Ancora Parigi, ancora fotografia. Ultime riflessioni intorno a Paris Photo

L’ultima e poi smettiamo eh. Ma quest’anno “Paris Photo” ci ha proprio convinto. Per la location, per il cambio di passo – un paso doble, insieme alla Fiac -, per le fiere collaterali e le mostre in città. Ancora qualche riflessione, allora.

Paul Graham - A shimmer of possibility

A sentire il critico Charlotte Cotton, autrice qualche anno fa del fortunato The Photograph as Contemporary Art, il dibattito è ormai chiuso, la guerra è finita. La fotografia è arte contemporanea, punto. E che probabilmente abbia ragione, se ne è avuta la netta sensazione nei giorni scorsi a Parigi, durante Paris Photo.
Un abbaglio dato dalla magnificenza del Grand Palais, finora riservato alla Fiac? Non si direbbe, se osserviamo qualche fatto. Tra le gallerie, hanno partecipato per la prima volta nomi del calibro di Gagosian e Marian Goodman, poste guarda caso una di fronte all’altra. Cosa che ha permesso di osservare in questo contesto, a differenza che in passato, anche opere importanti di artisti come Jeff Wall, per dirne uno, che insieme a Struth e Dijkstra fronteggiava Prince, Lutter, insieme agli emergentissimi Taryn Simon e Florian Maier-Aichen.

Paris Photo 2011 - photo Etienne Pottier

Il prestigio e le dimensioni del collezionismo privato sono stati consacrati dalla mostra di opere dalla corporate collection JP Morgan, scelte a partire dal tema “people and places” tra le 6.000 che compongono la sezione fotografia (su un totale di 30mila). Molto bella anche la mostra della Walther Collection, che ha proposto un accostamento tra i suoi due grandi nuclei, la fotografia documentaria tedesca del Novecento da Sander alla Scuola di Düsseldorf, e la fotografia africana moderna e contemporanea. E sul fronte istituzionale? Ecco l’intuizione delle mostre sulle recenti acquisizioni di tre pietre angolari come la Tate, l’ICP di New York e il Musée de l’Elysée di Losanna, organizzate dai rispettivi curatori. Tra esse, tutte degne di nota, la più originale forse è stata la proposta americana, dedicata al rapporto fra stampe originali e immagini riprodotte sui grandi magazine della prima metà del secolo scorso.

Gagosian @ Paris Photo 2011

Il programma culturale dell’evento si è dimostrato all’altezza della situazione. Mutations, questo il titolo della piattaforma di incontri e dibattiti, è stato organizzato in quattro aree tematiche (una al giorno) sviluppate in rapporto ai cambiamenti in corso e alla loro relazione con l’immagine fotografica: Geografia, Tecnologia, Società e Media, Corpo. Tra i relatori, artisti, fotografi, critici internazionali e studiosi delle varie discipline, che hanno contribuito a un bel volume pubblicato da Steidl. A proposito, infine, lo spazio dedicato all’editoria. Anch’esso ampliato, ha coinciso con la prima edizione del Paris Photobook Prize per il miglior fotolibro degli ultimi 15 anni, assegnato a Paul Graham per A shimmer of possibility.
E fuori dal Grand Palais? A pochi passi, all’Espace Pierre Cardin, si è svolta Fotofever, con qualche proposta interessante ma dagli spazi un po’ troppo angusti, mentre in un garage del Marais c’era la Nofound Fair, forse più originale, ma non troppo vivace. Vivacissima invece Offprint, evento dedicato all’editoria di fotografia indipendente organizzato nelle aule di un liceo di Montmartre, gremite di appassionati dalla bassa età media.

Platform - Chantal Pontbriand e Saskia Sassen - (c) Marc Dommage

Le mostre in concomitanza? Tantissime. Oltre alla superba retrospettiva di Diane Arbus al Jeu de Paume, e a New topography of war a Le Bal, proposta con un taglio davvero interessante, ci piace segnalare per chiudere il cerchio un vero gioiellino in una fondazione tra le più importanti per l’arte contemporanea: Terre transformée al Centro Culturale Gulbenkian, a cura di Sérgio Mah. Ospiti da Tacita Dean a Collier Schorr, da Jem Southam a Geert Goiris. Il sottotitolo della mostra è “photographies“: per qualcuno è un problema?

Daniele De Luigi

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Parigi // dal 9 al 13 novembre 2011
Paris Photo 2011

GRAND PALAIS
Avenue Winston Churchill
www.parisphoto.fr

  • dia pellegrino

    ..Per quanto riuscita non ho visto gallerie provenienti dai paesi emergenti: Cina e India; neppure dalla Corea del Sud, dalla Russia, dall’Ucraina, dalle Filippine, dalla Turchia.. Nessuno neppure dalla Croazia o dal più vicino Portogallo. ..Nessuno dall’Uzbekistan (lì – si vede -, pensano solo a produrre automobili..).