Padova. Sex & Riot

Un collettivo di artisti che non fanno gli artisti. Spazi che all’arte non son votati. Un nugolo di sloveni che irrompono in Veneto, titillando il visitatore. Che Padova non sia così sonnolenta come sembra dall’esterno (e pure dall’interno)?

Esposizioni lunghe come ere geologiche? Naaa. Gallerie chiccose che impongono un dresscode? Uffa. Questi, per usare un linguaggio icastico, sono i due poli entro il quale si racchiude l’attività di Progetto Superfluo, nato nel novembre del 2010, formato da Alex Bellan, Nicola Genovese e Antonio Guiotto, che smettono i panni di artisti ma ci tengono a precisare di non essere “né un collettivo, né tantomeno un movimento artistico”.
L’idea di fondo prende avvio dalla ricerca di spazi sfitti (garage, parcheggi, box auto della periferia padovana) e dalla contemporanea ricerca di artisti, chiamati a riempirli; l’operazione trova il suo nucleo caratteriale proprio nella breve durata (in questo caso, solo un giorno) e nel trovare collocazione in un contesto non nato per l’arte, ma neppure per la socialità in senso lato.
L’ultima iniziativa di Superfluo, tenutasi tra il pomeriggio e la serata di sabato 16 aprile, ha visto impegnati in una lunga performance un gruppo di artisti sloveni, capitanato da Jaša, reduce da una residenza in Viafarini, in collaborazione con Mark Požlep, Urša Vidic, Meta Grgurevič, Saša Šuštar, Janez Vidrih, Luka Uršič, Aljaž Košir, Jure Cvitan.

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Superfluo - Padova 2011

Nella prima parte della performance, il gruppo concorre a creare situazioni al limite, paradossali, che hanno l’intento di sottolineare come il sesso sia ancora un tabù, non solo nel parlarne, ma soprattutto nel farne; la situazione viene volutamente portata oltre il limite, con l’isolamento del visitatore, condotto in stanze dove non sa cosa lo aspetta, il tutto reso ancora più oppressivo dall’incombente presenza di Jaša, superbo nella parte di un sarcastico-sadico paradossalmente sospeso tra autorepressione ed emancipazione totale, che costringe l’ignorante (nel senso che ignora quello che gli succederà dopo) visitatore a interrogarsi sulla sua personale identità e abilità sessuale.
Verso sera ci si sposta nel parcheggio Central Park, zona Stanga, già teatro delle precedenti azioni di Superfluo; e qui l’azione degenera in un carnevale etilico, apologia del disordine, che fa riferimento a topos anche troppo abusati, quali la distruzione di oggetti e di barriere fisiche e simboliche; Jaša e compagni giocano proprio su questo, sull’inesistenza e sulla voluta scompaginazione dei limiti tra provocazione fine a se stessa e pungolo sarcastico.

DSC02204 Padova. Sex & Riot

Superfluo - Padova 2011

Dunque, riassumendo: abbiamo un gruppo formato da artisti, che però non fanno gli artisti; una performance che non è una performance, ma vuole proporsi come vita vera; uno spazio che viene destinato all’arte, ma che questa destinazione non l’aveva prevista. Forse la cifra sta proprio in questo: l’individuazione di un’area grigia, che porta a un’inevitabile ricontrattazione di etichette e modelli. Progetto Superfluo si è posto dall’inizio un obiettivo, vale a dire provocare una reazione, e l’obiettivo è stato effettivamente raggiunto: immettere uno stimolo critico che, cibandosi della sua alterità e, perché no?, anche della sua scomodità, dia una scossa all’immobilismo borghese padovano (la vicenda Perugi docet…).
Forse è possibile individuare anche un secondo elemento, che non si pone come obiettivo, quanto come causa-conseguenza: i Superflui, ma non solo, dimostrano che fare e parlare di arte in periferia non è un moda, ma risponde sia a una nuova necessità che a un necessario ripensamento dei luoghi e dei ruoli classicamente deputati all’arte contemporanea. Che, proprio perché son diventati classici, forse non sono più così contemporanei.

Giulia De Monte

www.superfluoproject.org

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Giulia De Monte

Giulia De Monte

Classe 1986, studi in Storia dell’Arte Contemporanea, scorazza liberamente per tutta l’Italia, possibilmente anche per il mondo; gestisce il blog Arte Libera Tutti, che si occupa di documentare il lato B dell’arte contemporanea, fatto di associazioni, collettivi e gruppi informali,…

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