Non c’è discussione. Per il weekend tutti a Berlino

Venerdì alle ore 16 prenderà il via la settima edizione del Berlin Gallery Weekend. Nell’arco di tre giorni e tre notti, 44 gallerie apriranno al pubblico con altrettante mostre e altrettanti brindisi. Declinando la concentrata monotonia della fiera d’arte in un appuntamento urbano, itinerante ed esplorativo. Il risultato? L’arrivo in città di migliaia di collezionisti, operatori, curatori, appassionati. Artribune? Ci sarà con numero due inviati (ma poi ci saranno i nostri inviati ancor più speciali, i lettori che interverranno nei commenti) e con aggiornamenti live.

Organizzato dagli stessi galleristi della capitale, sotto il coordinamento di Ester Schipper, Max Hetzler e Tim Neuger, il Gallery Weekend attira ogni anno a Berlino migliaia di collezionisti, curatori e appassionati d’arte contemporanea. Dal 2004, la maratona artistica ha visto ogni anno aumentare le gallerie partecipanti, mantenendo sempre un giusto equilibrio tra colossi e nuovi arrivati.
Questa sorta di “fiera a cielo aperto” segue il carattere nomade e insonne di Berlino, dove il tempo non lascia spazio al riposo, ma al contrario invita a un costante “esserci”. E non a caso il Gallery Weekend si estende ben oltre l’elenco delle 44 gallerie riportate sulla “mappa ufficiale” e comprende una vertiginosa lista di vernissage, eventi collaterali e performance che approfittano del tourbillon per agganciarsi al main event.
Anche il lato più istituzionale dell’arte non ha saputo resistere alla tentazione di un bacino di visitatori così esuberante e si è dato da fare per non mancare: da segnalare l’inaugurazione della personale di Angela Bulloch alla Berlinische Galerie e la performance di John Bock allo Schinkel Pavillon.

Tra le molte new entries di quest’anno, c’è molta attesa per l’apertura delle sede berlinese di Blain/Southern nella vecchia stamperia del quotidiano liberale Der Tagesspiegel, con una mostra di Tim Noble & Sue Webster. Rispetto alle scorse edizioni, balza agli occhi la mancanza di Isabella Bortolozzi, Johann Koenig, Christian Nagel e Peres Project, che però, per non rovinare l’atmosfera, hanno programmato inaugurazioni ad hoc, per conto loro.
Interessante e insaporita da una sottile vena polemica, l’iniziativa del Grimm Museum di Berlino in collaborazione con la Tupajumi Foundation (NL): una fiera del baratto in cui collezionisti e artisti potranno scambiarsi opere d’arte dallo stesso valore.
Il successo della tre-giorni riflette senza dubbio la generosità e la qualità degli spazi per l’arte contemporanea che caratterizzano la metropoli prussiana. Dallo stand geometrico della fiera, versione commerciale del tanto contestato white cube, il Gallery Weekend riporta l’arte nel suo contesto di esposizione più congeniale: “The key to contemporary art in Berlin are the artists living there. They are making this city one of the world’s most important production sites of contemporary art”, come recita un rapporto dell’Institute for Strategy Development: la chiave di tutto è che gli artisti vivono a Berlino, producono a Berlino. Il continuo incremento del mercato dell’arte nella capitale, che lamenta da sempre la mancanza di collezionisti locali, è largamente dovuto a un’irripetibile sinergia tra artisti, curatori e galleristi (e affitti contenuti), che hanno saputo riappropriarsi gradualmente dei vuoti e della storia della città, rendendola una piattaforma per la creazione artistica a livello globale.

Tim Noble & Sue Webster nel loro studio al lavoro su Turning The Seventh Corner

Tutti gli angoli di Berlino ostentano quel che resta delle utopie novecentesche, quel senso di caduta e liberazione che regala l’esperienza anacronistica del tempo. Nel 2007, passeggiando tra i cantieri di Mitte, quartiere con la più alta concentrazione di gallerie, su uno dei tanti muri ciechi della città era scritto: “Es ist nur eine Frage der Zeit – È soltanto una questione di tempo”. Il tempo scorre infatti in maniera diversa a Berlino, e scorrendo domanda di essere afferrato, accartocciato, giocherellato. Il Gallery Weekend risponde con la creazione di una rete di eventi pubblici eppur privati; di risonanza internazionale eppur celati dall’intimità di corti interne e vecchi edifici. Da godere parzialmente o da mordere con fugacità. Il posto dove essere, questo finesettimana.

Sara Giannini

www.gallery-weekend-berlin.de

CONDIVIDI
Sara Giannini
Sara Giannini si è laureata con lode in Discipline Semiotiche all’Universitá di Bologna nel 2010, discutendo una tesi sulle dinamiche comunicative e contestuali che influenzano la produzione e circolazione dell’opera di Ai Weiwei. Attualmente Sara è impegnata nel progetto di ricerca „Global Art and the Museum“ presso lo ZKM | Center of Arts and Media di Karlsruhe. Oltre al supporto del lavoro scientifico, è co-editor del sito internet del progetto e assistente alla curatela della mostra „The Global Contemporary. Art Worlds after 1989“. A partire da settembre 2011, Sara è una candidata alla scuola dottorale interateneo Cá Foscari – IUAV con una ricerca sul profilo antropofagico della mostra d’arte contemporanea.