Modernità di von Gloeden

Un saggio di Raffaella Perna rilegge l’opera del barone anche alla luce del contemporaneo. Con taglio eclettico e innovativo. Tra Barthes, Warhol, processi e gloria, contro i luoghi comuni.

Raffaella Perna - Wilhelm Von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants

Lo sguardo che il saggio di Raffaella Perna getta sull’opera di Wilhelm von Gloeden è fuori dai luoghi comuni, documentato, rivisitato alla luce del contemporaneo. Senza indugiare in esercizi di stile o lirismi, si individuano i tratti salienti dell’opera del barone e li si contestualizza.
L’autrice, poco più che trentenne, adotta un approccio che alterna e mescola critica e storia fotografica, critica d’arte tout court, sociologia e ricerca d’archivio. E l’eclettismo si rivela una strategia adatta. Una prima parte è dedicata a von Gloeden e ai suoi tempi, la seconda alla rilettura e al ripensamento che ne fanno oggi artisti e pensatori contemporanei.
Leggendo il libro ci si accorge dell’interesse attuale di queste foto, in apparenza idealizzanti, naïf, estetizzanti. In realtà appuntite, più consapevoli e moderne di quel che sembra. Diverse letture dell’opera si riscontrano anche nei commenti che ne hanno dato autori come Roland Barthes e Francesca Alinovi. Il primo, come riferisce Raffaella Perna, opta per la definizione di kitsch involontario, mentre la studiosa emiliana propendeva per l’ipotesi di un kitsch almeno in parte consapevole, pregno di ironia.

Wilhelm Von Gloeden, Due giovani drappeggiati all'antica, timbro 8 marzo 1899
Wilhelm Von Gloeden, Due giovani drappeggiati all’antica, timbro 8 marzo 1899

Proprio la citazione di Barthes è collegata un altro momento interessante della riscoperta di von Gloeden, che viene datata a partire dagli Anni Settanta. Il suo testo infatti uscì nel catalogo della mostra organizzata nel 1978 da Lucio Amelio con Beuys, Warhol e Pistoletto che rivisitavano le opere del barone. E LaChapelle, Witkin, Mapplethorpe sono gli artisti contemporanei che vengono indicati come eredi della poetica di von Gloeden (in una sezione un po’ sbrigativa, unico difetto del volume).
Per quanto riguarda il fotografo e la sua epoca, anche qui si sfatano alcuni luoghi comuni. Le foto non risultavano così scandalose per la cultura dell’epoca. E il tratto più turbativo non era la presenza di adolescenti nudi, il che è d’altronde logico, vista la recente nascita della categoria dell’infanzia come fascia d’età autonoma e da proteggere. Fino al fascismo, che intentò un processo all’erede di von Gloeden (la sentenza inedita del processo di secondo grado è riportata in appendice), le foto non suscitarono grossi problemi, e anzi il loro autore godette di grande fortuna. Ricevette accuse personali, attacchi omofobi che lo accusavano di sodomia, ma la sua opera non dava scandalo. Se non internamente alla fotografia, dato che venne denunciata come troppo moderna dai sostenitori del Pittorialismo.

Wilhelm Von Gloeden, Ritratto di giovane travestito da donna, 1895 ca.
Wilhelm Von Gloeden, Ritratto di giovane travestito da donna, 1895 ca.

Tra gli altri aspetti interessanti di von Gloeden documentati in un saggio denso di notizie e curiosità per quanto agile, il metodo utilizzato per preparare le scene da fotografare; l’utilizzo frequente di un modello affetto da ginecomastia per incarnare personaggi femminili; la comparazione con poetiche coeve solo in apparenza analoghe come quella di von Plüschow.

Stefano Castelli

Raffaella Perna – Wilhelm Von Gloeden. Travestimenti, ritratti, tableaux vivants
Postmedia Books, Milano 2013
Pagg. 112, € 19
ISBN 9788874900985
http://www.postmediabooks.it/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.