Ecco come salvare il Padiglione Italia (e la faccia) in quindici giorni

La Biennale di Venezia inaugura praticamente domani. E l’Italia, il Paese che ospita la più importante rassegna d’arte contemporanea al mondo, ancora non ha un Padiglione. Chi doveva curarlo ha ciurlato nel manico per mesi e poi è scappato dando le dimissioni. Di chi è la colpa? Di una politica di livello infimo, che gioca al totonomine e ai giri di poltrone sulla pelle di migliaia di operatori, appassionati, artisti, pubblico, collezionisti, galleristi, investitori. Insomma, in barba a tutti noi. E allora? Semplice la proposta di Artribune: che Galan accetti di buon grado le dimissioni di Sgarbi. E che nomini un giovane lucidamente folle per immaginare una mostra credibile in due settimane. Quello italiano potrebbe trasformarsi da padiglione più patetico a padiglione più interessante della rassegna.

Le ennesime dimissioni di Vittorio Sgarbi da curatore del Padiglione Italia, anche se forse lo stesso Vittorio Sgarbi non se ne rende conto (figuriamoci il Ministro Galan), stan facendo fare una figura ignobile, a livello planetario, a tutto il settore dell’arte contemporanea italiano. Stanno facendoci perdere credibilità, ruolo, immagine. Stanno infangando la nostra già poco brillante visibilità internazionale.
Scene ridicole di tal fatta (siamo ormai al “mi dimetto perché c’è la crisi libica“) sono un inedito nella storia della Biennale che, nonostante tutto, è e resta la rassegna d’arte contemporanea più importante al mondo. In questa rassegna ciascun Paese ha la sua presenza nazionale, una chance importantissima che arriva ogni due anni e che l’Italia sta utilizzando solo per seviziare se stessa, peraltro nell’anno del Centocinquantesimo anniversario della Patria.

Manca esattamente un mese all’inizio della Biennale, e il neoministro Galan ha il dovere politico e culturale di fare qualcosa. Innanzitutto le dimissioni vanno assolutamente accettate: rimandarle al mittente significherebbe ipotecare definitivamente la partecipazione italiana alla kermesse, visto il deficit assoluto di organizzazione, di chiarezza, di trasparenza, di rispetto verso gli artisti che ha contraddistinto questi mesi di preparazione. Le segnalazioni che giungono nelle redazioni della stampa di settore sono definibili in un solo modo: raccapriccianti. Parlare di pressappochismo è un eufemismo grande così. Con ogni probabilità Vittorio Sgarbi si sta dimettendo proprio perché ha capito che la mostra che aveva in mente non potrà inaugurare: non si sa chi sono gli artisti, non sono partite le organizzazioni per le mostre regionali, non si sa quali spazi si dovranno e potranno utilizzare nella città di Venezia visto che il Vittorio nazionale ritiene insufficiente gli sconfinati 3000 mq del nostro padiglione nazionale.

Giancarlo Galan

Non ci interessa ora sapere di chi è la colpa. Non è importante capire se la situazione si è generata a causa del pressappochismo del curatore, a causa della incapacità dell’apparato organizzativo, a causa dei millantati bastoni tra le ruote che Sgarbi avrebbe avuto. L’importante è reagire.
Dunque le dimissioni, stante la situazione, stante addirittura l’inesistenza di una lista ufficiale degli artisti invitati (le altre grandi potenze artistiche hanno “fatto i nomi” ufficialmente tra gennaio e settembre 2010!), le dimissioni, dicevamo, sono un’occasione da cogliere.
Galan deve agire in maniera performativa. Prendere in mano la situazione, rivoltarla a suo favore (politico) e a favore del Paese (culturalmente parlando). Deve sprigionare la quintessenza dell’arte di arrangiarsi che contraddistingue la nostra autolesionista civilizzazione.

Bice Curiger - courtesy la Biennale di Venezia - photo Francesco Galli

Accetti di buon grado le dimissioni, azzeri quanto fatto sin’ora (si potrebbe confermare soltanto la rete degli inviti e delle mostre negli Istituti Italiani di Cultura, all’estero, dove l’organizzazione è già iniziata e in alcuni casi è in fase avanzata) e incarichi un curatore giovane, preparato, un “folle” in grado di riuscire, in due settimane, a mettere insieme un disordinato ma interessante compendio dell’arte italiana oggi. Magari una mostra in divenire. Magari una mostra che cambi durante i mesi di apertura della grande kermesse lagunare. Magari una mostra che ci accoglierà con gli artisti intenti a installare durante i giorni dell’opening riservato agli operatori. Il ritratto di un Paese che reagisce alla cialtronaggine, alla sciatteria, alla impreparazione, agli incarichi utilizzati come squallida merce di scambio nei bassifondi della politica di serie C.
Potrebbe essere divertente ed entusiasmante, per una volta. Tremila e passa metri quadri impaginati in quindici giorni. Una roba da andarci su tutti i giornali del mondo, caro Galan: il padiglione nazionale più visitato della Biennale. Una scarica di adrenalina. Una dimostrazione di vivacità intellettuale. Un regalo alle forze migliori che ancora soppravvivono, nascoste, tra le pieghe di un paese in declino inesorabile. Una capacità unica – questa non ce la toglierà mai nessuno, ne sappiamo qualcosa anche qui ad Artribune – di reagire alla grande alle difficoltà. Energia per tutti. Passaggio istantaneo, per tutti coloro che lavorano nel mondo dell’arte e per tutti coloro che seguono il settore con passione, dall’avere un padiglione di cui doversi vergognare ad averne uno, invece, di cui andar fieri. Dove accompagnare gli amici stranieri: “Vieni a vedere cosa diavolo abbiamo combinato in un mese“. Un mese: 15 giorni per pensare la mostra, 15 giorni per allestirla. Una atrocità istituzionale che farà parlare. Tutti.

Andrea Bruciati

Gli artisti bravi ci sono, altroché! Ma i curatori in grado di compiere l’impossibile? Beh, dopo tutto ‘sto papier non possiamo tirarci indietro e un nome lo facciamo: Andrea Bruciati. Il direttore della Galleria Civica di Monfalcone, che da oggi ci odierà a morte per il resto dei nostri giorni, potrebbe avere il profilo adatto per una totale pazzia come quella che abbiamo prefigurato.
Ora, Ministro Galan, la soluzione ce l’ha bella e pronta. Decida lei se salvare la faccia del Paese sul palcoscenico mondiale dell’arte, decida lei se rilanciare o se marcire, certificare una ulteriore, gravissima débâcle, accettare soluzioni tampone, rassegnarsi alla mediocrità. Ma in questo caso, caro Ministro, segua il consiglio di Vittorio Sgarbi: si dimetta.

M. T.

CONDIVIDI
Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Cazzooooooooooo, facciamo qualcosa porco cane. Non possiamo subire sempre. La proposta di Artribune va bene? A me si, sposiamola e portiamola avanti: in due giorni Galan deve scegliere!!!!!!!!!

    • adgqqqqqqqqqqq

      MA PERCHè NON FATE UNA BELLA INCHIESTA – CHE NESSUN GIORNALE HA FATTO (E SAREI VERAMENTE INCAZZATO SE NON LA FACESTE VOI – SUI SOLDI SPESE E/O SPERPERATI PER IL PADIGLIONE CHE NON SI FARA? E SE IL KAMIKADZE BRUCIATI LO FACESSE, SI TROVEREBBE A BUGET ZERO (PER L’ENNESIMA VOLTA.

      UNA COCENTE SCONFITTA DI LUCA BEATRICE, COMUNQUE è CERTA.

  • Filippo R.

    Letto e sottoscritto ora Giancarlo Galan ha le istruzioni per disinnescare una bomba pazzesca

  • martina cavallarin

    Mi piacerebbe essere odiata da Andrea Bruciati! Mi piacerebbe che si scottasse a morte e facesse una grande impresa nel senso di intra-presa! Il suo museo d’altronde è un esempio di realtà “piccola”, ma soprattutto economicamente bistrattata, che con poco carburante genera tantissimo contenuto.
    Con stima (e “una stanza tutta per lui”…da Simone Weil a: indirettamente Andrea sa di che parlo), martina

  • me.giacomelli

    Dai Andrea, ci contiamo!

  • HAber

    Ce la puo’ fare. CE LA PUO’ FARE.

  • cristiana

    BRUCIATI FOR PRESIDENT!

  • Lucarossi

    Per quanto la biennale di sgarbi fosse estremamente significativa rispetto alla situazione artistica italiana e non solo (politica, sociale, culturale ecc ecc). Quindi significativa (in negativo) anche agli occhi del mondo. L’idea Bruciati potrebbe funzionare. Non si capisce perchè Bruciati, ma ok. E forse i limiti di tempo spingerebbero ad alcune riflessioni di format che in condizioni ideali non si potrebbero fare. Però basta che non salti fuori la solita mostra “cooolyeahhh” con i soliti noti.

    Ma ancora meglio sarebbe cercare di mantenere il progetto di Sgarbi arrivando ad un progetto “disinstallato”, sgaruppato, con molti vuoti e fumoso. E mostrando in bella vista la lista dei 3000 artisti invitati da Vittorio. Questo lo potrei fare io :)

    Perchè se dobbiamo fare una mostra che scimmiotta (anche bene) le cose che si vedono in tutto il mondo, per tutto l’anno, l’effetto sarà assolutamente disinnescato e molto meno significativo rispetto alla “significanza negativa” del progetto sgarbiano.

    • michele

      Disinteressato dal procedere per sintesi plastiche, semplificazioni e stilizzazioni, che significa secernere simboli e dunque concentrare invece di negare la rappresentazione, concordo con il tuo pensiero…….se la molteplicità semantica e la densità materiale, incarnata dall’idea di Sgarbi, non si realizza, diventa necessario il “vuoto”.
      La prima pietra della costruzione dell’assenza è appunto la pratica della molteplicità semantica.
      Poi si potrebbe divagare sul cartello, dal chiuso per lutto, al torno subito, chiuso per fallimento, ecc…
      Dignità è dire la verità……..il futuro e di chi oggi abita l’infimo inizio.

  • Massimo

    Io, fossi Galan, lo inviterei in maniera galante. Fossi Andrea, io ci andrei a piedi. Ma sono Massimo e, sono felice lo stesso.

  • andrea

    io, al di la della situazione che si è venuta a creare ora, avrei fatto una contro biennale in cui (ipotizzo) 10 critici italiani proponevano una selezione di artisti da loro reputati validi in risposta al progetto ridicolo di sgarbi. ora manca un mese, cacchio vuoi fare? anche voi di artribune, per favore siate seri..
    ma poi perché mai bruciati dovrebbe tappare il buco lasciato da un incompetente? forse per salvare la faccia della nostra italietta quando invece sarebbe rappresentata alla perfezione dal progetto catastrofico di sgarbi, ora diventato nulla? io non muoverei un dito, al limite organizzerei una mega conferenza che riunisca gli operatori più rinomati del paese e direi come stanno le cose in italia. lo direi agli operatori stranieri. purtroppo però nessuno può farlo, nessuno è abbastanza puro per poter sputare in faccia alla classe politica italiana.
    siamo un paese di merda, lo sappiamo tutti. ma allo stesso tempo tutti contribuiamo a renderlo ciò che è..
    quando già dai primi concorsi dopo l’accademia, tipo la ratti, il giovane artista viene favorito dalla telefonata del curatore che lo raccomanda, che cristo di etica vuoi che si crei in lui? poi però fanno i progetti sulla rivoluzione, opere a carattere sociale e così via.. c’è questa coltre di ipocrisia resistentissima con la quale giocoforza si impara a convivere..
    il sistema dell’arte italiano è estremamente corrotto, antidemocratico, ingiusto e sopratutto povero, estremamente povero. di tutto.

  • Caro Massimiliano,
    il ragionamento è giusto. C’è bisogno di un padiglione “reloaded”. Un curatore forse ci vuole. Pensi a Bruciati? E sia anche Bruciati. Ma direi che non dovrebbe “fare il curatore” e fare la “sua” mostra, ma appunto individuare alcuni artisti che siano in grado di realizzare un Padiglione della ricostruzione. Agli artisti la responsabilità. Questo possibile Padiglione dell’ultim’ora dev’essere un’atto politico degli artisti, una sfida di dignità, come dici tu, davanti agli occhi del mondo. Ma per farlo ci vogliono degli artisti veri, attenzione, non bestiame d’allevamento dell’artworld. Insomma, se la sfida è seria bisogna fare sul serio.

    • Massimiliano Tonelli

      Emendamento approvato. Ottimo.

    • Lucarossi

      sono d’accordo

  • Marco

    Speriamo di non ritrovarci di nuovo i soliti noti fabbricanti di sbarre arrugginite, concettuali e minimalisti.

  • Bibi

    Il padiglione Italia per com’è stato pesato e gestito in questi anni è un’aberrazione. Se guardiamo alla storia della più importante, interessante, avanguardistica Esposizione Internazionale d’Arte non c’è traccia di situazioni simili. Il Padiglione Italia si chiamava così perchè noi eravamo i padroni di casa e ci doveva essere, ma questo non significava invitare solo artisti italiani…… Men che meno che il curatore lo dovesse essere per legge. Ma che criterio è???
    La mossa fatta in questi anni, di spostare il Padiglione Italia all’Arsenale e cambiare nome alla storica sede, che quest’anno si chiamerà Padiglione Centrale, è stata portata avanti solo ed esclusivamente per rispondere alle assurde pressioni della stampa che ogni anno, sistematicamente, contava quanti artisti italiani erano presenti nel Padiglione Italia sempre fraintendendo il nome, la sua storia e le sue motivazioni.
    E’ un’operazione che non ha alcun senso e finalmente i nodi sono venuti al pettine.
    Non mi preoccuperei tanto il padiglione aprirà questo è certo e senza nessun nuovo curatore o quant’altro, ma solo sborsando tanti e tanti soldi in più!
    Vorrei portare l’attenzione sull’utilità e il senso di tale assurdità. Un artista o un curatore dev’essere pagato, sostenuto e invitato solo per il suo valore e non per la nazionalità!!!!

  • annalisa trasatti

    Penso seriamente che Artribune sia troppo avanti per questo Paese.
    E con questop GRAZIE!!

  • Angel Moya Garcia

    Caro Massimiliano,
    condivido gran parte del tuo articolo e condivido anche l’opzione Bruciati, ma in alternativa a Sgarbi questo dovrebbe diventare un padiglione ideologico e non critico/curatoriale…se il padiglione Italia deve rappresentare la scena attuale nazionale perchè non lanciare un messaggio forte al mondo intero? ma non attraverso una mostra di cui si parli in ogni testata, ma un padiglione di ribellione di artisti e curatori italiani o che lavorano in Italia sul panorama attuale, sulla mancanza di sostegno delle istituzioni, sulle lobby che gestiscono i fondi, sulle modalità di nominare gli incarichi pubblici, ….un padiglione di protesta e di presa di posizione forte…finalmente!! …un padiglione appunto ideologico…è a questo punto perchè non lasciarlo completamente vuoto??…

    • Massimiliano Tonelli

      Lasciarlo vuoto sarebbe una soluzione facilissima, nichilista. Come tale non mi interessa minimamente. Ora che la Grande Cialtronata non c’è più, occorre dimostrare di avere energia, voglia e capacità di fare. Anche in pochissimo tempo, che importa…
      E non sono affatto ideologico a trasformare il nostro padiglione nazionale in un centro sociale dove di protesta contro il governo. Ci sono governi che si comportano ancora peggio con le loro arti in questi anni di crisi. Non governi di paesi incivili: parlo di Regno Unito, di Olanda… Ma questo non basta per trasformare i loro padiglioni in spazi okkupati con artisti che fanno il telegiornale delle doglianze, dei tagli e quant’altro.
      Non accetterei un padiglione dove ci si piange addosso, ne accetterei volentieri uno dove si sprigionano energie di qualità.

      Infondo bisogna fare una cosa molto semplice: selezionare un buon numero di bravi artisti e fare in modo che, per ciascuno, vi sia una super opera. Con l’aiuto e il supporto di tutte le forze migliori del nostro settore. E senza nichilismo.

      • Angel Moya Garcia

        no, non credo che qua si tratti di nichilismo, nemmeno a me ha mai interessato una posizione del genere…si tratta però di iniziare a modificare uno dei sistemi meno articolati che abbia mai visto e che contemporaneamente dispone di risorse (e parlo degli artisti) che altri paesi si sognano…..fare una super mostra in due settimane sarebbe bruciare tappe che in una mostra vanno sviluppate, riflettute e maturate per riuscire a fare cosa? per avere i complimenti di chi?….l’unico rischio è quello di fare un errore ben più grave di quello che stava per fare Sgarbi, ovvero non solo fare la figuraccia internazionale davanti a un cambio nella regia a distanza di un mese ( e questa ormai è fatta), ma anche presentare in un modo frettoloso e sbagliato artisti, idee (o proposte curatoriali che siano) che meritano più di due settimane di attenzione o di elaborazione…

  • andrea

    gian maria, a chi pensi quando dici “artisiti veri”? gli unici artisti italiani che possono fare la biennale sono quelli che hanno costruito un percosorso all’estero. assael, pivi, vezzoli e via discorrendo. per gli altri sarà da intendersi come trampolino di lancio internazionale come fu fatto con vascellari.. anche questo cme approccio è molto italiano. mentre tutti padiglioni internazionali portano artisti maturi, con comprovata esperienza alle spalle e con cv di ferro (vero, nn nato dalla frequentazione di rabottini, garutti, farronato, vettese ecc..), qui si lanciano i vincitori del perverso premio burla.. e ogni due anni ci riprovano. fallscono. altro tentativo. nuovo fallimento e avanti all’infinito..
    i nomi sono quelli che conosci, cosa ti aspetti, un talento nascosto? i più vecchi: airò, pancrazzi, arienti.. insomma quelli che uscirono nei novanta, sono già stati dimenticati.. chi se li fila più? invece, a mio parere, spetterebbe propprio a loro dire qualcosa alla biennale..
    scusa tanto, ma andreotta calò e angioletti (ma anche molti altri della lista della curiger), pur senza nulla togliere alla loro dignitosissima ricerca, erano da biennale?..
    la cosa mi puzza parecchio.. sarei davvero curioso di conoscere il percorso di selezione..

    • un giovane artista

      Luigi Fassi, Matteo Lucchetti, Stefano Taccone, Alessandra Poggianti, Valentina Tanni, sono solo alcuni nomi di giovani curatori italiani che non si sono venduti al piccolo e stupido sistemino italiano dei giovanotti milanesi. Sono solo alcuni nomi di persone in grado di fare un vero lavoro ed una vera ricerca.
      Se questo fosse un paese giusto darebbe spazio a questi giovani. Se esistesse un briciolo di meritocrazia in italia, loro avrebbero il giusto riconoscimento che meritano.
      Per salvare la faccia il vero colpo di coda sarebbe chiamare 10 dei più giovani critici italiani e ad ogniuno fare invitare un giovane artista. Questa è la mia idea per una risposta non solo al ministro, ma a tutti quelli che mi vogliono far passare a tutti i costi “le scarpe di Luca Cerizza” come opera d’arte !

      • UN GIOVANE ARTISTA

        ALTRI CURATORI INTERESSANTISSIMI E MOLTO ATTIVI CON LINEE CURATORIALI CONTEMPORANEE ED INTERESSANTI SONO : VIVIANA CHECCIA, MARIANNA FRANCESCA CONSONNI, ARIA SPINELLI, MATTEO LUCCHETTI, STEFANO TACCONE, ALESSANDRO CASTIGLIONI, CONNECTIVE CULTURE.

        SPERANDO IN UNA RIFONDAZIONE ETICA-ESTETICA DELLE PRATICHE ARTISTICHE CONTEMPORANEE PRIVILEGINADO ALCUNE EMERGENZE SOCIO.POLITICHE VISTO CHE SIAMO IN UN PROFONDO MOMENTO DI CRISI…

      • UN GIOVANE ARTISTA

        SAREBBE ANCHE INTERESSANTE UN PADIGLIONE SENZA CURATORE…UN PADIGLIONE PRESO IN ASSALTO LA NOTTE PRIMA DELLA “VERNICE”…
        UNA MAGNIFICA OPERA CORALE DI OCCUPAZIONE…DOVE VIVERE, MANGIARE, DORMIRE…SENZA MAI MOLLARE L’OCCUPAZIONE…
        ALTRO CHE !!!!

  • Marta

    Il padiglione Italia deve restare vuoto, non abbiamo nulla da mostrare, che non sia la nostra incapacità di opporci alla mancanza di impegno e serietà che ci circonda. Vediamo solo assenza di valori, assenza di partecipazione costruttiva, assenza di organizzazione e di buon senso.

    • davide

      l’occupazione non sarebbe propio una cattiva idea:un bell’annucio rivolto a tutti gli artisti italiani!!!aperto a tutti!!!!sicuramente sarebbe il padigl.+interessante !!!

  • andrea

    errata corrige, scusatemi sono cotto: MOYA GARCIA, non gian maria.. pardon

    • andrea

      ricorreggo (non sono cotto, sono completamente rincoglionito..): er agiusto gina maria..

  • Signorina Moya gli operatori oggi esistenti non hanno le carte propriamente a posto per ribellarsi ad alcunche’.

    • Angel Moya Garcia

      beh diciamo che Angel è nome maschile spagnolo..ma vabbe

  • andrea

    massimiliano, non c’è tempo.. ma come credi di riuscire a mettere su un padiglione italiano ai livelli che immagini (e che anch’io mi auspico fortemente) in un mese? lo sappiamo tutti che per fare un progetto di qualità si abbisogna del tempo adeguato..
    qui si sogna a occhi aperti..

  • Alessandro Trabucco

    Sono completamente in disaccordo con questa proposta, soprattutto per rispetto alla serietà di una professione come quella in questione. Non si dovrebbero mettere le persone con le spalle al muro a fare da tappabuchi all’immensa disastrosa voragine lasciata dalla tracotanza ed incompetenza altrui. Salvare la dignità si può, accettando questa situazione per quella che è, un fallimento annunciato ben più di un anno fa, nel momento stesso dell’infausta nomina da parte dell’allora Ministro dei Beni e Attività Culturali.

    • Mi pare che molti di Voi dimenticano che esiste un governo di centrodestra in questo paese. E tolto di mezzo uno Sgarbi ne metteranno al suo posto un altro.

  • helga marsala

    Il padiglione vuoto no. Saprebbe di nichilismo e di piagnisteo. Non serve a nessuno questa resa, già ci siamo lamentati troppo. Occorre fare, pensare, rimboccarsi le maniche. Occorre un’idea e l’energia giusta per portarla a compimento.

    • Angel Moya Garcia

      Helga stiamo parlando di meno di un mese per pensare una mostra, svilupparla concettualmente, riflettere per bene sull’idea che si vuole presentare, pensare agli artisti più idonei per rappresentare un paese in Biennale, gli artisti devono pensare e maturare il lavoro e produrlo….in meno di un mese!!!….non si tratta di nichilismo o di piagnisteo, ma di presa di posizione degli addetti ai lavori di fronte a una politica nazionale che se ne frega profondamente di tutto il cosiddetto sistema….una dichiarazione d’intento!!

      • Angel , non sarebbe una presa di posizione percepibile. il messaggio dell’assenza non raggiungerebbe un pubblico con gli strumenti idonei ad interpretarlo.

      • andrea

        assolutamente d’accordo. ma chi è che può prendere posizione di fronte alla politica italiana? coloro che in passato hanno chiesto favori per un posto, una mostra o un concorso?.. nessuno prenderà posizione, credimi, perché nessuno ha le carte in regola per farlo. ci siamo già dimenticati del precedente di beatrice: nonostante tutti criticassero la nomina e l’operato di beatrice alla biennale, nessuno si è preso la briga di farlo pubblicamente, né dalle pagine di un quotidiano né tantomeno da una rivista di settore. la verità è che non possono farlo. chi dovrebbe, g. marziani che fa i concorsi truccati? anna daneri? di pietrantonio? eccher?

        • Non è per partito preso che prima ho fatto presente che gli operatori non possedev ano le carte in regola , per rappresentare detto chiamiamolo disagio.

        • Come potrebbero farlo questi intrallazzati con i parrucconi e i ciarlatani mediatici?
          INTANTO ISCRIVETEVI AL NOSTRO EVENTO FACEBOOK: http://www.facebook.com/event.php?eid=154057284649748
          Sguardi Sonori 2011, giunto alla sua sesta edizione, è un Festival d’arte contemporanea a carattere nazionale organizzato dall’Associazione Culturale FaticArt con la partecipazione di oltre 50 artisti provenienti dall’Italia e dall’estero. La tappa di Roma prevede la Rassegna di VideoArte al CLAC, Centro Labicano Arte Contemporanea il 10 e 11 maggio. Non mancate e passate questo link ai vostri amici. Vi aspetto!!!

          Sandro

      • In meno d’un mese una persona iontelligente con idee chiare puo’ farcela, importante e’ che non si metta a”pensare agli artisti piu’ idonei…” ma semplicemente abbia il coraggio di proporre quelliche lui ritiene validi e trova disponiobili!! Ne verra’ fuori un panorama “vero” anche, se parziale (e quando mai non lo e’ stato???) dell’arte contemporanea italiana

  • andrea

    helga, il padiglione vuoto può essere letto come la fine di un percorso.. io onestamente non lo voglio un padiglione fatto in fretta e furia per mettere una pezza sul disastro fatto dal governo italiano.. il vuoto ci appresenta ancora meglio del progetto di sgarbi

  • Davide W. Pairone

    L’idea di Tonelli non è così impraticabile perché sa che Bruciati segue con l’AMACI una piattaforma che sarebbe un buon punto di partenza: 00 Italia

    • andrea

      e poi succede così: il direttore del mart invita il suo beniamino, quello del madre lo stesso, quello del maxxi pure.. e nnci sarà discussione o selezione vera. io scelgo chi mi piace a me e e non rompo le palle a te sulla tua scelta. specie di patti di non belligeranza..

      • Davide W. Pairone

        Meglio loro o le 200 “personalità” random di Sgarbi? O, ancora peggio, il nulla? Per l’edizione celebrativa dei 150 anni l’avrei vista come una buona soluzione a prescindere dall’emergenza attuale

  • andrea

    a questo giro sono per il nulla, ma non tanto per nichilismo come ipotizza qualcuno di sopra, quanto per realismo..

  • Mi trovo pienamente d’accordo con l’idea di Tonelli, non posso dire di conoscere bene Andrea Bruciati, ma non credo importi. Le imprese impossibili sono quelle che riescono meglio (e alla fin fine l’improvvisazione e’ sempre stata un punto forte dell’italianita’). Mi e’ capitato di organizzare mostre impegnative (per carita’ niente di quella dimensione e portata, ovviamente) in meno di una settimana e so’ che quando hai l’acqua alla gola ed i minuti contati finisci per fare il miracoli… va’ beh! magari dopo, ripensandoci, ti accorgi che ci son mille cose che avresti potuto far meglio …ma se non ti fossi “trovato costretto” e senza altra possibilita’ che agire…. forse non avresti mai fatto nulla. Dicono che Pietro Nau l’Olonese, non avendo piu’ una nave. ando’ all’arrembaggio di un galeone spagnolo con delle piroghe e prima dell’assalto fece sfasciare i fianchi delle piroghe… c’e’ bisogno di dire che il galeone fu conquistato? Andrea Bruciati odiera’ Tonelli e tutti noi, e ci odiera’ ancor di piu’ alla fine della Biennale, se la fara’, per tutte le critiche che ricevera’ il suo lavoro… ma lascio alla sua meditazioni due pensieri 1- lo avessero nominato per tempo, alla fine della Biennale, e’ certo che nessuno si sarebbe alzato a criticarlo? 2- Quante critiche, magari non pubblicate sui giornali, ricevera’ se, ammesso che gliene diano l’occasione, se rinunciasse per la assurda brevita’ del preavviso ??
    Tonelli ha mille ragioni: la soluzione da lui proposta e che mi pare venga qui largamente condivisa, rappresenterebbe un vero sussulto di vitalita’ ed uno schiaffo al “sistema” riportando l’arte Italiana agli onori del mondo, dal limbo sonnacchioso in cui attualmente vivacchia.

  • helga marsala

    @Angel e Andrea

    presa di posizione? ma che cosa dichiariamo con il vuoto, oltre a un fallimento clamoroso? E’ il fallimento di tutta la collettività, non solo della classe governativa.
    Con un buon budget e una buonissima idea si può anche trovare una soluzione. Che non dev’essere per forza quello a cui siamo abituati… opere prodotte in 6 mesi, macchine faraoniche… Occorre la classica idea forte e differente che nasca per fronteggiare l’emergenza. Molte buone cose sono nate così, da questa energia.
    Un padiglione vuoto sarebbe il lutto, la sconfitta. E non parlo di mettere le pezze, assolutamente. Esiste una forza sotterranea che si nutre del rischio, della difficoltà, dell’incertezza, della necessità. Va tirata fuori, in qualche modo, da qualche parte. Il fatto che siamo tutti qui a parlarne ne è la prima testimonianza. Non lasciamo cadere questa cosa… artisti, critici, intellettuali… Esiste un dovere, ed è quello dell’azione, che non può disgiungersi dal pensiero. Soprattutto in casi gravissimi come questo.

  • Alessandro Trabucco

    Voi mancate veramente di realismo… ma dove li trovate artisti seri disposti a fare da vittime sacrificali, per che cosa poi? per la gloria?? Pensate che basti fare qualche telefonata e dire: “…Hey! Ti va di partecipare al Padiglione Italia alla Biennale? Sì? Ok, mi serve un lavoro entro metà maggio!”??
    Gli artisti italiani invitati dalla Curiger stanno già lavorando da un pezzo…

    • r.vanali

      quindi oltre al danno pure la beffa?? non sono assolutamente d’accordo

      • Alessandro Trabucco

        Parli di “beffa”? Sono anni che Sgarbi si fa beffe di tutti. Dico solo che la proposta di Artribune non è realistica né realizzabile, nessuna persona seria la accetterebbe, artista come curatore. E poi, a quanto pare, era tutta aria fritta…

  • Federico costante

    Ma come..prima tutti ad aspettare e a partecipare passivamente ad un evento evidentemente impossibile oltre che terribile…ed ora che si paventa la possibilità di occupare un posto vuto tutti pronti a correre, proporre e supplicare ministri e quant’altro..l’italiota tale è e tale resta, figure idiote le facciamo comunque ad ogni livello ed ogni giorno fuori dei nostri confini… fermiamoci e facciamo finta di non esistere ed il mondo ce ne sarà grato.
    In alternativa saremmo comunque ignorati se continueremo a proporre quello che si vede nei nostri premi,ambasciate, istituti, fondazioni, provate a chiedere ad importanti critici(non curatori) e collezionisti internazionali cosa pensano delle af-foundation italiane…Si al padiglione vuoto o al limite con pochi artisti con tanti anni(20- 30 ?) di struttura non postprodotta alle spalle.

  • Cristiana Curti

    Chi è davvero un critico (non un “curatore”) ha decine di proposte d’artisti e d’idee nel cassetto. Organizzare un padiglione con un artista (o tre) che si è davvero seguito (non solo sfogliando internet) non è impresa difficile per chi ha mestiere, cultura, capacità. Un critico non deve “prepararsi” per esprimere un proprio disegno culturale. Non è un compitino di scuola, un esamino di terza media. E’ la sua vita e quello per cui lavora e scrive da sempre. Altrimenti è un venditore di tiracche.
    Per la Biennale io farei questo e altro (io, intendo dire, se fossi il critico che qualcuno dovrà pur scgliere).
    Me ne fregherei dell’emergenza (?), della faccia di questo e quello, del 150°… farei il mio lavoro. Sono convinta che chi è critico davvero (e non da barzelletta o da premio di provincia) non potrà che darmi ragione.
    Per me che Sgarbi se ne vada è un bene. E’ solo l’emblema di una selezione che ha tirato le cuoia già dall’edizione precedente (e non da ora). Ma i “cervelloni” ministeriali se ne rendono conto? E come sceglieranno, pur avendone le possibilità, oggi stesso?
    Un’altra cosa: chi paga? Una bella causetta al frangione ebefrenico la farei, altro che consegnargli allegramente Spoleto e chi s’è visto s’è visto. C’è chi paga salatissimo per molto meno (abbandono senza motivo del posto di lavoro, danni d’immagine e non causati all’Azienda, ecc.). Almeno un poco ci godrei.

    • … brava Cristiana!!! Ti prego interviene piu’ spesso, leggerti e’ un piacere: chiara, puntuale, cortese ma decisa, gran bell’ esempio

  • Francesco Ardini // ardidesign

    che situazione tristissima.
    come si può lasciare cadere così una grande manifestazione che influenza e attira centinaia di persone?
    io una mano la darei.

  • Giusy Lauriola

    Non sono mai stata ad una biennale per scelta ideologica. Forse quest’anno ci vado per vedere come siamo riusciti a toccare il fondo. Non credo che dopo Sgarbi arrivi nessuno meglio di lui perchè sono d’accordo sul fatto che il governo che abbiamo è di centro destra e non ha nelle corde tali svolte.
    Certo che è triste stare a guardare cosa stiamo facendo della nostra Arte. Il sistema può essere cambiato ma alle radici. Mi riferisco ai curatori, alle gallerie, ai giornalisti del settore. Impossibile. Voi artribune per primi iniziate a “criticare” negativamenete tutte le mostrre inutili e raccomandate… non solo evitando di pubblicare la notizia. Iniziate la discussione, poi vediamo se il curatori iniziano a dire no agli artisti che non realizzano un progetto interessante anche se pagano bene o alle gallerie che organizzano mostre mediocri, lasciando fuori gli artisti che ci stanno provando. Impossibile. Resta solo andare all’estero, dove con grande serietà le gallerie leggono il tuo cv e guardano le tue opere senza vedere chi ti raccomanda?
    Qui in Italia per un artista entrare in una galleria e mostrare le opere è come chiedere l’elemosina. Solo se hai qualcuno che ti appoggia sei un grande. E ora mi parlate della BIENNALE non è altro che una malformazione congenita. Angel mi piace il tuo approccio ma la provocazione non è un colore italiano.

  • DEL PADIGLIONE ITALIANO A CURA DI VITTORIO SGARBI
    INSEDIATO A VENEZIA E SPARSAMENTE ALTROVE
    BIENNALIZZATORE A GOGO’ DI ARTISTI ET SIMILIA

    Per il Padiglione Italiano all’Arsenale sono stati invitati 28 artisti.
    Per il Padiglione Italiano delle Regioni, costituito da esposizioni diverse allestite in città capoluoghi, sono stati censiti 932 artisti tra i quali scegliere i più meritevoli, con alcuni politicamente opportuni perché raccomandati.
    Per il Padiglione Italia nel Mondo sono stati iventariati 229 artisti: tutti individuati da chi si dà reputazione e reddito stipendiato come personale incaricato di attivizzare gli Istituti di Cultura Italiana insediati nel mondo, esercitando funzioni regolate da apposito Statuto. Le loro opere saranno esposte delocate nei rispettivi luoghi d’accredito e insediamento estero, col supporto di esperienze organizzative e conoscenze esegetiche acquisite nell’ambito artistico-culturale dell’Istituto datore di lavoro. Valerio Adami pittore (Francia), Gaetano Pesce designer (USA), Rossano Maniscalchi fotografo (Praga), Isaia Mabellini-Sarenco poeta visivo (Kenia), Angelo Frosio tecnico caseario (Lituania) sono i prescelti più linkati in Google. Costituita da illustri carneadi il resto (224) della compagnia artistica che sarà biennalizzata in territorio straniero.

  • DELLA BIENNALE VENEZIANA DELOCATA
    PER VITTORIO SGARBI ANCHE IN LITUANIA
    http://lampisterie.ilcannocchiale.it/post/2635934.html

    Una esposizione/dependence griffata BIENNALE DI VENEZIA 2011 – PADIGLIONE ITALIA NEL MONDO, sarà allestita a Vilnius in Lituania, a cura dell’Itituto di Cultura Italiana con opere del cittadino italiano Angelo Frosio. A Riga in Lettonia e a Tallin in Estonia non saranno allestite esposizioni simili con opere di altri cittadini italiani, perché in tali città non risultano insediate istituzioni culturali italiane idonee. Chi sia Angelo Frosio, tecnico caseario di successo residente a Lodi in provincia di Milano, e per quali meriti creativi sia stato selezionato come artista per il Padiglione Italia della Biennale 2011, delocato da Vittorio Sgarbi per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, è possibile apprenderlo cliccando il link: http: //www.italo-baltica.it/wordpress/angelo-frosio.html

  • 3000 m²? Se proprio non li usa nessuno… magari ci si potrebbe organizzare un colossale art-slam.

  • martina cavallarin

    Niente padiglione vuoto, niente nichilismo. Certo il tempo è diranno ma dimostraiamo che l’arte è creazione, vera, e l’Italia anche sempre geniale. Si rammenda si sa, ma ce la si può fare! Io credo che, al di là delle Tese che sono diventate di 3.800 mt che comunque resteranno buoni per gli anni futuri, si debba/possa ridurre lo spazio e affidare a 1 curatore, Andrea Bruciati (è stato proposto per meriti e anche vicinanza col territorio e snellezza alla quale si è abituato da direttore di un museo attivo con pochi aiuti!) che inviti pochi sensati validi artisti. L’esercito lasciamolo ai generali…. ecco, forse per questo Sgarbi ha citato la Libia? aveva paura di rubare braccia ai lagunari (nel senso di corpo armato esercito dei lagunari!).
    Il mondo in giro ci ha già preso, se Galan si espone dimostriamo che ce la possiamo fare! Chiaro che è allarme rosso, ma coraggio, sempre e soltanto coraggio accompagnato da paura che allontana le follie!

  • natia

    Andrea Bruciati ..perchè no!!! Bisogna ringovanire la sistema italiana che è vecchia e redicola….poi si lamentano che non funziona nulla in questo paesse!!!!Come fa funzionare qualcosa se tutto gestito dai pensionati!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Date lo spazio ai GIOVANI!

  • Luca

    Luca Rossi come curatore!

  • Rosetta Berardi

    Sono per un padiglione “in bianco”.
    Vuoto e in SILENZIO.

  • ANDREA SIAMO CON TE E METTIAMO A DISPOSIZIONE LA CORAZZATA “SGUARDI SONORI Sound Art Festival”.
    Ti invio una panoramica delle nostre produzioni che ci piacerebbe portare alla Biennale.
    I nostri progetti prevedono tutti il rapporto tra le tecnologie e la cultura e l’arte Mediterranea con rassegne di visual art, videoarte, soundart, performances sempre aggiornati sullo “stato dell’arte” grazie alla collaborazione con alcuni dei più grandi professionisti del campo dell’arte (tra questi il Maestro Ennio Morricone e l’astronauta Roberto Vittori per il progetto INFINITE SPACES, Fathi Assan, artista egiziano della diaspora, Kim Cascone, collaboratore di David Linch in Twen Peaks per il progetto HYDROPHONIA, Neil Leonard del Berklee College di Boston, Gary Chang, il Morricone americano e tutti gli altri che da 5 anni collaborano con il nostro Festival SGUARDI SONORI di cui trovi ampia documentazione su Facebook nella pagina del gruppo omonimo http://www.facebook.com/group.php?gid=35581655901).
    Nel seguito e negli allegati trovi la presentazione dei progetti che potremmo proporre alla Biennale.
    Nello specifico parlo di:

    1) Festival di Arte e Musica Contemporanea SGUARDI SONORI
    2) Concerti della Laptop Orchestra Ur.L.O.
    3) Concerti e performances
    4) “Concerto per Astronauta ed Orchestra INFINITE SPACES” di Ennio Morricone con l’astronauta Roberto Vittori, se sarà in orbita nel periodo della Biennale

    Per il punto 1) sul gruppo Facebook SGUARDI SONORI http://www.facebook.com/group.php?gid=35581655901 si trovano tutti i video delle passate edizioni, tra queste l’ultima il 9.10.2010 al Museo della Civiltà Romana http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320667715162&oid=35581655901 (dove mi si vede parlare con l’astronauta Roberto Vittori e con il grande chef Gualtiero Marchesi che oltre a partecipare con delle sue opere ci ha anche offerto un sontuoso banchetto).
    Ci piacerebbe portare la mostra INFINITE SPACES anche in altre città italiane come abbiamo fatto a Bomarzo dal 19 febbraio al 20 marzo 2011 (vedi video http://www.facebook.com/video/video.php?v=1446476540304) e all’estero magari in concomitanza del Concerto dallo Spazio cui la mostra è dedicata, se mai riusciremo a farlo. Il concerto dovrebbe avvenire a maggio 2011 o in altre occasioni quando saranno presenti astronauti italiani nello spazio. Siamo poi disponibili per settembre a fare una serata con l’astronauta Vittori al ritorno dallo spazio, raccontando il nostro progetto e magari fare un’esibizione con Alessandro Petrolati come avevamo fatto a Piazza del Popolo nel 2009 ed invitando anche i Maestro Morricone (vedi http://www.facebook.com/video/video.php?v=1166466540229 ).

    Nel seguito ci sono alcuni link dei video relativi agli eventi che abbiamo fatto in preparazione di INFINITE SPACES nella rassegna di Arte e Musica Contemporanea SGUARDI SONORI. Ti invito in particolare a vedere i video in cui ci sono le esecuzioni di Piazza del Popolo del 20.9.09:
    http://www.facebook.com/video/video.php?v=1166466540229 e http://www.facebook.com/video/video.php?v=1158744787190
    e in cui parliamo con l’astronauta Vittori del software Pulsaret di Alessandro Petrolati x INFINITE SPACES
    http://www.facebook.com/video/video.php?v=1417986188063
    e il video del 9.10.10 al Museo della Civiltà Romana
    http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320667715162 (dove mi vedi parlare anche con il grande Gualtiero Marchesi che oltre a partecipare con delle sue opere ci ha anche offerto un sontuoso banchetto)

    Per quello che riguarda il progetto al punto 2) ho allegato una scheda di presentazione della Laptop Orchestra Ur.L.O. che ha debuttato ad Urbino all’Accademia di Belle Arti il 15 marzo scorso. Si può vedere una sintesi del concerto nel video che ho pubblicato su Facebook alla pagina: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1475203258454.
    Nel video si vede l’esecuzione fatta con 25 elementi guidati da Alessandro Petrolati e Carlo Fatigoni. Il concerto si è svolto su 4 movimenti. Altri concerti si terranno nell’ambito del festival di Arte e Musica Contemporanea SGUARDI SONORI che si può seguire nel gruppo Facebook SGUARDI SONORI alla pagina: http://www.facebook.com/group.php?gid=35581655901

    Per il punto 3) siamo poi disponibili a fare una serata con l’astronauta Vittori al ritorno dallo spazio, raccontando il nostro progetto e magari fare un’esibizione con Alessandro Petrolati come avevamo fatto a Piazza del Popolo nel 2009 ed invitando anche i Maestro Morricone (vedi http://www.facebook.com/video/video.php?v=1166466540229 ).

    Potremmo poi fare altri spettacoli e performances, di cui abbiamo alcuni esempi nei video della mia pagina Facebook: http://www.facebook.com/video/?oid=35581655901 in cui sono presenti circa 20 video tra cui quelli fatti al Museo della Civiltà Romana il 9 ottobre 2010 come:

    Marco Cardini: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320642274526&oid=35581655901

    GRESAS: YVES LEDUC ET NATHALIE GAGNON: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320666035120&oid=35581655901

    Santini del Prete-Pintus-Tamborrino-Fatigoni: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320665195099&oid=35581655901

    CECCOTTI e i TAXONOMY: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320642874541&oid=35581655901

    Petrolati-DeLuca: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1320667715162&oid=35581655901

    o a Tuscania il 27 febbraio 2011:

    Alessandro Petrolati e Antonio De Luca: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1467844074479

    Morena Tamborrino e Carlo Fatigoni: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1467121736421

    Alessandro Pintus Non Company: http://www.facebook.com/video/video.php?v=1457286370543

    Per il punto 4) riguardante il progetto INFINITE SPACES: CONCERTO PER ASTRONAUTA ED ORCHESTRA non siamo arrivati in tempo per il concertone del 1 maggio per lo slittamento del lancio di Roberto Vittori, se non altro per farci registrare il videomessaggio in 3D dai nostri astronauti con la Bandiera Italiana.
    Avevo già tutto pronto per il collegamento in diretta via satellite da Houston da Piazza San Giovanni a Roma per il concerto del 1 maggio vista la fortuita circostanza dell’arrivo dell’astronauta Vittori che doveva arrivare sulla Stazione Spaziale Internazionale con la Bandiera Italiana che gli ha dato Napolitano proprio il 1 maggio e che Morricone era stato chiamato per suonare ed eseguirà un brano inedito dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia.
    Il progetto INFINITE SPACES è nato nel 2008 da mio incontro con il Maestro Ennio Morricone e l’astronauta Roberto Vittori ed che è stato continuamente posticipato a causa dei ritardi successivi della missione Shuttle STS-134 a cui parteciperà Vittori. Ora ci siamo e non possiamo lasciarci sfuggire questa occasione. Roberto sarà lanciato il 29 aprile con la Bandiera Italiana che gli ha dato il Presidente Napolitano e dovrebbe raggiungere il collega Paolo Nespoli sulla Stazione Spaziale il 1 maggio alle 21.45.
    Ti consiglio di vedere il video della ultima mostra INFINITE SPACES tenuta al Museo della Civiltà Romana in ottobre alla pagina http://www.facebook.com/video/video.php?v=1315169297705 in cui l’astronauta Roberto Vittori parla della nostra Mission Impossible e quello della stupenda anteprima che abbiamo fatto a Piazza del Popolo il 20 luglio 2009 con il Maestro Ennio Morricone, Roberto Vittori e il Maestro Alessandro Petrolati visibile alla pagina http://www.facebook.com/video/video.php?v=1166466540229. Poi ci sono i link agli eventi che abbiamo fatto in preparazione del progetto INFINITE SPACES nella rassegna di Arte e Musica Contemporanea SGUARDI SONORI, dalle altre esecuzioni di Piazza del Popolo del 20.9.09 http://www.facebook.com/video/video.php?v=1158744787190 , nello studio del Maestro Morricone in cui ci fa sentire alcune delle sue idee per i suoni dello Spazio http://www.facebook.com/video/video.php?v=1438932111698, a quando parliamo con l’astronauta Vittori del software Pulsaret per la sintesi granulare dei suoni da usare a bordo della Stazione Spaziale per eseguire INFINITE SPACES http://www.facebook.com/video/video.php?v=1417986188063

    Sono in contatto con l’ESA e la NASA per mandare loro un storyboard con tutto quello che viene richiesto di fare agli astronauti. Abbiamo richiesto di avere le immagini di quando Roberto Vittori entrerà nella Stazione Spaziale con la Bandiera Italiana che gli ha consegnato il Presidente Napolitano da portare nello spazio.
    Sarà un saluto a tutti i lavoratori del mondo da parte dei lavoratori dello Spazio per festeggiare con l’esecuzione del brano inedito del Maestro Morricone il 1 maggio e i 150 anni dell’Unità d’Italia (come d’altronde è indicato nelle lettera scritta al Presidente Napolitano dal Maestro Morricone e dall’astronauta Roberto Vittori il 19 gennaio scorso). Speriamo che il lancio di Vittori avvenga in perfetto orario il 29 aprile e che tutto vada per il giusto verso.
    Spero che si possa avviare questo “NUOVO RISORGIMENTO ITALIANO VERSO GLI SPAZI INFINITI ED OLTRE, PER TORNARE, COME DICEVA IL SOMMO POETA, A RIMIRAR LE STELLE”. Questo è il senso del nostro progetto INFINITE SPACES.

    E con ciò ho finito questa retrospettiva sulle attività che potrebbero essere oggetto della nostra proposta la Biennale 2011.
    In attesa di un tuo riscontro e di incontrarti

    Sandro Cecchi

    ——————————————————-
    ing. Sandro Cecchi
    Fondatore Consorzio Italian Center (www.myitaliancenter.com)
    Direttore sound art festival SGUARDI SONORI
    http://www.facebook.com/group.php?gid=35581655901
    cell.3489355169 e-mail: [email protected]
    http://www.linkedin.com/in/sandrocecchi
    http://www.facebook.com/sandro.tre
    ——————————————————-

  • Il Padiglione Italia lo lascerei vuoto … per riflettere e per far riflettere!
    E se si riuscisse veramente a raggiungere questo risultato, sarebbe straordinario. Decisamente meglio di una “solita” mostra, pensata, curata secondo gli abituali repertori.
    Lo spazio potrebbe essere utilizzato, durante tutto il periodo di mostra della Biennale, come luogo di incontro per gli artisti, i curatori e i vari addetti ai lavori. Un pensiero su come vedono oggi il mondo dell’arte. … e quello che si potrebbe fare per la prossima Biennale.
    Ida Gerosa

    • Io invece preferirei utilizzarlo a rotazione per presentare il massimo dei giovani artisti sconosciuti italiani. Finalmente una vetrina non legata agli amici degli amici.

  • Pingback: Ecco come salvare il Padiglione Italia (e la faccia) in quindici giorni | MARTINI Carlo – Laboratorio grafico e Laboratorio Artistico()

  • Angel Moya Garcia

    Cari amici,
    quando sopra proponevo l’idea di lasciarlo completamente vuoto non era il mio intento rientrare in un nichilismo e in un piagnisteo di cui l’Italia è ormai piena….sentimenti di cui questo paese ne ha fino alla sazietà…quando parlo di un padiglione vuoto parlo di fare del padiglione Italia una questione ideologica….io non sono italiano, ma lo sono di adozione e ci lavoro qua da una vita e quello che mi darebbe davvero fastidio è vedere l’ennesima mostra inutile in un momento in cui servono idee, coraggio e detto molto chiaramente palle per cambiare lo stato delle cose.
    Se Andrea Bruciati viene nominato tanto di cappello al suo percorso, ma temo fortemente che sia lui che sia un altro, dato la strettezza dei tempi, farebbe o potrebbe fare solo e esclusivamente un ripiego di un progetto già elaborato altrove che servirebbe a cosa? a chi? a difendere l’improvvisazione italiana? a dire al mondo intero quanto siamo bravi a fare tutto all’ultimo minuto mentre ogni paese ha avuto due anni per maturare qualcosa? se è questo che si vuole ditemelo voi, ma credo che qua c’è bisogno di tracciare un confine netto con quello che è stato fatto finora e con quello che si vuole fare d’ora in poi e una mostra non potrebbe mai definire questo confine come sì potrebbe farlo una negazione. Forse è il momento di dire semplicemente NO, io NON ci sto a continuare con questi meccanismi corrotti, con queste dinamiche pressappochiste….io voglio un padiglione che descriva un confine, inteso come una ferita, come una cicatrice, come una soglia che disturbi questo finora e che ci imponga finalmente di non rimanere in un’assoluta staticità, passività e contemplazione per passare finalmente a lottare…
    io voglio un padiglione ideologico, voglio il padiglione del NO…
    e questo solo una protesta come un padiglione vuoto può farlo….

  • ambra nepi

    Bravi! avete detto quello che c’era da dire con chiarezza!
    un giornalismo così farebbe bene al Paese

  • claudio

    Dati i tempi così ristretti e il disagio creato dai primi direttori e Ministero, sono d’accordo anch’io su un Padiglione del VUOTO. Il vuoto, riflesso del disagio di cui sopra, è in fondo uno spazio semantico non necessariamente da colmare, è un luogo testimone dell’ASSENZA. E in italia ci sono moltissime mancanze, specialmente nell’ambito più generale della cultura.
    Il vuoto è lo spazio dove coltivare il pensiero, ritrovare la concentrazione, è il buio da cui inevitabilmente sorgeranno delle luci.

  • Luciano

    Insomma c’è chi non parteciperebbe mai a questa biennale chi ci parteciperebbe a certe condizioni, chi fa il difficile chi fa il prezioso, ma non c’è uno che addirittura aveva raccolto le firme per farsi invitare alla biennale?allora mandiamoci lui….. visto che ci tiene tanto cosi ce lo togliamo dalle palle e non ci assilla più, con volantini, proclami ed E-mail.

  • nicola di caprio

    Seguo tutto questo con un filo di amarezza, giusto distacco e, come direbbe Francesco Piccolo, con trascurabile felicità come nel vedere un re nudo che scivola su una buccia di banana! … si è fatto male?
    Questo Padiglione Italia affidato a Sgarbi era la più grande bestemmia in chiesa che si poteva sentire. Uno che detesta l’arte contemporanea, da consumato utilizzatore dei media, coinvolge noti personaggi e personalità e chiede loro di invitare artisti che ritengono all’altezza. Conosco tanti “intellettuali” che sono attratti il più delle volte da un onesto “ornato”. Al festival jazz di Berchidda di qualche anno fa un celeberrimo e grande scrittore mi parlava di un suo amico artista “Bravissimo!”, di cui non avevo mai sentito parlare (ne io ho la memoria di Pico della Mirandola), mi informai e posso dire che era un artista alquanto mediocre. Probabilmente sarebbe stata la sua scelta in un suo eventuale coinvolgimento.
    Ieri alla manifestazione del Primo Maggio in un’assolata Milano, tra rumore, reggae, birra e una folla cangiante istericamente allegra, mi ha colpito uno slogan che -a mio avviso- è il vero manifesto del nostro tempo italico: “Letizia dovunque, gioia da nessuna parte”. Si riferisce naturalmente alla conseguenza di un’amministrazione meneghina ad opera di Letizia Moratti. Basta adagiare questo slogan a livello nazionale, sostituire Letizia con Propaganda e avere una visione di quello che succede.
    In realtà quello che avviene ai vertici nel microcosmo dell’arte contemporanea è l’onda lunga dello sfascio che sta avvenendo nel paese. Che sia il (fino a prova contraria) meritevole Bruciati o altri, nulla cambia. I tempi per una mostra “convenzionale” non esistono più ma c’è spazio per qualche nuova idea visionaria e competente fuori dalla trita e consueta liturgia. Provocatoriamente, lo spazio deserto del Padiglione Italia sarebbe l’azione “artistica” più forte e mediatica che si potrebbe fare perchè l’esatta rappresentazione del vuoto e dello sconforto che attanaglia la nazione. Nessun artista, nessun curatore: Ground Zero in un mondo senza neanche neanche più un bin Laden da odiare! E non si dovrebbe neanche spaccare il pavimento come nella memorabile installazione “Germania” di Hans Haacke nel 1993 …

  • Ciao, facciamo qualcosa subito!!!
    Guardate le foto de “Il mostro della laguna” e ditemi se ci può stare!
    http://www.ilmostrodellalaguna.it/foto.php
    Orazio Gianluca +39 335 7571224

    • BRAVISSIMI, E’ QUESTO CHE CI VUOLE, ALTRO CHE SGARBI.
      Bruciati o un altro dei giovani va benissimo.
      Facciamo un’azione comune con l’AMACI verso Galan.
      Ne ho appena parlato col Pecci di Prato.
      Facciamo un’azione corale verso il Ministro per questo colpo d’ali.

  • andrea balestrero

    a questo punto qualsiasi curatore accettasse un incarico dimostrerebbe poca serietà…

  • alfonso e nicola vaccari

    Siamo pienamente daccordo con tutto quanto scritto. L’Italia dell’Arte deve insorgere con una reazione eroica. Sgarbi, peccato, sarebbe stato un capitano fuoriclasse e capace di dare una svolta epocale. Ma ormai sappiamo come tutto è andato a finire. Allora largo ad Andrea Bruciati, che potrebbe fare la differenza. Ha il viso che promette fiducia. Reazione immediata e dimostrazione di realizzare l’impossibile, come da sempre gli Italiani sanno fare: partire in contro piede e infilare la palla in rete, anzi, in “padiglione”. Se non altro, per rispetto di centinaia di artisti che da troppi mesi aspettano che si realizzi un sogno, abbandonati nella loro trepidazione quotidina, riconfermando gli stessi che sono stati segnalati da Sgarbi. La lista non va toccata, per rispetto di tutti loro. Ad Majora. E dannunzianamente Memento Audere Semper

  • Alfonso Artiaco

    Caro Ministro Galan, un colpo d’ali La prego! Non possiamo avere in occasione della più importante rassegna artistica internazionale il padiglione ITALIA chiuso. Non è un’opzione disponibile. Andrea Bruciati rappresenta una concreta possibilità per uscire da quest’impasse.

    Distinti saluti

    Alfonso Artiaco

  • un critico italiano

    D’accordo su quasi tutto ma non è proprio il caso di fare pubblicamente dei nomi. Siete liberissimi di appoggiare Bruciati ma, se ne avete la forza, fatelo in privato

    • …si facciamolo nelle segrete stanze, nei circoli riservati, sussurriamolo all’orecchio dei “pezzi da novanta”… continuiamo questo malvezzo … ma suvvia!!!

      • un critico italiano

        Ma quale malvezzo..dico solo che la redazione di Artribune a cui peraltro ho sempre riconosciuto fin dai tempi di Exibart un tasso superiore alla media di deontologia professionale, nel settore dell’informazione artistica italiana alquanto carente, non dovrebbero sponsorizzare un singolo nome ma semmai proporre un sondaggio. Operatori in grado di adempiere al compito suggerito possono legittamente risentirsi.

        • .. si, facciamo un sondaggio, poi creiamo una Commissione, che nomini qualche esperto… che suggerisca il nome per la Biennale …. del 2015 !!!! Ma, porca miseria! Quale “deontologia professionale” s’infrange dicendo “io (noi) pensiamo che tizio sia la persona giusta” ???? Caio e Sempronio, si risentiranno per non esser stati giudicati “piu’ adeatti” di Tizio??? Pazienza, “il politically-correct” un tempo si chiamava semplicemente “fariseismo” o piu’ semplicemente “falsita’”

          • un critico italiano

            Vedo che non si vuole capire quanto ho scritto che non era contro Bruciati o chiunque altro..chiudiamola qui

  • renzo

    solo in italia un uomo di 43 anni (Bruciati) è considerato un giovane.

    • … e purtroppo, non solo in Italia, si discriminano pesantemente, artisti, critici, curatori, professionisti e quant’altro in base all’eta’!!!

  • alfonso e nicola vaccari
    • OK, allora facciamolo lo stesso, con o senza Bruciati (meglio con) facciamolo all’aperto attorno ai Giardini e all’Arsenale, di fronte alle sedi dislocate ed a quelle degli “Eventi Collaterali” : CONTRO_PADIGLIONE ITALIA AUTOGESTITO E DIFFUSO !!!! Ognuno con un suo lavoro al collo (tipo uomo-sandwich), indossando una propria (o altrui) installazione, mostrando a chi passa sul cellulare o sull’iPad i propri video e fotografie, slideshows dei propri lavori, ed il tutto gratis, senza neppure biglietto d’ingresso … facciamo vedere che l’Italia dell’artre contemporanea e’ viva e vivace e se proprio gli girano, se ne frega dei BB, VS, ABO, FB, MG e di tutta la compagnia bella, forse capirebbero che sono loro ad aver bisogno di noi, anche piu’ di quanto noi non si abbia bisogno di loro !!!

  • In questa rassegna d’arte pubblica, per garantire la pluralità di espressione, di vedute, di scelte artistiche trasparenti e non arbitrarie; sarei dell’idea di trasformare il Padiglone Italia, in un ampio e ben articolato (CENTRO SOCIALE DELL’ARTE CONTEMPORANEA) in cui trovano alloggio ed espressione artisti e creativi (extracomunitari) e artisti (extraterrestri) italiani per caso. Ci metterei proprio questi artisti “invisibili “, “clandestini” o d’occasione – che a quanto emerge nel panorama cristallizzato e chiuso dell’arte italiana, nessuno conosce. E’ compito arduo anche rintracciarli, perchè vivono rimpiattati e in estrema solitidine. I notabili dei Palazzi della cultura, non ne sanno proprio niente di questi artisti impercettibili. Tanta brava gente di città, ignora della loro esistenza materiale. Io so che sono artisti extracomunitari, che non hanno nessuna identità sociale o status culturale. Qualcuno dice, che vivono nascosti nelle pieghe delle ampie e pudrite perfirie metropolitane. Si dice pure che questi artisti, al pari di tanti emarginati cittadini e artisti italiani, non godono di cittadinanza attiva ? Secondo me, anche se non dovrei essere io il curatore di questo Padiglione Italia, si tratta, comunque di un progetto interessante, da non scartare a priori. Sono convinto che darebbe senz’a ombra dubbio, un forte valore e nuova linfa all’arte contemporanea italiana: un nuovo slancio artistico all’attuale decadente e criticatissimo Padiglione Italia. Non solo, darebbe anche nuovo lustro alla cultura arrugginita e decadente del Belpaese e soprattutto, una forte immagine di ripresa e visibilità internazionale, che è tutt’oggi appannata dal bunga bunga nazional- popolare. Infine, attirerebbe tanta gente che non ha mai messo piede alla Biennale di Venezia. Sarebbe, un’ occasine unica e rara per questa gente che segue solo il tifo del calcio. Ma tornando a questa mia idea, io il Padiglione Italia, lo organizzerei in una successione modulare di sezioni, sulla stregua di una funzionale e comoda “gattabuia”: nella prima, ci metterei il (malcostume della casta politica); nella seconda la (casta elitaria di critici e curatori); nella terza, quella (mediatica della disinformazione); nella quarta ( la più numerosa), ci collocherei ( la casta culturale salottiera del Belpaese). Segue, la (casta artistica dei soliti noti); quella privilegiata degli (artisti patinati), segue quella con (l’erre moscia). Naturalmente, in questa “gattabuia” non mancheranno, di certo, gli artisti cosiddetti (emergenti ) ed infine la casta nascente degli artisti, critici, curatori di belle speranze, ovvero, quelli che i notabili radical schic, chiama (figli d’arte o di papà). Buon lavoro, senza nessuna illusione in merito. E’ solo una similitudine !

    • …che palle Savino con la tua solita lagna sul sistema!!! Ma candidati come curatore o come artista (forse eri meglio quando facevi l’artista, prima di attapirarti) …. basta con le lamentele, reagisci mostra le palle (quasi ci riuscivi nel video girato da tuo figlio!!!) e AGISCI platelamente, brutalmente ma almeno dimostra a tutti che sei vivo e non una larva!!!

  • Giusy Lauriola

    sono d’accordo in qualche modo bisogna reagire

  • Concordo pienamente. Il progetto sullo Spazialismo di Bruciati per il previsto Padiglione Venezia, reso impossibile per l’indisponibilità degli spazi venduti a M. Vuitton, arricchito da altre presenze nazionali è di gran lunga l’idea migliore e di migliore qualità possibile, a prescindere dall’emergenza. Tra l’altro risulta già finanziato e non costerebbe un centesimo al Ministero di Galan. I progetti vanno affidati ai professionisti seri e rigorosi, non ai narcisi infantili con problemi d’ego.

  • natia

    Sono d’accordo con i sig.ri Vaccari “Sgarbi, peccato, sarebbe stato un capitano fuoriclasse e capace di dare una svolta epocale” proprio perchè lui uno dei piu grandi intenditori del arte figurativa..ormai arte figurativa intendo tutto che si dipinge a mano e cologato su una superficie!!!siamo ridotti male direi!!!
    Ma a Sgarbi quello che ha mancato è stato di essere revoluzionario,di essere trasparente e vero come lui si fa vendere in media e in tv! cmq!!!!
    In questo punto benvenga i cervelli giovani e freschi,dove non manca coraggio e cuore,ambizione e l’idea dell arte in puro stato,perchè quello che tanti stanno proponendo non è piu L’arte..allmeno non è piu una pittura!!!!Serve una distinzione,stanno nascendo altri tipi di immagini non colocabili nella pittura! Stanno dimenticando cosa è veramente la pittura!SOS!

  • Rosetta Berardi

    Sgarbi: «Berlusconi mi ha convinto,
    ritiro le mie dimissioni dalla Biennale»
    Il critico rinnova l’impegno per il Padiglione Italia, che aprirà il 4 giugno. «Il premier mi ha garantito il suo impegno per il reperimento dei fondi»
    ALLEGRIA!!!!

  • OK, allora facciamolo lo stesso, con o senza Bruciati (meglio con) facciamolo all’aperto attorno ai Giardini e all’Arsenale, di fronte alle sedi dislocate ed a quelle degli “Eventi Collaterali” : CONTRO_PADIGLIONE ITALIA AUTOGESTITO E DIFFUSO !!!! Ognuno con un suo lavoro al collo (tipo uomo-sandwich), indossando una propria (o altrui) installazione, mostrando a chi passa sul cellulare o sull’iPad i propri video e fotografie, slideshows dei propri lavori, ed il tutto gratis, senza neppure biglietto d’ingresso … facciamo vedere che l’Italia dell’artre contemporanea e’ viva e vivace e se proprio gli girano, se ne frega dei BB, VS, ABO, FB, MG e di tutta la compagnia bella, forse capirebbero che sono loro ad aver bisogno di noi, anche piu’ di quanto noi non si abbia bisogno di loro !!!

    • OTTIMA IDEA, FACCIAMO VEDERE CHE NON SIAMO UNA MANDRIA DI PECORELLE!!!

  • salvatore

    comunque se l’alternativa è Bruciati meglio cambiare nazione !

  • @salvatore, come ho detto non conosco bene Bruciati, ma l’alternativa non passa attraverso “Bruciati si/Bruciati no”, casomai passa tra ” Lasciamo che tutto vada come al solito/Ci mobilitiamo per far sentire che non siamo un branco di pecore” .
    Andarsene dall’Italia e’ un opzione… ma non ti aspettare che all’estero ti accolgano a braccia aperte e ti spalanchino le porte e questo accadra’ tanto meno quanto piu’ “qui da noi” si continuera’ a lasciar correre e comportarsi come una bella mandria di miti pecorelle sempre pronte al fischio del pastore ed ai latrati dei cani

  • L. Nobili

    Sono d’accordo per il padiglione vuoto, dipinto di bianco, una vera performance del nulla. Senza quel marciume che incombe nella nostra Italietta, fatta di corrotti, di cialtroni, di minestroni, sarebbe l’opera più importante delle ultime Biennali Veneziane. La San Remo dell’arte è morta.
    Questo è il frutto di un fallimento annunciato. L. Nobili

    • un’idea

      consiglio a tutti gli artisti invitati alla Biennale di Venezia di rifiutare l’invito!

      • …e poi salta fuori che tu sei uno degli invitati e che ti girano da morire perch’ ti trovi intruppato in mezzo a mille ;-)

        • un’idea

          mi dispiace Mangiafuoco, non sono un’artista, solo un osservatore

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Caro Mangiafuoco, mi rallegro per te! Sei un simpatico trasformista ! Ho saputo che sei uscito dalla fiaba di Pinocchio. Adesso nella realtà, sei un comune bavoso bozzolo, Per fortuna hai la natura che ti vuole bene. Difatto, ha fatto l’impossibile per renderti meno mostruoso agli occhi della gente: ti ha trasformrto, (pensa un pò) , in una funerea farfalla notturna. Non ti lamentare di questo. Ti poteva capitare di peggio! Anche sei un insetto molle, potrai anche tu, trovare il giusto angolo all’interno del Padiglione Italia. Per te, sarebbe un ottimo scalino di lancio, per sentirti importante e più in alto di altri miseri artisti, privi di ali. Sai caro Mangiafuoco, io ho imparato dalla vita i calli del mestiere di vivere. Da piccolo ho schiacciato, inconsapevolmente, senza pietà, tanti vermi, grilli parlanti per andare avanti, per spiamare il mio sentiero di uomo e artista. Finirla con tutto ciò che ostacola la libertà di azione e di pensiero, perchè tutto sia diverso e autentico. Non ti accorgi che il Padiglione Italia è l’espressione della finta cultura dei catafalchi viventi, Un circol mediatico che si distingue per la sua logorroica “vacuità”, Non ti accorgi che la vita delle “larve” delle pulci dei pidocchi, anche se molli e poco sostanziosi fanno parte della vita. Questo mondo disprezzato da tutti, è la realtà concreta, da cui traggo ispirazione: come uomo e artista. Ricordati che gli artisti con lo stomaco vuoto non disperano mai del successo, anzi, nemmeno ci pensano.

  • …ma caro Savino, perche’ per darmi del verme sprechi ben ventun righe della pazienza altrui??? Ma dimmi molto semplicemente VERME!!! STRONZO!!! e falla finita: eri decisamente piu’ simpatico in mutande (pardon slip!! ) a commentare i tuoi splendidi lavori, magari uno di questi giorni pubblico il link di youtube …

  • [email protected]… magari e’ oramai obsoleto ma questo era un argomento serio e non mi pare proprio sia il caso di “inquinarlo” con le sbrodolate p[ersonalistiche come hai fatto nel tuo primo e secondo passaggio !!!!

  • marino sponza

    Volevo scrivere alcune annotazioni per portare in evidenza l’attività di Andrea Bruciati alla conduzione della Galleria Comunale Arte Contemporanea svolta con la capacità e tutte le attribuzioni necessarie, compreso un poca di temerarietà che gli consentirebbe di portare a termine un incarico complesso e difficile qualora gli fosse richiesto.
    Qui la cosa è diversa, completamente diversa, qui si parla di Arte Contemporanea, un’arte particolare che non ha paura di guardare le cose, le emozioni, il vivere, l’essere per capire anche forse solo una piccola parte. Il capito va però testimoniato con la propria opera e non centra la vera pittura, la scultura, il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’Arte Contemporanea è altro, è ognuna di queste cose e nessuna di queste cose; l’Arte Contemporanea è l’essenza, il significato che viene rivestito da una minima traccia perché l’eccedenza è superflua. E allora Andrea Bruciati da nove anni è coinvolto in questa traccia con profonda operatività e capacità sua e dei suoi collaboratori che il circuito AMACI conosce molto bene.
    Lasciare alla Biennale una sala bianca magari con incollati alle pareti le firme degli artisti su foglietti di carta bianca sarebbe la sintesi dell’essere artisti ma non delle loro opere, del loro significare. Se qualcuno glielo chiedesse ben venga Bruciati che non ha paura di sondare i significati e lasciare che siano espressi e talvolta aiutarli nell’esprimersi accompanandoli in alcuni loro itinere anche lontano, molto lontano
    marino sponza quarantaquattro

    • Cristiana Curti

      Aldilà della questione “Bruciati” (e soprattutto della questione “Sgarbi” che non merita ormai di avere più alcun palcoscenico, per quanto mi riguarda), emerge una interessante definizione di Arte Contemporanea che in pochi ardiscono ad avanzare e che richiamerebbe invece una più attenta considerazione. Marino dice: “qui si parla di Arte Contemporanea, un’arte particolare che non ha paura di guardare le cose, le emozioni, il vivere, l’essere per capire anche forse solo una piccola parte. Il capito va però testimoniato con la propria opera e non centra la vera pittura, la scultura, il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’Arte Contemporanea è altro, è ognuna di queste cose e nessuna di queste cose; l’Arte Contemporanea è l’essenza, il significato che viene rivestito da una minima traccia perché l’eccedenza è superflua.”
      In quest’affermazione si condensa la reazione estetica violenta che agli inizi del ‘900 Loos opponeva al delittuoso “Ornato” a favore dell’essenzialità di linee, volumi e financo materiali (con ciò demolendo, almeno per ciò che sperava di ottenere, gli attributi e le regole dell’arte e dell’architettura da Vitruvio in poi). Quello che impropriamente (perché amplifica onotologicamente i confini di un Movimento specifico) è chiamato Minimalismo, sembra assurgere a essenza – anche metafisica, sociale, antropologica – del nostro tempo, tanto che molti dei commentatori si sono sentiti affascinati dall’idea di presentare un Padiglione Italia vuoto (e bianco, allorché il colore, o non-colore, doveva intervenire). Il non-lavoro, la non-presenza sottolineata però con un “barocchismo meraviglioso” (checché se ne pensi) che assorderebbe.
      L’enunciato di Marino rappresenta un modo di concepire l’Arte Contemporanea, “a patto” che la si distingua da tutte le altri Arti, perché la si definisce “arte particolare”.
      E’ davvero così? E’ l’Arte Contemporanea diversa dalle altre arti (Moderna, Antica, Decorativa, Orafa, Ceramica, ecc.)? E se sì, perché?
      Inoltre, l’Arte Contemporanea è davvero (solo) un significato rivestito di una traccia che indichi l’essenza dell’opera? E quindi gli artisti i portatori del Messaggio?
      Ma, allora, essenza dell’opera e messaggio coincidono. E chi stabilisce, senza parametri oggettivi (ie. tecnici) che il messaggio, ovvero l’opera, è valido? I sensi? Il gusto, che pur derivando dalla cultura attinge ai sensi esso stesso?
      Ma così come il silenzio di Cage era in realtà uno spartito immensamente ricco, e l’opposizione del vuoto-pieno in Boetti (e Dadamaino) era l’origine di ogni segno, anche Marino, nominando “tracce”, non alimenta la convinzione che l’arte si debba comunque “ornare” per essere definita tale? E, le tracce, in che quantità dovrebbero apparire per risultare significanti?
      Io sono convinta che l’arte non sia l’idea dell’arte, ma la possibilità umana più complessa e alta di esprimere (e nei casi eccellenti, anticipare) non solo il sentimento del tempo ma anche e soprattutto i “modi” in cui il sentimento del tempo si evolve. L’arte sta in quei modi, difficilmente definibili, per i quali non ha importanza il concetto di “nuovo”, “vecchio” o “già visto” perché l’assunto della tradizione artistica permette ogni possibilità espressiva e ogni mezzo (e con ciò una buona metà dei commenti su Artribune e siti consimili sulle opere di questo o quello sono polverizzati), sta nella costruzione, nell’immagine da rendere, nella giustapposizione o contrapposizione di materiale scelto secondo una particolare inclinazione, tecnica, cifra, “firma”. Lo stle, insomma, che rende inconfondibile il tratto di un artista rispetto un altro.
      Non trovo quindi che l’Arte Contemporanea possa distinguersi da altre Arti (mi perdoni Marino), ma che sia sempre la medesima Arte quella che mastichiamo nella Pinacoteca di Siena o alla Tate Modern.
      Fra l’altro, detto fra noi e fuori da questo discorso, non sono per nulla convinta che “tutta l’Arte sia stata contemporanea”. Ma proprio per nulla.

      • Davide W. Pairone

        come sempre eccellente Cristiana che si libra una spanna sopra un panorama desolante, coglie un accenno e sviluppandolo a mo’ di saggio mira al bersaglio grosso: il problema dello stile, che dovrebbe riconquistare centralità a scapito delle baggianate sui media. New, mixed, f#%ked…sempre media rimangono e in quanto tali indifferenti allo stile (o “cifra”).
        In più, già che si trova, la Curti butta lì un accenno altrettanto focale sulla sincronia dell’artista rispetto al suo stesso tempo. Quand’è che ci sarà modo di parlare con cognizione di questi argomenti? Basta parlare di allestimenti, logistiche e organigrammi, vogliamo contenuti!

  • Non ho mai letto niente di Andrea Bruciati e dunque non posso esprimere nessun giudizio (certo teorico) in merito alle sue competenze curatoriali ma il fatto che sia stato grottescamente assurto al ruolo di “cincinnato” degli esclusi me lo rende, seppure interiormente, aime’ ANTIPATICO perche’ detesto i pleblisciti. Non me ne voglia Bruciati.

    Cristiana cara, “LARTE CONTEMPORANEA” è la parola in bocca agli specialisti imbecilli ovvero di coloro soddisfatti di una nominazione affinche’ nel ghetto ci si TRANQUILIZZI con una identita’ , che tra l’altro in passato era anche cool .
    Anche i farisei a corto di argomentazioni, ricordo, ricorrevano alla formula : “ma noi siamo figli di ABRAMO”.

  • Caro Mangiafuoco, il video girato da mio figlio sull’artista ridotto in mutande ti do l’autorizzazione a pubblicarlo. Per ironia dell’arte, questo semplice video è lo specchio su cui si riflette il disagio di tanti artisti italiani di talento costretti as essere liberi mercanti di se stessi.
    con simpatia

  • Caro Marras, E’ così: il segreto è stato smascherato!

  • Forse una bella ed insolita cosa si potrebbe, con nessun problema di spazi,
    velocemente fare: un torneo di calcio tra i pittori invitati under 40 a nove ( a nove perchè non c’è il fuorigioco e cosi si eviterebbero dubbi e discussioni delle quali non se ne può proprio più).
    Si invitano a Venezia subito (senza le opere,ovviamente)
    li si ben allena,si formano delle squadre equilibrate, si affittano
    campi sia a Venezia che in provincia e poi,” via che la vaga”.
    Con poca spesa si potrebbe dare al mondo dell’arte internazionale
    dimostrazione di originalità,efficienza,e puntualità (fattori non trascurabili).
    Naturalmente,oltretutto, con cerimonia di premiazione ai vincitori del torneo nel Padiglione Italia con programmata presenza di autorità varie ed eventuali oltrechè,beninteso,al Direttore della sezione con i suoi più stretti collaboratori.

    Speriamo possa cosi essere.

    Giuliano Perezzani

  • Tutte le idee sono sempre da considerare e valutare, ma trovo poco pratico continaure solo a parlare. Bisognerebbe cercare di agire. Prima dell’inaugurazione.
    Ida Gerosa

    • Signorina Gerosa , ma qui l’azione non trova convicenti Bersagli.
      Siamo in un condizione di ASSALTO ai Forni. Le Bastiglie sono scomparse per sempre.

  • Signor Marras, grazie per la “signorina”… Ho fondato la computer art ormai 26 anni fa.

  • Lugano

    Trovo assolutamente grandioso quello che sta accadendo.
    Mi piacerebbe riassumere generalizzando, ma avrei bisogno di nuovi termini per comunicarne la sintesi.

  • francesco

    L’arte nella penisola italica è morta con la sua artificiosa e farsesca “conglomerazione” dentro lo stato italiota. 150 anni di strascichi, vampirismi, sfruttamento barbaro di patrimoni pregressi, pochi respiri, tanti piccoli e promettetni boccioli… una miriade di fiori nati nel letame per poi morire immediatamente appassiti a causa della mefitica aria irrespirabile, oppure cresciuti tra mille difficoltà e rimasti solitari testimoni di come “l’eccezione faccia la regola”.
    Lo stato italiano è un parassita coprofago di tutte le meraviglie sulle queli è cresciuto, e con le quali cerca rozzamente di farsi bello al mondo e di spacciarsi come erede e continuatore di epoche morte, sepolte e spesso anche dimenticate.

    Io lo odio questo stato infame. E non ho un briciolo di speranza per il futuro.

  • Chiunque cerchi di affrontare il mondo dell’arte per vie internazionali conosce la differenza tra l’italico approccio e il resto del mondo. Perchè da noi nessuno risponde alle mail (anche Artribune non risponde, off course)? Perchè sulla penisola non si muove foglia senza che qualcuno ti chieda denaro?

  • Operazione 54^ Biennale di Venezia (Padiglione Italia)
    Nella scia delle polemiche sollevate negli ultimi giorni sulle competenze e sulle indecisioni nate per il padiglione Italiano della 54^ edizione della Biennale di Venezia, abbiamo voluto sottolineare con questo spot, la precarietà “della nostra” arte, soggetta da sempre a dispute caserecce.

    IABO & AUGUSTO DE LUCA

    questo è il link dello spot:

    http://www.youtube.com/watch?v=w5do0c6e_dk

  • UN GIOVANE ARTISTA

    L’impegno ad elaborare pratiche di liberazione della conoscenza artistica e l’auto-istituzione di strutture sociali, diverse da quelle fondate su processi di valorizzazione capitalistica, sono al centro di nuove attività artistiche, con la …fondazione di micro-comunità, strutturate attorno a nuclei alternativi di produzione del sapere, che non sono le scuole: “l’auto istituzionalizzazione, perciò, si basava allora su un certo livello di fiducia nella possibilità di auto-organizzarsi in modo autonomo contro il capitale. Si trattava in qualche modo di una “presa del potere”, senza accettare l’usuale gerarchia fra la norma e l’alternativa. Con l’auto istituzionalizzazione si sfidava, si “detournava” la norma, e le gerarchie venivano completamente rovesciate” (Jakob Jakobsen).
    L’organizzazione di istituzioni autonome e l’auto-formazione possono divenire forme della lotta del lavoro cognitivo nel capitalismo contemporaneo.
    Nella produzione ossessiva del Visivo i confini diventano sempre più labili e ciò che è deputato al contesto dell’Arte è sempre più vicino ad altro; e questo “altro”, che non appartiene al Mondo dell’Arte, diventa sempre di più un’esperienza estetica.

    E’ ancora la Mostra, il Museo e lo Spazio deputato all’Arte il luogo

    destinato a questa esperienza? cosa ci spinge ad andare in questi luoghi? quali sono le nostre aspettative? e siamo sicuri che siano proprio questi luoghi a poterle soddisfare? o esiste un altrove nel nostro quotidiano?L’opera presente nella mostra indaga le conseguenze sull’identità della polarizzazione dell’esistenza umana contemporanea tra forme di conformismo ed integrazione (Globalizzazione) e forme di differenziazione e resistenza (Localismo).
    La democrazia è ormai un volano che gira a vuoto scollato dalla sua antica definizione, un bene esportabile in cambio di contratti. L’interesse di questa mostra-operazione è quello di focalizzare il mio lavoro ai cambiamenti dei modelli politici, economici e sociali con le relative conseguenze; artista che come rappresentante di una moltitudine di barbarie locali si affaccia sulla presunta uniforme superficie dell’Impero scoprendo i limiti di una civitas sempre più discutibile che vorrebbe ancora dettare la versione ufficiale della storia. Foucault ha detto chiaramente che il potere produce più di ciò che reprime, e il più importante prodotto sono le soggettività. I nostri corpi incrociano relazioni di potere e il nostro divenire si orienta a seconda di come ci opponiamo a questo potere oppure ne seguiamo il flusso.

    Non c’è più l’aspirazione a impadronirsi dello Stato (o dei suoi istituti come il Museo, il Partito, il luogo del Lavoro, etc.), piuttosto un’attitudine a difendersi e a uscire da esso è ciò che caratterizza la situazione attuale. In questo senso la rappresentazione del dissenso contemporaneo si manifesta non solo e non tanto come critica teorica ma come proposta attiva.
    “Exit” come avrebbe detto il sociologo Albert O.Hirschmann. Ricerca di nuovi spazi d’intervento di pratiche costituenti, di micro-azioni su scala locale, di forme di autogestione, di empowerment.

    La Revel, ha affermato che il capitalismo contemporaneo opera un’equazione tra produzione e creazione, ovvero mette a valore l’ideazione di relazioni, di affetti, di linguaggi e di cooperazione, allora significa che il capitale dipende esattamente da ciò che, per antonomasia, si trova nell’impossibilità di dominare (pur riuscendo largamente a governare), ovvero la produzione di soggettività, la capacità di sperimentazione e di invenzione propria dell’uomo, la sua capacità di creare ontologia, di produrre nuove forme di essere che, potenzialemente, sono sempre in grado di eccedere il potere, di rovesciare i rapporti di forza.

    La convinzione che i saperi, tra cui anche quello artistico, debbano sempre essere utilizzati per prendere posizione (come suggeriva Michel Foucault) e messi alla prova quotidianamente nella realtà, dentro a percorsi di lotta.

    La creazione, dunque, è prerogativa dell’uomo, negata al capitale. L’arte e la politica condividono essenzialmente la potenzialità di essere entrambi campi di sperimentazione, di invenzione (potenzialmnete sovversiva) di spazi interstiziali nel tessuto urbato, di forme nuove di soggettività e di comunità metropolitane.

    sull’importanza dell’inchiesta dentro alla composizione sociale del proletariato postfordista metropolitano. L’inchiesta, precisa la Revel, non è un semplice vezzo post-operaista, ma è parte integrante di un’azione politica tesa verso la costruzione di forme di conflitto reali, piuttosto che verso la pericolosa formulazione di saperi autoreferenziali.

    Ciò che mi ha ispirato – dal punto di vista teorico – è stata una riflessione del filosofo Paolo Virno “Ho l’impressione che parlare oggi di utopia in termini positivi sia un po’ come vivere al di sotto dei propri mezzi. Cioè tutte le cose sono oggi a portata di mano, sotto i nostri occhi, dentro il ‘qui e ora’ che viviamo”.

    “Che cosa significa essere un individuo nella società di oggi? “

  • Paola Ugolini

    Se Sgarbi desse veramente le sue dimissioni e il ministro Galan le accettasse sarebbe meraviglioso, a questo punto il padiglione italiano vuoto risulterebbe davvero rivoluzionario perché rispecchierebbe la vuotezza del nostro paese e del nostro governo. Quindi il VUOTO come NULLA; non come nichilismo o piagnisteo. Anzi, sarebbe una grande lezione di dignità.

  • Che ne dite di organizzare questo PADIGLIONE ITALIA ALTERNATIVO?
    Un CONTRO-padiglione i cui “Portamm tutte quant o piezz’” in risposta allo spot: http://www.artribune.com/2011/05/altro-che-padiglione-italia-da-duecento-e-oltre-artisti-secondo-iabo-l%E2%80%99arte-italiana-alla-biennale-non-c%E2%80%99e-e-lo-dice-con-uno-spot-televisivo/

    Come aveva scritto in uno dei commenti “un giovane artista”: “SAREBBE ANCHE INTERESSANTE UN PADIGLIONE SENZA CURATORE…UN PADIGLIONE PRESO IN ASSALTO LA NOTTE PRIMA DELLA “VERNICE”…
    UNA MAGNIFICA OPERA CORALE DI OCCUPAZIONE…DOVE VIVERE, MANGIARE, DORMIRE…SENZA MAI MOLLARE L’OCCUPAZIONE…
    ALTRO CHE !!!!”

    Direi che è una bella idea: RIAPPROPRIAMOCI DELLA BIENNALE E CACCIAMO I PARRUCCONI E I CIARLATANI MEDIATICI.

    INTANTO ISCRIVETEVI AL NOSTRO EVENTO FACEBOOK: http://www.facebook.com/event.php?eid=154057284649748
    Sguardi Sonori 2011, giunto alla sua sesta edizione, è un Festival d’arte contemporanea a carattere nazionale organizzato dall’Associazione Culturale FaticArt con la partecipazione di oltre 50 artisti provenienti dall’Italia e dall’estero. La tappa di Roma prevede la Rassegna di VideoArte al CLAC, Centro Labicano Arte Contemporanea il 10 e 11 maggio. Non mancate e passate questo link ai vostri amici. Vi aspetto!!!

    Sandro

  • Mi è venuta un’idea ed ho pensato di girarla ad Artribune: perché non “intervistate” gli “invitati”, a partire da quelli piú noti ed affermati e via, via a seguire e ponete loro queste semplici domande :
    Parteciperai?
    Se no, perché?
    Se si, perché, che cosa porterai, come pensi di esporlo?
    Pubblicare la serie di queste velocissime interviste, son certo darebbe vita ad un “servizio” molto interessante … uno di quelli da mille commenti.

  • Antonio Toma

    Ragazzi ma perchè ci permettiamo di giudicare ancor prima di osservare l’esaposizione?
    anch’io sono un pò dubbioso in merito ma prefersico osservare e poi commentare…
    perchè non ci ritroviamo tutti quanti a Venezia per l’inaugurazione?

  • Sarò a Venezia l’1 il 2 e il 3 giugno, per l’inaugurazione. Penso che ci dovremmo trovare al Padiglione Italia. Ma quale giorno e a quale ora? Ida Gerosa

  • Sono d’accordo con il papier di Atribune.
    Bruciati perchè no?
    Ma..scusate la battuta quanto mai banale ..ma al rogo Sgarbi? Non se ne può davvero più.