Antipasto di Salone

Ha inaugurato ieri la quarta edizione del Triennale Design Museum a Milano, questa volta griffato Alessi feat. Martì Guixé. E “Artribune”, dopo aver curiosato sabato l’andamento dei lavori, è tornata a vedere l’allestimento (ri)finito. Una scorpacciata di design, in attesa del Salone.

Lampade Falkland di Bruno Munari

Allestimento dopo allestimento, il Triennale Design Museum si rigenera ogni volta. Dopo l’ultima interpretazione intimista di Alessandro Mendini, Quali cose siamo – riconosciuta dal New York Times come “best exibition” dell’anno -, si passa a Le fabbriche dei sogni. Uomini, idee imprese, paradossi delle fabbriche del design italiano.
Tocca dunque alle imprese, questa volta, raccontare la storia del disegno industriale e in particolar modo ad Alessi, curatore dell’edizione, che scherza: “Quando sono stato chiamato ero lusingato, poi mi sono pentito amaramente”.
I nomi dei designer passano momentaneamente in secondo piano per far conoscere al grande pubblico quelli dei “capitani coraggiosi”, gli imprenditori che hanno saputo comprendere i progetti e scommettere su di essi.
Volevo che il tono della trattazione fosse quasi fiabesco, come Alice nel paese delle meraviglie o Il piccolo principe”, spiega Alessi, “e la scelta è ricaduta subito su Martì Guixé”. Chi conosce anche poco del lavoro del designer catalano sa che non poteva essere fatta scelta migliore per arricchire e allo stesso tempo alleggerire l’intera narrazione.

Martì Guixè e Mendini

Martì Guixé cura grafica e allestimento, e il risultato è sorprendente. Tutte le finestre della sala semicircolare sono state tamponate per creare ancora più superfici libere su cui inserire la grafica. La faccia stilizzata di Alessi ci guida in una storia a fumetti su diversi livelli di altezza, il più basso per i bambini. Il font è stato realizzato dalla grafia stessa dell’imprenditore e i pannelli degli altri “capitani coraggiosi” sono rivestiti da una sagoma a ombra, in pieno stile Guixé.
La storia del design italiano viene raccontata ancora una volta in una maniera differente e si nota, se si analizzano le quattro edizioni, che la direzione intrapresa dal museo è quella di avvicinare semper di più il pubblico degli appassionati. In quest’edizione è infatti “vietato non toccare” (per riprendere una passata esposizione) e ci si può sedere su ogni divano e palpare ogni oggetto in mostra.

La selezione di opere è ricca e un secondo giro per scoprire e analizzare tutti gli oggetti è quasi d’obbligo.

Valia Barriello

dal 4 aprile 2011 al 26 febbraio 2012
Le fabbriche dei sogni. Uomini, idee, imprese e paradossi delle fabbriche del design italiano
a cura di
Alberto Alessi e Martí Guixé
Info:
www.triennaledesignmuseum.it

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.