Se Torino guarda agli altri

Artissima si sta istituzionalizzando? La fiera del Lingotto riesce a parlare con difficoltà alle gallerie più piccole, giovani, di ricerca? In fondo è normale, la kermesse torinese ha i suoi anni e non si può essere giovani a vita. Ecco perché nel capoluogo piemontese si creano spazi che, dal prossimo novembre, secondo quanto Artribune è in grado di anticipare, potrebbero essere riempiti. In uno strepitoso spazio vicino alla Gam sarebbe in preparazione The Others, “fiera satellite” orientata ai giovanissimi, alle gallerie neonate, alla ricerca più estrema. Cento espositori sul modello di Independent, di Sunday, di Zoo, di JustMad e di tutte quelle piccole e medie fiere di qualità che sono nate sul modello della Liste di Basilea.

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Basta girare un poco per il mondo e il fenomeno appare nitido come più non si può: quando c’è una fiera d’arte contemporanea che funziona, che attira collezionisti, gallerie, visitatori, operatori del settore, nel giro d’un paio d’anni al massimo si affiancano eventi fieristici “satellite”. Accade ovunque, da Basilea a New York, passando per Londra e Miami. Di più: nel bouquet di fiere-a-latere sempre più spesso spicca l’evento più cool, più trendy, più in grado di interpretare le esigenze delle gallerie di ricerca e dei collezionisti più sacrificati. I nomi li sapete, la capostipite di questa tendenza è la svizzera Liste, a seguire le più recenti Independent a New York, JustMad a Madrid e Sunday a Londra, eventi – cosa significativa – spesso organizzati dalle gallerie stesse.

L'Oval, che ha ospitato l'ultima edizione di Artissima

Pare una realtà, quella delle piccole fiere di qualità contemporanee alle grandi kermesse, diffusa ovunque, ma ci sono Paesi – uno a caso – dove questa moda non ha pigliato ancora piede. Eccola lì che rispunta l’anomalia italiana. Dove di fiere d’arte più o meno contemporanea ce ne sono parecchie, ma – come in tanti, troppi altri ambiti – non sono concentrate in una città e in un lungo weekend, ma spalmate sul territorio per tutto l’anno. È la solita malaugurata storia dei campanili.
Ma se è vero come è vero – direbbe Di Pietro – che Artissima a Torino è l’unica fiera veramente contemporanea che merita una certa attenzione all’estero, allora non è possibile che dopo oltre un decennio non abbia neppure una fiera satellite, fatta eccezione – e proprio d’eccezione si tratta – per Paratissima.

Le ex carceri torinesi

Ecco, forse qualcosa cambierà, a partire dal prossimo novembre. Sì, perché pare, si dice, che sbarcherà nel capoluogo piemontese The Others. Una promessa, o forse una minaccia, visto il nome. E ben venga. Perché in realtà la concorrenza, per semplificare, fa bene a tutti. Alle fiere stesse, siano “satelliti” o “main event”, agli operatori che vi investono, a curiosi e compratori, al territorio. Insomma, nessuno (o quasi) escluso. E magari qualcosa riusciranno a imparare le altre fiere nostrane, MiArt – o meglio, Milano – in testa, che di fiere ne ha più d’una, ma mica negli stessi giorni!
Tornando in Piemonte. The Others avrà un focus preciso, rivolto a gallerie (intese in senso assai estensivo, e comunque con una “anzianità” che non superi i due anni) e pubblico giovani. La location? Le ex carceri Le Nuove, dunque in posizione piuttosto centrale, non distante dalla Gam, e sicuramente più facilmente accessibile del Lingotto. Uno spazio da archeologia industriale a due passi dal cuore della città. Quanto agli orari, sono in linea con il target che The Others si prefigge di intercettare: dalle 18 all’una di notte, con l’appeal della musica dal vivo (il modello della prima edizione della milanese Step pare aver intrigato…) per rendere ancor più appetibile la visita. E, se non bastasse, ci si mette anche il prezzo d’ingresso: non superiore ai 3 euro, a quanto risulta ad Artribune.

Oval in notturna

Insomma, in tutto e per tutto un evento che punta a non pestare troppo i piedi ad Artissima, ma che assegna alla fiera principale un ruolo ormai piuttosto istituzionale e mira a sollecitarne il ruolo di fiera di qualità innestandosi, in funzione sinergica, in una nicchia ancora più estrema, andando a ricerca quel pubblico che spende 5mila euro, che non è mai stato a una fiera e soprattutto che abbia un’età media ben più bassa di quella dei canonici frequentatori delle mostre-mercato.
Quanto agli espositori, potranno arrivare a 100, fra italiani e internazionali. Con una preselezione per così dire orizzontale, sollecitata ai giovani curatori sparsi per il mondo, che potranno suggerire spazi della più diversa natura attraverso i social network. E magari accaparrarsi il “premio” di un soggiorno torinese durante la prima settimana di novembre, nei giorni caldi della fiera ovviamente. Anzi, delle fiere.

m. e. g. e m. t.

Coming soon: www.theothersfair.com

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  • paolo

    ma qualcuno se lo chiede seriamente come mai a Milano esistono ormai quasi 4 format di fiere d’arte e non sono in contemporanea a Miart e preferiscono rischiare e stare da soli?

    • me.giacomelli

      Qualcuno? Moltissimi, sia in Italia che all’estero. Soprattutto perché la formula dello spiattellamento porta a risultati di livello mediocre, mentre esperienze “cumulative” come quelle di Basile, Londra, New York, Miami, Madrid ecc. sono di ben altra natura.

  • …ma le fiere di Milano son tutte uguali!! ci sono sempre gli stessi quattro artisti,,, è la stessa fiera che rifanno ogni tanto…

  • paolo

    Per quanto riguiarda milano nessuno osa fare fiere in contemporanea a miart perchè miart si sta sempre più indebolendo ! dove la cosidetta “fiera madre ” è tosta tutti paradossalmente si sentono più “protetti” e se ne svilluppano di nuove ! vedi PArigi, London ecc…… ahi ahi eppure milano è un raccordo incredibile di persone basta come al solito vedere cosa è successo con il salone del design….

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