Se una scimmia annulla il diritto d’autore

Il “teorema delle scimmie infinite” afferma che una scimmia che prema a caso i tasti di una tastiera per un tempo infinitamente lungo quasi certamente riuscirà a comporre l’Amleto di Shakespeare o la Divina Commedia di Dante. Adesso il selfie di una scimmia fa discutere sul diritto d’autore di un fotografo.

Il celebre selfie del macaco indonesiano

Nel 2011 David J. Slater, un fotografo naturalista inglese, stava visitando un parco in Indonesia quando un gruppo di macachi neri sono riusciti a prendere una delle sue macchine fotografiche. In un’intervista al Telegraph, Slater ha detto che il risultato del “furto” è stato una serie di centinaia di autoscatti di scimmie. Tra di essi l’immagine migliore – il ritratto di un macaco femmina che sogghigna mettendo in mostra i denti – è diventato virale.
Nel 2014 il selfie della scimmia sorridente è tornato alla ribalta quando Wikimedia, l’organizzazione senza scopo di lucro proprietaria di Wikipedia, ha rifiutato la richiesta di Slater di rimuovere la foto da Wikimedia Commons (un archivio online di immagini gratuite). Secondo il sito web di Wikimedia, chi scarica una qualsiasi dei milioni di immagini sulla sezione Commons può “liberamente copiare, utilizzare e modificare qualsiasi file, purché siano rispettati i termini indicati dall’autore”, il che spesso significa solo accreditare la fonte e l’autore in modo appropriato, nonché consentire ad altri lo stesso uso (copie/miglioramenti) del file con gli stessi termini e libertà.

Il celebre selfie del macaco indonesiano
Il celebre selfie del macaco indonesiano

Slater ha domandato che l’immagine fosse rimossa in quanto proprietario del relativo diritto d’autore e non consentendo quindi che il selfie della scimmia potesse essere liberamente utilizzato dagli utenti. Si è dunque comportato come autore della foto, nonostante non avesse tenuto in mano la macchina fotografica, né messo a fuoco, né premuto lo scatto al momento del selfie. La posizione (di netto rifiuto) di Wikimedia è stata molto chiara: “Questo file è di pubblico dominio perché, in quanto opera di un animale e non di un essere umano, esso non ha autore umano che possa vantare diritto d’autore ed è quindi libero di utilizzo” (questo è ciò che si legge nelle condizioni di utilizzo dell’immagine che si trovano sul sito di Wikimedia Commons sotto il selfie del macaco).
Molti hanno riportato la notizia sottolineando che Wikimedia avrebbe accreditato il diritto d’autore alla scimmia e non al fotografo, ma in realtà il ragionamento è più sottile e – giuridicamente – corretto: Wikimedia non dice che la scimmia possiede il diritto d’autore, ma semplicemente che Slater, non essendo l’autore della foto, non è proprietario del diritto correlato e tutelato dalla legge.

Il celebre selfie del macaco indonesiano
Il celebre selfie del macaco indonesiano

Tale conclusione è confermata anche dal Compendio dello US Copyright Office (da poco pubblicato in bozza: sarà pubblicato nella sua versione ufficiale a dicembre di quest’anno), il quale ora afferma chiaramente che l’ufficio US Copyright registrerà un’opera originale “a condizione che il lavoro sia stato creato da un essere umano“, quindi il Copyright Office “non registrerà opere prodotte dalla natura, animali o piante“. Non a caso, nella lista esemplificativa del Compendio è indicata “una fotografia scattata da una scimmia“.
Slater ha comunque tentato un’ultima difesa. Nel corso del tempo l’applicazione della legge sul copyright degli Stati Uniti (secondo cui chi spinge il pulsante sulla fotocamera possiede il diritto d’autore per l’immagine prodotta) è stata resa più complicata dai grandi progetti di fotografia, nei quali gli assistenti spesso hanno il compito di premere il pulsante della macchina fotografica. In questo caso le corti americane riconoscono comunque il diritto d’autore al fotografo “capo” e non all’assistente. Perciò, durante uno show televisivo, Slater ha affermato che, poiché secondo la legge americana gli è riconosciuto il diritto d’autore per foto scattate da un suo assistente, “credo che questo sia un caso in cui si debba considerare la scimmia come un mio assistente“.
Al di là della debolezza della tesi difensiva del fotografo, forse l’unica conclusione accettabile della vicenda è invece che Slater ha contribuito a dimostrare la “teoria delle scimmie infinite” con una macchina fotografica e un selfie “d’autore”, piuttosto che con una tastiera e una copia dell’Amleto.

Claudia Balocchini

 

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Claudia Balocchini
Claudia Balocchini è avvocato, iscritta all'Ordine degli Avvocati di Firenze dal 2007 è specializzata nel diritto degli enti e delle società, in diritto tributario nonché tutela dei beni culturali e delle opere creative e dell’ingegno. E' consulente per società ed enti no-profit in materia di costituzione e start-up, modifiche statutarie, governance, pianificazione fiscale, tutela dei patrimoni, fundraising e project managing. Dopo un master in diritto tributario a Firenze ed un corso di alta formazione manageriale in campo culturale presso la LUISS a Roma, applica le proprie competenze professionali anche al contesto culturale contemporaneo.
  • angelov

    Una questione di lana caprina, espressa in un contesto che ha fatto della precisione e della sottigliezza dei cavilli, un alibi che permetta che vengano disattese ben più importanti aspettative.

  • Pingback: Se una scimmia annulla il diritto d’autore |()

  • Vittau

    La tesi difensiva del fotografo non è debole, anzi è molto pertinente. La scimmia è un’esecutrice materiale. Warhol non realizzava materialmente le sue opere, come del resto non fanno molti artisti contemporanei.