The city of snow. La fotografia di Gian Marco Sanna

Gian Marco Sanna, giovane fotografo romano, immortala per due anni la gigantesca discarica romana, Malagrotta, scoprendone il fascino nascosto tra i cumuli di immondizia. E spostando l’attenzione dello spettatore sul lungo e lento degrado che sta prendendo piede in questo angolo della Capitale.

Gian Marco Sanna, The city of snow
Gian Marco Sanna, The city of snow

Può una discarica divenire un oggetto d’arte, un soggetto appetibile per un fotografo? Probabilmente sì se si è in grado di coglierne il “fascino” nascosto tra i cumuli di sporcizia. È accaduto a Malagrotta, una discarica nota alle cronache del territorio di Roma, inconsapevole soggetto di un appassionato fotografo che si sta affacciando al mondo dell’arte internazionale: Gian Marco Sanna (Roma, 1993), membro e fondatore del collettivo L.I.S.A. Una passione, quella per la fotografia, sbocciata all’età di diciassette anni e coltivata nel tempo grazie allo studio delle tecniche sia analogiche che digitali. Poi nel 2015 approda alla D.O.O.R. Academy dove sperimenta, con Massimo Mastrorillo, nuove tecniche di fotografia documentaria; da qui lo spunto per un progetto inconsueto, The city of snow, esposto a Slideluck Tokyo, che ritrae la zona di Malagrotta a Roma, la più grande discarica d’Europa.
“’The city of snow’ nasce dalla volontà di far emergere un problema così importante e attuale come l’inquinamento ambientale, in particolare in una zona di Roma così dimenticata e sfruttata territorialmente come Malagrotta” – spiega Sanna. “Abito in questa zona, quindi l’ho presa come una sfida: perché arrivare a raccontare storie di persone o luoghi che si trovano dall’altra parte del mondo quando si ha sotto casa la notizia? Ho scoperto territori molto avventurosi che mi hanno portato a vedere e conoscere situazioni che non avrei mai immaginato: case costruite sopra a vecchie discariche, cemento gettato nei prati, fosse a cielo aperto con acqua inquinata e continue discariche abusive”.

Gian Marco Sanna, The city of snow
Gian Marco Sanna, The city of snow

UN’EMERGENZA SOMMERSA

Un progetto fotografico durato due anni, tra riprese ed editing, svolto maggiormente nel corso della notte, cercando di immergersi in una città parallela ma non immaginaria, fatta di fumi, fuochi e ombre: la città di neve. Scatti che portano alla luce aspetti singolari della discarica di Malagrotta che spesso rimangono celati alle persone comuni. “Premetto che della discarica di Malagrotta gli abitanti di Roma e delle zone limitrofe sanno ben poco; ne avvertivano solo il forte odore. Non erano a conoscenza del fatto che venissero scaricate 4500-5000 tonnellate di rifiuti al giorno nei circa 240 ettari di discarica. Al contempo non sanno che Malagrotta sia una delle aree più verdi di Roma”, racconta il fotografo.
Sono molti i casi di tumore riscontrati nella zona e attribuiti alla vicinanza della discarica ma, a oggi, sembra che nessuno se ne interessi: “Quello che è emerso è il degrado, non solo all’interno della discarica”, continua Sanna, “ma in tutta l’area che la circonda. Sono moltissime, infatti, le discariche abusive generate dall’intervento antropico e i continui incendi dolosi, per non parlare dell’aria irrespirabile che avvolge tutta la zona”.
Per quanto sembri assurdo, una città come Roma, meta di milioni di turisti e conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze artistiche e architettoniche, nasconde zone di così forte degrado avvolte in una coltre di fumo e omertà. Un mistero ancora irrisolto che lascia molti dubbi ma un’unica certezza, la totale assenza di rispetto per l’uomo, gli esseri viventi e l’ambiente in cui questi vivono, probabilmente non comprendendo a pieno, o talvolta ignorando, le conseguenze dell’azione antropica.

Gian Marco Sanna, The city of snow
Gian Marco Sanna, The city of snow

DEGRADO E GERMOGLI DI VITA

Come sottolineato da Gian Marco Sanna, “attualmente la discarica è chiusa poiché satura, ma l’area continua a essere fortemente degradata e abbandonata. Gli abitanti in zona hanno manifestato inutilmente la loro disapprovazione nel corso degli anni e si sentono abbandonati dalle istituzioni. Era pronto un nuovo piano di allargamento della discarica, fortunatamente non approvato. Sul terreno della discarica hanno provato più volte a mettere a dimora delle piante, ma il terreno evidentemente è acido e pertanto non riesce a crescere nulla”.
Un progetto fotografico che vuole mettere in luce un’area degradata della Capitale, vuole dare voce a chi non ne ha, ridonare dignità a Malagrotta e ai suoi abitanti, ma anche mostrare quel lato nascosto di un’area che prosegue il suo viaggio verso la rovina e il trionfo dell’inquinamento. Così, le luci della notte lasciano scorgere arbusti che sfidano la morte innalzando i rami aridi verso il cielo, circondati da frammenti industriali che ne incorniciano le radici. Tubature e cisterne che affondano nel terreno; colori che si mescolano tra i rifiuti della vita; germogli che sfondano la bianca coltre di cenere; nuvole di fumo che si innalzano pesantemente nell’aria; liquami color ruggine in cui si specchiano le nuvole. Immagini crude, che obbligano lo spettatore ad aprire gli occhi sulla vita parallela di una terra avvolta dal silenzio, dove scorre un’acqua scura che attraversa le insormontabili montagne create dall’uomo.

DALL’ITALIA ALL’ESTERO

Un tema difficile ma che il giovane fotografo sta facendo conoscere al mondo raccogliendo i commenti stupiti della gente, fortemente sorpresa che anche questa sia Roma, che anche dei rifiuti possano essere fotografati. Un progetto che però, nonostante il forte messaggio, non sta incontrando il favore del pubblico italiano: “A parer mio all’estero viene apprezzato di più come linguaggio fotografico che in Italia; ho avuto un ottimo riscontro anche con il video del lavoro che è stato proiettato a Slideluck Tokyo e a fine marzo sarà proiettato a Bergamo per “Transizioni”, rassegna internazionale del film fotografico”, prosegue Sanna. “Secondo me la prima difficoltà è farsi conoscere, la giovane età non aiuta, ma da quando faccio parte del collettivo L.I.S.A. ho avuto più visibilità e voglia di crescere”.
Una crescita e un desiderio di scoperta che non tarderanno a conferire al giovane fotografo la giusta fama; la passione per quel lato nascosto che sfugge agli occhi, lo sguardo indiscreto che fruga nel profondo della realtà non si ferma e Sanna è già al lavoro per il prossimo progetto in giro per l’Europa, Silent Forms, che unisce fotografia e architettura attraverso il linguaggio vettoriale.

Ilenia Maria Melis

www.gianmarcosanna.it

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Ilenia Maria Melis
Ilenia Maria Melis nasce a Roma nel 1980. È laureata in Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico presso l’Università degli Studi Roma Tre con la tesi sperimentale “Terracotta architettonica con Dioniso e pantera alla Galleria Borghese”. Da sempre amante dello studio, predilige il settore archeologico, affascinata probabilmente dagli splendori antichi della Capitale. Sostenitrice della cultura, spazia dalla passione per l’arte, a quella per l’enogastronomia, dalla danza alla lettura; ama visitare i musei e imparare sempre cose nuove. Amante delle auto d’epoca, è consigliere di uno dei più importanti club di auto d’epoca e di interesse storico di Roma, la Scuderia Campidoglio. Attualmente collabora come blogger per [email protected] e come giornalista con la testata Lungotevere.net. Ama scrivere e descrivere la cultura con trasporto e sentimento cercando di affascinare il lettore grazie a una spiccata sensibilità. Desidera intraprendere la carriera giornalistica. Non dimentica di volgere lo sguardo anche verso il prossimo; infatti, è molto attiva nel volontariato con bambini e giovani.