L’arte nell’epoca del post-fail. Una mostra al Fotomuseum di Winterthur

Nove artisti e una critica d’arte raccontano il mondo dopo la fine delle grandi narrazioni sullo sviluppo tecnologico. Al Fotomuseum di Winterthur va in scena il fallimento del futuro.

Still Life (Betamale), video still, HD video, 4 54 min, 2013 © Jon Rafman
Still Life (Betamale), video still, HD video, 4 54 min, 2013 © Jon Rafman

I prodotti dello sviluppo tecnologico, dalla macchina a vapore ai telefoni cellulari, sono sempre stati caricati di aspettative e accompagnati da narrazioni di natura utopica. La loro introduzione è stata  affiancata dalle promesse di un mondo migliore, più efficiente, più moderno, più aperto alla partecipazione. Allo stesso tempo, come un imprescindibile rovescio della medaglia, sono stati immaginati anche tanti scenari distopici, visioni future all’interno delle quali la tecnologia sembrava rivestire un ruolo cupo e pericoloso. Oggi tutte queste narrazioni sono giunte a un impasse, mettendoci di fronte a una realtà molto diversa e più complessa. Indaga proprio questo tema la mostra SITUATIONS/Post Fail, curata da Matteo Cremonesi per il Fotomuseum di Winterthur. Il progetto, che va a inserirsi in un percorso di indagine sulla natura della pratica fotografica nell’era di Internet avviato dall’istituzione svizzera nel 2015 e intitolato Situations, cerca di indagare un momento storico in cui è la stessa idea stessa di “futuro” a risultare compromessa. A ben rappresentare questa situazione ci sono i lavori di nove artisti: Adam Basanta, Discipula, Peter Halley, Felicity Hammond, Joey Holder, IOCOSE, Michael Mandiberg, Jon Rafman e Harm van den Dorpel.

PRATICHE POST-FOTOGRAFICHE

Uno dei fili conduttori più evidenti è la messa in crisi del paradigma del realismo, che viene abbandonato a favore dell’impiego di pratiche che vengono definite“post-fotografiche”. Dalle immagini manipolate di IOCOSE ai video-incubi di Jon Rafman, passando per lavori scultorei e installazioni robotiche, il range di mezzi utilizzati è vario, anche se lo sguardo sul mondo che deriva dalla somma delle opere sembra incredibilmente compatto. Tutti i lavori infatti raccontano di un mondo soffocato dalle contraddizioni, attraversato da crisi economiche e sociali profonde, incapace di imbastire nuove narrazioni in grado di rimpiazzare quelle perdute. Il Link Art Center di Brescia, partner del progetto, presenterà in questa occasione l’iniziativa Link_mins, una serie di interviste video in cui intellettuali e accademici affrontano uno specifico argomento, offrendone una loro interpretazione personale. Ad inaugurare la serie è Failure and Change di Joanne McNeil, prodotto in collaborazione con Fotomuseum Winterthur e parte della mostra.

– Valentina Tanni

 

Winterthur //  dal 2 dicembre 2017 all’8 febbraio 2018
SITUATIONS/Post Fail
a cura di Matteo Cremonesi
Fotomuseum Winterthur
www.fotomuseum.ch/en/explore/situations/clusters/154051

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.