Tutte le polemiche di Palermo

Una posizione che fa e farà discutere quella di Sergio Troisi, critico d’arte siciliano. In un recente articolo su Repubblica passa in rassegna il sistema dell’arte siculo, parla di giovani artisti, delle loro tecniche, della pittura. Salvando pochissime cose bollando la città come luogo in gran declino. Fargli un’ampia intervista, era il minimo.

Un’immagine di Cinico tv, il cult di Ciprì e Maresco

Succede che Sergio Troisi, tra le più autorevoli voci della critica siciliana, scrive un articolo su La Repubblica. “La città degli artisti”, lo intitola. Parla dei giovani artisti locali, dell’art system isolano malaticcio, di quello che c’è e di quello che ci dovrebbe essere. E succede che scoppia il caos. Chi s’arrabbia, chi fa polemica, chi travisa e chi invece approva. Usando come gancio questo recente approfondimento, apriamo una discussione con l’autore sul tema “arte contemporanea in Sicilia”. Un’intervista un po’ pungente, per sfatare luoghi comuni e togliere di mezzo qualche equivoco.

Con il tuo articolo hai fatto arrabbiare un po’ di persone. Il che è già un bel risultato. Ma questa Città degli artisti è davvero messa così male?
Certamente è messa male Palermo. Gli anni dell’amministrazione Cammarata hanno visto un movimento involutivo di chiusura progressiva, di mancanza totale di progettualità. Il sistema dell’offerta culturale ne ha ovviamente risentito, via via si è andato depauperando.

Francesco De Grandi - Macchia - 2009 - olio su tela - cm 180x250 - collezione privata - courtesy Galleria dell’Arco, Palermo

In quasi dieci anni hai salvato solo due cose: una bella mostra di video con artisti non siciliani, Girato a Palermo, e il docufilm Palazzo delle Aquile (di Savona, Porto, Sparatore). Non ti pare di esser stato un poco tirchio? O forse… snob?
Questa è una lettura parziale e fuorviante del mio articolo. I casi che citi erano soltanto due esempi di un diverso sguardo narrativo. Per il resto, menzionavo come opere suggestive alcuni dipinti di Andrea Di Marco, istituivo un parallelo tra Bazan e alcuni passi di Giorgio Vasta, riferivo positivamente dell’interesse dell’ultimo lavoro di Adalberto Abbate esposto a Riso, ed elogiavo la forza poetica di un video di Domenico Mangano. Queste considerazioni erano articolate in una più complessa lettura del panorama attuale. Per esempio: è vero che il registro della stilizzazione grottesca è divenuto un modo privilegiato del racconto della città? E se è così, questo è casuale o registra in parte almeno una rinunzia? Mi sarei aspettato una discussione su questi punti, piuttosto che un risentimento stizzito per non essermi prodotto in un elogio incondizionato dell’esistente.

La pittura, croce e delizia dell’isola: forse una vocazione, di certo una tradizione. Tu sembri abbastanza negativo nei confronti di questa “pittura che si accampa nelle gallerie e in alcuni spazi pubblici”, posti in cui si vedono poche installazioni e poco video. Cos’è, il vecchio discorso sulla presunta morte della pittura e sul video che, dopo 50 anni, sarebbe ancora avanguardia?
Il panorama della pittura mi sembra meno vitale di quello proposto da fotografia e video. Non è un problema di tecniche, né tanto meno di avanguardie. Però è sintomatico che autori palermitani che lavorano con altri mezzi fatichino a trovare in città ribalte adeguate: la mostra prevista alla Gam di Domenico Mangano mi dicono sia saltata, un artista attivo con successo a New York come Francesco Simeti riceve incarichi a Milano o Bologna, ma non a Palermo. Quello cittadino è un sistema pigro, nel quale la pittura è uno scenario rassicurante, per il collezionismo locale e per le gallerie.

Domenico Mangano - Twinkle Twiddle - 2009 - still da video - 10' - ed. di 3 + 1 p.d.a.

Non volevi mica dire, allora, che per essere artisti cutting edge bisogna per forza occuparsi di Brigate Rosse, di public art, di filosofia del linguaggio o architettura, scegliendo magari la via del neo-concettuale? Perché a qualcuno era parso un po’ così.
È ovvio che il problema investe il linguaggio. Non bisogna necessariamente occuparsi di public art o scegliere il neo-minimal o il neo-concettuale. Ma che la scena cittadina sia così sbilanciata verso la pittura in termini di offerta espositiva rende il panorama, lo confermo, parziale e monco. Non è responsabilità di chi dipinge, naturalmente, ma il risultato è uno sguardo dimidiato sulla città.

Marginalità, disperazione, rovine, sguardi visionari, atteggiamento nostalgico e antistorico. Siamo ancora in piena epoca Ciprì e Maresco?
La forza prepotente delle rovine palermitane è che sono ancora una presenza ingombrante dei nostri percorsi e metafora di una condizione presente non solo palermitana. Anche se, dopo tanti anni, rischiano fatalmente di trasformarsi in cliché. È accaduto anche con Palermo Shooting, il film di Wenders.

Adalberto Abbate - Palermo says - 2009 - installazione di fotocopie a parete (particolare) - cm 300x400

L’orizzonte a cui guardare sono il Premio Furla o il Premio Italia al Maxxi? Non vedi – fatte le dovute eccezioni – un po’ di maniera anche da quelle parti?
I manierismi sono dappertutto, nella pittura come nella fotografia, nel video, nelle installazioni o negli interventi site specific che poi, spesso, specific non sono affatto. Al Premio Italia alcuni lavori erano addirittura irritanti, altri invece – come quelli di Rossella Biscotti e dei De Serio – mi sono sembrati di notevole interesse.

Tu sei pessimista rispetto alla proposta culturale del contesto artistico siciliano (e come darti torto!). Però, mi pare che – per quel poco che c’è – la scena sia piuttosto in linea con quel che accade altrove. Siamo certo debolucci sul fronte internazionale…
La debolezza sul fronte internazionale è soprattutto una carenza di confronti. È vero che gli artisti viaggiano, si spostano, osservano, e in questo, come dici, il loro lavoro è spesso in linea con quanto accade altrove. Ma la possibilità di stabilire una circolazione di sguardi – gli occhi degli altri su di noi – mi sembra cruciale per cogliere quanto, nel nostro orizzonte contemporaneo, sia sfaccettato, multiplo, contaminato.

Andrea Di Marco - Quattro Santi - 2011 - olio su tela - cm 180x220

In particolare, parliamo di musei. È verissimo che parte del problema sta nell’assenza di spazi pubblici adeguati, spesso per motivi politico-economici. Vedi il caso di Riso, che pur essendosi dotato di una struttura trasparente ed efficiente è stato abbandonato dalle istituzioni (tagli finanziari clamorosi e la faccenda dell’autonomia che non si sblocca). Oppure la GAM, che solo ora sta tentando di intraprendere una via progettuale…
Riso si è mosso in questi due anni in maniera attenta, non soltanto con mostre di caratura internazionale come Essential Experiences, ma anche con l’attività di S.A.C.S. La GAM non ha una fisionomia centrata sul contemporaneo, e anche questa serie di sei mostre in programma ha un grosso limite nel fatto che muove da una iniziativa privata…

Sì, dietro questo progetto GAM ci sono dei privati, imprenditori, associazioni culturali, galleristi. Ma nel momento di vuoto politico che sta affondando i nostri musei, che cosa ci resta? L’iniziativa dei privati è un’ancora di salvezza. La questione, semmai, sta in quello che ci mette l’Istituzione, in termini di coordinamento, economie, progettualità, continuità, organizzazione…
Il problema infatti non è l’apporto dei privati, anzi ben venga. Il problema è che la regia delle iniziative e i criteri delle scelte devono avere quella trasparenza che solo l’istituzione pubblica è in grado di garantire, in quanto impermeabile a finalità promozionali e (sia pure indirettamente) di lucro. Io non sono sicuro che tutto questo si sia verificato per le mostre in programma alla GAM. Certo, gli artisti individuati per questa rassegna sono, tutti, di interesse indiscutibile. Ma il motore privato che ha determinato queste scelte rende la GAM poco più che un contenitore che ha accettato di ospitare un progetto “chiavi in mano”. All’istituzione pubblica si deve chiedere di più: un orizzonte di selezione ampio e motivato, un progetto insomma che qui non si vede.

Per chiudere, Catania vs Palermo. E non è solo un fatto calcistico. Come li vedi i due maggiori assi dell’isola, in quanto a ricerca contemporanea e sviluppo del sistema?
Non mi appassionano i derby calcistici, figurati quelli culturali. Se vuoi dei nomi riferiti all’area catanese, comunque, eccome due: Canecapovolto e Loredana Longo. Non sono pittori… È grave?

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Giulia Amodeo

    Dire che sono d’accordo è riduttivo. Meno male che ci ha pensato Troisi a dare la verità nuda e cruda, perché i timidi tentativi dei critici minori (me compresa) si sono presi dell’incompetente e superficiale. È inutile che galleristi, artisti e curatori si offendono. Questa è la realtà.

  • Federico Lupo

    Non si tratta di offese, credo, tantomeno di elogi incondizionati.
    Il problema è che questa intervista, nonostante le precise e puntuali domande, non risulta in linea con l’articolo al quale fa riferimento. In estrema sintesi, non trovo coerenti i toni e le opinioni espresse su Repubblica e su Artribune.
    Ad ogni modo sia dall’intervista, che dall’articolo, si evince un’analisi parziale di quello che accade in una Sicilia in cui parlare della pittura siciliana come un clichè è con tutta probabilità l’ennesimo clichè. Un gioco di scatole cinese.
    Esistono altri posti al mondo in cui si gioca a far le proporzioni tra pittori, videoartisti, scultori, ecc…? E se proprio vogliamo giocarci, non sono forse curatori, critici, storici dell’arte che visitino con costanza gli studi degli artisti, le case, le gallerie – le più piccole come le più grandi – le figure di cui, salvo rarissime eccezioni, si sente davvero la mancanza?
    Figure professionali capaci di monitorare l’arte dove la si crea e non soltanto da dietro una scrivania. Quest’ultima non è una critica diretta al Signor Troisi, ma una critica ben più ampia ad un sistema che ha delle falle, proprio per l’assenza di alcune figure chiave.
    Non analizzo il sistema palermitano, perchè sono probabilmente troppo addentro alla questione, ma parlando di Catania ad esempio, realtà come Erbematte e Bocs, e su un piano diverso la Fondazione Brodbeck, mi sembrano proposte di ampio respiro, create da professionisti che ogni giorno si impegnano per produrre risultati convincenti, avvicinando il grande pubblico pur promuovendo progetti di qualità.
    Il mio è un invito a non analizzare soltanto ciò che avviene in superficie e che viene supportato dai media, ma ad analizzare piuttosto tutte quelle microrealtà che da molti anni hanno generato proposte culturali di ampio respiro.

  • Chiara

    L’impressione è che l’itervistatrice (peraltro un po’ troppo coinvolta nell’ultima serie di proposte espositive alla GAM di Palermo, così come nelle cura reiterata di attività espositive collaterali (?) di Riso) non abbia saputo leggere i contenuti dell’articolo di Troisi, limitandosi a delle osservazioni superficiali e a un’interlocuzione di tono mediocre; limitandosi a farsi portavoce del malcontento – anche quello ingenuo perché mal posto – degli artisti (o piuttosto di un gruppo di essi), troppo intenti a guardare il proprio ombellico per accorgersi che quell’articolo, da loro travisato, tesse una riflessione più complessa, oltrepassando senz’altro gli angusti limiti di una bagarre tra linguaggi dell’arte. Limitativo è semmai porre l’offerta culturale di questa città sul piano di una competizione tra istituzioni che si producono in eventi espositivi ripetitivi, che soddisfano le aspettative di artisti-curatori-mecenati-collezionisti del luogo in una prospettiva oramai ai limiti della sovraesposizione: tutti contenti e… amen. Il titolo della recensione all’ultima mostra di Di Marco la dice lunga: “Se la Gam di Palermo fa concorrenza a Riso”, quasi che quel “Riso amaro” di qualche tempo fa, poi divenuto un nuovo e promettente capitolo culturale per l’isola, adesso cominciasse a essere un po’ scotto… e d’altronde è evidente a tutti che Riso non decolla, per tacere dell’ultima mostra collettiva tuttora in corso, di cui è meglio, per l’appunto, tacere. Insomma, si ha l’impressione di un mesto, circoscritto giro di giostra che aggrada gli artisti siciliani (o almeno quelli inseriti nel pacchetto chiavi-in-mano) e non produce crescita né circolazione culturale. Altra cosa dovrebbero essere le strategie culturali di un territorio.
    @ federico lupo: non è la pittura ad essere considerata cliché, ma “le rovine palermitane, metafora di una condizione del presente” che alla lunga finiscono col trasformarsi in una facile fuga… ma perché continuiamo a fare questaparafrasi così riduttiva delle parole di Troisi??… Io trovo al contrario molto banali, inutilmente piccate, in definitiva un “cliché” le domande di Helga Marsala, forse troppo condizionata dal risentimento infiammato di certi amici artisti. Peccato, un’occasione mancata questa conversazione…

  • Penso che chi ha inventato la ruota era un artista, sapete perchè? perchè non esistevano ancora le strade.

  • Paolo Molinelli

    Per 10 anni ho diretto l’Associazione Culturale Laboratorio Giovanile (99-09) e sono uno dei testimoni diretti del declino di Palermo in ambito artistico. Come operatore culturale ho cercato di promuovere il bello che c’è nell’arte contro la bruttura dell’interesse personale; per questo sono riuscito ad organizzare l’80% delle mostre all’estero…portando artisti di assoluto interesse come Taravella (mosca, Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Madrid, Barcellona) Baragli (mosca) Provino (Mosca) , Saverio Terruso…Feo, Denaro, Madonia (Lisbona) Etc. Etc.
    Tuttavia sono sicuro che le cose potranno cambiare anche con il contributo di critici come Sergio Troisi e Salvo Ferlito.
    P.s.
    Interessante Artribune!

  • Vinny Scorsone

    bene dice Sergio Troisi che ci sono poche mostre di videoarte a Palermo, il problema, però, non è nelle intenzioni di curatori e galleristi, ma è solo un problema economico. Allestire una mostra di pittura non ha grandi costi. Cosa differente, invece, è quando si parla di allestire, in maniera adeguata, una mostra di cinema d’animazione, videoarte o installazioni. Sì perché a questo punto il problema economico si fa molto più serio e con i tempi di crisi che attraversiamo una piccola galleria privata come la mia ( la galleria Studio 71) ha serie difficoltà a procurarsi proiettori, monitor e quant’altro serva.
    Personalmente ho provato più volte a farmi sponsorizzare dal comune o dalla regione degli eventi (come li si definisce adesso) ma non avendo santi in Paradiso non mi è mai stata data neanche una risposta. Fortunatamente a Palermo c’è uno spazio già allestito per mostre di questo genere ed è Villa Alliata Cardillo la cui direttrice artistica, Giulia Ingarao, è sempre disposta al dialogo. Speriamo che presto si possa vedere qualcosa di nuovo a Palermo perché ne abbiamo davvero bisogno.

  • Mostre in Galleria
    2005 Giugno/Settembre – Terry Richardson / Kibosh a cura di Helga Marsala
    2005 Settembre/Ottobre – Manfredi Beninati / Drawing Cabinet a cura di Laura Barreca
    2005 Novembre/Dicembre – Sukran Moral / Leyla e Mecnun a cura di Simonetta Lux
    2006 Maggio/Giugno – Natalie Harb / If you were
    2006 Giugno/Settembre – Ciancimino&Tammaro / Nardi_Scopetta a cura di Daniela Bigi
    2006 Settembre/Ottobre – Loredana Longo / Explosion #8 Sweets a cura di Pietro Gaglianò
    2006 Dicembre/Gennaio 2007 – Italo Zuffi /La nostra evoluzione è qualche cosa di diverso
    2007 Marzo/Maggio – Carlo Cislaghi / Oculus Inscius a cura di Daniela Bigi
    2007 Maggio/Giugno – Alessandro Bazan / con un testo di Pier Luigi Tazzi
    2007 Luglio/Settembre – Lab Saccardi / Donna/Woman a cura di Aleksandra Mir
    2007 Settembre/Ottobre – Stefania Galegati Shines / a cura di Laura Barreca
    2007 Ottobre/Novembre – Adalberto Abbate / Erziehungs-Entwicklungsprozess
    2007 Dicembre/Gennaio 2008 – Marcello Maloberti / C.I.R.C.U.S. a cura di Francesca Pasini
    2008 Febbraio/Marzo – Canecapovolto / Presente Continuo a cura di Helga Marsala
    2008 Marzo/Aprile – Francesco Simeti / Plastic Eden a cura di Laura Barreca
    2008 Aprile/Maggio – Benedetto Chirco / Gentlemen a cura di Pietro Gaglianò
    2008 Maggio/Giugno – Liliana Moro / Canile a cura di Laura Barreca
    2008 Luglio/Settembre – Flavio Favelli / Palazzina Cinese a cura di Laura Barreca
    2008 Ottobre/Novembre – Andrew Mania / Thr Unholy Innocente a cura di Laura Barreca
    2008 Dicembre/Gennaio 2009 – Sandro Scalia / Giumentaro
    2009 Marzo/Aprile – Andrea Di Marco / Comune Mortale a cura di Helga Marsala
    2009 Maggio/Giugno – Marc Bauer / Pugilato
    2009 Giugno/Luglio – Jo Robertson / Scorpion Dance Music
    2009 Luglio/Settembre – Adrian Hermanides / MACHO in Andromeda a cura di Laura Barreca
    2009 Ottobre/Novembre – Gian Domenico Sozzi / Whispers con un testo di Alessandro porro
    2009 Dicembre/Gennaio 2010 – Barbara Gurrieri Group / Ci piace rimanere da soli…
    2010 Febbraio/Marzo – Adalberto Abbate / Rivolta
    2010 Aprile/Giugno – Christian Frosi a cura di Laura Barreca
    2010 Luglio/Settembre – Sissi / La fantasia morde nella piega in bilico a cura di Laura Barreca
    2010 Ottobre/Dicembre – Milena Muzquiz / Mentr’io penso tu vediti questo a cura di Laura Barreca
    2010 Dicembre/Gennaio 2011 – Per Barclay / Palazzo Costantino a cura di Laura Barreca
    2011 Febbraio/Aprile – Manfredi Beninati / Le voci di dentro con un testo di Raimundas Malasauskas
    2011 Maggio/Giugno – Deborha Logorio /
    2011 Luglio/Settembre – John Kleckner /
    2011 In preparazione Julieta Aranda / Assume Vivid Astro Focus

    Mostre organizzate dalla galleria fuori sede

    2011 Aprile/Luglio – Loredana Longo presso chiesa di S.Mattia ai Crociferi Palermo

    2011 Maggio/Giugno – Stefania Galegati presso GAM – Complesso Monumentale S.Anna Palermo – con un testo di Davide Ferri

    2011 Maggio/Giugno Wunsch Ordnung colletiva presso Klingenthal Ausstellungsgaraum – Basilea

    2011 Luglio/Settembre Wunsch Ordnung colletiva presso chiesa di S.Mattia ai Crociferi Palermo

    Collaborazioni con l’Accademia di Belle Arti di Palermo / Transiti

    2004 Marzo / Betty Bee
    2005 Novembre / Sukran Moral con Simonetta Lux
    2006 Dicembre / Italo Zuffi
    2007 Dicembre / Marcello Maloberti con Francesca Pasini
    2008 Marzo / Francesco Simeti con Laura Barreca
    2008 Maggio / Liliana Moro
    2009 Marzo / Andrea Di Marco
    2009 Maggio / Marc Bauer
    2009 Maggio / Jo Robertson
    2010 Aprile / Christian Frosi
    2010 Ottobre / Milena Muzquiz
    2010 Dicembre / Per Barclay (rinviata)
    2011 Febbraio / Raimundas Malasauskas
    2011 Aprile / Loredana Longo

    Fiere
    dal 2005 Novembre – Artissima / Torino
    dal 2009 Gennaio – Artefiera / Bologna
    2007 Ottobre Year07 / Londra
    2008 Ottobre – Preview Berlin / Berlino
    2010 Ottobre – Preview Berlin / Berlino

  • dimenticavo…

    Mostre organizzate dalla galleria fuori sede

    2011 MArzo/Aprile – Andrea DI Marco presso GAM – Complesso Monumentale S.Anna Palermo –testi di Davide Ferri Beatrice Buscaroli, Helga Marsala, Alessandro Pinto, Giulia Ingarao

  • Errata Corrige:

    2011 MArzo/Aprile – Andrea Di Marco presso GAM – Complesso Monumentale S.Anna Palermo –testi di Beatrice Buscaroli, Helga Marsala, Alessandro Pinto, Giulia Ingarao

    Mi scuso, causa copia/incolla figurava Davide Ferri fra gli autori di testi sul catalogo di Andrea Di Marco

  • Giulia Amodeo

    1) Personalmente ritengo che il successo reale di un artista, non sia dato da chi gli offre la possibilità di esporre. Ma da chi investe economicamente ed in maniera significativa su di lui. Pochissimi (davvero pochi) artisti siciliani hanno quotazioni tali da competere anche solo lontanamente con il mercato internazionale del contemporaneo.

    2) A mio avviso solo un critico che non è coinvolto in questo business (sia direttamente che indirettamente) può essere considerato attendibile in quanto disinteressato.

  • Chiara

    @ Francesco Pantaleone: Peccato, un’occasione mancata, quando non patetica, questi commenti… ma è la provincia!

  • Angelo Paparcuri

    Cari amici e naturalmente parlo dei vecchi che sanno le cose come stanno, purtroppo l’Arte e parlo della mia Sicilia spesso e volentieri viene gestita da immutevoli piccoli stuoli di individui i quali da sempre attingono esclusivamente dal pozzo delle raccomandazioni ,artisti dal sicuro vento in poppa o pseudo tali per apparire e gestire i loro artistici comodi nel miglior modo possibile( quando ci riescono). Abbiamo visto negli anni a parte qualche episodio degno di nota lo scempio più assoluto .Sappiamo tutti che per alcuni il mondo dell’arte è conveniente e quindi è facile intuire il senso del suo verso in pratica quello dell’opportunità. Sappiamo anche che la crisi spesso è una scusa ( ne siamo tutti testimoni) ,quando necessita il denaro per allestire una mostra per il signor X i fondi compaiono aristicamente come per miracolo.Purtroppo devo dire che ormai questa morte della cultura non è più solo un episodio siculo ma Italiano . l’Arte nella maggior parte dei casi non è più dentro le gallerie,ormai stracolme di stuoli di critici, politici , aspiranti santi esperti o aiutanti tali .Troppi galli in un pollaio non possono cantare al massimo possono solo “Galleggiare”
    Angelo Paparcuri

  • naturale curiosità

    Viene naturale interrogarsi su cosa ci sia scritto nell’articolo del sign. Troisi.
    Per i lettori non palermitani, agevolare con il link dell’articolo a cui si fà riferimento?

  • helga marsala

    L’intenzione non era certo quella di fare un’intervistina ruffiana e noiosa. Pur essendo d’accordo con diverse delle cose sostenute da Sergio, ho preferito pungolarlo per dargli modo di difendersi dalle polemiche e per provare a fornire angolazioni un po’ differenti dalle solite. Non si voleva qui, chiaramente, fare una fotocopia del pezzo su Repubblica, né avvalorarne pedissequamente le tesi. A che serviva? Bastava leggersi l’originale.
    In questi casi è invece dovere dell’intervistatore pungolare un po’ l’intervistato, al fine di aprire un dibattito. Sergio, che è un ottimo giornalista, lo sa bene e ha apprezzato.
    Riguardo al mio presunto coinvolgimento (ma quale? Non ho un contratto con nessun ente pubblico e nessuna struttura istituzionale…), mi pare di aver puntato il dito contro la Regione, che sta deliberatamente affossando Riso, e di aver messo in discussione il coinvolgimento dell’Istituzione nel caso della GAM… Se questo significa essere poco obiettivi…
    Mi piacerebbe piuttosto che quegli artisti che hanno avuto da ridire sull’articolo di Sergio o che hanno da ridire – giustamente – sulla situazione palermitana e siciliana, si facessero avanti partecipando al dibattito, magari con nome e cognome. Tutti noi scriviamo e lavoriamo per creare contesti di dialogo e di confronto, condizione necessaria affinché si provi a uscire da questo pantano.

  • Chiara

    Non ho un contratto con nessun ente pubblico…. non volevo fare un’intervistina ruffiana e noiosa…. MA COSA DICE LINTERVISTATRICE??? DI COSA PARLA?!!………..
    Non lo sai che sono giovane e trendy, ho voluto pungolare un po’ l’intervistato con domande del tipo “Non volevi mica dire, allora, che per essere artisti cutting edge….” cutting edge.. cutting edge!……….. Helga, se questo è pungolare…. e poi, scusami ma mi fai tanto venire in mente una nota scena di un film di Moretti:
    http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow&feature=related

  • Marco Cingolani

    Gilbert: Caro Ernst sono in collera con te…
    Ernst: Ma perché mai, amico mio…? Appena tornato da Berlino sono subito venuto a trovarti per farti il resoconto di tutte le mostre e degli artisti che ho visto…
    Gilbert:Appunto per gli artisti sono in collera… come sai io mi affido al tuo buongusto e in questi anni ho seguito i tuoi consigli…
    Ernst: Non te ne sei mai pentito, hai comprato il meglio al prezzo giusto… e spesso li hai rivenduti guadagnandoci.
    Gilbert: Lo so, lo so, ma quella dei palermitami proprio non mi va giu.
    Ernst: In che senso?
    Gilbert: Mi hai fatto seguire la rinascita artistica della città, mi hai fatto comprare Bazan, De Grandi, Di Marco, Di Piazza, anche i Saccardi, Cumia, Adamo,Zanghi l’ho anche consigliato ai miei amici di Barcellona e Colonia di comprarlo, da Michela Forte mi sono fatto fare il ritratto. Ho comprato da Pantaleone: Lilliana Moro, Zuffi, Frosi, Beninati, Abbate. Per non parlare del bravo Federico Lupo, di cui ho sia il suo lavoro sonoro che quello dei giovani artisti esporti nella sua galleria Zelle…
    Ernst: Lo so bene, e fino a ieri mi sembravi contento dei tuoi acquisti…
    Gilbert: Andando spesso a Palermo abbiamo vissuto in diretta la nascita di una generazione di artisti molto validi. Ti ricordi come erano stimolanti e sexy le inaugurazioni da Pantaleone e da Zelle?
    Ernst: … i discorsi culturalmente stimolanti che abbiamo fatto allo studio di Alessandro Bazan…
    Gilbert: Mi ricordo bene, però la critica ufficiale è di altro avviso…
    Ernst: …???
    Gilbert: Leggi questo articolo su Repubblica e capirai perché sono arrabbiato. Mi hai fatto frequentare “una stagnazione limacciosa”, altro che rinascita artistica!
    Ernst: Mmmm… Ah certo, l´ho gia letto un mese fa e non mi ha suscitato particolari attenzioni. E´ un articolo ben scritto di un critico locale che ha le sue preferenze artistiche e non trova interessanti la pittura accampata nelle gallerie palermitane…
    Gilbert: Visto che tu leggi solo la “Gazzetta dello sport” e “October” concentrati bene…
    Ernst: Insomma, questo Sergio Troisi dice che a Palermo c´è troppa pittura perché è di facile digeribilità al palermitano nostalgico, soprattutto se corretta con un tocco di grottesco che funziona sempre, mentre le stesso grottesco, filmato e rifilmato è meno puzzone, ma più folk resident, alla Beuys si intende. Ma noi sappiamo che non è vero e che è solo pretestuoso.
    Gilbert: In che senso? Se lo dice lui che scrive…
    Ernst: Come sai l´importanza politica (sia nel senso formale che sociale) dell´immagine dipinta dai nuovi pittori siciliani si sta rivelando come una parte importante del discorso artistico italiano, ed è solo all´inizio della sua valutazione. Nello stesso tempo si stanno diffondendo anche a Palermo le modalità alla Bobby Solo, ovvero le cover di formalizzazione very Internationally che hanno contribuito a far scomparire l´arte italiano dal reale contesto internazionale… ma anche questo è un bene, perché stanno normalizzando una città che prima di questo decennio era governata da….
    Gilbert: Tu parli bene, ma leggi questa intervista su ArtTribune, dove le cose sono ancora più chiare…
    Ernst: mmm,… sbagliato, giusto, sbagliato, sbagliato, cazzata, giusto, pazzesco!
    Gilbert: non mugugnare e dimmi…
    Ernst: Palermo accoglie solo la pittura? Che stupidaggine, come sai Simeti ha ridisegnato la facciata di Palazzo Riso, prima la doveva fare Pierluigi Calignano, che tra l´altro è stato l´unico a realizzare il miglio lavoro sulla monnezza palermitana nella mostra alla Galleria dell´Arco. Ti ricordi quella cattedrale fatta con gli infissi sani e recuperati dalle discariche abusive?
    Gilbert: Stupenda, puntuale e non grottesca.
    Ernst: Da Pantaleone è passato lo stesso Simeti e anche Canecapovolto, Sissi, Domenico Mangano (presente anche a Palazzo Riso) e la bravissima Ciancimino che fra poco approda da Cardi.
    Gilbert: Ma perché dicono che sono stati dieci anni stagnanti e limacciosi?
    Ernst: Sai, da ragazzi c´era sempre un bambino che per giocare si portava il pallone da casa; siccome i pittori palermitani non giocano per aver portato il pallone, anzi li pagano per poter giocare nel territorio nazionale, questa cosa fa girar le balle.
    Gilbert. Mi hai insegnato che il mercato internazionale ha delle regole precise e che gli italiani…
    Ernst: Appunto. Lascia perdere il mercato internazionale perché in realtà appartiene a pochissimi e sono quasi tutti morti, inoltre in nazionale è gia così difficile…
    Gilbert: E poi quel Cammarrata che è involuto da tutti, che tipo di collezionista è? Non lo conosco…
    Ernst: Non è un collezionista. E’ il Sindaco.
    Gilbert: Il Sindaco?, ma cosa c´entra con l´arte contemporanea?
    Ernst: Beh, a Palermo c´entra. Sindaco, regione, provincia e potentati vari hanno tenuto in scacco l´arte sommergendola di regali a vanvera, quando la rinascita palermitana cominciava gramscianamente dall´Accademia di Belle Arti e dai suoi professori, professionisti e soprattutto da alcuni privati. Cittadini che finalmente si sono dimenticati di essere a Palermo e ci hanno messo i loro soldi e il loro entusiasmo, diventando in breve tempo gallerie di livello nazionale: Francesco Pantaleone, Zelle di Federico Lupo… Gilbert: Non ci dimenticare la galleria Dell´Arco ora la Galleria Bianca…
    Ernst: Non li dimentico. In questo decennio se ne sono infischiati delle logiche della “ProLocoArteContemporanea” e hanno fatto diventare Palermo una realtà importante a livello nazionale. Quando leggo “stagnazione limacciosa dell´ultimo decennio” mi scappa da ridere per non piangere. Prima era il deserto vanitoso di alcuni, poi tutto è diventato interessante, bello, anche entusiasmante. E soprattutto entusiasticamente privato: decido io, perché pago io.
    Gilbert: Beh, ma questo a Milano e Torno è normale… è il mercato bellezza.
    Ernst: Appunto, a Palermo sembrerebbe di no.
    Gilbert: Ma non fa piacere che finalmente la città è diventata normale?
    Ernst: Vedi, la chiave per capire i due articoli sta della frase “chiavi in mano”.
    Gilbert: Quella riferita alle mostre fatte alla GAM?
    Ernst: Sai, al critico palermitano, del successo nazionale “della pittura accampata in galleria” e delle gallerie stesse gli importa poco, infatti non se ne è mai occupato sui quotidiani che si piccano d´essere d´informazione corretta e progressista. Quotidiani dove si pubblica di tutto, tranne quello che c´è stato di rilievo in questi decenni.
    Gilbert: Infatti non ho mai visto un´intervista a Pantaleone, a Federico Lupo o agli artisti invitati in Accademia nei transiti, oppure…
    Ernst: Fermati, fermati, non t´indignare, noi siamo uomini di mondo… Al critico invece interessa la gestione del “chiavi in mano” che non deve essere lasciata ai privati e affini, ma deve avere: “un orizzonte di selezione ampio e motivato, un progetto insomma che qui non si vede”.
    Gilbert: E quale dovrebbe essere il progetto?
    Ernst: Semplice: tornare ad occupare il territorio come prima di questo decennio “à la carte”. Insomma il ritorno del menu fisso o turistico.
    Gilbert: O mamma mia, che noia, scappiamo!
    Ernst: Una volta a Palermo c´erano i Gattopardi seducenti ora ci sono le Vedove sospiranti.
    Gilbert: Le vedove di chi?
    Ernst: Di lui…
    Gilbert: Vuoi dire “quel” lui? Il capoccione..?
    Ernst: Ma valà! Ovviamente non è lui… è… il Sindaco.
    Gilbert: O maronna, chillo dò rione sanità!
    Ernst: Non è quello, quello stava a Napoli, qui siamo a Palermo…
    Gilbert: Taci.Non dirmelo! Ho paura, scappiamo!
    Ernst: Aspettami! Andiamo a New York a respirare un pò..

    • Grande Marco! Un grazie sentito.

    • Federico Lupo

      Non posso che ringraziare Marco Cingolani. E’ strano che sia lui ad accorgersi di cose che molti palermitani si ostinano invece ad ignorare

  • Io non parlo d’arte

    Condivido il racconto-commento di Marco Cingolani.
    Molto interessante, anche il commento dell’artista-gallerista Federico Lupo.
    Si parla di cosa è giusto o sbagliato senza mai esaltare ed analizzare il lavoro di quelle realtà private, presenti a Palermo.
    Per moltissimi, l’arte contemporanea a Palermo viene propinata e diffusa soltanto dal museo d’arte contemporanea Riso o dalla Gam di piazza S.Anna. Luoghi in cui, la politica “tanto per bene” palermitana ne fa da padrona.
    E allora “chissenefraga” di quanti pittori o meno ha Palermo, ma, iniziate a dare un maggior peso a quelle realtà, personaggi, o situazioni che porterebbero un tocco “d’aria fresca” a questa Palermo.

  • Ma cosa ci sarebbe da commentare, scusate
    e perchè poi dovrebbero farlo alcuni artisti che a quanto mi risulta se la ridono non poco, leggo qui nei commenti di “risentimento infiammato, offese interplanetarie, artisti sul piede di guerra, ma quando mai?? ma di che stiamo parlando e soprattutto di chi stiamo parlando, forse l’ottima Sig.na Marsala orecchiando un paio di commentucci da bar o da facebook ha pensato bene di innescare una polemica giornalistica, ottimo! ma non vedo picchetti sotto casa di Troisi, nè riunioni carbonare di artisti stizziti, semmai un basimento generale da parte degli addetti ai lavori (galleristi in primis) che non gradiscono la bollatura di servili contenitori in cui “si accampa la pittura” visto che secondo il critico nostrano ” la pittura è uno scenario rassicurante, per il collezionismo locale e per le gallerie.” Non sò voi, ma personalmente l’ultima mostra di Vito Stassi alle Nuvole (solo un’esempio) non mi sembrava proprio cosi rassicurante, ne ho trovato quel ” registro della stilizzazione grottesca divenuto un modo privilegiato del racconto della città” su cui il critico vorrebbe spostare l’argomento di discussione, già vero anche lui è un pittore….è grave?
    Mi dispiace, non amo parafrasare su ciò che ha scritto Troisi ma devo notare l’inaffidabilità della lettura generale dei fatti, che ha evidenziato pubblicamente in questi articoli, del resto come si fà a dire che un artista come Simeti non riceve incarichi in spazi istituzionali quando nell prospetto del museo d’arte contemporanea insiste da un’anno un suo intervento.

    • L’opera di Simeti “Proscenio” concepita per il museo RISO è stata collocata nel luglio 2009, quindi tra un paio di mesi fa ben due anni!

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  • Maurizio Ruggiano

    la pittura è morta, ma si vende meglio….
    ho presentato recentemente un progetto di videoinstallazione in collaborazione con kali Jones e il poeta siriano Adonis… a mala pena siamo riusciti ad ottenere i soldi per un catalogo decente dal museo d’arte contemporanea di Caltagirone e dal Centro Culturale Francese… purtroppo a Palermo le istituzioni appoggiano solo gli amici degli amici…

  • vincenzo

    Aldilà del pollaio su cui trovo anche una certa regia occulta, roba veramente divertente e ruspante hahaha…molto meno noiosa di certe mostre internazionali, che spesso mi mettono un pò di tristezza hihihihi ed aldilà dello scontato e quello sì provinciale dibattito pittura-tradicional, concettuale-international. Marco Cingolani ha ragione! .Ma mi astengo dal dare altri giudizi, causa troppo coinvolgimento emotivo hihihi del resto Battiato docet : “mandiamoli in pensione i direttori artistici gli addetti alla cultura*…

  • helga marsala

    ciao gino. nessuno ha parlato di picchetti sotto casa di Torisi, di offese interplanetarie o di gente che è sul piede di guerra. siamo solo di fronte a una normale discussione, nata dal fatto che alcune persone (io, sergio, chi sta intervenendo qui, eccetera), anzichè accontentarsi di commentare in privato decidono di scrivere un ariticolo, di esprimere un’opnione, di alimentare un dibattito intorno a questioni relative a un territorio.
    mi pare una cosa civile e normalissima. senza che ci sia bisogno di invocare guerre. anche il tuo parere, riguardo alla lettura di Torisi, è il benvenuto ed è utile alla riflessione.
    Non è dunque dai commentucci origiliati al bar (anche quelli utili comunque) che nasce la voglia di aprire una discussione. Ma dalla convinzione che non possa esistere nessuna scena culturate laddove le idee, le opinioni e le azioni non vengano apertamente condivise e utilizzate come motore per generare altre azioni, altre riflessioni, altre idee.