Gucci chiama, Prada risponde

La Biennale di Venezia sta arrivando. Certo, c’è la mostra di Bice Curiger, il Padiglione italiano di Sgarbi e tutto il resto. Ma ci sono anche – e talora soprattutto – gli eventi collaterali, alcuni di altissima levatura. Fra le mostre da non mancare, il consueto appuntamento con la Fondazione Prada. Ma da quest’anno non ci sarà bisogno di andare sin sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Insomma, Pinault-Gucci chiama e Miuccia-Prada risponde.

L'installazione di Carsten Höller nella sede milanese della Fondazione

Cominciamo con la notizia nuda e cruda: Prada sbarca a Venezia. No, non è la solita trasferta in quel di San Giorgio Maggiore, chez la Fondazione Cini. Prada sbarca infatti a Venezia proprio per restarci. Precisamente a Ca’ Corner della Regina, a pochi passi da Ca’ Pesaro, un edificio in stile barocco che risale agli anni ’20 del XVIII secolo e che fu realizzato da Domenico Rossi su commissione dei Corner di San Cassiano. E che, non da ultimo, ospitò pure l’Archivio storico della Biennale, ora conservato in un’ala del Palazzo delle Esposizioni ai Giardini.
A Venezia da alcuni anni, non senza inevitabili e spesso giustificate polemiche, tiene banco quel François Pinault che in Italia significa sostanzialmente Gucci. E “una certa idea della Francia”, come diceva De Gaulle. Quella Francia un po’ boriosa che, in questi giorni, conferma la propria sicumera (si legga Libia e Parmalat, così per fare due esempi).

La facciata di Ca’ Corner della Regina

D’altro canto, sulle “interazioni” fra arte e moda s’è già detto quasi tutto, e sono ben noti gli impegni delle maison italiane nel campo: per fare ancora soltanto un paio di esempi, la Fondazione Trussardi diretta da Massimiliano Gioni e, più recentemente, il colossale – è proprio il caso di usare quest’aggettivo – restauro del Colosseo a opera di Tod’s.
Ma torniamo in Laguna. Forse un poco stressati da quella posizione isolana affascinante ma non propriamente agevole, e probabilmente un altro poco stressati per la nuova megasede milanese griffata Rem Koolhaas che stenta ad arrivare, in casa Prada s’è deciso di dare un segnale forte.
E così è nato il progetto, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. Si tratta in primo luogo di restaurare, nell’arco di sei anni e in tre fasi, Ca’ Corner della Regina. Si dovrà dunque aspettare il 2017 per vedere Prada in grande stile a Venezia? Nient’affatto, poiché la prima fase dei lavori si prevede che sarà conclusa alla fine di maggio 2011, dunque in tempo per prender parte alle Illuminazioni griffate Bice Curiger. Con una mostra che sarà –ehm…- una selezione delle opere della Fondazione Prada.

Germano Celant e Miuccia Prada

Quel che ci si augura è ovviamente che la presenza lagunare di Prada non si riduca al solo periodo delle Biennali d’Arte e Architettura, con un evento ogni anno (o ogni due, in stile Pinault). Almeno in teoria, comunque, si dovrebbe invece trattare d’un impegno ben più costante e continuativo, poiché è vero che “la gestione di Ca’ Corner della Regina sarà di esclusiva competenza della Fondazione Prada”, come si legge nella comunicazione diffusa dalla stessa maison, ma “sulla base di un progetto culturale condiviso” con la Fondazione Musei Civici di Venezia, con l’obiettivo di  promuovere “attività espositive, di ricerca e di studio volte all’approfondimento dei linguaggi artistici contemporanei e non solo”.

Un interno di Ca’ Corner della Regina

In parole povere, non un mero contenitore di mostre (o collezioni), bensì un altro polo per il contemporaneo a Venezia. E scusate se è poco. E scusate se è poco, visto che ci piace individuar tendenze, se dopo il gruppo Pinault a occuparsi di spazi per l’arte di oggi in Laguna arriva il gruppo Prada. E se – non c’è due senza tre – in arrivo c’è anche un altro megabig del fashion globale. Con un progetto di cui però parleremo domani…

Marco Enrico Giacomelli

www.fondazioneprada.org
www.museiciviciveneziani.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Le connessioni fra moda ed arte hanno sempre prodotto mostre dubbiose, una per tutte la famosa biennale di firenze di tanti anni fa… ma chissà forse si è fatta esperienza …