Agosto è un mese che non sarà mai dimenticato a Hiroshima e in tutto il Giappone. 75 anni fa, il giorno 6, a 560 metri dal suolo, sganciata da un B-29 americano, si accendeva la prima atomica della storia: 140mila morti in 5 mesi e 350mila feriti. Il locale Museum of Contempory Art ricorda il tragico evento.

Al Museum of Contempory Art di Hiroshima è in corso The century with Mushroom Clouds / Prayer, un gesto di espiazione che si affianca all’immenso Peace Memorial, il grande complesso cittadino affollato da turisti provenienti da ogni parte del mondo.

UNA MOSTRA IN DUE SEZIONI

Il MoCA affronta il terribile ricordo della bomba atomica sganciata il 6 agosto 1945 con una mostra in due sezioni. Nel complesso l’intento espresso ufficialmente dai curatori è affidare agli artisti la missione di trasmettere memorie della bomba atomica alle generazioni successive. Prayer, con opere tra gli altri di Isamu Noguchi e Tomoharu Murakami, è la sezione di pittura e scultura pensata intorno all’idea di rigenerazione.
The Century with Mushroom Clouds che è la parte più corposa dell’esposizione, raccoglie una serie di opere sul fungo, l’immagine che ha finito per simboleggiare Hiroshima, con lavori – tra gli altri – di Takashi Murakami, Yoshimoto Nara, Kiiji Usami e Cao Guo Quiang. Di quest’ultimo – che in realtà è cinese di nascita, ha studiato in Giappone e ora vive a New York – è esposta una parte dell’ambigua sequenza fotografica da cui è ricavato sia il titolo che il manifesto dell’esposizione. Che non può non far sorgere la seguente domanda: hanno davvero perdonato i giapponesi l’alleato americano di oggi?

Iri & Toshi Maruki, The Hiroshima Panels. II, Fire, 1950
Iri & Toshi Maruki, The Hiroshima Panels. II, Fire, 1950

IN ATTESA DEGLI HIROSHIMA PANELS

Al termine di questa mostra, il MoCA aprirà Iri and Toshi Maruki: Understanding the Hiroshima Panel.
Iri Maruki (1901-1995) e sua moglie Toshi (1912-2000) sono celebri per le loro opere che descrivono catastrofi umane come guerra e inquinamento. Iri, con la sua pittura a inchiostro, e Toshi, specializzata nella pittura a olio. Dopo aver visitato Hiroshima poco dopo l’accaduto, idearono una trilogia come parte di una serie di pannelli dipinti: The Hiroshima Panels. Questi lavori, mostrati per la prima volta all’inizio degli Anno Cinquanta in Giappone – periodo in cui la censura sulla stampa era ancora in vigore e le immagini sugli orrori dei bombardamenti non potevano circolare –, divennero il simbolo del sentimento anti-nucleare e anti-guerra che pervade la nazione un tempo guerriera, ma ancora sotto shock per l’accaduto.
Insieme alla straordinaria importanza sociale della serie, le opere sono assolutamente fuori dal comune perché combinano le delicate raffigurazioni di figure umane di Toshi in stile occidentale con le tecniche di pittura a inchiostro in stile giapponese di Iri.

– Aldo Premoli

www.hiroshima-moca.jp

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.