Alive: un progetto fotografico di Michela Giannotti

Al Bukowsky Wine Bar di Roma, fino al 5 luglio è allestita la mostra della fotografa romana Michela Giannotti. Più che un’esposizione, un progetto di immagini, la materializzazione di un’esigenza individuale che si trasforma, grazie alla fotografia, in corale.

Michela Giannotti, Alive - Ombre

Michela Giannotti ha individuato un problema nella società di oggi e di riflesso anche nell’uomo. Lo considera, infatti, assopito, addormentato, anestetizzato, dominato da un senso di rassegnazione, di immobilismo emotivo che lo rende, soprattutto, cieco di fronte all’analisi di questi problemi e, quindi, incapace di agire. La fotografa desidera, perciò, conferire all’uomo contemporaneo una nuova responsabilità sociale e culturale. Gli chiede di rimettersi in gioco e di rischiare in questa vita.
Il canale espressivo attraverso cui la Giannotti ha deciso di costruire la sua ricerca è la fotografia, mezzo di comunicazione ultimo di una ricerca partita da un questionario.
La Mummificazione è il titolo dato dalla fotografa al formulario composto da sei domande rivolto ai suoi interlocutori attraverso cui gli ha chiesto se si sentono parte dello stato di anestesia da lei individuato, come lo vivono e in che modo lo vorrebbero rappresentare.
In questo modo Michela ha avuto la possibilità di scoprire quali cause hanno portato alla “mummificazione” e di costruire, così, insieme al soggetto la fotografia che diviene, quindi, un processo di partecipazione collettiva e attiva finalizzata alla dimostrazione del risultato della ricerca.
Così nasce Alive, il progetto espositivo della Giannotti, curato da Ilaria Di Giustili e Laura Latini, che consta di ventuno fotografie in bianco e nero più una a colori, quella delle Ali, suddivise in sette singole rappresentazioni a cui si aggiungono alcune fotografie più generiche sul tema sempre dell’anestesia sociale ed emotiva.

Michela Giannotti, Alive - Impiegati
Michela Giannotti, Alive – Impiegati

I macrotemi fotografici sono Impiegati, Nullo, Cinzia, Non vedo non sento non parlo, Ombre, Zombie, Dools, ognuno dei quali si presenta accompagnato da una didascalia. Qui è riportata la spiegazione dei passaggi di costruzione dal questionario alla fotografia di ogni soggetto. Ognuno dei singoli concept fotografici, poi, è stato posto in mostra l’uno di seguito all’altro come a costruire una narrazione continua di stimoli e spunti contro l’anestesia emotiva, per poi giungere a tre fotografie che indicano il movimento e quindi il rinnovato spirito di vitalità e dinamicità umana. Le Ali appunto contenute nell’ultima e unica fotografia a colori metaforizzano perfettamente questa volontà e riescono, così, a esprimere l’esortazione di Michela Giannotti di riprendersi quella responsabilità sociale e personale che vede smarrita nell’uomo di oggi.
Nello specifico degli scatti, inoltre, proprio perché creati attraverso un percorso compartecipato e condiviso i soggetti non sono solo oggetti ma soprattutto attori. Nel focus Impiegati, ad esempio, è rappresentato l’immobilismo delle azioni ripetute in serie con l’uso del fermo immagine. In Dolls le bambole poste in primo piano che introducono al volto del soggetto in secondo piano esprimono il pensiero di quest’ultima di sentirsi priva di emozioni e sensazioni proprie, perché governate da altri poteri.

Michela Giannotti, Alive - Nullo
Michela Giannotti, Alive – Nullo

Così strutturato, dunque, il progetto Alive si propone incardinato su un’evoluzione perenne in quanto può coinvolgere sempre più persone e renderle di conseguenza, maggiormente attive e consapevoli delle proprie coscienze ed emozioni. La fotografia, infine, diventa una piattaforma di rappresentazione vera, autentica ed emotiva la cui artisticità si pone sempre più al servizio delle esigenze dell’uomo.

Davide Parpinel

michelagiannotti.blogspot.it

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Davide Parpinel
Sono una persona che desidera avvicinare chiunque voglia all'arte e alle sue connessioni con l'uomo, la società, la storia, il presente, fornendo spunti e creando curiosità. Per compiere questa mia missione ho i titoli accademici, ho conseguito gli studi e le ricerche necessarie, ma soprattutto ho la volontà di portare chi mi vuole leggere a osservare gli sviluppi della materia artistica.