Ritratti dallo spazio. Candida Höfer a Città del Messico

Collegio di San Ildefonso, Città del Messico – fino al 30 luglio 2017. L’artista tedesca presenta la sua serie fotografica “En Mexico” in uno dei luoghi simbolo della capitale messicana.

Candida Höfer, Cultura UNAM. Hospicio Cabañas, Guadalajara
Candida Höfer, Cultura UNAM. Hospicio Cabañas, Guadalajara

Via Justo Sierra, per arrivarci bisogna fiancheggiare la cattedrale, passare per le rovine preispaniche e uscire su questa strada tipica del centro di Città del Messico, che mescola lo stile coloniale, con le sue molteplici influenze – morische, ebraiche… – a elementi precolombiani, come la pietra lavica.
L’Antiguo Colegio de San Ildefonso è fra le tracce più emblematiche dell’architettura messicana capitolina. Fondato nel 1588 dai gesuiti, quest’anno è il generoso padrone di casa di alcuni tra gli eventi organizzati per festeggiare il singolare gemellaggio Germania- Messico.

L’OSPITE ASSENTE

Tra le principali personalità presenti spicca il nome di Candida Höfer, con la serie En Mexico. Venticinque fotografie in grande formato, tutti ritratti spaziali: teatri, chiese, santuari, icone dell’architettura messicana.
Tedesca classe 1944, discepola di Hilla e Bernd Becher della Scuola di Düsseldorf, nel 2002 partecipa alla Documenta 11, e solo un anno dopo rappresenterà la Germania alla Biennale veneziana. Le sue opere compaiono nei luoghi sacri dell’arte contemporanea internazionale come la Tate Modern di Londra, il Pompidou a Parigi, il madrileno Reina Sofia e il MoMA di New York, solo per citarne alcuni.
Questa serie messicana è il risultato di un viaggio fatto nel 2015 attraverso il Paese, passando per la capitale, ma anche per Guanajuato, Puebla e Oaxaca. In queste gigantografie il grande assente è il corpo umano: “Voglio catturare il modo in cui le persone si comportano nei luoghi pubblici, quindi fotografo teatri, palazzi, biblioteche. Dopo un po’ ho capito quanto sia più evidente l’uso che facciamo di questi spazi quando sono vuoti. L’ospite assente è spesso l’argomento più interessante della conversazione”, svela l’artista durante la conferenza d’inaugurazione.

Candida Höfer, Biblioteca Vasconcelos, Città del Messico
Candida Höfer, Biblioteca Vasconcelos, Città del Messico

IL MESSICO VISTO DALLA HÖFER

Quello visto attraverso gli occhi di Candida Höfer è un Messico straordinariamente simmetrico, ordinato, luminoso, la cui struttura formale ed equilibrio non hanno nulla dell’elemento caotico caratteristico del continente latinoamericano, al contrario, rimandano alla classica bellezza della Divina Proporzione.
La fotografa riporta lo spazio alla sua universalità, a un incosciente collettivo che ne di-mostra il mistero. Tutti i luoghi disegnati dalla Höfer in qualche modo si rivolgono al cielo, a un trascendente alieno. L’inaccessibilità del mistero dello spazio ci parla dell’infinito costruire umano, della primordiale necessità di fabbricare una collettività, arrivando a cogliere il cripticismo dell’origine. La qualità sfingea delle immagini è rintracciabile nei colori acidi, nella tensione verso quel punto di fuga che apre una breccia verso uno spazio sconosciuto e quasi stellare. Così il monumento al teatro lirico della città, il Palacio de Bellas Artes, si trasforma in un’astronave, e la sensazione è quella di essere immersi nel mistero azteca, o come davanti a una piramide maya. In un mondo la cui natura ricorda la fantascienza classica, la Höfer è la scenografa perfetta di un romanzo ritrovato di Jules Verne.

Virginia Negro

Città del Messico // fino al 30 luglio 2017
Candida Höfer – En Mexico
ANTIGUO COLEGIO DE SAN ILDEFONSO
Justo Sierra 16
www.sanildefonso.org.mx

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AutoreCandida Höfer
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Virginia Negro
Dopo aver studiato Comunicazione e giornalismo tra Bologna e Parigi, ha continuato le sue ricerche con un progetto finanziato da un consorzio di università internazionali che l’ha portata a vivere prima in Spagna, poi in Polonia e infine a Buenos Aires. Adesso fa la ricercatrice in Messico, dove vive da quasi quattro anni. Collabora con “Repubblica”, “Il Reportage”, “Lettera 43”, oltre che con varie pubblicazioni latinoamericane e il quotidiano “Milenio”.