Robert Mapplethorpe secondo Germano Celant. Un libro

Cambiare il mondo della fotografia, in vent’anni. Mettendo sullo stesso piano fiori e peni. Una monografia firmata da Germano Celant racconta l’intera parabola artistica di Robert Mapplethorpe.

Germano Celant – Robert Mapplethorpe. La ninfa fotografia
Germano Celant – Robert Mapplethorpe. La ninfa fotografia

Robert Mapplethorpe La ninfa fotografia non è il catalogo di una mostra, bensì un’antologia critica di un solo autore, Germano Celant, dedicata a un solo artista, Robert Mapplethorpe (Floral Park, 1946 – Boston, 1989). Nel volume, edito da Skira, è possibile seguire le diverse fasi di un sodalizio, l’approfondirsi di un rapporto fra artista e critico.
L’intervista che apre la strada è quella pubblicata nella mostra di Palazzo Fortuny a Venezia. Una mostra straordinaria, che si ricorda anche per lo scalpore che ha suscitato. I nudi maschili, le scene sadomaso, avevano provocato addirittura un divieto ai minori di 18 anni: una storia da Italia benpensante, un po’ bigotta, anche se si era già negli Anni Ottanta.
Mapplethorpe è stato un artista straordinario, che ha lavorato con la fotografia a partire dai Settanta per neppure vent’anni: è morto nel 1989. Un percorso artistico relativamente breve, che tuttavia ha fatto di lui una delle figure più significative della seconda parte del Novecento. E il volume racconta questa storia con dovizia di particolari e dettagli.

Robert Mapplethorpe, Embrace, 1982 - © Robert Mapplethorpe Foundation
Robert Mapplethorpe, Embrace, 1982 – © Robert Mapplethorpe Foundation

La sua vita è emblematica di una generazione. Nato nei Queens nel 1946 in una famiglia cattolica, ha studiato pittura e scultura. Nel libro ci sono anche immagini dei primi anni, in cui l’artista lavora con le installazioni. Alcune di esse sono di una sorprendente modernità, in netto anticipo su quanto sarebbe avvenuto di lì a poco.
A ventun anni, nel 1967, incontra Patti Smith, poetessa, artista, cantante con la quale intreccia un’importante relazione: tra loro è una profonda affinità elettiva. Nel 1969 i due si trasferiscono in un luogo mitico della New York di fine Anni Sessanta, il Chelsea Hotel a Manhattan. Nel frattempo bazzicano il club Max’s Kansas City, frequentato da Andy Warhol e dalla sua Factory.
Robert in quel periodo inizia, inoltre, a frequentare un mondo particolare: quello delle riviste pornografiche, che utilizza per i suoi collage, per le sue composizioni.
Il suo è un universo di sessualità esplicita, molto forte, che ha fatto spesso interpretare il suo lavoro in maniera sbagliata. C’è chi pensa che esistano due Mapplethorpe, quello del sesso estremo e quello poetico dei fiori. “La pornografia”, raccontava negli Anni Ottanta a Celant, “ha influito su di me, ma solo in termini di soggetto, poiché la mia attitudine nel fotografare un fiore non è oggi diversa da quella di ritrarre un pene. In fondo sono la stessa cosa”. E guardando attentamente le sue immagini, la faccenda è più che evidente. La sua è una risposta alla banalità del mondo. Alle letture facili, scontate.

Robert Mapplethorpe, James Ford, 1979 - © Robert Mapplethorpe Foundation
Robert Mapplethorpe, James Ford, 1979 – © Robert Mapplethorpe Foundation

Tra le figure più importanti della sua vita, quella del collezionista Sam Wagstaff, uomo che affiancava una vasta cultura a non comuni disponibilità economiche. Tra i due nasce una relazione profonda. Oltre a regalare all’artista numerose macchine fotografiche, gli fa anche dono di alcune fotografie originali del barone tedesco von Glöden, vera e propria icona della fotografia omosessuale. Interessante è rintracciare i diversi fili più o meno rossi che si dipanano nei lavori dei due artisti a distanza di mezzo secolo. Non si tratta di citazioni, piuttosto di simili rimandi, di riferimenti comuni.
Il volume presenta tutto il percorso dell’artista sino ad arrivare alla seconda metà degli Ottanta, quando Mapplethorpe si accorge di avere contratto l’Aids, anche qui in anticipo sui tempi. I lavori dei suoi ultimi anni sono segnati dalla presenza più o meno evidente della morte. Eros e thanatos: sin troppo banale affermarlo. Certo è che nelle sue ultime foto ci troviamo di fronte a un artista estremamente legato alla classicità, nel cui lavoro occupa un ruolo fondamentale la Vanitas, in una sorta di reiterato memento mori.

Angela Madesani

Germano Celant – Robert Mapplethorpe. La ninfa fotografia
Skira, Milano 2014
Pagg. 200, € 40
ISBN 978885722321
www.skira.net

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Angela Madesani
Angela Madesani storica dell’arte e curatrice indipendente è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia” e di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È responsabile della collana di fotografia e arte di Dalai editore, all’interno della quale ha realizzato numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice. Oltre che all’Accademia di Brera di Milano, insegna all’Istituto Europeo del Design di Milano.