abbiamo adottato simbolicamente questo schema, questo quadrato, e ci siamo buttati nell’azzardo dell’individuazione di alcuni caratteri italiani, che, aggiungo, abbiamo disposto come un insieme compresente, una costellazione, un disegno.

Luca Gilli - Menù del giorno #9261 - 2010

In che modo i fotografi che hai selezionato danno corpo alla tua interpretazione del tema?
Il nostro tema critico è appunto quello di vedere la fotografia in quel punto nodale di cui dicevo prima, tanto più che essa (ecco la ragione del rimando a Baudelaire) ne è stata all’origine: l’immagine – e con essa lo sguardo, il tempo, il corpo, la realtà, argomenti delle precedenti edizioni di Fotografia Europea – è cambiata a causa della fotografia, cioè di questa immagine presa direttamente, prelevata dalla realtà. Ora, trovarsi in questo snodo significa porre la questione della inseparabilità dei fili che lo compongono: è un nodo gordiano, come si suol dire, che può essere sciolto solo se si taglia uno dei fili. Epoca, che in fotografia significa reportage, moda, morale, passione, che significano eleganza, impegno, arte, sono i fili di questo nodo.

Hyun-Jin Kwak - Circle of Circuit - 2009

Ognuno degli autori invitati ne rappresenta in particolare uno – Mario Dondero il reportage, Paolo Roversi la moda, Davide Mosconi la sperimentazione, Paola Di Bello l’impegno – ma lo rappresenta in una modalità così speciale, eccentrica, che da questo si vede che in realtà li contiene tutti. È peraltro ciò che, mi pare, chiamiamo “artisticità” in senso lato: tutti loro sono artisti nel loro ambito, e vengono percepiti come tali. Ognuno poi, grazie alla sua peculiarità, disegna quelli che abbiamo detto “caratteri italiani”: la naturalezza e l’umanità in Dondero, l’eleganza e il desiderio in Roversi, la leggerezza e il gioco con il caso in Mosconi, l’attenzione formale e il coinvolgimento in Di Bello. Che siano una costellazione e un nodo significa poi che questi caratteri sono in realtà collegati tra loro e condivisi, e che la figura che disegnano insieme è una sorta di proiezione che noi facciamo come quando, appunto, diciamo di vedere un’orsa unendo alcune stelle in realtà distanti e separate.

Marcello Mariana - Sasso Manduino dalla serie "Der Wanderer" - 2007 - courtesy Studio Guenzani, Milano

Dondero, Mosconi, Roversi e Di Bello sono, come hai ben spiegato, molto diversi tra loro, appartengono anzi ad ambiti della fotografia che spesso faticano a riconoscersi e a dialogare. Come interpreti dal punto di vista critico e nella pratica curatoriale questo aspetto che è tipico del mondo della fotografia?
Quanto alla “pratica curatoriale”, ho preso per Fotografia Europea l’impegno di non mettere me stesso davanti a tutto, ma di interpretare gli interessi più vasti possibile, per cui penso che questa chiave quadrilatera – che, sottolineo, si può in realtà riscontrare anche nelle altre edizioni, anche se diventa esplicita solo in questa – possa essere un modo coerente e al tempo stesso non invasivo di affrontare la questione. Il resto si vedrà in atto, nelle scelte e nel modo di presentarle; nella struttura della manifestazione anche, non dimentichiamolo, che si arricchisce di incontri e un catalogo che sono integrazioni non da poco della parte espositiva.

Mario Dondero - Il diffusore de "L'Unità" - 1975

Da queste osservazioni conto che si capisca il mio atteggiamento rispetto alla separatezza dei mondi artistico e fotografico così come di altri. A me interessa di entrambi quello che considero artistico per davvero, e non per delle scelte formali spesso automatiche e immotivate sia da una parte che dall’altra. È chiaro che per me tutti quelli che ho scelto di volta in volta sono artisti, non “fotografi”. D’altro canto, come torno a ripetere, la fotografia si trova a essere in un punto estetico nevralgico in questo momento, perché è un’immagine di un tipo molto particolare, sia nella sua concretezza di singole immagini che ancora dischiudono meraviglie che non immaginavamo, sia perché, potremmo dire per allargare il discorso, “il fotografico” come categoria più teorica della fotografia è una questione ancora tutta da considerare nel cosiddetto mondo delle immagini. E che ne è di ciò che vediamo nelle singole immagini e del “fotografico” quando la fotografia dovesse sparire del tutto o essere trasformata così a fondo, come taluni sostengono, dal digitale, dal virtuale, da altro ancora, da non essere più riconoscibile come tale? Ma fermiamoci qui per il momento.

Daniele De Luigi

dal 6 maggio al 12 giugno 2011
Fotografia Europea 2011 – Verde, bianco, rosso. Una fotografia dell’Italia
a cura di Elio Grazioli
Sedi varie – Reggio Emilia
Info:
[email protected]; www.fotografiaeuropea.it

CONDIVIDI
  • Diaframma

    Mah…qualcuno ci ha capito qualcosa? Una serie di parole In una sequenza dalla difficile interpretazione. Il mondo dell’arte è già complicato nell’aspetto della critica, ma nella fotografie le pippe mentali sembrano a livello esponenziale