Se la Gam di Palermo fa concorrenza a Riso

La GAM di Palermo si dà al contemporaneo. Parte un lungo ciclo di personali dedicate ad alcuni tra i migliori siciliani. Si comincia con Andrea Di Marco, uno di quei talentuosi pittori d’area palermitana. Gruppo che, dalla fine degli anni ’90, sta costruendo un discorso di qualità intorno alla pittura. Un discorso ormai maturo, che distende un filo tra ricerca contemporanea e tradizione figurativa italiana.

Andrea Di Marco - Accrocchio - 2011

In una stimolante dialettica fra arte antica e contemporanea, prende avvio la nuova stagione espositiva della GAM di Palermo, che agli altisonanti nomi della pittura siciliana dell’Ottocento affianca da quest’anno le opere di giovani mid-career siciliani, ospiti per i prossimi tre anni di grandi personali. Una scelta importante, che segna un cambiamento di rotta nei programmi della galleria civica.
Si parte con Andrea Di Marco (Palermo, 1970), per la prima volta celebrato da un importante spazio istituzionale in Sicilia. Sono una ventina gli oli su tela, tutti realizzati nell’ultimo triennio: piccoli e grandi lavori che si inseriscono con disinvoltura all’interno del percorso museale, come evoluzione della migliore tradizione pittorica locale.

Andrea Di Marco - Almanacco (particolare) - 2011

Tuttavia, al di là di questa rispondenza, al di là della rassicurante verosimiglianza figurativa e dell’indiscussa abilità tecnica, il fascino attrattivo del lavoro dell’artista palermitano si concentra nella sintesi tra piacere del fare e riflessione intellettiva, in una dimensione pittorica intrisa di umana concretezza e impalpabile spiritualità.
I soggetti, estrapolati da una vigile osservazione del quotidiano, sono messe a fuoco di paesaggi ordinari, solitari e spesso dimessi; sono luoghi abitati da cose anonime e casuali, usate o abbandonate: saracinesche chiuse, sedie vuote, scale appoggiate, scafi dismessi.
Hanno un nome, le città, ma hanno anche un colore, un sesso e un’età”, scrive Vincenzo Consolo. Allo stesso modo, negli scenari urbani dell’artista è tutto assolutamente umano e terribilmente familiare, pur apparendo prezioso, aulico, pregno di sacrale dignità.

Andrea Di Marco - Scalasanta - 2009

La bellezza sensuale della sua pittura trae forza dall’equilibrata tensione fra opposti, che generano un’architettura formale impeccabile, immanente e insieme trascendente.
Oltre la materia densa e viva delle pennellate corpose, è ravvisabile un logos che, come una trama nascosta al di là delle apparenze fenomeniche, diviene elemento fondante dell’armonia del visibile, chiave necessaria per dischiuderne l’essenza. La pittura ossimorica di Di Marco si muove così in una terra di mezzo, possibile unicamente fra i sentieri dell’arte, dove la povertà del soggetto rappresentato si disperde – fino a essere dimenticata – in una traboccante ricchezza visiva.

Qui, il silenzio surreale di scorci desolati diventa assordante vocio di colori, mentre la staticità degli oggetti inanimati è contraddetta dalla fragorosa energia sottesa.
Gli uomini non ci sono mai. Ma la loro presenza è palpabile, flagrante nelle tracce residuali di un vissuto che non è narrato, ma presentato quale frame senza prima né dopo. Esserci, dunque, scomparendo nella disarmante verità delle cose.

Giulia Gueci

dal 12 marzo al 30 aprile 2011
Andrea Di Marco – Almanacco o diario per il diletto comune
a cura di Beatrice Buscaroli e Helga Marsala
GAM – Galleria d’Arte Moderna – Complesso monumentale di Sant’Anna
Piazza Sant’Anna, 21 – 90133 Palermo
Orario:
da martedì a giovedi ore 9.30-18.30; venerdi e sabato ore 9.30-23; domenica ore 9.30-18.30
Catalogo Silvana Editoriale
Ingresso: intero €7; ridotto € 5
Info: tel. +39 0918431605;
www.galleriadartemodernapalermo.it

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Giulia Gueci
Giulia Gueci, storica e critica d’arte vive e lavora a Palermo. Dopo un master in “Valorizzazione dei beni culturali e sviluppo locale”, lavora dal 2009 al 2012 come co-responsabile del Settore educazione di Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, per cui organizza percorsi d'arte guidati, laboratori pratico-creativi, workshop, conferenze e seminari sul linguaggio del contemporaneo. Dal 2009 al 2011 ha lavorato presso la Galleria Aike/dell’Arco di Palermo coordinando l'organizzazione della programmazione espositiva. Dal 2007 collabora con il Museum – Osservatorio dell’arte in Sicilia di Bagheria realizzando testi per differenti cataloghi di mostre. Nel 2006 ha pubblicato la monografia dal titolo “Pippo Rizzo e le arti applicate” e attualmente, in qualità di critico d’arte, scrive per alcune testate giornalistiche come Artribune e I love Sicilia.
  • a volte la pittura è l’unica via,

    • helga

      a volte, Luca, ho la stessa sensazione anch’io,. la pittura diventa, in certi casi rari e felici, una specie di ancora nel mare magnum delle solite vacuità di maniera… trendismi compiaciuti e compiacenti, a cui manca lo spessore giusto. ci si consola, a un certo punto, con la profondità inquieta del colore. che poi non è nemmeno un consolarsi… è appigliarsi a una visione autentica, a una motivazione originaria. un qualcosa di luminoso che resta, mentre cointinua a mutare. oggi, dopo tre giorni di MiArt, ho rivisto Morandi al museo del Novecento. Ed è stato come riaprire gli occhi, come riprendere fiato.

  • come al solito faranno i soliti , ormai sanno tutti che i musei palermitani fanno progetti solo per i raccomandati. i vari….crocetti bazanini e demarchini….
    per favore…..

    • helga

      sì, Di Marco raccomandatissimo… uno scandalo. ha appoggi fortissimi lui, mica fa le cose perchè sa dipingere. infatti, dopo questa PRIMA personale istituzionale nella sua terra, arrivata a quasi 40 anni, lo aspettano al MoMA di Nyc per un progetto pazzesco. che vuoi farci, è tutto un fatto di amicizie giuste… fai carriera in un battibaleno, senza fatica e guadagnando soldi a palate. il mondo va al contrario… è tutto un magna magna… non ci sono più le mezze stagioni… tanto va la gatta al lardo…

  • exallieviabadir

    SCRIVERE E PENSARE, una pratica ormai perduta (grazie Sergio Troisi!):
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/04/05/la-citta-degli-artisti.html

  • Francesco Pantaleone

    Ma la courtesy alle opere qualche volta? No?

  • helga marsala

    caro francesco, premesso che mi pare superfluo questo tono ironico, visto che qui le courtesy non si inseriscono “qualche volta”, ma regolarmente… Ti informo tuttavia che in questo caso non sono presenti perchè queste sono le immagini che stavano in cartella stampa e che erano PRIVE di courtesy (erano anche state richieste, tra l’altro, ma l’artista aveva scelto di non inserirle). comunque, in futuro, per una roba simile manda pure una mail privata. qui, volendo, c’è sempre spazio per intervenire sui contenuti interessanti che sono venuti fuori…

  • Niccolò&Gigetto

    Spero che non sia davvero Francesco Pantaleone a scrivere commenti così isterici e marginali rispetto alla interessante discussione.

  • Signorina Helga, scrivere di Pittura non dico banalmente con favore, ma con innocente sentimentalismo ed in quei termini (mi fa sorridere quel riferimento al Museo Morandi) , è inappropriato .

    Lo dico, perche’ , trovo che ridurre la medesima ad una sorta di PROZAC collettivo non porti da nessuna parte. L ho gia’ scritto, in diverse occasioni anche a Luca (ritengo il suo dire , pittura come ” unica via” una inconfessata provocazione) – ma vedo con notevole compiacimento questa deriva generale , Non tanto delle cosidette arti visive attuali in se (forme tra altre forme) ma di cio’ che come struttura le ruota intorno e che , vedo destinate alla futura, sicura implosione.

    Quando l’ultima “”ARTISTA”” verra’ meno, allora, solo allora “L’ARTE” potra’ considerarsi RI-NATA.

    Per essere chiari, trovo che la brutta nominazione “ARTISTA” cosi miseramente assorbita dalla sua verbalita’ la si trovi perfettamente dis-locata (piu’ PURA, perche’ incosapevole) in una singolarita’ come Bernie Madoff piuttosto che un chicchessia , noto o celebrato che sia di Provincia o che venga trattato come una comune commodity in ambito internazionale.
    L’orizzonte non è fare del nuovo ma fare Mondo .

    Cordiali saluti, Signorina Marsala.

  • helga marsala

    Gentile Marras,
    il mio non era certo uno “scriver di pittura”, ma semplicemente una nota in calce a un pezzo, un commento dettato da una sensazione a pelle. Non sono una che usa i commenti come se fossero pagine di un catalogo o di una rivista, per quello utilizzo gli spazi deputati. Se poi volesse darmi qualche dritta su “come si scrive di pittura”, potrei anche ascoltarla volentieri, magari imparo qualcosa.
    Ad ogni modo, non capsico perché mai la faccia sorridere l’apprezzamento su Morandi (era il Museo del Novecento comunque, non il Museo Morandi, che è a Bologna). A mio modesto parere trattasi di uno dei più grandi pittori italiani del Novecento, un artista per cui nutro una profonda passione. Se ha colto un pizzico di sentimento nel mio commento…. Beh, non ho certo da vergognarmene. Il “sentimento della pittura” resta una dimensione importante. Le pagine di molti filosofi e studiosi si nutrono di questo particolare sentimento, intrecciato con il rigore del pensiero.
    Infine, non so se quella di Luca Rossi fosse una provocazione e soprattutto in che termini. In ogni caso, anche la mia successiva osservazione conteneva delle note provocatorie, ma lei non se ne è accorto… evidentemente troppo occupato a imbarazzarsi per quella mia lieve inflessione emotiva. Ma suvvia, non abbia paura di provare piacere davanti a un bel quadro, Marras. Lei, che è così smaliziato e lucido, così refrattario alle ingenuità… provi a lasciarsi andare un poco. E lasci perdere le truffe di Berny. Artisti in giro ce ne sono pochi, è vero, ma ci sono. Va bene essere guardinghi e critici, ma nemmeno catastrofisti o cinici. Ché poi finisce che non vedi più niente, intrappolato nel misero intervallo che c’è tra il mondo e la tua assoluta diffidenza.

  • Signorina Marsala ,
    vede in quel ” è l ‘unica via” scritta da Luca , io, intuendo in Lui un attento osservatore del pensiero di Jean Luc Nancy , non potevo non pensare si trattasse che ironicamente di “fuga” . Forse abusando, di una occasionale nonche’ sbrigativa interpretazione , potrei chiamarla : COMPENSAZIONE verso una realta’ MONDO che , vedo , fa ancora soffrire ancora.

    Ecco perche’ ho fatto menzione di “inconfessata sua provocazione” ed ecco perche’ , non ho potuto fare a meno di constatare nel suo intervento successivo , un innocente spirito sentimentalistico laddove Lei scrive di sensazioni ,in cui, cito : parla di “”””questa pittura, in certi casi rari e felici, come un ancora nel mare magnum delle solite vacuita di maniera ecc ecc ecc”””” che ne rappresentano l’innegabile contrassegno . Scrivere di pittura, non aveva altro senso che esattamente questo ,ovvero porsi di fronte ad essa in termini esclusivamente passionali .
    Devo dirle, dal momento che mi invita un po ironicamente a parlarLe di “pittura” ,che il tutto Mi ha fa pensare al dipinto del Gericault, quello dei naufraghi su una zattera alla deriva in cui si intravede nell’orizzonte , una imbarcazione o meglio , un vaporetto ,emblema del nuovo che avanza e che in virtu’ di cio’ , per quegli uomini dell’800 salvezza nel FUTURO (questo , purtroppo non mi fa sorridere).
    Ecco, Signorina Marseglia , quando la pittura ( forma tra altre forme) eccede il suo essere Pittura e deborda dai suoi confini trova sempre TUTTI i me .

    Sui grandi artisti, ho gia’ avuto occasione di pronunciarmi su Exibart e non ho difficolta’ a ripetermi : non so cosa significhi essere grandi artisti perche’ la considero piu’ una rappresentazione , che una realta’, sempre funzionale a qualcosa che rimanda ad altro ed oltre l’artista; come non riesco a concepire la parola Grandi Uomini, altrettanto funzionale per identiche ragioni. Trovo invece , sublime, il concetto di GRANDE UMANITA’ che trova il suo luogo nel concetto di COMUNITA’ e la sua paradisiaca F-attualita’ in COMUNICARE perche’ trovo bello anche l’annesso concetto di UTOPIA.

    Il suo commento non ha costituito imbarazzo per la mia persona e meno che mai un occasione per ironizzare sul suo sentimento verso i dipinti del museo Novecento , del Morandi e penso che ritengo non avergli dato occasione per vergognarsene (amenoche’ Lei consideri offensivo il mio sorridere o il mio ricorso alla forse infelice similitudine del PROZAC).

    A proposito del nostro Bernie, il discorso è assai complesso (sono proprio le sue truffe ad orientare verso L’immaginario vittime delle stesse) e qui sarebbe lungo il discorso. Sappia che Non ho fatto menzione del suo nome per fini provocatori perche’ a mio, semplice, parere cio’ che caratterizzera’ “L’ARTE” del futuro sara’ proprio questa sua innegabile vocazione di transito e di contaminazione nei vari ambiti del vivere umano (compresi quelli meno sospettabili) e dunque non vedrei il mio discorso cinico o catastrofista solo perche’ l’ ho citato o perche’ ritenuto universalemnte un noto farabutto.
    Concludo, ha una idea un po insolita ,non dico della mia persona, ma di cio’ che scrivo ma se esiste una cosa che non solo mi fa meraviglia ma assoluta Gioia è proprio il mondo , TUTTO il mondo . Sono le metafisiche intorno ad esso che non mi fanno nessuna gioia ma che, sappia, non mi faranno mai altrettanto soffrire.

    La saluto Signorina Marseglia, è stato un piacere comunicare con Lei .

  • helga marsala

    Caro Marras,
    io ora riesco solo a dirle che quando mi chiama “Signorina Marsala” mi piace proprio un sacco. Scriviamoci più spesso. Lei è simpatico in fondo, con questi suoi modi formali e questa prosa un po’ spigolosa e un po’ retro. E io, lo sa, sono una sentimentale… magari m’affeziono. Poi mi ha citato Nancy… mi conquista subito così, eh.

  • helga marsala

    oh no, Marras! ha sbagliato, non mi ero accorta! la seconda volta ha scritto “Signorina Marseglia!”

    • Signorina , glielo spiego il perche’ : siccome cosi come provo simpatia per savino , la provo anche per lei ecco spiegato il lapsus.

      La saluto con sincera cordialita’,
      Helga.

      Buona serata.

    • hm

      ma lol io pensavo avesse voluto scrivere signora h.m. (helga marras)

      • Non ho capito la battuta hm, puoi spiegarmela ?

        • hm

          mah sinceramente non l’ho capita nemmeno io, rileggendola adesso è una specie di triangolo forse. o un incesto boh, ma direi che alludesse solo al fatto che mi sembrava ci fosse della simpatia tra voi quindi ho aggiunto volutamente un lapsus al lapsus precedente, così per apparire ironico giocoso e spigliato (pronto per esporre una qualsiasi stronzata in una qualsiasi galleria insomma, magari assemblata alla cazzo di cane coi resti del traforo presi al macero) .

  • io ho sbagliato il nome , perche’ Marsala e quasi simile a Marseglia e leggevo , prima di fare il commento, proprio uno scritto di Savino Marseglia .
    Toglimi una curiosita’ , ma cosa vuol dire LOL, te lo leggo spesso.

    • hm

      lol = laugh out loud (ridere rumorosamente)
      ps
      quando non sai qualcosa ti consiglio di guglare (consultare google) come prima mossa, impari meglio e più velocemente

  • Grazie Hm, della risposta e del consiglio.

    Ciao.