I piacevoli paesaggi dissolti di Davide Quayola. Sognando l’Olanda e Van Gogh

Tra naturale e artificiale, tra video, fotografia e pittura, tra nuove tecnologie digitali e memorie fiamminghe, il nuovo progetto di Davide Quayola procede per alterazioni cromatiche e formali. Ricordando Van Gogh. Un estratto in esclusiva…

NATURALE E DIGITALE. QUANDO L’IMMAGINE IMPLODE
Pittura digitale, immagini in HD come quadri in movimento, rappresentazione e metamorfosi di un oggetto, uno spazio, un teatro di natura. Davide Quayola confonde i campi ed i livelli, liberando uno strano vortice visivo. La posta in gioco è l’icona: la sua saldezza, la sua fragilità, la sua capacità metamorfica. E il suo farsi occhio, lampo sulla retina. Col mondo da una parte e il soggetto senziente dall’altra. Aistesis: il territorio vulcanico delle sensazioni spurie, intrecciate e mobili.
Con Pleasant Places (2015), progetto appena presentato al Glow Festival di Eindhoven, Quayola cita già nel titolo la pittura paesaggistica olandese del XVII secolo: gli albori luminosi di una tradizione. E cita Van Gogh, in un omaggio appassionato e diretto, nel 125esimo anniversario della sua scomparsa. Tornato in Provenza, che fu luogo di grande ispirazione per la pittura del maestro, eccolo realizzare una serie di foto e video, e poi delle grandi installazioni. Un lavoro sulle suggestioni secentesche dei “piacevoli paesaggi” fiamminghi, condotto lungo quella linea inquieta che porta dalla figurazione alla dissoluzione formale, per passaggi ed implosioni, per dissolvenze e smarrimenti.

BOSCHI, ALGORITMI, PENNELLATE
Grazie all’uso improprio di image-analysis e alla manipolazione di algoritmi, l’artista altera, dissolve, disgrega i dettagli in altissima definizione di boschi ed arbusti, ottenendo un progressivo effetto “familiar stanger”: l’impronta di ciò che è noto permane, mentre l’immagine lascia il posto alla straniamento, alla presenza aliena. La natura è liquefatta, indistinta, nella linea sinuosa degli alberi e nel loro divampare; nella schiuma incandescente delle chiome e nelle masse brune, grigie, dorate, come pennellate piene; nella corrente vorticosa e nella sostanza pulviscolare, in cui la natura stessa si annulla, poi compare, poi di nuovo svapora. E convivono il moto vigoroso del pennello, che scolpì le tele di Van Gogh, e il dettaglio rigoroso del barocco d’Olanda, che raccontò cose, paesaggi, persone, come piccole fiabe borghesi.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.