Richard Saltoun a Londra ospiterà nel 2019 una mostra di opere rare di Ulay e Abramović

L’ex compagno di Marina Abramović ha firmato un accordo di collaborazione con la galleria di Richard Saltoun di Londra che il prossimo anno presenterà al pubblico una personale dell’artista con lavori inediti degli anni Settanta realizzati con la ex compagna

Ulay with Marina - The Artist is Present - MoMA, New York 2010 - © Scott Rudd
Ulay with Marina - The Artist is Present - MoMA, New York 2010 - © Scott Rudd

Ulay riparte da Marina Abramović (mentre in Italia si discute del manifesto sulla Barcolana di Triste realizzato dall’artista serba). L’ex coppia, protagonista di una delle storie d’amore più intense e controverse della storia dell’arte del XX secolo, sembra legata a doppio filo da un rapporto apparentemente mai veramente concluso. Almeno dal punto di vista mediatico. Ulay, al secolo Frank Uwe Laysiepen (Solingen, Germania, 1943), sta godendo negli ultimi anni di un rinnovato interesse nei confronti del suo lavoro dopo un lungo periodo di difficoltà. Sorte opposta per la Abramović (Belgrado, 1946), che dopo la fine della relazione avvenuta nel 1988, ha invece vissuto una escalation professionale che non ha mai avuto battute d’arresto ed oggi è una delle artiste più importanti e potenti del sistema dell’arte internazionale. Dopo anni di indifferenza totale in cui entrambi hanno cercato in ogni modo di allontanarsi dal passato condiviso, gli ultimi capitoli della loro storia raccontano di momenti di grande vicinanza alternati a fasi di gelo e accuse reciproche. Sempre tutto ovviamente a favor di media. L’ultimo atto della storia vede Ulay, che oggi vive tra Amsterdam e Lubiana, in Slovenia, protagonista il prossimo anno di una mostra, la prima nella sua nuova galleria, la Richard Saltoun di Londra, con una selezione di opere degli anni Settanta, tra cui un film poco conosciuto realizzato con Marina Abramović.

LA MOSTRA

Bel colpo, dunque, per Ulay che, a partire dal 2019, sarà rappresentato nel Regno Unito da Richard Saltoun, una delle gallerie più interessanti del paese. In mostra alcune delle polaroid degli anni Settanta di Ulay e un film relativamente sconosciuto, intitolato Relation in Movement, girato nel 1977 a Parigi. “Relation in Movement” si basa su una sfida, anche se, a differenza di molte delle precedenti esibizioni, questa sfida non riguarda il dolore, ma piuttosto la resistenza. Nel video si vedono Ulay e l’ Abramović che, alla guida di un furgone, girano in tondo nello spazio antistante il Musée d’Art Moderne di Parigi e il Palais de Tokyo. Ulay è al volante mentre, attraverso la finestra aperta, l’Abramovic sta gridando il numero di giri completati tramite un megafono (che non può essere ascoltato nella registrazione del video). Il furgone continua a girare in tondo anche quando cala la notte ed ancora fino alla mattina quando finalmente si ferma lasciando sull’asfalto la striscia nera dei pneumatici. Accanto al video, in mostra ci saranno una serie di polaroid che mostrano Ulay truccato e vestito come una drag-queen e che affrontano i problemi dell’identità di genere.

TRA ARTE E VITA

Al centro della mostra, dunque, una serie di lavori realizzati dall’artista tedesco nel periodo in cui faceva coppia nella vita e nell’arte con l’Abramovic. Marina Abramović e Ulay si conobbero ad Amsterdam nel ’76 e fu amore a prima vista. Serba lei, tedesco lui, entrambi nati il 30 novembre, vissero una unione totalizzante di arte e vita, formando un duo che chiamarono The Other. Per dodici anni esplorarono l’arte della performance sondando i limiti del corpo, delle relazioni umane, dell’arte stessa. Per i primi anni della loro relazione vissero in un furgone, non potendosi permettere un vero appartamento, e viaggiarono in lungo e largo per l’Europa. Sono questi gli anni più intensi della loro produzione, quelli delle performance più estreme, come Death Self del 1977, in cui i due respirarono a labbra unite l’aria espulsa dalla bocca dell’altro fino al momento in cui persero i sensi causa fine dell’ossigeno 17 minuti dopo l’inizio della performance. L’idea era quella di esplorare la capacità dell’individuo di assorbire, cambiare e distruggere la vita altrui. Oppure Imponderabilia, la mitica performance in cui i due artisti bloccarono con i loro corpi nudi l’ingresso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna costringendo i visitatori a sfiorare i loro corpi per entrare nel museo e quindi ad interagire fisicamente con la nudità dei due. “Più il successo aumentava, più le performance salivano di livello”, confessa l’Abramovic nell’intervista, “più il nostro amore ne risentiva”. Da qui la decisione di lasciarsi nel 1988, non prima di aver realizzato un’ultima importante performance, The Lovers. Partirono dai due estremi opposti della Muraglia Cinese e per tre mesi camminarono l’uno verso l’altro fino all’incontro e all’abbraccio definitivo. Quello dell’addio.

Marina Abramović e Ulay, Relazione nel tempo, 1977
Marina Abramović e Ulay, Relazione nel tempo, 1977. Galleria Studio G7, Bologna

GLI ULTIMI ANNI

Addio che ha mutato completamente il percorso di vita dei due. Gli anni successivi sono stati gli anni della consacrazione per Marina Abramović come star internazionale, sanciti dal Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1997 con Balkan Baroque, e della quasi sparizione di Ulay dal palcoscenico dell’arte internazionale. Sono gli anni soprattutto del silenzio e dell’indifferenza totale tra i due. Fino al celeberrimo e ipermediatico incontro davanti alle telecamere durante la performance The Artist is Present al MoMA, in cui l’Abramovic trascorse più di due mesi seduta in fondo alla mostra di fronte ad una fila infinita di visitatori che potevano per qualche secondo condividere il palcoscenico con lei. Uno di questi fu Ulay. Il silenzio, le lacrime ed un video da milioni di visualizzazioni. Sembrava che l’armonia fosse stata ritrovata, ma dopo pochi mesi, Ulay denunciò l’Abramovic per violazione dei diritti d’autore di alcune vecchie performance realizzate insieme e l’artista serba fu costretta dal tribunale di Amsterdam a versare all’ex compagno circa 250.000 dollari. Ancora un incontro, ancora una volta davanti all’occhio indiscreto della telecamera, pronta ad immortalare l’evento e a trasformarlo in un fenomeno mediatico. I due si sono ritrovati di nuovo su un palcoscenico a margine della conferenza per la retrospettiva dell’artista serba al Louisiana Museum in Danimarca. Ancora una volta, è stato Ulay a salire sul palco e a sorprendere l’ex compagna. Recentemente, in occasione dell’opening della sua ultima personale a New York, Ulay ha rivelato di aver proposto all’ex compagna Marina Abramović di scrivere un libro di memorie sul loro sodalizio artistico lungo 12 anni. E la performer serba pare abbia accettato. Ed ora la mostra di inediti a Londra nel 2019.  Ultimo atto fino al nuovo capitolo di una saga ormai più mediatica che personale che non accenna a placarsi.

-Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.