Gli sciami pittorici di Pino Pinelli. A Milano

Palazzo Reale / Gallerie d’Italia, Milano – fino al 16 settembre. Retrospettiva con inedito per approfondire il percorso di un artista noto per la sua pittura scultorea, multipla e sagomata. Una riflessione pluridecennale sul superamento del confine della tela.

Pino Pinelli, Pittura GR., 1977
Pino Pinelli, Pittura GR., 1977

Concepita con la stretta collaborazione dell’artista, la retrospettiva di Pino Pinelli (Catania, 1938) fa luce sulle evoluzioni che l’hanno portato all’opera odierna – un percorso normalmente occultato alla percezione del pubblico. Il fulcro della mostra è allestito al Palazzo Reale. Qui, il percorso suddiviso in otto capitoli esordisce con le ricerche Anni Settanta su geometria e colore, attraversa il gesto di fuoriuscita dai confini della tela e giunge alla pittura scultorea e “diffusa” che caratterizza oggi Pinelli.
La prima fase è sorprendentemente quasi Pop. La superficie del quadro viene trattata nella sua oggettualità, anche se ancora solo simbolicamente, e accoglie al suo interno partizioni, grafismi, campiture di colore che negano la categoria di effetto pittorico. Ma senza un vero azzeramento espressivo. Le lievi variazioni di tono all’interno di una singola tinta costituiscono un’anima pulsante che sembra dichiarare la persistenza della pittura e non la sua morte o sospensione – persistenza nella contestazione che rimarrà tipica per tutta la Pittura Analitica, anche per quella dei suoi esponenti “radicali” come Rodolfo Aricò.

PROSSIMITÀ E DISTANZA

Negli Anni Settanta, il confine della tela viene rotto concretamente. Dando vita alle tele “multiple” e sagomate che l’artista non abbandonerà più, esili presenze scultoree che si distribuiscono come sciami alle pareti. In una prima fase, alla tela si sostituisce la flanella; poi, nasce l’impasto tipico di Pinelli, di cui non rivela le componenti precise come per preservare la formula e l’unicità dell’effetto finale.
I passaggi successivi vedono l’artista impegnato in una costante riflessione sul punto di rottura introdotto dal gesto post-spazialista di superamento dei confini. Senza considerarlo un punto di non ritorno, Pinelli ne trae le conseguenze e ne rinnova le forme. Ovali, a croce, lineari, i suoi quadri-scultura presentano un aspetto materico e tattile, ma allo stesso tempo stranamente congelato. Lo spettatore viene attratto nell’immediata vicinanza dell’opera per constatarne trama e consistenza, per poi esser respinto alla ricerca della definitiva e riassuntiva visione d’insieme.

Pino Pinelli, Pittura R, 2018. Photo Bruno Bani
Pino Pinelli, Pittura R, 2018. Photo Bruno Bani

LEGGEREZZA E CORPOSITÀ

All’idea di “sciame geometrico” che attraversa la parete si affiancano via via disposizioni più lineari o più morbide, toni più o meno accesi. E alle Gallerie d’Italia, l’inedita installazione ambientale I cinque movimenti intensifica decisamente l’interazione con lo spazio. Con variazioni di sapore musicale (grave, andante, mosso, brio e adagio), gli elementi si dispongono su tutte e quattro le pareti, talvolta più fitti talvolta più ariosi – mentre nella sala viene diffuso il Preludio in Do maggiore BWV 846 di Bach. L’atmosfera è peculiare, soprattutto a causa del contrasto tra la leggerezza della disposizione degli elementi e la natura concreta, scultorea, relativamente corposa degli elementi stessi.

– Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoPino Pinelli - Pittura oltre il limite
Vernissage09/07/2018 su invito
Duratadal 09/07/2018 al 16/09/2018
AutorePino Pinelli
CuratoreFrancesco Tedeschi
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMUSEO DEL NOVECENTO
IndirizzoVia Marconi, 1 - Milano - Lombardia
EditoreSILVANA EDITORIALE
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Spazio espositivoGALLERIE D'ITALIA - PIAZZA SCALA
IndirizzoPiazza della Scala, 6 - 20121 - Milano - Lombardia
EditoreSILVANA EDITORIALE
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.