Anni Settanta in bianco e nero

Una riflessione è necessaria sulla mostra milanese Anni ’70 addio, su alcuni dei materiali esposti, quelli politici, che la rassegna presenta in gran numero, e in particolare le fotografie. Certo i Settanta sono stati anni problematici, difficili, violenti, un momento complesso che sfocia nel terrorismo, nel rapimento e nell’omicidio di Aldo Moro, del quale qui non si parla, ma che è sotteso.

Anni ’70 addio - Milano 2012

Alla mostra milanese Anni ’70 addio, fotografie, parecchie, di funerali, quelle degli studenti, di Giannino Zibecchi, di Roberto Franceschi, dove si riconosce il faccione compunto di Bettino Craxi con gli occhi abbassati. Ma anche i funerali delle vittime di Piazza Fontana, fotografati da Ugo Mulas, con occhio geniale. Sono immagini che ammutoliscono. Quei funerali segnano la fine della speranza, della gioia del ’68. Il potere occulto aveva vinto, aveva messo una città in ginocchio, un Paese in ginocchio; dopo i grandi sogni di conquiste operaie, era l’inverno freddo, gelido, che seguiva l’autunno caldo. Quelle immagini avrebbero dovuto essere il momento iniziale della rassegna, da lì sono iniziate molte cose. Gli Anni Settanta sono stati gli anni del dubbio, della paura, ma non solo. Così nei lavori dei giovani, del Laboratorio di Comunicazione Militante con la Strategia di Informazione e l’occupazione della chiesa sconsacrata di San Carpoforo, nella seconda metà del decennio.

Addio Anni ’70. Arte a Milano 1969-1980 – veduta della mostra presso Palazzo Reale, Milano 2012

Ho guardato con smarrimento, tristezza profonda le immagini di Carla Cerati che hanno dato vita al prezioso volume Morire di Classe, quello fatto con Gianni Berengo Gardin, pubblicato da Einaudi nel 1969. Immagini straordinarie, che riescono a sensibilizzare, a denunciare con la forza sconvolgente che solo un’immagine può avere. I due fotografi hanno lavorato accanto a Franco Basaglia, lo psichiatra che con il suo operato, la sua dedizione, ha reso più umana la tragica situazione dei malati di mente.
Se gli Anni Sessanta sono stati un decennio colorato, qui i colori sono pochi, se non nelle gabbie dell’artista giapponese Kudo. Il colore fosforescente qui è mortifero. I falli sono rattrappiti, i testicoli isteriliti come semi seccati al sole. In alcune di esse sono mani aggrappate che sembrano uscire, terrose, da una fossa. Forse una premonizione di quello che sarebbe accaduto? Il reaganismo d’assalto, gli anni da bere, parlando di Milano, e la globalizzazione, il No Logo, citando Naomi Klein, che ci hanno portato al tragico punto al quale siamo.

Angela Madesani

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #8

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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.
  • Angelov

    Anche questa mostra, molto estesa ed articolata tanto da occupare praticamente tutto il primo piano di Palazzo Reale, con in più la possibilità di avvicinare quell’opera di Bay, una specie di Guernica nostrana, sulla fine dell’anarchico Pinelli, dicevo, è ad ingresso gratuito.
    E con i tempi che corrono, non è poco.

    • Mario Colombo

      Anche il Parco Sempione è ancora gratuito, la Stazione Centrale ma non la Baggina, Angelov, metti da parte qualche soldino, lì qualcosa fa pagare ci sarà. Portati i Maestri del Colore dal leggere, c’è tanto tempo libero.

      • Angelov

        In realtà ieri è stato reso pubblico che l’assessore Boeri ha in progetto di rendere gratuite tutte le mostre a Milano nell’immediato futuro, ma definitivamente dal 2015. Ha inoltre spiegato che gli introiti maggiori in una mostra come questa degli anni ’70, oppure quella di Fabio Mauri, non sarebbero derivati dalla vendita di biglietti, ma da altri canali.
        Anche io sono molto critico verso certe politiche in generale, ma penso che questa amministrazione stia tentando di dare il meglio, per quanto le è possibile, in un contesto così massacrato da 15 anni di berlusconismo.
        Il consiglio che mi hai dato, è ottimo.
        Mi porterò anche la tavolozza e le matite colorate.