Mario Dondero e la sua Leica. Immortalando il secolo breve

Addio a Mario Dondero, fotografo dell’impegno civile, ma anche grande ritrattista che immortalò scritori, attori, registi. Reporter, partigiano e giramondo

Una foto iconica di Mario Dondero - Algeri, 1962

Genovese e cittadino del mondo, partigiano, giornalista precoce e poi reporter, inviato di guerra, ritrattista e viaggiatore. Per tutta la vita a collezionare immagini, inchiodando sulla carta l’essenza di fatti simbolici, di istanti decisivi. E i contorni – invisibili o spessi – di vicende che facevano il corso della storia, nel mondo.

Mario Dondero di momenti così ne ha rubati a centinaia. Alcuni entrati nel mito, come quel ritratto degli scrittori del Nouveau Roman, scattato a Parigi nell’ottobre del 1959, davanti alla sede delle Editions de Minuit; o come quel muro, ad Algeri, fotografato subito dopo la proclamazione dell’Indipendenza, su cui trionfava la scritta “L’avenir appartient à la jeunesse”. Era il 1962 e quei ragazzini, confusi con le lettere cubitali incise sull’intonaco, erano il volto di una rivoluzione cruda, genuina, vestita di futuro.

E poi intellettuali, leader politici, registi, artisti, poeti, persone comuni ed eroi, nel mezzo di guerre, lotte operaie, contestazioni di piazza, assemblee. E vita quotidiana, d’intimità e di comunità, di strade e di destini comuni. Dondero, animo nobile e spirito libero, al servizio della narrazione e della cronaca – ma anche al servizio dei deboli: noto il suo impegno in Afghanistan e al fianco di Emergency – pubblicò le sue foto sui grandi giornali d’Italia e d’Europa, contribuendo alla scrittura più alta – perché umanissima, indipendente e ravvicinata – di questo secolo feroce e breve, appena trascorso, e delle sue propaggini future.

Mario Dondero è morto il 13 dicembre 2015, a Fermo, dove viveva da tempo. Aveva 87 anni. Spesi, con la sua inseparabile Leica, nel segno della passione e dell’impegno civile, mettendosi in ascolto, scegliendo da che parte stare, sacrificando l’ideologia per la purezza e la radicalità dello sguardo. E non tradendo mai il senso delle cose. Mentre lo sguardo affettuoso e severo, di testimone e di cantore, si spingeva per natura oltre le convenzioni, sulle tracce dei conflitti e delle utopie migliori.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.