Video e interviste di Cesar Mezzatesta
per Artribune Television

Alla fine degli anni Cinquanta William Eggleston muoveva i primi passi nel mondo della fotografia. Il giovane si aggirava nel sud degli Stati Uniti con la sua Leica, sentendosi  – come dichiarato in seguit – perfettamente in grado di fare dei “falsi Cartier-Bresson”. Un po’ una sfida, un po’ una provocazione. Ma Eggleston è davvero riuscito ad eguagliare il genio francese? Per rispondere alla domanda abbiamo chiamato in causa Agnès Sire, direttrice della Fondazione Henri Cartier-Bresson di Parigi, che ospita dallo scorso novembre la mostra “From BLACK and WHITE to COLOR”.  Risposta: il fotografo americano, nato a Memphis, ai bordi del Mississippi, ha rivoluzionato il mondo della fotografia non con il bianco e nero però, ma con il suo innovativo uso del colore.

Elemento celebrativo e fondativo di questa sua rivoluzione è stata la mostra al MoMA di New York nel 1976. Fondativo perché la fotografia a colori, pur se ben accolta dall’opinione pubblica, appariva ancora come volgare. Innovativo perché con il colore Eggleston ha restituito l’anima della contemporaneità, la vita di tutti i giorni, fotografando supermercati, ristoranti, bar, senza mai muoversi dal sud degli States. Ammirato dai colleghi, ma rimasto per qualche tempo ai margini dei gusti del pubblico.
Oggi, alla Fondazione Cartier-Bresson, durante le Mois de la Photo – come ci ha confessato la direttrice, nel back stage dell’intervista- molti sono stati gli americani passati per visitare e omaggiare un loro illustre (e ormai venerato mondialmente) connazionale.
Se non riuscite ad approfittare della mostra parigina in corso fino al 21 dicembre, avete ancora una possibilità: una seconda tappa, a Losanna, al Musée de l’Elysée, dal 30 gennaio fino al 3 maggio 2015. Intanto, godetevela nel nostro video report.

Cesar Mezzatesta

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Cesar Mezzatesta
Nato a Bogotà, cresciuto a Parma, vive e lavora a Parigi. Dopo una laurea in Filosofia Estetica e un Master in Teorie e pratiche del linguaggio e dell’arte presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, ha lavorato per case di produzione, agenzie stampa e società di comunicazione. Giornalista pubblicista, amante della fotografia, collabora con Artribune dal 2011.