Morta in Olanda Ata Kandó, leggenda della fotografia in bianco e nero. Aveva 103 anni

Scomparsa in Olanda, tre giorni prima del suo 104simo compleanno, l’artista di origini ungheresi Ata Kandó, una leggenda della fotografia del XX secolo. È stata la prima fotografa ad occuparsi della difficile condizione dei rifugiati…

Ata Kandó
Ata Kandó

La notizia è stata resa nota solo tre giorni dopo. È morta a Bergen, in Olanda, Ata Kandó (Budapest 1913), fotografa di origini ebraiche, famosa per le sue immagini in bianco e nero. Considerata una delle fotografe più significative del Novecento, la Kandó ha attraversato il secolo spaziando dalla fotografia sociale alla fotografia di moda.  

L’AMORE PER L’ARTE

Nata Etelka Görög da una famiglia ungherese di origini ebraica, Ata ha mostrato fin da piccola un forte interesse per il disegno e la pittura. Nonostante l’arte fosse una passione inconsueta per una giovane donna del tempo, i genitori l’hanno incoraggiata nello studio pagandole i corsi di disegno all’Accademia di Budapest, frequentata con Victor Vasarely e Gyula Kandó, che ha sposato nel 1931. Subito dopo il matrimonio, la coppia si trasferisce a Parigi dove Ata inizia ad appassionarsi alla fotografia che diventa prima oggetto di studio e poi un lavoro vero e proprio. Insieme al marito, la Kandó apre, nel 1938, uno studio di fotografia a pochi passi dal museo del Louvre.

L’OLOCAUSTO E L’IMPEGNO POLITICO

Sono anni difficili per l’Europa e la Seconda guerra mondiale è vicina. La situazione precipita con l’occupazione nazista di Parigi. Troppo rischioso per un ebreo restare in città. Ata e il marito fuggono a Budapest e la donna assume il cognome del coniuge per evitare di essere deportata in un campo di concentramento. Durante gli anni della guerra, Ata e Gyula Kandó nascondono in casa propria decine di ebrei salvandoli dall’Olocausto e per questo, nel 1998, sono stati insigniti del Righteous Among the Nations, l’onorificenza che lo Stato di Israele concede a coloro che hanno rischiato la loro vita per salvare ebrei dallo sterminio dei nazisti. Ritornata a Parigi, la fotografa viene assunta da Robert Capa alla Magnum.

I PROGETTI FOTOGRAFICI

Sono anni di viaggi in giro per il mondo in cui la Kandó alterna il lavoro di fotografa di moda per le più importanti riviste del settore a progetti di ricerca individuali. Nel 1954 realizza il ciclo di fotografie “Il sogno nella foresta” scattate sulle Alpi nel 1954 e pubblicato poi in un libro nel 1957. La sua opera più famosa è però il “Red Book” che raccoglie una serie di immagini in bianco e nero realizzate durante la Rivoluzione Ungherese del 1956. Nel libro, la Kandò indugia particolarmente nel raccontare la condizione difficile dei bambini che subiscono la violenza rivoluzionaria. Sono i rifugiati che attirano principalmente il suo sguardo.”Volevo catturare la situazione di coloro che avevano subito la rivoluzione ungherese del 1956, specialmente i bambini”, scrive nell’introduzione al volume la fotografa, “Ho sentito un’affinità con le persone che avevano perso il loro paese, dato che ero stata una rifugiata anche io”. Il successo vero e proprio arriva nel decennio successivo con le immagini delle tribù indiane del Sud America ancora rarissime negli anni Sessanta.

GLI ULTIMI ANNI

Gli ultimi anni sono quelli della consacrazione internazionale. La Kandò pubblica una seconda serie di fotografie degli anni cinquanta. In occasione del suo novantesimo compleanno, l’intera serie del Red Book viene esposta ad Amsterdam e poi all’ambasciata ungherese di Berlino. Nel 2014, invece, il Netherlands Photo Museum di Rotterdam organizza la più grande retrospettiva mai realizzata sul suo lavoro.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.
  • Franco Mammana

    però la fotografia della ragazzina con la sigaretta in mano è “Candy Cigarette” di Sally Mann, compresa in “Immediate family” – Aperture Ed. :)

  • Michela Fabbrocino

    L’ultima foto della galleria è della fotografa americana Sally Mann. La foto fu pubblicata nel ’92 all’interno del suo testo Immediate Family.
    Di seguito il link del sito dell’autrice http://aperture.org/shop/books/sally-mann-immediate-family-book