Diane Arbus è morta suicida il 26 luglio del 1971, a soli 48 anni, ma l’eredità che ha lasciato è vastissima. La curiosità, la sensibilità, il coraggio, la fascinazione per il diverso sono tutte componenti essenziali del suo modo di catturare le immagini; uno stile inconfondibile che ha influenzato intere generazioni di giovani fotografi.
In questo documentario, girato nel 1972, solo un anno dopo la morte, molte persone a lei molto vicine raccontano la sua vita e la sua arte: da sua figlia Doon, che introduce il film, alla sua insegnante alla New School, Lisette Model, a Marvin Israel, suo compagno negli ultimi anni di vita. Poi ci sono le parole della stessa Arbus, recuperate da una serie di lezioni tenute poco tempo prima e registrate da uno dei suoi studenti. Un perfetto voice-over che accompagna la carrellata tra i suoi scatti più celebri.

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AutoreDiane Arbus
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.