In mostra a New York le immagini di Martha Cooper, la fotografa dei graffiti

Una mostra racconta il periodo d’oro del Graffitismo americano negli scatti della fotoreporter Martha Cooper. Alla Steven Kasher Gallery di New York fino al 3 giugno.

Boy Running on Top of Train, CC Yard, Bronx, NY, 1983 ©Martha Cooper
Boy Running on Top of Train, CC Yard, Bronx, NY, 1983 ©Martha Cooper

Non c’è nient’altro che racconti la storia della New York degli anni ’70 e ’80 meglio delle tracce lasciate dai graffiti sui suoi muri. Impronte di un’epoca irripetibile in cui in città si respirava un’atmosfera impareggiabile carica di creatività e di genialità. Sono gli anni della Factory, ma anche della criminalità organizzata, della Grande Mela e dei quartieri malfamati. Sono, soprattutto, gli anni della sottocultura dei ghetti newyorchesi, dall’hip-hop al graffitismo, che supera i confini geografici e culturali dei quartieri poveri per conquistare Manhattan e da lì il resto del mondo. È una storia che conosce bene, per averla vissuta in prima persona, la fotografa Martha Cooper (Baltimora, 1940), in quegli anni giovane reporter del Post che trascorreva il suo tempo in giro per la città per scattare immagini da inserire nel giornale come corollario alle notizie di cronaca. Ed è proprio frequentando i quartieri più malfamati della città, quelle strade ad alta densità di criminalità, che la Cooper rimane colpita dalla visione dei primi graffiti. Ci mette un attimo a capire che non si tratta di semplici atti vandalici ma qualcosa di importante si sta muovendo dalle periferie di New York. Intensifica le sue visite, soprattutto notturne, e così conosce gli street artist più creativi del tempo: Dondi, Daze, Futura, Seen. Quasi come fosse un’etnologa, la Cooper inizia ad accompagnarli nelle loro incursioni documentando nei suoi scatti il loro lavoro. La fotografa raccoglie e pubblica queste immagini, insieme a Henry Chalfant, nel 1984 in un libro, Subway Art, che è considerato ancora oggi una sorta di Bibbia del graffitismo americano e che ha contribuito a diffondere il fenomeno in tutto il mondo.

UNA MOSTRA CHE È UN ATTO DI DENUNCIA

La mostra alla Steven Kasher Gallery è figlia di quel libro e di quegli anni. Trenta nuove edizioni delle sue più conosciute immagini di street art, più una serie di fotografie in bianco e nero tratte dai suoi libri più famosi: New York State of Mind, Street Play and Tokyo Tattoo. La metropoli che traspare dalle immagini di Martha Cooper è una New York profondamente diversa dalla New York di oggi: pericolosa, certo, a tratti dannata ed oscura, ma anche immensamente vitale ed energica. Una metropoli cambiata totalmente di pari passo con il dissolvimento del graffiti sui suoi muri.  Verso la metà degli anni Ottanta, infatti, sono state attuate misure severe anti-graffiti, che hanno portato ad un inasprimento delle pene, a restrizioni nella vendita delle vernici e una maggiore presenza della polizia nei quartieri considerati a rischio. Conseguenza di queste misure restrittive? La sparizione quasi totale di un fenomeno, il graffitismo, prettamente americano che aveva contribuito a rendere New York il centro creativo del pianeta. Martha Cooper rivendica, con questa mostra, l’importanza del suo lavoro e l’importanza di un’arte che, a causa delle limitazioni legali in atto per arginare il fenomeno dei writers, è destinata a scomparire.  

– Mariacristina Ferraioli

Martha Cooper
20 Aprile – 3 Giugno
Steven Kasher Gallery
515 West 26th Street New York, Ny 10001

http://www.stevenkasher.com/

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.