Che rapporto ebbe la produzione pittorica del “londinese” Lawrence Alma-Tadema con le coeve correnti continentali come l’Impressionismo, il Post-impressionismo, l’Espressionismo e con i nascenti movimenti d’avanguardia d’inizio Novecento? Nessuno. Nato in Olanda, cresciuto e formatosi in Belgio, il suo salto oltre Manica fu una sorta di Brexit artistica molto ben riuscita. Una selezione di 136 opere celebra al Belvedere di Vienna un artista oggi non molto noto a un vasto pubblico.

È immersa in un’atmosfera non casuale di estetismo e di misurata sensualità la grande mostra che il Museo Belvedere di Vienna dedica a Lawrence Alma-Tadema (Dronryp, 1836 – Wiesbaden, 1912), pittore olandese, formatosi ad Anversa, in Belgio, ma inglese di adozione in quanto visse a Londra quasi tutta la sua lunga stagione artistica tra gli ultimi tre decenni del XIX secolo e il primo decennio, e poco più, del XX. È un allestimento espositivo in cui ha buon gioco l’avvolgente colore delle pareti tra il violetto e il rosso porpora, e qualche scenografico inserto ispirato all’architettura classica ellenistico-romana. Un gioco che è di stimolo all’immaginazione, giusto per evocare quel mezzo secolo in cui molta produzione poetico-artistica europea ha ormai voltato le spalle alle passioni romantiche, ma ignora anche i temi etico-sociali o il pathos delle coscienze turbate, per elaborare invece un sofisticato linguaggio sensuale e talvolta onirico, acquisendo definizioni come decadentismo o simbolismo; un linguaggio pittorico connotato da un gusto particolare per il bello, il decorativo e il floreale.

Lawrence Alma-Tadema, The Roses of Heliogabalus, 1888 (olio su tela, 132,7 x 214,4 cm), Colección Pérez Simón, Mexiko ©Piera, Arturo
Lawrence Alma-Tadema, The Roses of Heliogabalus, 1888 (olio su tela, 132,7 x 214,4 cm), Colección Pérez Simón, Mexiko ©Piera, Arturo

FANCIULLE E FIORI

Viene da chiedersi se Marcel Proust, nel battezzare il secondo volume della sua “recherche” – dato a stampare nel 1919 – si sia lasciato suggestionare dai quadri di Alma-Tadema, ben noti nei salotti culturali e mondani di allora, intitolandolo All’ombra delle fanciulle in fiore. In effetti, fanciulle e fiori sono i soggetti tipici dei quadri dell’artista; lui, un raffinato creatore di atmosfere remote, che restituiscono in senso iconografico frammenti di storia biblica, romana o egizia, ambientati in immaginari spazi architettonici su scala monumentale. Come a voler competere con il crescente successo del mezzo fotografico, l’artista coglie gli istanti e non trascura di concentrarsi appieno sulla fine definizione dei volti femminili, sulle acconciature, sui corpi e sui panneggi delle vesti, come su dettagli marmorei o altro. Avvolgendo poi le scene in uno stato di pacata rilassatezza. Significative modalità estetiche che lo renderanno celebre in un’epoca in cui l’impero britannico è al culmine del suo prestigio e della sua espansione.

Lawrence Alma-Tadema, An Audience at Agrippa’s, 1875 (olio su legno, 90.8 × 62.8 cm), Dick Institute, Kilmarnock, by permission of East Ayrshire Council / East Ayrshire Leisure
Lawrence Alma-Tadema, An Audience at Agrippa’s, 1875 (olio su legno, 90.8 × 62.8 cm), Dick Institute, Kilmarnock, by permission of East Ayrshire Council / East Ayrshire Leisure

UN MODELLO CINEMATOGRAFICO

È l’età vittoriana di Oscar Wilde, e la successiva età edoardiana, il tempo in cui vive e opera Alma-Tadema. È membro della Royal Academy già dal 1879, e via via lo diverrà di altre rinomate accademie d’arte europee. Si addicono a quel certo clima mondano londinese quadri come The Finding of Moses, The Roses Of Heliogabalus, An Audience at Agrippa’s, o Women of Anphissa insieme ad altri capolavori di maestria scenografica e di invenzioni prospettiche, da cui – come annota  Alfred Weidinger, curatore della mostra viennese, realizzata in collaborazione con l’olandese Fries Museum di Leeuwarden – hanno attinto autori di film storici come Enrico Guazzoni per Quo vadis? (1913), ritenuto uno dei primi kolossal del cinema mondiale, o Ridley Scott per Il gladiatore (2000). Ma, di certo, anche il giovane pittore secessionista viennese Gustav Klimt ne fu in qualche modo influenzato. Con una chiave di lettura enormemente distante dalle problematiche della vita reale, Alma-Tadema coglie ed elabora fantasie che sanno riflettere i gusti, le tendenze e le mode del suo tempo, seppure, beninteso, l’apprezzamento del suo lavoro non fosse unanimemente condiviso. La sua morte nel giugno del 1912, ormai settantaseienne, può essere considerata tanto più emblematica per la storia dell’arte inglese in quanto coincide con il declino di un’epoca e di uno stile di vita. Un epilogo fatalmente segnato perfino da un evento clamoroso non meno che tragico, accaduto in una notte d’aprile, proprio nel 1912: il naufragio e l’inabissamento del celeberrimo Titanic.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 18 giugno 2017
Lawrence Alma-Tadema. Decadence and Antiquity
BELVEDERE
Rennweg 6
www.belvedere.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.