A spasso nella bassa con Ghirri e Guerzoni

Storia di “viaggi randagi” nella Bassa. Sono gli Anni Sessanta, e i protagonisti accomunati dalla passione per gli sguardo obliqui sono Luigi Ghirri e Franco Guerzoni. Viaggi raccontati da una mostra e ora in un libro.

Come avvenivano i vostri incontri?”. “Il prato tra casa sua e casa mia divenne da subito teatro di esperimenti, installazioni che realizzavo con il suo aiuto e che lui fotografava. E poi la sua casa, che era un luogo tenero e accogliente, diventò il luogo di interminabili dialoghi serali, notturni, pieni di sigarette (la moglie Anna ci inseguiva con il posacenere per tutta casa…), ondivaghi, dialoghi con un inizio, una parte centrale fumosa, e una fine per sfinimento. Eravamo due persone che andavano formandosi, naturalmente non si parlava solo di arte, ma anche di molto altro. Il fatto è che lui era voracemente curioso, ma poteva diventare diffidente certe volte, ad esempio quando gli parlavo di Duchamp e Man Ray (un mio pallino allora, un uomo a cui ebbi la fortuna di stringere la mano, fu Dino Gavina a presentarmelo), ma si interessava a un’enormità di cose. Ti dico queste cose perché credo sia è stata costruita, dopo la sua drammatica scomparsa, un’immagine a tratti approssimativa di Luigi che non corrisponde alla realtà”.

Luigi Ghirri fotografato da Franco Guerzoni, fine anni '60, Courtesy Archivio Franco Guerzoni

Luigi Ghirri fotografato da Franco Guerzoni, fine anni ’60, Courtesy Archivio Franco Guerzoni

La domanda è posta da Davide Ferri e a rispondere è Franco Guerzoni. “Luigi”, invece, è Luigi Ghirri. La storia di questi “viaggi randagi” è stata raccontata in una mostra alla Triennale di Milano curata dallo stesso Ferri. Qui sotto trovate il link alla recensione di Angela Madesani e una lunga intervista di Ferri a Guerzoni, da cui sono tratte queste prime righe.
Se tutto ciò non vi è sufficiente – e mai scelta fu più corretta – allora dovete aggiungervi il libro edito da Skira per l’occasione (pagg. 160, € 25). Nulla di imponente nel formato, ma ricchissimo di fotografie e testi. L’apertura spetta ad Arturo Carlo Quintavalle (il libro, “chi avrebbe potuto presentarlo se non il Professore di Parma”, scrive Guerzoni), poi è una sequenza fitta di testi e immagini suddivisi in 25 capitoli (Un mazzo di carte e Il fantasma del colore, Professionisti a metà e Sentieri che si biforcano, Lo smaltimento dell’opera ed Ecfrasi…), con le parole ancora di Guerzoni “organizzate” da Giulio Bizzarri. Infine, le Tracce di Paola Ghirri.
Nulla di spettacolare, ed è giusto così. Avrebbe avuto senso fare un pacchiano table book per “una Land Art da pianura padana”?

Marco Enrico Giacomelli

www.skira.net
www.triennale.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #22

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Marco Enrico Giacomelli

Marco Enrico Giacomelli

Giornalista professionista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris 8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et…

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