Arte e meditazione. Le sculture ascetiche di Koji Kamoji a Varsavia

National Gallery Zacheta, Varsavia – fino al 26 agosto 2018. Quello di Koji Kamoji – artista giapponese di base a Varsavia – è un ricco patrimonio di lavori, realizzati in oltre cinquant’anni di attività. Lavori dal sapore minimalista e ascetico, per la prima volta raccolti in una grande retrospettiva.

Koji Kamoji. Silence and the Will to Live. Exhibition views at Zachęta, Varsavia 2018
Koji Kamoji. Silence and the Will to Live. Exhibition views at Zachęta, Varsavia 2018

Chi vive a Varsavia e si occupa di arte conosce Koji Kamoji un po’ come una sorta di leggenda vivente locale: nato a Tokyo nel 1935, fu tra i primi artisti stranieri a decidere di piazzare bandierina in terra polacca, facendone la propria casa ancor prima che Varsavia acquisisse ogni qualsivoglia forma di hype agli occhi della scena artistica internazionale. Attivo in Polonia dal 1966, arrivato come studente dell’Accademia di Belle Arti, Kamoji ha assistito alle fasi più calde del lungo e tortuoso processo democratico nazionale, rimanendo in qualche modo fedele al luogo e agli affetti qui incontrati, restando anche nei momenti più bui della storia politica, fino a guadagnare la riconoscenza e le simpatie della comunità locale.
Oggi che il percorso liberale nazionale è compiuto e che Varsavia è divenuta una delle città europee più attrattive per investitori ed esploratori culturali, l’arte polacca decide di pagare omaggio a questo simpatico nonnino più che ottantenne, abbracciando la sua ricerca in una retrospettiva dal forte valore affettivo.

L’ARTE COME PROCESSO MEDITATIVO

Silence and the Will to Live presenta una selezione di opere che vanno dal 1960 a oggi, tra dipinti, disegni e installazioni. Ogni lavoro, nonostante le differenze formali ben visibili (dato l’ampio arco di tempo abbracciato dalla mostra), riporta al suo interno una costante ricerca introspettiva, caratteristica che rimanda inevitabilmente agli aspetti più zen della cultura giapponese. L’approccio meditativo e la visione dell’arte come processo conoscitivo sono infatti i leitmotiv dell’intero percorso espositivo. C’è calma, silenzio, ricerca di se stessi, al punto che le sale della galleria assumono spesso la parvenza di cappelle nelle quali lasciare all’osservatore lo spazio per trovare un contatto profondo con le intenzioni spirituali di Kamoji.
I materiale usati – materiali poveri: compensato, rocce, barre di metallo, alluminio, carta – contribuiscono a rafforzare questa ricerca di semplicità e autenticità, mettendo in dialogo il rigore formale delle opere con l’enigmaticità delle interpretazioni – interpretazioni che coincidono tutte con l’esplorazione di tematiche classiche e universali: si parla di esistenza, di morte, di solitudine.

Koji Kamoji, 2013. Photo Hans Wulf Kunze
Koji Kamoji, 2013. Photo Hans Wulf Kunze

LA RICERCA DELL’ESSENZIALITÀ

I lavori sono intelligentemente collocati nello spazio, e l’allestimento contribuisce a valorizzare anche e soprattutto le opere minori presenti in mostra, in particolare quelle relative agli anni scolastici di Kamoji.
Fra i lavori più in evidenza spiccano invece i “concetti spaziali” (pannelli di medie dimensioni nei quali l’artista esplora il concetto di vuoto) e soprattutto il lavoro che da titolo alla mostra: Silence and the Will to Live, un’installazione monumentale nella quale l’osservatore è chiamato a percorrere un sentiero silenzioso, metafora delle relazioni più profonde tra uomo e natura.
Il resto delle opere si muove in direzione univoca verso la semplificazione estrema delle strutture, la ricerca di essenzialità, e la riduzione del linguaggio espressivo – aspetti affinati col passare degli anni e ben scanditi all’interno del percorso espositivo.
Nel complesso una mostra ben pensata e in qualche modo dovuta, perché rivaluta e riesce a dar credito a una figura finora ben poco nota al pubblico internazionale.

– Alex Urso

Varsavia // fino al 26 agosto 2018
Koji Kamoji – Silence and the Will to Live
a cura di Maria Brewinska
ZACHETA – NATIONAL GALLERY OF ART
Vpl. Malachowskiego 3
+48 (0)22 5569600
www.zacheta.art.pl

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Laureato in Lettere Moderne presso le Università di Macerata e Bologna. Attualmente vive a Varsavia. I suoi interessi in ambito critico e curatoriale sono prevalentemente rivolti all'investigazione e alla concezione di punti di incontro tra artisti e istituzioni italiane e polacche. In questi anni Urso ha collaborato con spazi privati e pubblici, come la Galleria Nazionale di Varsavia – Zachęta e l'Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Nel 2017 è stato curatore della Biennale de La Biche. Dal 2014 scrive di arte per Artribune come corrispondente dalla Polonia. Dal 2013 al 2017 è stato redattore per Lobodilattice. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali. Sempre per Artribune cura Fantagraphic, la rubrica di fumetti del sito.